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Giappone: l'invasione delle parole straniere

Un settantunenne ha fatto causa [en] all'emittente di Stato giapponese NHK, accusandola di averlo portato a soffrire di ansia per via dell'uso eccessivo di parole straniere. L'uomo è letteralmente perso nei meandri linguistici della traduzione nel suo stesso Paese.

Image of katakana by flickr user mroach. (CC BY SA.2.0)

Immagine del katakana su concessione dell'utente flickr mroach.(CC BY SA.2.0)

L'anziano si sente frustrato dal fatto che l'emittente televisiva usi dei prestiti [it] che imitano le espressioni straniere dal punto di vista fonetico, ma che vengono trascritti nell'alfabeto giapponese del katakana [it]. Per l'uomo, questi non rappresentano altro che un mucchio di lettere che non trasmettono alcun significato contestuale nel suo giapponese nativo.

Ad esempio, nei seguenti prestiti descritti foneticamente: “preview” (“anteprima”) si scrive “プレビュー” (pronuncia purebyu), mentre “draft” (“bozza”) si scrive “ドラフト” (pronuncia dorafuto). L'uomo non riesce a capire perché le emittenti di Stato debbano utilizzare parole come “care” (“assistenza”) e “risk” (“rischio”), dato che esistono equivalenti in giapponese, e ritiene che il canale stia violando il suo diritto di accesso all'informazione e quello della ricerca della felicità.

L'uso delle parole straniere è un problema che non riguarda esclusivamente gli anziani, bensì un pubblico più vasto. L'Agenzia per gli Affari Culturali Giapponesi ha notato [ja, come i link successivi] come il crescente uso di parole straniere stia intaccando la bellezza del giapponese tradizionale e ostacoli la comunicazione tra i giovani e gli anziani. In un sondaggio del governo del 2007 sui prestiti linguistici, la comprensione di parole katakana come “legittimazione” e “alfabetizzazione” era meno del 10 %, mentre la conoscenza generale dei prestiti era in crescita. A partire dall'eccessivo uso di parole straniere nella comunicazione quotidiana, nel settembre 2012 Kentaro Takahashi ha pubblicato un libro in cui spiega il significato in giapponese di katakana frequentemente utilizzati.

image of katakana

Katakana che descrivono parole straniere in giapponese. Immagine su concessione dell'utente flickr WordRidden (CC BY 2.0)

Il giornalista Toshinao Sasaki, autore di un libro sulla conservazione nell'epoca dei social media, si è posto il problema se usare o meno il katakana per parlare del tema discusso nel suo testo:

@sasakitoshinao キュレーションとかも美しい日本語にはできなかったので、カタカナのままだった。変に大和言葉にすると、たとえば「ホホエミスト」とかなんか気持ち悪い感じになっちゃったりするし。ことばは本当難しい。

Non sono riuscito a trovare la traduzione corretta di “conservazione” in giapponese, per cui ho lasciato il termine invariato. Il linguaggio è complesso. A volte, tradurre concetti stranieri in giapponese può essere strano.

L'antropologo Ichiro Numazaki espone su Twitter le sue opinioni sulle parole straniere:

@Ichy_Numa サッカーを蹴球と言えと言う人が今時いるか? サポーターじゃなくて応援団か? ワールドカップは分かりにくいから世界杯と言うべきか? カタカナ語批判は、実はカタカナが嫌なんじゃなくて、そのカタカナ語の示す新しい概念が嫌いなんだよ。それをカタカナのせいにしてるだけ。

Chi, al giorno d'oggi, userebbe il termine shukyu (antico lessema che significa “calciare una palla”) per indicare il gioco del calcio? E’ meglio smettere di dire “supporters” (“tifosi” in katakana) e indicarli come “応援団” (termine tradizionale per “sostenitore”)? Non penso proprio. I critici delle parole straniere in katakana odiano l'uso di parole nuove quando descrivono concetti nuovi. Ma non odiano il katakana.

Un tempo, le parole straniere introdotte nella lingua giapponese venivano tradotte letteralmente e assegnate a un kanji (grafia cinese) e a un hiragana (grafia giapponese) in modo da poter far corrispondere i rispettivi significati. Parole come “libertà”  e “democrazia”, importate verso la fine del diciannovesimo secolo, sono state tradotte in giapponese utilizzando il kanji e sono diventate rispettivamente “自由” e “民主主義“. Nonostante all'epoca queste parole fossere nuove, buona parte dei giapponesi riusciva a capirle poiché ogni kanji rappresenta un significato univoco e forma una parola di senso compiuto.

Il poeta Kiyoe Kawazu riteneva che l'uso di parole straniere in katakana fosse la causa del declino del mondo delle parole da lui conosciuto:

@kiyoekawazu カタカナ表記された外来語、漢語による概念語を、未消化なまま発語されつづけていることによって生まれる、「自明性」は怖い。明治初期にはまだ意味にもとづく漢語表現が工夫されたが、現在ではただカタカナで流していく。そしてぼんやりと生まれる「自明」的な意味が、世の中を鈍く支配していく。

Mi fa paura vedere come concetti ovvi siano veicolati dall'uso dei prestiti, come nel caso di parole occidentali in katakana o parole concettuali cinesi trascritte in kanji giapponesi. Durante l'epoca Meiji (1868-1912) venivano utilizzate per tradurre il significato in kanji, mentre ora si usa il katakana. Gradualmente, significati vaghi penetrano la sfera pubblica, rendendo ambiguo ciò che è ovvio.

Ichiro Numazaki considera l'aspetto positivo dei prestiti:

@Ichy_Numa セクハラやDVは、カタカナ語やアルファベットだけど、世間に注目されたし、意味が連想しにくいからこそ、新しい概念の記号として有効だったぞ。

I prestiti hanno introdotto concetti stranieri, come ad esempio “molestie sessuali” e “violenza domestica”. I prestiti hanno attratto l'attenzione pubblica perché il katakana è riuscito a fornire nuove idee in maniera efficace. La gente deve capire il concetto per poter comprendere il katakana o l'alfabeto.

Un altro utente Twitter, @sumiyoshi_49, ha commentato come le parole straniere stiano alienando i non-esperti dai temi quotidiani:

@sumiyoshi_49 みんなネタにしているけど、「ノーマライゼーション」とか「ヘイトスピーチ」とかいう、普通の英語苦手日本人にはイメージのつかみにくいカタカナ語を使い続けることで、どれだけ一般の素人をこういう問題に対する興味・関心から遠ざけているのかについて、もう少し真面目に考えたほうがいいと思う。

Credo che sia necessario considerare seriamente l'uso di termini come “normalizzazione” e “hate speech” (entrambi trascritti foneticamente in katakana come prestiti), poiché questi katakana stanno isolando la gente comune, a cui viene negata la possibilità di interessarsi dei temi del mondo contemporaneo. I giapponesi che non hanno una buona conscenza dell'inglese non afferreranno questi concetti espressi in katakana.

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