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Russia: sette ipotesi sul rilascio di Chodorkovskij

"Affari tuoi," per gentile concessione del Presidente Vladimir Putin. Fotomontaggio di Rothrock.

“Affari tuoi”, per gentile concessione del Presidente russo Vladimir Putin. Fotomontaggio di Kevin Rothrock.

Andrej Illarionov [en] è l'ex consigliere economico di Vladimir Putin, libertario e membro autorevole del Cato Institute di Washington DC, nonché blogger prolifico su LiveJournal, dove ha dedicato ampio spazio all'inaspettato rilascio di Michail Chodorkovskij lo scorso dicembre, tentando di individuare i motivi che avrebbero spinto Putin a rimettere in libertà il suo più temuto oppositore.

Andrej Illarionov al World Economic Forum in Russia, 2 ottobre 2003, Mosca, CC 3.0.

Andrej Illarionov al World Economic Forum in Russia, 2 ottobre 2003, Mosca, CC 3.0.

Le ragioni della ponderosa indagine [ru, come i link seguenti] sulla grazia all'imprenditore russo vanno forse cercate, almeno in parte, nell'intervista  rilasciata a Maria Baronova da Stanislav Belkovskij, e apparsa su Slon.ru il 31 dicembre 2013 in cui, discutendo delle vedute liberali di Illarionov, lo si definiva come “un brav'uomo, ma non troppo intelligente”. Ed è proprio quella di Belkovskij la prima delle ipotesi nell'analisi su LiveJournal, che l'autore discute, concludendo tuttavia che “non va presa seriamente, né diffusa”.

Ecco in dettaglio i sette argomenti con cui osservatori russi e non hanno cercato di spiegare il mistero che circonda la liberazione di Chodorkovskij.

(1) Putin si è lasciato commuovere dallo stato di salute della madre dell'ex oligarca, gravemente malata, e ha quindi compiuto un atto generoso e umano.

Illarionov rifiuta categoricamente l'idea che il Presidente possa essere capace di un qualsiasi atto di compassione. In un post del 22 dicembre, sempre relativo al magnate graziato, Illarionov chiama Putin “Хозяин железного ларца” (“il Padrone dello Scrigno di Ferro”, coniando anche l'acronimo “ChŽL”), e ribadisce che un suo ripensamento nei confronti di Chodorkovskij è praticamente inconcepibile.

(2) La grazia è arrivata dopo un'ammissione di colpa.

Questa teoria sarebbe suffragata dalle affermazioni dell'addetto stampa del Cremlino, Dmitrij Peškov, e da Vladimir Pozner, noto giornalista e personaggio televisivo. A quanto sostiene lo stesso Chodorkovskij comunque, non c'è stata alcuna ammissione di colpa.

(3) Un trionfo della diplomazia tedesca.

Ampio spazio viene dedicato a questa ipotesi, secondo cui la scelta dei tedeschi per la mediazione del rilascio sarebbe stata un favore ad Angela Merkel; la decisione sarebbe inoltre stata presa per altri “motivi tecnici”, considerando il fatto che, di recente a coloro che avevano fatto pressioni per la scarcerazione di Chodorkovskij, si era aggiunto anche Hans-Dietrich Genscher. Per Illarionov pure questa teoria risulta poco credibile, visto che anche in passato, personalità di gran lunga più influenti e autorevoli di Genscher avevano fallito nel loro tentativo di esercitare pressioni su Putin riguardo il caso Chodorkovskij.

(4) Un messaggio del Presidente al proprio entourage, che farebbe meglio ad “abbassare la cresta”

Illarionov riprende quanto detto da Chodorkovskij durante l’intervista rilasciata a Evgenia Albats di The New Times, in cui l'imprenditore sostiene che, per far rientrare nei ranghi i propri subalterni, Putin doveva decidere in favore della grazia, oppure far arrestare per corruzione l’ex Ministro della Difesa Anatolij Serdjukov.Illarianov condivide l'idea che mettere in prigione Serdjukov avrebbe mandato un messaggio chiaro, ma non si sente di dire lo stesso della grazia concessa a Chodorkovskij.

(5) Una mossa in vista delle Olimpiadi di Sochi e della presidenza del G-8 nel 2014.

Illarionov ammette di aver creduto inizialmente a questa teoria, ma di averla ben presto abbandonata. La grazia è arrivata troppo tardi per essere considerata uno stratagemma per convincere i leader internazionali indecisi riguardo a Sochi, e troppo presto per avere un impatto sul prossimo summit dei G-8, che si terrà il giugno prossimo.

(6) Un tentativo per salvare la reputazione della Russia come stato democratico.

Ecco un’altra teoria che sembra nascere dalle affermazioni di  Chodorkovskij, e che viene presentata con tanto di stoccata finale a Belkovskij:

Своим якобы демократическим характером помилование Ходорковского смогло потрясти воображение только такой впечатлительной персоны, как С.Белковский, без устали пытающейся мистифицировать публику регулярно повторяемой им мантрой про осуществляемую ныне «перестройку-2». Ни один сколько-нибудь серьезный наблюдатель как внутри страны, так и за рубежом ни на йоту не изменил своего мнения о характере современного российского политического режима.

Un atto così apparentemente democratico come la grazia a Chodorkovskij potrebbe depistare soltanto uno impressionabile come Stanislav Belkovskij, che ha instancabilmente tentato di incantare il pubblico con il suo mantra su una presunta “2a Perestroika”. Nessun osservatore serio né in Russia né all’estero, cambierebbe di una virgola la propria opinione riguardo regime politico della Russia moderna.

(7) “L’affare del secolo.”

Illarionov spiega quindi il vero motivo della decisione di Putin: il Presidente avrebbe lasciato andare Chodorkovskij a condizione che quest’ultimo facesse pressioni per la riduzione della somma concordata nella liquidazione del caso JUKOS, discusso dalla corte di arbitraggio dell’Aia, e in cui il Governo russo rischia di dover pagare danni paria 100 miliardi di dollari. Nel frattempo, il Cremlino tiene in ostaggio Platon Lebedev e Alexej Pičugin, due ex colleghi di Chodorkovskij, che rimangono in carcere. Per nulla casuale quindi il titolo del post su LJ, “L’Abrek del Cremlino”, in cui si allude al fatto che la presa di ostaggi sembra essere una delle pratiche favorite dal Presidente, spesso definito “il tedesco del Cremlino”,  e che in questo caso viene perparagonato agli abreki, il gruppo del Caucaso settentrionale che nel 19o secolo aveva combattuto contro l'impero russo.
Nella sezione commenti  del blog, i lettori hanno contestato in vario modo la “teoria dell’affare del secolo”, domandandosi come potrebbe Chodorkovskij, ormai libero, convincere gli altri azionisti di JUKOS, tre dei quali non si trovano nemmeno in Russia, a ridimensionare le proprie pretese nei confronti del Cremlino. L'autore ipotizza persino che Putin sia disposto ad accontentarsi di 30 miliardi, ma ammette che, nel caso l'ex oligarca dovesse fallire, allora Lebedev and Pičugin sarebbero destinati a finire i propri giorni in carcere. Nella ricostruzione dell'accaduto, Illarionov immagina che Putin si sia rivolto a Chodorkovskij con una frase del tipo, “Dipende da te, sono affari tuoi.”

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