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India: la storia raccontata nelle foto di famiglia

Il sito web Indian Memory Project [en, come nei link successivi, salvo ove diversamente indicato] si presenta come “storia orale e visiva del subcontinente indiano raccolta negli archivi di famiglia”. Il progetto nasce nel 2010 da un'idea della fotografa e designer Anusha Yadav, consiste in un album fotografico online a cui il pubblico può collaborare inviando immagini della propria famiglia e raccontandone la storia.

Di seguito un'intervista ad Anusha Yadav realizzata da Global Voices, in cui l'ideatrice parla del suo progetto.

Global Voices (GV): Come hai avuto l'idea del Indian Memory Project?

Anusha Yadav (AY): Le fotografie sono sempre state la prima cosa ad attirare la mia attenzione nei musei, nei libri o nelle case. Sono cresciuta a Jaipur [it], antica capitale reale del Rajasthan, anche se, all'epoca della mia infanzia non restavano altro che palazzi storici e strutture controllate. La mia scuola, Maharani Gayatri Devi, custodiva un museo con foto e oggetti personali della regina. Ogni volta che andavao a casa di qualche amico ammiravo le immagini di membri della famiglia reale, dell'élite, o semplicemente di famiglie tradizionali che campeggiavano nei salotti e sulle tavole.

A casa mia si passavano ore intere a proiettare sul muro le foto di mio padre, scattate all'epoca in cui vivevamo a Londra e a Portland. Si tratta dei miei ricordi più felici, in particolare il pensiero delle storie, che mia madre narrava per ogni immagine. I quadri non sono mai riusciti ad ispirarmi quanto le fotografie. Ho sempre considerato i dipinti come immaginari, o addirittura fittizi, mentre le foto sono reali e vicine alla verità e, per questo motivo, molto più interessanti. Ogni immagine fotografica mi permette di viaggiare nel tempo, e immaginare le vite e le esperienze di chi vi è ritratto.

Image contributed to the Indian Memory Project by Laxmi Murthy, Bangalore: "My great-grandparents (right) with the Chennagiri family, Tumkur, Mysore State (now in Karnataka), circa 1901."

Immagina inviata all'Indian Memory Project da Laxmi Murthy, Bangalore: “I miei bisnonni (sulla destra) con la famiglia Chennagiri, Tumkur, Stato del Mysore (oggi Karnataka), circa 1901.” Riproduzione autorizzata.

Dal 1992 al 2006 ho frequentato l'Istituto Nazionale di Design ad Ahmedabad, lavorando parallelamente con molti graphic designer e per diverse agenzie pubblicitarie, cosa che mi ha permesso di viaggiare e vivere in diverse parti dell'India e del mondo. Il valore delle fotografie è andato crescendo ai miei occhi: le foto mi permettevano di capire meglio il mondo.

Nel 2006 ho iniziato un master in fotografia all'università di Brighton, ma ho dovuto abbandonarlo perché troppo caro e sono ritornata in India. Dal 2007 ho continuato a lavorare come fotografa e book designer, occupandomi in particolare di libri fotografici di grande formato. Durante questi anni avevo iniziato a notare che ognuno possiede almeno una foto di famiglia. In India la maggior parte di queste foto sono scattate ai matrimoni. Perfino coloro che non possono permettersi un vero servizio fotografico vengono comunque immortalati subito dopo le nozze, poiché la foto vale come attestato di matrimonio ufficialmente riconosciuto. Così mi è venuta l'idea di documentare attraverso le immagini personali di matrimoni, tradizioni ed altre cerimonie l'immenso patrimonio culturale e identitario delle diverse anime dell'India.

Quasi provvidenzialmente, Facebook aveva appena introdotto una piattaforma di condivisione per le foto, segnando l'inizio del crowdsourcing per le immagini e le rispettive storie. Ho così aperto un gruppo, a cui ognuno poteva inviare foto di famiglia, amici o altro, accompagnate da una didascalia che ne spiegasse i retroscena. Ma quello che abbiamo ricevuto sono state ben più di semplici storie di matrimoni. Insieme alle foto ci venivano forniti racconti che si ricollegavano alla storia moderna dell'India: la divisione tra India, Pakistan e Bangladesh, la dominazione britannica, migrazioni, amore, matrimonio e amicizie, battaglie e guerre mondiali, professioni ed affari, e storie di famiglie ordinarie e straordinarie. Insieme ad ogni immagine ricevevamo un aneddoto di vita, famiglia, lamentele e successi, che formavano la storia collettiva di una nazione e un subcontinente. Così è nata l'idea dell’ Indian Memory Project.

Image contributed to the Indian Memory Project by Sawant Singh, Mumbai: "My grandmother Kanwarani Danesh Kumari, Patiala, Punjab. Circa 1933." (Copyright Sawant Singh)

Immagine inviata all'Indian Memory Project da Sawant Singh, Mumbai: “Mia nonna Kanwarani Danesh Kumari, Patiala, Punjab, circa 1933.” Riproduzione autorizzata.

GV: Ci sono limitazioni sul genere di immagini accettate?

AY: Le foto e le storie devono essere precedenti al 1991. Da quella data in poi – a causa della possibilità di sviluppare le foto in un'ora e, successivamente, del digitale – le immagini sono diventate meno ponderate. Questo naturalmente non significa che non si debbano documentare le immagini del XXI secolo, ma mi sembra essenziale occuparci prima dei due secoli precedenti. Inoltre le immagini preparate e lungamente meditate mi interessano di più, perché portano con sé storie migliori e più accurate.

GV: Ricevete contributi anche al di fuori dell'India?

AY: Si. Finora sono arrivate circa 20 fotografie e storie di persone da Sud Africa, Australia, Regno Unito, Pakistan, Bangladesh e Stati Uniti. Accogliamo immagini da ovunque, purché siano in qualche modo legate all'India.

Image contributed to the Indian Memory Project by Nate Rabe, Melbourne, Australia: “My friends, Jeff Rumph, Martyn Nicholls, and I (centre), an unknown boy and my father, Rudolph Rabe (right), Dehradun, Uttar Pradesh (now Uttaranchal), June 1975.” (Copyright Nate Rabe)

Immagine inviata all'Indian Memory Project da Nate Rabe, Melbourne, Australia: “I miei amici Jeff Rumph, Martyn Nicholls, ed io (al centro), un ragazzo sconosciuto e mio padre Rudolph Rabe (a destra), Dehradun, Uttar Pradesh (oggi Uttaranchal), giugno 1975.” Riproduzione autorizzata.

GV: Quali sono attualmente la tua foto e la tua storia preferite?

AY: Di solito l'ultima arrivata è sempre la mia storia preferita, finché non ne riceviamo una nuova! Ogni post è il mio preferito perché costituisce un altro pezzo del puzzle che tentiamo di ricostruire – cioè la storia dell'India.

Mi colpisce molto la facilità con cui le persone condividono segreti di famiglia o storie mai raccontate o dimenticate. Quanto le persone sono disposte a rivelare riflette i cambiamenti nella società.

Di seguito un video introduttivo all'Indian Memory Project:

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