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Dopo il disastro di Haiyan, le Filippine chiedono aiuto e giustizia per le vittime del cambiamento climatico

North Cebu was also hit by typhoon Haiyan. Photo by Act Regionseven, Facebook

Anche la parte settentrionale di Cebu è stata colpita dal tifone Haiyan. (Foto di Act Regionseven, Facebook)

Leggi anche il nostro servizio speciale Haiyan Devastates the Philippines [en, come i link seguenti].

La massiccia distruzione causata dal super tifone Haiyan (Yolanda) nelle Filippine centrali ha intensificato la richiesta di una azione globale più grande per affrontare il duro impatto del cambiamento climatico nel mondo, specialmente nelle piccole nazioni insulari vulnerabili.

Yeb Sano, il negoziatore capo del governo filippino ai colloqui sul clima di Varsavia, è diventato la voce di molte nazioni povere che hanno chiesto la ratifica di controlli più efficaci sull'inquinamento. Oltre a tenere un discorso molto apprezzato alla conferenza dell'Onu, Yeb ha anche creato una petizione online che chiede ai cittadini di essere solidali con tutte le vittime del cambiamento climatico. A partire da questo scritto, la petizione ha già più di 700 mila firme:

Stand in solidarity with the people of the Philippines and all victims of climate change worldwide. Together our voices can push the governments meeting at the UN climate summit happening now to ratchet up pollution controls and help poorer communities with funding.

The question that will determine our survival is: can humanity rise to the occasion? I still believe we can.

Essere solidali con la popolazione delle Filippine e con tutte le vittime del cambiamento climatico nel mondo. Insieme, le nostre voci possono spingere i governi che si riuniscono al summit sul clima dell'ONU ad aumentare i controlli sull'inquinamento e aiutare le comunità più povere con i finanziamenti.

La domanda che determinerà la nostra sopravvivenza è: l'umanità può essere all'altezza della situazione? Credo di sì.

Il tifone Haiyan ha spazzato via interi villaggi nelle province di Samar e Leyte e ha sfollato più di otto milioni di persone nelle isole Visayas. Ha causato un'ondata anomala che ha ucciso migliaia di persone in un istante.

Molti filippini stanno già esortando il governo a intraprendere azioni decisive in relazione alla preparazione del paese a disastri naturali più grandi causati dal cambiamento climatico. Tony La Vina dell'Università Ateneo ritiene che l’adattamento non sia sufficiente:

Yolanda’s message is that we can never adapt adequately to climate change. But still, we do not want to have many of our islands decimated regularly and for our people to continually start from scratch losing homes and livelihoods.

Adaptation clearly is not enough and we have to make sure that the human causes for climate change – greenhouse gas emissions coming from the use fossil fuels and land use activities – are mitigated. And while mitigation must be global, we in the Philippines must do our share if we are to have the moral high ground in asking rich countries to reduce their emissions and to help us adapt and in times of disaster.

Il messaggio di Yolanda è che non potremo mai adattarci adeguatamente ai cambiamenti climatici. Tuttavia, non vogliamo che molte delle nostre isole vengano regolarmente decimate e che la nostra gente parta continuamente da zero perdendo case e mezzi di sussistenza.

L'adattamento chiaramente non è sufficiente e dobbiamo fare in modo che le cause umane del cambiamento climatico – le emissioni di gas serra derivanti dall'uso di combustibili fossili e dalle attività di utilizzo del suolo – siano mitigate. E mentre questa mitigazione deve essere globale, noi nelle Filippine dobbiamo fare la nostra parte se vogliamo avere la superiorità morale di chiedere ai paesi ricchi di ridurre le loro emissioni e di aiutarci ad adattarci e sostenerci nei momenti catastrofici.

L'attivista per l'ambiente Macky Lovina ricorda al governo degli Stati Uniti che più che inviare assistenza umanitaria nelle Filippine, deve dare priorità alla riduzione delle emissioni di carbonio:

Now we love the US? I have nothing against Americans, after all I've lived there practically half my life, and I'm grateful to all the men and women who have gone out of they're way to bring relief to disaster struck areas, but let's not forget one thing… The reason Typhoon Yolanda is here, and it will be here again and again, is largely because of US govn't policy that encourages and aggressively promotes the fossil fuel, mining and conventional agriculture industries. So when I see American politicians making sentimental speeches about the long friendship between the US and the Philippines, I know it's not real. After all if they really had the Philippines well being in mind then they would do their best to slow down Climate Change. In fact they're doing the opposite, knowing full well that islands like the Philippines will be the hardest hit.

Ora amiamo gli Stati Uniti? Non ho nulla contro gli americani, dopo tutto ci ho vissuto praticamente metà della mia vita, e sono grato a tutti gli uomini e le donne che hanno fatto di tutto per portare soccorso nelle zone colpite dal disastro, ma non dimentichiamo una cosa… Il motivo per cui il tifone Yolanda è qui, e tornerà ancora, è in gran parte dovuto alla politica del governo americano che incoraggia e promuove in modo aggressivo l'industria dei combustibili fossili, l'industria mineraria e l'agricoltura convenzionale. Così, quando vedo i politici americani fare discorsi sentimentali sulla lunga amicizia tra gli Stati Uniti e le Filippine, so che non sono sinceri. Dopo tutto, se avessero davvero a cuore il benessere delle Filippine, farebbero del loro meglio per rallentare il cambiamento climatico. In realtà stanno facendo il contrario, sapendo benissimo che isole come le Filippine saranno le più colpite.

Su Twitter, Jason si rivolge alle altre nazioni:

Spero che anche i paesi che si sono impegnati per le vittime di Yolanda firmino l'Accordo sul cambiamento climatico.

This useful map of the UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs shows the devastated areas and relief efforts in the Visayas

Questa utile mappa dell'Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell'ONU mostra le zone devastate e gli aiuti in soccorso delle Visayas

Nel frattempo, Enteng Bautista collega la lenta risposta del governo nel mobilitare le operazioni di soccorso e di salvataggio, al controllo privato dei settori dei trasporti e dell'industria pesante:

In times of national disaster or emergency the government should have the power to mobilize and direct the assets and resources to help the people such as ships, planes, power barges, mobile communication and medical facilities. But why it could not and just hoping for the ‘soft heart’ of select few? Precisely because it is privately owned and controlled by the select few and powerful.

In tempi di disastro nazionale o di emergenza il governo dovrebbe avere il potere di mobilitare e dirigere i mezzi e le risorse per aiutare le persone, come navi, aerei, chiatte elettriche, comunicazioni mobili e strutture mediche. Ma perché non lo fa e spera solo nel “cuore tenero” di pochi eletti? Proprio perché è di proprietà privata e controllata da pochi e potenti prescelti.

Tacloban City, the ground zero of the typhoon disaster. Photo by Gerg Cahiles

Tacloban City, il punto focale del disastro del tifone. (Foto di Gerg Cahiles)

Questo video mostra le case che vengono spazzate via ad Hernani, Samar, durante la tempesta:

Le donazioni sono ancora necessarie per le vittime del tifone due settimane dopo che la tempesta ha colpito il paese. La distribuzione degli aiuti sta diventando più veloce, ma ci sono ancora molte aree che mancano di servizi di base. L'associazione “Waray Bayaay: Relief and Donation Drive for Leyte” chiede donazioni di biciclette per facilitare una più rapida distribuzione dei soccorsi e l'invio di informazioni nelle aree remote:

…we would like to equip the Leytenos with bikes as public transport is still unavailable to most. They need it to get relief goods from city centers or command posts (most who live in the most interior parts of the city or far barrios are not able to get because of inaccessibility); they need bikes to get to work or get food; they need it to deliver news (there is no network signal outside of Tacloban), whether to report illness or danger or relatives looking for them. Imagine walking 18 kilometers just to get to Tacloban City!

…vorremmo dotare gli abitanti di Leyte di biciclette, dato che il trasporto pubblico non è ancora disponibile per la maggior parte di loro. Ne hanno bisogno per ottenere beni di soccorso dai centri cittadini o dai posti di comando (la maggior parte di coloro che vivono nelle zone più interne della città o nei lontani barrios non sono in grado di raggiungerli a causa dell'inaccessibilità); hanno bisogno di biciclette per andare al lavoro o per procurarsi il cibo; ne hanno bisogno per consegnare notizie (non c'è segnale di rete al di fuori di Tacloban), sia per segnalare malattie o pericoli o per i parenti che li cercano. Immaginate di camminare per 18 chilometri solo per arrivare a Tacloban City!

Il sito “Chronicles of a Nursing Mom” mette in guardia contro l'invio di latte artificiale nei centri di evacuazione:

I am truly saddened because the Yolanda situation has proven that we are already living in a formula feeding culture. Earlier today, a fellow breastfeeding mom messaged me that there are evacuees now in Villamor Airbase and they will be helping out. Her friend called out for formula donations because there were moms with babies.

Sono veramente rattristata perché la situazione del tifone Yolanda ha dimostrato che la fase in cui stiamo vivendo è già contraddistinta dall'allattamento artificiale. Poco fa una mamma che allatta mi ha detto che ci sono degli sfollati alla base aerea di Villamor e che ci daranno una mano. La sua amica ha chiesto donazioni di latte artificiale perché c'erano mamme con bambini.

È interessante notare che la popolare applicazione di messaggistica Line sta raccogliendo soldi attraverso un nuovo pacchetto di adesivi per aiutare le Filippine a rialzarsi dal disastro del tifone.

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