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Europa: la soluzione della crisi economica è in sé un problema

Ciò che sta vivendo attualmente l'Europa è molto più di una crisi economica. Tra la pericolosa politica d'austerità sostenuta dal governo tedesco e la mancanza di un qualsiasi tipo di proposta da parte delle altre autorità europee, è chiaro che la crisi finanziaria del 2008 non è l'unico fattore responsabile della discesa agli inferi del continente.

Il PIL dei paesi europei [en, come i link successivi salvo dove diversamente indicato] è precipitato drasticamente: -5,3% in Grecia, -3,9% in Portogallo [en], -4,1% a Cipro [en], -2,3% in Italia e -2,0% in Spagna, senza citare la recessione che sta attraversando la Francia. Durante il primo quarto dell'anno, la crescita economica dell'Unione Europea ha subito un calo dello 0,7% (o dell'1% se si considera soltanto la Eurozona).

Se la crisi economica fosse l'unica responsabile dell'aggravata situazione, l'Europa non sarebbe il solo continente a subire tali conseguenze. Per esempio, gli Stati Uniti, culla della crisi, hanno registrato un un incremento del tasso di crescita dell'1,9% [fr] durante il 2013, e il tasso di disoccupazione è stato il più basso registrato negli ultimi quattro anni. L'Europa, che per un lungo periodo ha tentato di mantenere livelli di crescita comparabili a quelli degli Stati Uniti, si ritrova ora disarmata di fronte alle politiche incoerenti e ai rapporti controversi che intercorrono tra i paesi membri [fr].

Uno dei motivi di questa instabilità deriva dalla mancata chiarezza delle politiche adottate dalle autorità europee. Ridurre le commissioni di cambio, come ha suggerito Michel Barnier, Commissario per il Mercato interno e i servizi, è un chiaro esempio di misure adottate che non risultano avere un impatto concreto. Tale proposta aumenterebbe infatti le spese bancarie individuali (quali ad esempio i costi dei commercianti nell'utilizzo della carta di credito), e le banche dovrebbero trovare entrate alternative.

In questo modo però, il margine di profitto dei commercianti aumenterebbe, dato che accade raramente che essi diminuiscano i prezzi come conseguenza della riduzione delle spese. L'adozione di politiche di austerità intraprese dalla maggior parte dei paesi europei ha rappresentato un altro grave problema che ha contribuito al declino europeo. L'Europa dovrebbe ispirarsi a quei paesi che, come gli Stati Uniti, hanno superato il momento buio della crisi stimolando il mercato piuttosto che concentrandosi sul calo del deficit.

Le taux de chômage des jeunes en Europe de 2005-13 via Les crises, domaine public

Tasso di disoccupazione giovanile in Europa nel periodo 2005-2013. Fonte: Les Crises – dominio pubblico

Un altro aspetto scoraggiante è che nonostante la maggioranza dei leader europei sia d'accordo sull'inefficacia delle misure finora adottate, nessuno effettivamente si attenta a confrontarsi con i più convinti assertori dell'austerità, anche nota come «Sparkurs» [de] in Germania, né con la severa cancelliera Angela Merkel [fr]. Tuttavia, la scorsa settimana, Gilles Moëc, economista della Deutsche Bank, ha ammesso ai giornalisti dell’Agence France-Presse [en] che: “ci sono stati alcuni errori”[fr] nelle strategie scelte. Paradossalmente, il metodo Merkel non è stato minimamente sperimentato. In Portogallo, per esempio, da quando si applicano le  politiche di austerità europee, la situazione è degenerata. In due anni, il tasso di disoccupazione è aumentato del 5,3% e il deficit pubblico dell'1,1%, mentre il debito pubblico è pari al 123% del PIL. Julio Salazar Moreno, Segretario Generale del sindacato spagnolo USO [N.d.T sigla che sta per Unión Sindical Obrera] ritiene che i paesi dell'Unione debbano prendere le distanze dalle politiche di austerità [pt], come riportato sul giornale online Público.

Os países da União Europeia (UE) têm de parar “de uma vez por todas” com a aplicação de medidas recessivas, porque os cidadãos, alerta, estão a viver no limite dos sacrifícios

I paesi dell'UE devono smetterla “una volta per tutte” con queste politiche, perché i cittadini stanno vivendo al limite delle loro possibilità.

Dirigendosi ai lettori di news247 [el], Gregor Gyzi, presidente di Bundestagun gruppo parlamentare tedesco di sinistra, afferma che tanto drastiche misure risulterebbero inefficaci anche per il caso della Grecia:

οι επιβληθείσες, κυρίως από την γερμανική κυβέρνηση, περικοπές σε μισθούς και συντάξεις, οι απολύσεις και οι ιδιωτικοποιήσεις, όχι μόνο ώθησαν την Ελλάδα σε βαθιά ύφεση και κοινωνικά προβλήματα, αλλά κατέστησαν και αδύνατη την επιστροφή των δανείων στο εγγύς μέλλον

I tagli agli stipendi e alle pensioni, i licenziamenti e le privatizzazioni, imposti in un primo momento dal governo tedesco, non solo peggioreranno la recessione greca, causando problemi sociali, ma renderanno inoltre impossibile il rimborso dei prestiti.

In aggiunta, le cifre riguardanti l'emigrazione lasciano senza parole: in due anni, il 2,5% della popolazione portoghese ha lasciato il paese. Dieci anni fa chi avrebbe mai detto che tanti europei avrebbero lasciato il proprio paese per andare a lavorare in Angola o in Brasile? Alla luce di questa allarmante tendenza, è ancor più disarmante sentire opinioni di chi, come il Primo Ministro del Lussemburgo ed ex-presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, si esprime sulla crisi europea, concludendo con una affermazione che si commenta da sola: “l'Europa avrebbe ora bisogno di una terapia degli abbracci”.

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