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Brasile: l'etnia Munduruku contro la nuova centrale idroelettrica in Amazzonia

Gli indigeni Mundurukus [it] dell’ Amazzonia si riuniranno con i rappresentanti del governo brasiliano nel mese di luglio. Esigono la revoca degli studi di impatto ambientale della nuova centrale idroelettrica nel bacino del fiume Tapajós, nella regione amazzonica. L'incontro è stato fissato in seguito al rilascio di tre biologi [pt come per tutti gli altri link eccetto ove indicato] che conducevano gli studi ambientali nella zona, e sequestrati dagli indigeni il 21 giugno.

Il clima di tensione si è aggravato in maggio [it], in seguito alla nuova occupazione del cantiere delle opere di costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte. Da quando sono iniziati i lavori, nel giugno 2011, le proteste delle popolazioni indigene hanno paralizzato i cantieri 92 volte.

All'inizio di giugno, 144 indigeni dell'etnia Mundurukus hanno occupato la Fundação Nacional do Índio (Funai), a Brasilia, sede del governo brasiliano, per organizzare il blocco delle opere di Belo Monte e di altre centrali idroelettriche nel bacino del fiume Tapajós, negli stati del Pará e Mato Grosso. Una delegazione di nativi è stata ricevuta dal ministro della Segreteria Generale della presidenza della Repubblica, Gilberto Carvalho, che ha ribadito la prosecuzione dei progetti.

Banner da Campanha Munduruku no Facebook , "pela suspensão de estudos e obras de hidrelétricas nos rios Xingu, Tapajós e Teles Pires - nenhuma barragem até que sejamos consultados".

Banner della Campagna Munduruku su Facebook , “per la sospensione di ricerche e centrali idroelettriche nei fiumi Xingu, Tapajós e Teles Pires – nessuna diga senza il nostro consenso”.

La rappresentante indigena Valdeni Munduruku ha commentato:

Aqui (Palácio do Planalto) não é a nossa casa. Nossa casa é a aldeia, que nós queremos proteger das usinas do governo, que se porta sim como nosso inimigo. Se fosse nossa casa, daqui não sairia esse tipo de projeto.

Questa (Palacio do Planalto, sede ufficiale della Presidenza della Repubblica del Brasile) non è casa nostra. La nostra casa è il villaggio, che vogliamo proteggere dai cantieri voluti dal governo, che si comporta come se fossimo suoi nemici. Se fosse casa nostra, da qui non partirebbero progetti di questo tipo.

Il co-fondatore del Portale Imazon, Beto Verissimo (‏@betoverissimo), ha scritto in un tweet il 23 di giugno:

Vamos ver se vai mudar a postura do governo federal em relação as questões como Hidrelétricas na Amazônia. Vai ter debate com sociedade (…)

Ou vai manter o goela abaixo? Vai ouvir os povos indígenas, a ciência e aqueles que criticam o modelo de grandes projetos hidrelétricos…

Vediamo se cambierà l'atteggiamento del governo federale rispetto a questioni come le centrali idroelettriche in Amazzonia. Ci sarà un confronto con la società civile (…)
O rimarremo zitti? Sentirete la voce delle popolazioni indigene, degli scienziati e di chi critica il modello di sviluppo dei grandi progetti idroelettrici….

Anche Helena Palm (‏@helenapalm), studiosa di questioni indigene ha detto su twitter:

Jacareacanga [comune dello stato del Pará]: I Munduruku chiedono che il governo federale si impegni pubblicamente a fermare le ricerche sulle dighe fino a quando non vengano sentiti gli abitanti.

Negli ultimi due mesi, il conflitto sulla questione indigena ha assunto le tinte di un film western in seguito alle morti dei nativi Oziel Terena e Adenilson Kirixi Munduruku, che occupavano la fattoria Buriti, nel comune di Sidrolândia, nello stato del Mato Grosso. Le autorità si sono mostrate incapaci di risolvere il conflitto, e gli indigeni sono stati vittime di attacchi razzisti da parte della stampa e di episodi di violenza da parte della polizia federale. Il ministro ha riconosciuto la responsabilità degli agenti di polizia nel caso delle morti, ed ha confermato che gli indigeni non erano l'obiettivo della Forza di Sicurezza, che si doveva trovare li per garantire gli interessi di tutti.

Rio Xingu, Brasil, 15 de junho de 2012. Trezentos povos indígenas, pequenos agricultores, pescadores e moradores ocupam o projeto da hidrelétrica de Belo Monte, formando a frase: “Pare Belo Monte" para alertar a comunidade internacional sobre os impactos do empreendimento. Foto: Atossa Soltani/ Amazon Watch / Spectral Q partilhada no Flickr por International Rivers (CC BY-NC-SA 2.0)

Fiume Xingu, Brasile, 15 di giugno 2012. 300 persone delle popolazioni indigene, piccoli agricoltori, pescatori ed abitanti hanno occupato il cantiere della centrale idroelettrica di Belo Monte, formando con i loro corpi la frase: “Fermate Belo Monte” per sensibilizzare la comunità internazionale sugli effetti negativi della costruzione. Foto: Atossa Soltani/ Amazon Watch / Spectral Q condivisa su Flickr da International Rivers (CC BY-NC-SA 2.0)

Manca la volontà politica di risolvere il conflitto.

La frase è stata pronunciata dal procuratore della Repubblica del Mato Grosso do Sul, Emerson Kalif Siqueira, e riflette i costi sociali ed ambientali che soffrono le popolazioni indigene.

Negli stati del Mato Grosso do Sul e del Pará, si concentrano 11 centrali idroelettriche giunte a diversi stadi di costruzione e funzionamento. Nella nota emessa dai procuratori della repubblica dei due stati il 4 di giugno, l'organo afferma che il governo brasiliano ha compiuto uno sbaglio, e sottolinea che le comunità indigene e native devono essere consultate nei casi di costruzione di dighe, cosi come prevede la Convenzione169 dell’ Organização Internacional do Trabalho (OIT), firmata anche dal Brasile.

Il procuratore Ubiratan Cazetta racconta:

Esses momentos tem que ser precedidos de consulta aos povos afetados, ou então o Brasil estará violando o compromisso assumido na Convenção 169.

Queste decisioni devono essere precedute da un incontro con le popolazioni coinvolte, in caso contrario il Brasile starebbe violando la Convenzione 169.

In seguito alle irregolarità, il governo brasiliano è stato chiamato in causa in tre processi giudiziari, portati avanti in difesa del diritto delle popolazioni indigene Arara, Juruna, Munduruku ed anche dalle popolazioni che vivono sulle rive del fiume e dai nativi. Anche se secondo l'organo di giustizia, la centrale idroelettrica di Belo Monte conta con circa 17 processi pendenti e la battaglia giudiziaria ha compiuto quasi sette anni.

A maggio, i nativi Munduruku hanno presentato una lettera per protestare contro la costruzione della diga Teles Pires, che ha fatto saltare in aria delle cascate considerate un simbolo sacro dalla popolazione Munduruku.

Sempre secondo il Ministero Pubblico Federale del Pará e Mato Grosso, il governo ha fatto ricorso alla Giustizia, ed ha creato un operazione di Forza Nazionale per garantire gli studi di impatto delle opere nei territori indigeni. Questo evento ha scatenato il conflitto con gli indigeni Munduruku.

Sotto pressione il governo sospende le ricerche sul fiume Rio Tapajós

Dal turbulento incontro con il ministro, i Mundurukus erano usciti con la promessa di una facilitazione nella demarcazione delle terre indigene e di misure compensative in campo sanitario e dell'istruzione. Dato che le promesse non sono state rispettate, la resistenza dei Mundurukus ha ottenuto la paralisi degli studi compiuti sul fiume Tapajos, vicino al qualei vivono circa 12mila persone.

In una lettera pubblica, gli indigeni hanno dichiarato che non tollereranno l'atteggiamento del governo che insiste nel costruire dighe nel territorio indigeno. I ricercatori sono stati rilasciati in modo pacifico, ma agenti della polizia della Forza Nazionale sono stati comunque inviati nella regione. In risposta a questa azione, gli indigeni hanno dichiarato nel documento:

Esperamos que esses militares não tenham vindo para nos atacar, mas sim para defender o nosso direito pela nossa terra, a lei e a Constituição.

Speriamo che i militari non siano venuti per attaccarci ma per difendere il nostro diritto alla terra, e dunque la legge e la Costituzione.

Il Consiglio Indigeno Missionario (Cimi), organo difensore delle cause indigene, ha dichiarato che negli ultimi decenni 560 indigeni sono stati assassinati in Brasile, ed ha riflettuto sul fatto che esista un'idea condivisa nell'immaginario comune secondo cui l'indigeno vuole ostacolare il progresso, lo sviluppo del paese creato dall'avanzo dell'agroindustria appoggiata dal potere pubblico.

Il Ministero Pubblico Federale sostiene che la mancanza di demarcazione delle terre, dovuta ad atti di proprietà sbagliati firmati dalle amministrazioni pubbliche, abbia prolungato lo scontro giudiziario e l'aumento della violenza, e che la soluzione si possa trovare agilizzando le nuove demarcazioni.

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