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Messico: quattro giornaliste coraggiose a Città del Messico

Questo post fa parte della nostra serie sul genere e sessualità in America Latina e nei Caraibi [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] in collaborazione col Congresso nord-americano sull'America Latina (NACLA). 

Nonostante i basse guadagni e i pericoli che derivano dall’ essere reporter nei paesi più pericolosi per i giornalisti, nelle Americhe, alcune giornaliste messicane continuano a lavorare e a far progressi in questa professione.

In questo articolo, presentiamo quattro di queste coraggiose giornaliste. Attraverso aneddoti su migrazione, politica, sogni e parità dei sessi, queste reporter ci hanno permesso di gettare uno sguardo sulle loro vite, per capire cosa significa essere una giornalista a Città del Messico.

Nicole Medgenberg

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Nicole, giornalista nata in Germania, si è trasferita a Città del Messico quando stava per iniziare la sua tesi. Oggi lavora per un’ organizzazione non governativa durante il giorno e come giornalista indipendente di notte, coprendo maggiormente notizie su cibi e viaggi. Ha anche inaugurato un suo proprio blog di ricette, chiamato La cocinera con prisa [es] (il cuoco di fretta).

Il suo primo incontro con il giornalismo avvenne a 12 anni, quando progettò una rivista con un'amica. Nicole spiega come la sua amica cercava le foto per la rivista, mentre lei scriveva storie fantasiose per ogni immagine. “Custodisco ancora questa rivista”, dice orgogliosa.

Nicole dice che Città del Messico le ha offerto le stesse opportunità date a qualsiasi uomo: “Sono nata in una generazione e in una cultura nella quale io non discuto se posso votare, studiare o esercitare la mia professione in modo differente dagli uomini. Ho la fortuna di avere radici tedesche e messicane, di avere genitori molto aperti che appoggiano la mia carriera”.

Per lei, il principale problema che incontra il giornalismo è la bassa rimunerazione: “Alcune persone devono comprendere che se vogliono qualcuno che si dedichi e che abbia una buona esperienza, la si deve trattare così, pagandola nel momento opportuno e nella quantità [corretta]. E’ una professione che richiede impegno e dedizione, ma purtroppo non è pagata molto bene”.

Segui Nicole su Twitter: @NicMedgenberg

 

Elia Baltazar

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“Non posso dire di essere stata oggetto di discriminazione o di accordo preferenziale per il fatto di essere donna. Credo che la cosa abbia più a che vedere con la consapevolezza dei miei diritti individuali. Non permetterei a questa cosa di accadere”, riprende Elia, quando le si domanda se l'hanno trattata diversamente in quanto donna reporter.

Elia è nata e cresciuta a Città del Messico e lavora come giornalista indipendente. Comincia la sua giornata tra le 4:30 e le 5:00, quando dedica trenta minuti a leggere un libro di suo interesse (dopo non ha tempo). Poi legge le notizie e si prepara per il suo orario giornaliero. Alle dieci del mattino è pronta per intervistare persone e indagare su possibili storie. Finisce di lavorare alle 22:00.

Ha sempre sognato di diventare giornalista. Guardò al giornalismo come ad uno dei lavori più emozionanti del mondo, per poter stare sempre in contatto con paesi lontani. Quando era alle superiori lavorò al giornale della scuola e ottenne il suo primo lavoro come giornalista a 18 anni.

Nel suo lavoro con la rete Periodistas de a Pie, scrive con una prospettiva sui diritti umani e di genere: “Preferisco scrivere sempre da una prospettiva in cui i diritti sono uguali per tutti, ed enfatizzo sul genere quando è chiaro che c'è stata una violazione dei diritti sulla donne”. Nella sua organizzazione, si aspira a scrivere non solo di rimostranze, ma anche su come trovare esempi di storie positive che possano infrangere la consuetudine delle disgrazie delle vittime e fortifichino i cittadini con le loro storie a lieto fine. Si dichiara femminista; nonostante non sia convinta che tutte le teorie femministe facciano parte della sua crescita personale o professionale. Per lei, la più grande sfida che giornalisti, uomini e donne, stanno affrontando oggi in Messico sono i bassi compensi e le condizioni lavorative “che rendono difficili condurre vere e proprie indagini”.

Segui Elia su Twitter: @eliabaltazar

 

Sandra Apolinar

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Originaria di Toluca, città a 40 minuti da Città del Messico, Sandra è un'editrice del settore musicale e tecnologico presso Swagger [es]. Un giorno normale per lei, passato nella sua sala delle notizie, consiste nel pubblicare articoli per il sito web. Indaga anche sulle tematiche da suggerire come possibili storie per i giornalisti della sua equipe.

“Non mi entusiasma molto riferire rivelazioni clamorose del mondo musicale, come notizie riferite a Justin Bieber o Miley Cyrus, ma siccome il nostro pubblico è molto interessato a questo sono costretta a scrivere a riguardo”, confessa. Sandra vuole continuare la sua carriera giornalistica sugli sport. E’ una grande appassionata della squadra di calcio locale, Diablos Rojos, per questo motivo sa che vuole prendersi un po’ di tempo per intraprendere un percorso su questo campo.

Sandra ha saputo che sarebbe diventata giornalista da quando era alle superiori. Dice che scriveva sempre per se stessa, e che quando aveva sedici anni cominciò ad interessarsi a scrivere per gli altri. Per più di sei anni viaggiò tutti i giorni da Toluca a Città del Messico, e anche se non vive in città, dice che si sente del “DF”, e che non c'è altro posto al mondo dove gli piacerebbe lavorare come giornalista.

“La maggiore sfida che vedo nei giornalisti di Città del Messico è che a volte dimenticano di essere realmente obiettivi, perlomeno per quanto possono esserlo. Il giornalismo in Messico non migliorerà molto se l'ego dei giornalisti continuerà a crescere”, conclude.

Segui Sandra su Twitter: @sandiapolinar

 

Daliri Oropeza

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“Cerco sempre di bilanciare le voci di cui scrivo. Se ho intervistato quattro uomini, provo a cercare la stessa quantità di donne. Mi piace rendere giustizia ai miei testi da questi punti di vista”, spiega Daliri.

Daliri è nata e cresciuta a Città del Messico e viene da una famiglia che ha lavorato nell’ industria circense per generazioni. E’ l'unica giornalista della sua famiglia, e si sente orgogliosa di questo. Daliri ha vissuto in molti quartieri di Città del Messico, da San Rafael a La Roma, da La Tabacalera a Buena Vista. E’ innamorata di Città del Messico, e nonostante viaggi verso altre città per studiare, confessa che ritornerà per sempre al DF.

“Sono una donna a cui piace sperimentare attraverso il proprio lavoro. Voglio provare cose nuove, cercare sempre nuove storie, nuove voci da rappresentare. Sandra ha scritto varie storie circa le popolazioni indigene del Sud del Messico, nello stato del Chiapas [it].

Per Daliri, cercare di riportare un numero uguale di voci di uomini e donne è un contributo verso la parità dei sessi. “Non sono femminista, ma voglio sempre scrivere di donne nelle mie storie”, dice. Una delle sue storie preferite più recenti è quella sulle figlie di politici che lavorano anche in politica, un’ indagine che ha finito per esplorare “la minoranza di una minoranza”.

“Ci sono differenze tra uomini e donne quando parliamo di giornalismo. A volte alcuni uomini decidono che non puoi fare un buon lavoro di reporter, ma che non dovresti lasciare che questi commenti colpiscano il tuo lavoro. Queste persone sono ignoranti” enfatizza, e conclude dicendo che lavorare come giornalista è la sua passione e che non c'è nessun'altra cosa che le piacerebbe fare.

Segui Daliri su Twitter: @Dal_air.

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