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Sudan: blogger rimane in arresto per aver criticato due presidenti

Il blogger e attivista sudanese Tajeldin Arja si trova in detenzione sin dal suo arresto il 24 dicembre 2013 avvenuto in occasione della conferenza stampa congiunta dei Presidenti del Sudan e del Ciad a Khartum, la capitale del Sudan. Arja, attivista politico del Nord del Darfur, aveva interrotto lo speaker durante la sessione di apertura e criticato i due leader, in quella che Amnesty International ha descritto come un tentativo di “renderli responsabili delle atrocità commesse in Darfur”.

Il giovane venne arrestato dalle guardie di sicurezza, come mostra chiaramente il video qui sotto. Organizzazioni umanitarie locali e internazionali hanno dichiarato che il 26enne è a serio rischio di tortura e altri maltrattamenti. Gli attivisti in Sudan hanno annunciato un sit-in di solidarietà davanti alla Commissione Governativa per i Diritti Umani allo scopo di richiedere il suo rilascio immediato. Il sit-in ha avuto luogo martedì 18 febbraio.

Il Presidente del Ciad Idris Deby si trovava in visita ufficiale di due giorni a Khartum per discutere con il Presidente sudanese Omar Al-Bashir di pace, sicurezza e confini nella regione del Darfur. Il giorno precedente al suo arresto, Arja, che proviene dal Nord del Darfur, aveva annunciato su Facebook l'intenzione di presenziare alla conferenza stampa presidenziale e di confrontarsi con i partecipanti che lui descriveva come “leader opportunisti”. Aveva richiamato altri attivisti a fare lo stesso ed ad esprimere le loro “impressioni” sull'evento e su chi vi partecipava. 

Sull'arresto di Arja è stato fatto un ampio resoconto dopo che il video dell'incidente – video apparentemente fatto da un partecipante anonimo con un telefono cellulare – è stato pubblicato su Youtube. Il video mostra Arja in piedi in prima fila che urla critiche ai due presidenti. “Volete solo ingannare e raggirare l'opinione pubblica!”, rivolto a Al-Bashir e a Diby. Le guardie di sicurezza lo presero immediatamente e lo scortarono fuori dalla sala conferenze. “Potete ucciderci, torturarci…” sono state le sue ultime parole nel video. Fonti di informazione hanno riportato che membri del servizio di sicurezza alla conferenza confiscarono le attrezzature dei giornalisti internazionali e delle troupe televisive presenti all'evento e condussero condotto una ricerca in situ sui loro contenuti nel caso l'arresto fosse stato colto dalle telecamere. 

Amnesty International ha rilasciato un appello per un'azione urgente [en] alle autorità sudanesi affinché Arja sia accusato di un reato preciso o che altrimenti che venga rilasciato immediatamente, avvertendo che altrimenti il giovane si troverebbe ad alto rischio di tortura e altre forme di maltrattamento. L'organizzazione enfatizza che Arja è stato una delle vittime delle loro sfortunate politiche che riguardano il conflitto in Darfur: 

Tajeldin Ahmed Arja viene dal Nord del Darfur. Venne cacciato con la sua famiglia durante i primi anni del conflitto. Da allora si è dichiaratamente schierato contro il governo sudanese e ha scritto e creato blog sulla situazione in Darfur.

Il giornale indipendente online Al-Taghyeer [ar] ha riportato che un parente stretto di Arja, a cui è stata data la possibilità di visitarlo in carcere, ha detto che il giovane blogger era stato tenuto in isolamento ed era soggetto continuamente a sistematici pestaggi e torture:

وقال المصدر للـ (التغيير الالكترونية) إن علامات الاعياء والتعذيب ظهرت بوضوح علي المعتقل الذي قال انه ظل يتعرض منذ اعتقاله “لعمليات تعذيب متواصلة توقفت قبل الزيارة بيومين”. وقال عرجة، انه وضع طوال مدة اعتقاله في “حبس إنفرادي وتم تحويله قبل ايام لسجن كوبر في معتقل جماعي”.

وابلغت السلطات اسرة عرجه انها لن تتمكن من مقابلته إلا بعد مرور خمسة عشر يوما علي مدة الزيارة الاولي.

La fonte ha detto a Al-Taghyeer Online che su Arja erano visibili segni di affaticamento e stanchezza. Il giovane ha ammesso di essere sottoposto “a continue torture sin dal suo arresto, interrottesi solo due giorni prima della visita”. Arja ha detto di essere stato tenuto in isolamento durante tutta la sua detenzione e di essere stato trasferito solo alcuni giorni prima a Kober Prison.

Un colpo alla retorica governativa

Il blogger e attivista Amjed Farid ha pubblicato un post [en] mettendo l'arresto di Arja nel contesto dello stato della libertà di espressione in Sudan e delle imminenti elezioni presidenziali nel 2015:

Anche se sarebbe sufficiente a rendere il concetto, non si tratta solo del caso di Tajeldin Arja. Il governo sudanese adotta una censura molto rigida sui quotidiani, con tre di questi (Almidan, Rai Alsha’ab e Altayar) costretti a non pubblicare da quasi tre anni senza una ragione ufficiale (i primi due sono pubblicazioni ufficiali di partiti legalmente registrati). In più, nel Settembre e Ottobre dello scorso anno, il regime ha allontanato centinaia di politici e attivisti dalle loro case a causa delle loro vedute politiche. La detenzione era la parte più semplice perché invece altre centinaia sono state uccise nelle strade a sangue freddo mentre protestavano contro l'aumento dei prezzi e le misure economiche nel settembre 2013.

Il movimento giovanile Sudan Change Now ha richiamato la comunità attivista in Sudan sulla propria pagina Facebook [en] a organizzare una sit-in pacifico il 18 Febbraio 2014 davanti alla Commissione Governativa per i Diritti Umani (HRC) a richiesta del rilascio immediato di Arja.

C'è chi osserva che il mancato rilascio da parte di Al-Bashir un ordine esecutivo a liberazione di tutti i detenuti politici è un esempio del nuovo linguaggio [en] di “vuota retorica” che il governo adotta in tema di dialogo aperto, riforme e riconciliazione, dal momento che Tajeldin Arja e molti altri attivisti rimangono in prigione mentre i perpetratori di crimini e di violazioni dei diritti umani godono di impunità. 

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