chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Brasile: l'arrivo di nuovi medici cubani ha creato un dibattito con risvolti razzisti e xenofobi

latuff #bemvindoscubanos

“#BemVindosCubanos (Benvenuti Cubani), la popolazione brasiliana vi ringrazia della vostra solidarietà e si scusa per gli atti razzisti e xenofobi di una minoranza elitaria conservatrice!” afferma su Facebook UJS Rio, pubblicando questa vignetta di Carlos Latuff, “il primo appuntamento di un medico cubano in Brasile”, per il sito Sul Vinte Um. Nel disegno si vede un medico brasiliano che urla “schiavi”, e un medico cubano che diagnostica i sintomi di “razzismo xenofobo”.

[Dopo la pubblicazione della versione originale del pezzo in Portoghese, il 6 settembre 2013, si sta espandendo nello spazio web brasiliano un'ondata di utenti indignati contro il razzismo, con banner e messaggi di supporto ai medici cubani, come quello dell'immagine precedente. Tutti i link sono in portoghese, eccetto dove diversamente indicato]

Sono arrivati in Brasile i primi 400 medici cubani partecipanti al programma Mais Médicos [più dottori] promosso dal governo. Si fermeranno tre anni per lavorare in parti del Brasile dove l'assistenza medica è carente, ed oltre ai propri bagagli, hanno portato con loro anche la discussione sulle problematiche legate al sistema sanitario del Paese.

L'impiego di personale straniero nella sanità pubblica ha generato opinioni discordanti sulla rete, la maggior parte delle volte alimentando punti di vista intolleranti e razzisti.

1957, a estudante Elizabeth Eckford chegando para o seu primeiro dia de aula numa escola sem separação racial em Little Rock, Estados Unidos. 2013, médico cubano sendo vaiado por médicos brasileiros, Fortaleza. Imagem partilhada mais de 39 mil vezes no Facebook.

L'arrivo di una studentessa al suo primo giorno di lezione in una scuola senza divisione razziale (1957), e l'arrivo di un medico cubano al programma Mais Médicos a Fortaleza (2013). La foto è stata condivisa oltre 39000 volte su Facebook.

Il dibattito si è infiammato ancora di più dopo che, il 26 agosto scorso, alcuni medici di Ceará hanno protestato, al termine dell'evento che dava il benvenuto ai medici cubani presso Fortaleza. L'attacco dei manifestanti, fatto di insulti e fischi, è stato registrato in un video diventato virale in Brasile.

La foto a destra, che mostra un medico cubano nero, fischiato da colleghi brasiliani, ha guadagnato tutte le testate dei quotidiani e la timeline brasiliana di facebook (#MaisMédicos), diventando l'immagine simbolo della protesta. Durante la settimana che celebra il 50esimo anniversario dalla
Marcia su Washington [it], la foto fa riflettere sullo stato attuale del tema del razzismo.

José Maria Pontes, presidente del Sindacato dei Medici di Ceará (SimeC) ha negato, in un’intervista, che gli attacchi fossero diretti ai colleghi cubani e che le grida “schiavi” fossero a sfondo razzista, poiché il loro obiettivo era quello di colpire il ministro della sanità.

Luiza Bairros, ministro per le politiche di promozione e d'uguaglianza razziale, si è rammaricata per l'accaduto, constatando che “il razzismo è ancora esistente e a tutt'oggi ci si domanda il luogo che i neri occupano nella società brasiliana”.

#Mais Médicos: l'hashtag del tema.

Ilustração do médico e desenhista Solon Maia no seu blog, Meus Nervos (CC BY-NC-ND 3.0)

Illustrazione del medico e fumettista Solon Maia nel suo Meus Nervos (CC BY-NC-ND 3.0)

I dati ufficiali del governo stimano che l’80% della popolazione brasiliana dipende dal sistema sanitario pubblico, anche detto SUS (Sistema Unico di Sanità).

In realtà, nonostante sia aumentato il numero di medici laureati nel Paese negli ultimi anni, le regioni del Nord e Nord Est soffrono la mancanza di personale, soprattutto nelle città situate più all'interno del Paese.

Per questo motivo è nato il progetto Mais Médicos, creato dal governo federale per “ampliare l'organico del personale nella sanità pubblica con medici brasiliani e stranieri”.

La prima parte del programma dà la precedenza ai medici nazionali, ovvero, senza eliminare posti di lavoro, gli stranieri eserciteranno nei 700 comuni che non hanno attirato l'interesse di nessun medico brasiliano. I cubani, quindi, sono la componente di un molteplice accordo tra Cuba e il Ministero della Sanità del Brasile, mediato anche dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) [it].

Quest'ultima considera l'isola comunista come “la Nazione più sviluppata del mondo” nel settore sanitario. Detiene indici di mortalità infantile inferiori a Stati Uniti e Canada, anche grazie a pratiche di medicina preventiva. Il Paese di Fidel è superiore numericamente, come dimostra un articolo pubblicato da Vinicius Galeazzi nel sito Sul 21:

No Brasil, há 1,8 médicos para cada 1.000 habitantes. Na Argentina, 3,2. O programa visa elevar nosso índice para 2,5 médicos para mil habitantes: um incremento de mais de 170.000 médicos, quando nossas escolas de medicina formam cerca de 18.000 médicos por ano. Nesse contexto, não é aceitável que a corporação dos médicos brasileiros não concorde que se chame médicos de outros países para os postos carentes, onde eles não querem ir. Alegam que não há infraestrutura e, sem ela, os médicos não podem trabalhar, mas não lhes importa, parece, que pessoas adoeçam durante essa espera de infraestrutura.

In Brasile ci sono 1,8 medici ogni 1000 abitanti. In Argentina 3,2. Il programma Mais Médicos mira ad aumentare il nostro indice a 2,5 medici ogni 1000 abitanti: un incremento di oltre 170,000 professionisti, quando le nostre università sfornano circa 18,000 dottori all'anno. In queste condizioni, non è ammissibile che i sindacati dei medici brasiliani non accettino l'aiuto di colleghi esteri per i posti vacanti dove loro non vogliono andare. Affermano che non ci sono infrastrutture perciò non è possibile lavorare, però non tengono conto, a quanto pare, che nel frattempo le persone si ammalano.

 L'esonero dell'esame per l'abilitazione alimenta la polemica.

L'accordo firmato dal governo brasiliano per la regolamentazione e l'esercizio dei cubani nel Paese, proibisce, ad esempio, che possano cambiare città o praticare all'infuori dello scambio, e li esenta dall'esame di abilitazione, chiamato Revalida. Molti brasiliani affermano che “attirare un medico straniero in Brasile senza convalidare la sua qualifica professionale non significa importarlo, ma contrabbandarlo”.

Circa l’84% dei medici cubani o laureati a Cuba che andranno a lavorare in Brasile, hanno già alle spalle oltre 16 anni di esperienza verificata, precisa R7 [un portale di notizie]. Negli ultimi anni, le prime posizioni della Revalida sono state occupate da studenti di medicina di Venezuela e Cuba.

Brasile (11/03/2013): un infermiere prepara un antidoto. Si incontrano numerose difficoltà per la prestazione di cure mediche nelle comunità dell'Amazzonia. Ad esempio, durante il soccorso di un uomo di Rio Negro che era stato morso da un serpente (Surucucurana), sono trascorse ben 8 ore prima di poter arrivare all'ospedale più vicino. Foto: Marcio Isensee e Sá, copyright Demotix.

Due gruppi, l'Associazione di Medici Brasiliani (AMB) e il Consiglio Federale di Medicina (CFM), hanno tentato di portare il caso in tribunale per interrompere il programma, sostenendo che è illegale lavorare senza verificare il titolo conseguito, ma sono stati fermati. Nello Stato di Minas Gerais, il presidente del Consiglio Regionale di Medicina ha minacciato di arrestare i medici che lavorano senza abilitazione. Il ministro della Sanità, Alexandre Padilha, ha espresso il suo pensiero via Twitter:

Negare aiuto e assistenza non è ammissibile in nessun codice di etica medica, non posso credere che i medici di MG seguiranno tale disposizione.

 I medici si dividono in due gruppi

I medici brasiliani risultano divisi in due gruppi: numerosi professionisti sono contrari all'inserimento di colleghi stranieri e approfittano della situazione per evidenziare altri problemi, principalmente la mancanza di strutture e la bassa retribuzione. Il Dr. Rodrigo Fontoura lavora da 7 anni nel SUS e si è sfogato via Facebook:

Não me aborreça depois de uma dia de plantão no SUS quando vou para casa triste e frustrado pensando que não fiz o meu melhor para alguns pacientes, porque não tive recursos básicos.
Não me faça ter pena da sua ignorância sobre o real motivo das vaias aos cubanos, portugueses, espanhóis ou brasileiros do Mais Médicos.
Essas vaias não são para os seres humanos que ali estão, e sim para o que eles representam.
Eles são a representação do descaso com a saúde, com todos os profissionais (médicos, enfermeiros, téc. Enfermagem, etc) que diariamente lidam com a mazela da sociedade, sem recursos.

Non mi infastidisco che dopo una giornata di turno al SUS, torno a casa triste e frustrato pensando di non aver dato il massimo su alcuni pazienti perché non ho a disposizione gli elementari strumenti di lavoro.

Non ho pietà della vostra ignoranza riguardo il vero motivo dei fischi ai cubani, portoghesi, spagnoli o brasiliani di Mais Médicos.

I fischi non sono per quelli che sono lì fisicamente, ma per ciò che rappresentano.

Sono la dimostrazione dello stato di abbandono in cui si trova il sistema sanitario, inclusi i professionisti (dottori, infermieri, tecnici, assistenti, ecc.) che affrontano quotidianamente i problemi della società, senza risorse.

D'altra parte ci sono quelli favorevoli al progetto. David Oliveira de Souza, membro di Medici Senza Frontiere, ha pubblicato nel suo blog e sul quotidiano Folha de São Paulo, una lettera aperta rivolta ai medici stranieri, in cui dichiara che molti dei problemi di salute della popolazione brasiliana possono essere risolti semplicemente con maggiore assistenza:

A sua chegada responde a um imperativo humanitário que não pode esperar. Em Sergipe, por exemplo, o menor Estado do Brasil, é fácil se deslocar da capital para o interior. Ainda assim, há centenas de postos de trabalho ociosos, mesmo em unidades de saúde equipadas e em boas condições.

Il vostro arrivo risponde a una necessità umanitaria che non può più aspettare. Ad esempio a Sergipe, nel più piccolo Stato del Brasile, è facile spostarsi dalla capitale verso l'interno. Ci sono centinaia di posti di lavoro non coperti, anche in unità sanitarie equipaggiate e in buono stato.

Oltre alle problematiche sulla sanità, ci si augura che l'iniziativa possa anche modificare lo stato della medicina brasiliana, ampliando le opportunità e i profili di chi ha accesso all'esercizio della professione. Questo è il caso della studentessa di medicina Cintia Santos Cunha, che proveniva da una situazione disagiata ed è invece emigrata a Cuba, dove è diventata medico:

Tuttavia la questione continua a svilupparsi, ma una certezza è stata dichiarata dall'opinionista politico Bob Fernandes, in un vídeo che ha raggiunto oltre 20000 condivisioni nei social networks:

Milhões que moram nestas cidades (sem médicos) não querem saber se o médico é baiano, sueco ou cubano. Querem médicos. E medicina. Sabem que um médico é melhor do que nem um médico. A boa medicina será cobrada, e muito, nesse caminho. O resto é o jeito de cada um enxergar a vida.

Le persone che vivono in queste città (prive di medici) se ne fregano se il dottore è baiano, svizzero o cubano. Vogliono solo un medico. E medicina. Un solo medico è sempre meglio di non averlo affatto. La buona medicina si svilupperà, e molto, durante questo percorso. Tutto il resto è come ognuno di noi vede la vita.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.