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Algeria: quando la polizia non agisce, intervengono i giornalisti partecipativi

Poco tempo dopo che le prove di abusi da parte della polizia [it, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] sono state smascherate dai giornalisti partecipativi il mese scorso, gli attivisti digitali della città di Ghardaïa hanno nuovamente scoperto punti deboli nelle forze di polizia algerine, questa volta perché non sono intervenuti per proteggere un uomo che è stato ucciso in pubblico, dopo essere stato rapito da un gruppo di malviventi locali.

Le tensioni tra le fazioni in questa regione, situata nel cuore dela valle del M'zab, sono alte. Gli attivisti della rete e i giornalisti partecipativi stanno raddoppiando i loro sforzi per smascherare i violenti conflitti tra la minoranza degli Ibaditi (in questa zona conosciuti anche come Mozabiti) e la maggioranza costituita da una comunità musulmane sunnite, pubblicando delle prove-video su YouTube. La pubblicità generata dal primo video degli attivisti, che mostra gli abusi della polizia nei confronti degli Ibaditi, ha spinto le autorità algerine a promuovere un'indagine e a sanzionare i funzionari coinvolti.

Lo scopo di questi giornalisti partecipativi è chiaro: condividere la realtà della popolazione algerina, la cui consapevolezza della situazione è oscurata dalla mancanza di resoconti da parte dei mass media. Infatti, molti fatti ed elementi della situazione non sono affatto riportati. Per esempio, i media raramente riferiscono sulla complicità tra le forze di polizia e i criminali locali, che compiono atti di vandalismo e distruzione nella città per aumentare il conflitto tra le fazioni degli Ibaditi e dei Sunniti. Le foto che seguono, scattate dagli attivisti Mozabiti, mostrano la realtà dei crimini che accadono nella città di Ghardaïa, proprio sotto il naso della polizia:

Photo gardaia activistes

Foto pubblicata su Facebook dagli attivisti di Ghardaia, che mostra le prove dei crimini perpetrati nella città. Utilizzata con permesso.

Tra i crimini mostrati dagli attivisti c'è stato il caso di un giovane di 21 anni, Babaousmail Azzedine [en]. Azzedine è stato attaccato in pubblico, dopo essere stato rapito da criminali locali, il 5 febbraio 2014. Il giovane è deceduto poco dopo a causa delle ferite ricevute, 20 coltellare.

Questo crimine ha scioccato letteralmente la città di Ghardaïa. Gli assassini di Azzedine, tuttavia, sono ancora liberi. Gli attivisti hanno recuperato fotografie amatoriali dell'omicidio scattate da testimoni oculari e hanno montato il video e le prove aggiungendo didascalie e annotazioni geografiche e storiche. Il filmato mostra gli aggressori di Azzedine mentre lo assalgono:

Diffuso attraverso YouTube, dal sito dei giornalisti partecipativi Envoyés Spéciaux Algériens (Inviati Speciali Algerini) [fr, ar] e da un nuovo sito indipendente Algérie-Focus [fr], il video è diventato virale ed ha innescato le proteste dell'opinione pubblica. E’ stato caricato nel momento in cui il Ministro degli Interni e il Capo della Polizia algerina stavano visitando la regione per tentare di calmare la situazione. Le autorità locali devono ancora arrestare le persone coinvolte nell'omicidio, ma è stata promossa un'indagine dalle forze armate nazionali per rintracciare gli assassini di Azzedine, che possono essere identificati in modo chiaro da questo video:

Nel frattempo, numerose comunità online stanno collaborando per allertare le autorità algerine sulla situazione in cui si trova la regione e per spingerle ad agire contro la violenza delle fazioni nel M'zab. Ghardaïa News [fr] e Ahdath Ghardaïa(Gharadaia Events) [fr, ar] sono due siti di notizie che combattono per poter riferire la violenza contro la popolazione Mozabita.

Il lavoro di questi attivisti non è stato vano. L'impunità dei criminali è stata resa nota al pubblico, mettendo le autorità algerine in una situazione compromettente e costringendole ad agire. La violenza a Ghardaïa non si è fermata, ma questo è un positivo passo avanti per la popolazione locale.

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