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Italia: Situazione economica e demografica, di male in peggio

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Il paniere degli Italiani sempre più ridotto
Immagine: Shutterstock

Mentre le tragedie [it, come tutti i link seguenti] si ripetono nel cosidetto “Mare mortum” vicino le coste di Lampedusa, e occupano i titoli dei media tradizionali e dei social network, gli italiani sono colpiti da una crisi economica che non cenna a risolversi, il numero di poveri continua ad aumentare, e l'emigrazione delle forze più produttive è in aumento.

Nella seconda metà di ottobre, il dossier su “Le nuove povertà del Belpaese. Gli italiani che aiutano”, presentato dalla Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Cernobbio, fotografa una situazione preoccupante sulla fame in Italia.

Sul blog articolotre.com, Gea Ceccarelli rivela:

Secondo quanto rivelato dall'associazione, gli italiani indigenti che hanno ricevuto attraverso canali no-profit pacchi alimentari o pasti gratuiti sono stati quasi 4,1 mlioni. Circa 303.485 di questi nuovi poveri hanno potuto beneficiare dei servizi mensa, mentre 3.764.765 sono stati coloro che, vergognandosi, hanno preferito richiedere pacchi a casa.

Dal canto suo, il sito ilsostenibile.it fornisce dettagli sulle categorie sociali più colpite:

Insieme a 579mila anziani con oltre 65 anni di età (+14% rispetto al 2012), in Italia ci sono ben 428.587 bambini con meno di 5 anni di età che nel 2013 hanno avuto bisogno di aiuto per poter semplicemente bere il latte o mangiare, con un aumento record del 13 per cento rispetto allo scorso anno; ma ad aumentare con un tasso superiore alla media è stato anche il numero di anziani, ben 578.583 over 65 anni di età (+14% rispetto al 2012), che sono dovuti ricorrere ad aiuti alimentari.

Colpite dalla crisi, le famiglie italiane risparmiano su tutto, oppure si trovano a dover rinunciare all'acquisto di beni essenziali. Il sito riverflash.it riferisce:

Sei italiani su dieci, hanno tagliato le spese per l’alimentazione, che ha raggiunto il livello più basso degli ultimi venti anni. Nel 2013 il crollo è proseguito con le famiglie italiane che hanno tagliato gli acquisti per l’alimentazione, dall’olio di oliva extravergine (-9%) al pesce (-13%), dalla pasta (-9%) al latte (-8%), dall’ortofrutta (-3%) alla carne, sulla base delle elaborazioni su dati Ismea-Gfk Eurisko relativi ai primi otto mesi dell’anno che fanno registrare complessivamente un taglio del 4% nella spesa alimentare delle famiglie italiane. 

Nonostante alcuni politici continuino a ripetere che la ripresa è vicina, per il momento è il peggioramento che si vede. Il sito termometropolitico.it cita cifre allarmanti che illustrano la gravità della situazione lavorativa: 

Gli occupati sono 22.349.000 circa, con una contrazione di 80.000 rispetto il mese precedente e di 490.000 in confronto l’anno passato, facendo così passare il tasso di occupazione al 55,4%. Gli obiettivi europei per il 2020 ci imporrebbero, invece, un tasso di occupazione pari al 67%. I disoccupati, sottolinea l’Istituto Nazionale di Ricerca sono arrivati a quota 3.194.000 circa. Di conseguenza il tasso di inattività (cioè coloro che rientrano nella fascia di attività 15-64) si posiziona al 36,4%, in aumento sia rispetto il mese che l’anno precedente.

Il sito Consumerismo, una testata telematica vicina a Codacons, Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, scrive:

Il tasso di disoccupazione si attesta al 12,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,6 punti nei dodici mesi.

slogan di Codacons, tratto da Codacons.it

slogan di Codacons, tratto da Codacons.it

I disoccupati tra 15 e 24 anni sono 654 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari al 10,9%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto ma in crescita di 0,6 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca,

è pari al 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,4 punti nel confronto tendenziale.

Il numero di individui inattivi tra 15 e 64 anni aumenta dello 0,5% rispetto al mese precedente (+71 mila unità) ma rimane sostanzialmente invariato rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,1 punti su base annua.

Anche le differenze di genere sono notevoli e le donne sono ancora più penalizzate. Il sito romasette.it rileva:

Se si considera la differenza di genere, il tasso di occupazione maschile, pari al 64,4%, diminuisce di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,7 punti su base annua. Quello femminile, pari al 46,5%, diminuisce di 0,3 punti in termini congiunturali e di 0,7 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di disoccupazione maschile, invece, rimane invariato al 12% rispetto al mese precedente e aumenta di 1,8 punti nei dodici mesi; quello femminile, al 13,2%, aumenta di 0,3 punti rispetto al mese precedente e di 1,3 punti su base annua.

http://2.bp.blogspot.com/_H-epOMi850o/TOuJurn3U9I/AAAAAAAAAM4/zxZEguCy3cw/s320/altan-crisi-e-stabilita.jpg

“Questa crisi durerà anni. Finalmente un pò di stabilità.” vignetta satirica dell’ artista Altan

 

Analizzando i dati Istat usciti ad inizio di ottobre, secondo i quali, nei primi sei mesi del 2013, il potere d’acquisto delle famiglie ha registrato un calo dell’1,7% rispetto allo stesso periodo 2012, sul sito consumerismo.it si conclude

Tradotto in cifre – calcola il Codacons – è come se una famiglia di 3 persone, in appena sei mesi, avesse avuto una perdita equivalente a 594 euro (489 una famiglia di 2 componenti, 654 una di 4), una stangata tanto invisibile quanto disastrosa.

Se si aggiunge il dato reso noto pochi giorni fa dall’Istat, relativo al 2012, con una perdita del potere d’acquisto del 4,7%, la stangata diventa impietosa e assume contorni drammatici. In un anno e mezzo è come se una famiglia di 3 persone avesse avuto una tassa invisibile pari a 2.236 euro!!!!

Con l'aumento della povertà, aumentano anche le iniziative di solidarietà. Infatti, il sito fanpage.it informa che:

…Si contano nel 2013 ben 15.067 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 242 enti caritativi che fanno riferimento a 7 organizzazioni (Croce Rossa Italiana, Caritas Italiana, Fondazione Banco Alimentare, Banco delle Opere di Carità, Associazione “Sempre insieme per la Pace”, Comunità di Sant’Egidio, Associazione Banco Alimentare Roma) ufficialmente riconosciute dall'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea) che si occupa della distribuzione degli aiuti. Per quanto riguarda la tipologia di aiuto alimentare offerto – conclude la Coldiretti – i formaggi rappresentano circa il 28 per cento in valore, seguiti da pasta e pastina per bimbi e anziani, che assorbono il 18 per cento del costo, dal latte con il 14 per cento, dai biscotti (12 per cento), dal riso (8 per cento), dall’olio di girasole (6 per cento), dalla polpa di pomodoro (4 per cento) e, a seguire, legumi, confetture e farina.

Commentando gli ultimi dati Istat sulla situazione occupazionale, il sito termometropolitico.it afferma:

Meno di due giovani su dieci lavorano, anche se bisogna contemplare all’interno di questo dato la presenza dei minorenni e quindi degli studenti. Di fatto il dato più preoccupante è la disoccupazione giovanile, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, che a settembre è arrivata al 40,4%, in aumento dello 0,2% rispetto ad agosto e di 4,4% nel confronto annuo.

Anche su twitter il problema è molto sentito:

 

La conseguenza immediata di questa drammatica situazione, oltre alla disoccupazione giovanile (arrivata ai livelli del 1977, cioè oltre il 40%) è l'aumento dell'emigrazione verso l'estero.

vignetta: cervelli in fuga dall'italia – Fonte Il nazionale

Oltre 400mila italiani laureati e dottorandi sono fuggiti dall’Italia, e il 59% dei giovani rimasti vorrebbe espatriare per mancanza di prospettive occupazionali in Italia. 

Un'altra complicazione ci sarà nel futuro demografico italiano: nel 2030, tra 16 anni, gli abitanti con un'età superiore ai 65 anni saranno più numerosi delle generazioni più attive. Nemmeno l'afflusso degli immigrati stranieri può compensare la mancanza dei cervelli in fuga: i molti arrivi recenti sono dovuto a particolari situazioni nel Corno d'Africa e nei paesi arabi, ma il fenomeno precedentemente era già in riduzione; paesi economicamente più dinamici sono il nuovo palo d'arrivo, non l'Italia della disoccupazione e della crisi.

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