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Venezuela: continuano le proteste #SOSVenezuela “popoli del mondo, aiutateci!”

Grafiti de #SOSVenezuela en la autopista y detrás soldados de la Guardia Nacional Bolivariana mirando la manifestación abajo. Foto de Kira Kariakin.

Graffiti di #SOSVenezuela sull'autostrada e dietro soldati della Guardia Nazionale Boliviana che guardano la manifestazione in corso. Foto di Kira Kariakin.

Questo articolo [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] di  è stato pubblicato originalmente nella sezione What's hot? del sito Future Challenges. Questo articolo fa parte della nostra coverage speciale sulle Proteste in Venezuela.

Il 12 febbraio 2014, il Giorno della Gioventù, la Federazione di Studenti Universitari ha deciso di pretendere più sicurezza da parte del governo con una manifestazione a livello nazionale. L'origine della protesta ha avuto luogo una settimana prima a San Cristóbal Táchira, dopo che degli studenti hanno salvato una compagna di classe da un tentativo di violenza, presso il campus dell'Università delle Ande. Le autorità hanno messo fine alla protesta in modo violento, facendo in modo che gli studenti si unissero nel Giorno della Gioventù lottando per i propri diritti, continuando a chiedere più sicurezza. La manifestazione del 12 febbraio è stata fortemente repressa causando tre morti e vari feriti, e ciò ha dato inizio ad una serie di manifestazioni ancora in corso.

Fino ad oggi (11 marzo), la violenza delle proteste ha portato via 21 vite, ha provocato 318 feriti e l'arresto di più di 1.000 persone. L'opposizione e gli studenti hanno accusato le forze di sicurezza, la Guardia Nazionale, la Polizia Nazionale Boliviana e i “collettivi”, di essere responsabili di queste perdite. I collettivi sono organizzazioni civili (paramilitari) che sono supportate e armati dal governo di Hugo Chavez, per difendere la sua rivoluzione. Collettivi come “La Piedrita” e “Los Tupamaros” sono stati fotografati mentre stavano lavorando con la polizia speciale dell'intelligence, SEBIN, sparando, colpendo e intimidendo i manifestanti.

Richieste

Gli studenti stanno ora esigendo un'interruzione della violenta repressione, e in special modo il rispetto dei diritti umani dei detenuti. I cittadini che sono stati incarcerati nel corso delle proteste hanno riferito di essere stati brutalmente torturati (shock elettrici, violenza, bastonate) e che gli sono stati negati i loro diritti legali. I manifestanti esigono che i detenuti siano sciolti dalle loro imputazioni e messi in libertà. Un'altra richiesta è porre fine alla censura dell'informazione e alle limitazioni dei mezzi di comunicazione indipendenti. Le proteste non sono state commentate in modo adeguato dalle stazioni radio e dalle televisioni locali, dal momento che qualsiasi stazione che trasmetta questo tipo di notizie potrebbe andare incontro a severe conseguenze legali, come multe o la revoca delle loro licenze. Per cui gli incidenti registrati sono stati divulgati principalmente attraverso canali di social media e non da altre fonti, a causa delle restrizioni e alle ambiguità della Ley Resorte. Il governo non l'ha riconosciuto completamente, non assumendosi responsabilità nè mostrando diligenza nell'indagare questi eventi. Nella maggior parte, le ONG e i gruppi per i diritti umani come il Foro Penale Venezuelano [es], la Provea [es], lo Spazio Pubblico [es], hanno riunito documenti e testimoni e li hanno presentati davanti al Pubblico Ministero, la Difesa del Popolo e ad organismi internazionali come l’Organizzazione degli Stati Americani. [es, come tutti i tweet seguenti]:

In #SOSVenezuela, quando il cittadino comune chiede PACE i militari di @NicolasMaduro gli puntano addosso le armi

 

Responsabilità

Dal punto di vista del governo, i leader dell'opposizione sono responsabili della violenza derivata dalle proteste e gli studenti sono degli ingenui molto utili per realizzare la loro agenda politica. Questo argomento diventerebbe credibile se il leader principale dell'opposizione, Henrique Capriles (Partito Primo Giustizia), non fosse stato contro le proteste, anticipando le loro possibili conseguenze. Di fatto, gli studenti sono stati appoggiati da Leopoldo López (Partito Volontà Popolare) e la deputata María Corina Machado (Indipendente) che hanno insistito affinchè le manifestazioni non diventassero violente. Mentre Capriles si stava preparando per l'obiettivo a lungo termine di prodigarsi meglio alle necessità e ai problemi dei meno privilegiati, López e Machado volevano mostrare lo scontento della gioventù e della classe media attraverso le proteste. Ciò avrebbe prodotto un attrito nella coalizione dei partiti di opposizione, MUD (Direttivo dell'Unità Democratica).

L’ appoggio di López e Machado alle manifestazioni hanno permesso al governo di accusarli di cospirazione, per portare a termine un colpo di stato “fascista” contro il presidente Nicolás Maduro, con l’ aiuto dell’ “impero” degli Stati Uniti e la CIA, estendendo le loro accuse alla CNN, in quanto quest'ultima è la stazione che ha attivamente coperto le proteste (vídeo.)

Il 18 febbraio, Leopoldo López si è consegnato alle autorità accusato di cospirazione, istigazione alla ribellione e omicidio (l'attribuzione di omicidio è stato poi ritirata più tardi). Quel giorno, le “guarimbas” (barricate nelle strade), erano cominciate nelle principali città del Venezuela. Le “guerimbas” non erano controllate dai leader dell'opposizione e nemmeno appoggiate dalla popolazione in generale. Queste sono espressione dell'opposizione più radicale che vorebbe far cadere il governo. Alcuni generali in pensione, come Ángel Vivas, hanno appoggiato le “guarimbas” fornendogli istruzioni su come creare “miguelitosi” (chiodi) per danneggiare i pneumatici delle motociclette o porre fili di ferro di traverso nelle vie per ferire i passanti, argomentando come giustificazione a ciò, fra le tante ragioni, per autodifesa. Questi misure hanno causato la morte di almeno tre civili.

Gli studenti, per la maggior parte, sono rimasti indipendenti dai leader dell'opposizione, nelle loro azioni e decisioni. L'efficacia delle proteste è stata messa in discussione dai chavisti perchè a Caracas le manifestazioni non sono esplose solo nell'est della città, ma ultimamente sono cominciate anche nell'ovest, per esempio a Caricuao. Alcuni analisti dicono che l'assenza della gente nelle strade dell'ovest non è dovuta alla mancanza di insoddisfazione, ma per paura di rappresaglie dei collettivi nelle zone che questi controllano. Malgrado ciò, in altre delle principali città le proteste sono state totalizzanti. A San Cristoforo, per esempio, le proteste sono state particolarmente forti.  

Il governo ha convocato una conferenza di pace, estendendo il suo invito a chi volesse partecipare, includendo studenti e leader. La maggioranza dei leader di opposizione si sono rifiutati di assistere fino a che il governo non metterà fine alla repressione, gli studenti catturati vengano liberati e parole come “fascisti”, “assassini borghesi”, “cospiratori”, ecc., saranno eliminate dalla retorica del governo. A causa della mancanza di fiducia tra le parti interessate, il dialogo rimane fermo.  

Nel frattempo, la forte repressione non si è fermata, nemmeno nel primo anniversario della morte di Hugo Chavez, il 5 marzo.

Il ruolo dei social media

En Venezuela la única 'Paz' la tienen los muertos. #PrayforVenezuela. Foto de Kira Kariakin.

“In Venezuela l'unica “Pace” ce l'hanno i morti. #PrayforVenezuela”. Foto di Kira Kariakin.

I venezuelani hanno condiviso contenuti sui blog, su Twitter, pubblicato testimonianze, video e fotografie su Facebook, Flickr, YouTube e su altre piattaforme in modo molto attivo. A causa della censura dei media, Twitter si è trasformato nel mezzo di comunicazione dominante in Venezuela. Tramite gli hashtag #SOSVenezuela, #PrayforVenezuela, #ResistenciaVzla, tra gli altri, tutti gli eventi sono stati documentati e le notizie si sono diffuse oltre le frontiere del Venezuela. Foto e video che i medi locali non possono trasmettere sono stati pubblicati dai cittadini e sono disponibili per il resto del mondo.

Nei giorni precedenti gli Oscar, una campagna su Twitter è stata utilizzata per chiedere agli artisti di appoggiare pubblicamente i manifestanti in Venezuela, ottenendo un certo risultato. Inoltre, strazianti dichiarazioni, testimonianze personali e sentimenti di frustrazione sono stati sfogati usando questi hashtag.

“Siamo troppo giovani per essere così infelici” #SOSVenezuela #PrayForVenezuela

@ElNacionalWeb: Manifestanti ad Altamira omaggiano i venezuelani morti nelle proteste studentesche.

Guardando avanti

Dopo quasi 30 giorni, non è ancora chiaro se le manifestazioni si fermeranno. Ci sono molte voci ed ipotesi circa ciò che sta succedendo all'interno del governo e nei gruppi e partiti di opposizione. Nel governo, le opinioni riguardano le discrepanze tra due fazioni: quella militare, rappresentata da Diosdado Cabello, presidente dell’ Assemblea Nazionale, e quella civile, incarnata dal presidente Nicolás Maduro.

Dal lato dell'opposizione ci sono quattro fazioni in conflitto: il movimento studentesco che agisce nella sua maggioranza in maniera indipendente dai partiti politici, i seguaci di Henrique Capriles, con un approccio moderato, quelli di Leopoldo López e María Corina Machado, disposti a continuare nelle strade, e i radicali – i “guarimberos” – che stanno cercando una rapida caduta del governo tramite una combinazione di azioni civili e militari.

Le dinamiche di tutti questi settori sono ora in gioco. La protesta ha preso il suo corso ed è fuori dal controllo e dall'influenza dei leader di opposizione. L'incertezza e la disperazione verso il futuro si combinano ora con la rabbia e la frustrazione. É difficile anticipare possibili risultati. La popolazione sta soffrendo per la criminalità dilagante, la scarsità di prodotti, le restrizioni verso i diritti umani e sta chiedendo aiuto: #SOSVenezuela. 

#SOSVenezuela. Foto de Kira Kariakin.

“Popoli del mondo aiutateci! Il Venezuela sta lottando per la sua libertà” #SOSVenezuela. Foto di Kira Kariakin.

Per una dettagliata cronologia e più collegamenti sul tema: Proteste in Venezuela del 2014
Kira Kariakin (1966) è una blogger venezuelana. Ha lavorato come consulente creativa e di comunicazioni per progetti di rendimento di energia e per ICT4D, dal 1999 fino alla fine del 2013. Ha un'ampia esperienza nel mondo editoriale (1986-1998). Ha vissuto in Uganda e Bangladesh, all'incirca 5 anni in ogni paese (1999-2008), trascorrendo anche un periodo considerevole in Tanzania, Kenya, Botswana e Indonesia. Attualmente vive in Venezuela e lavora come freelance nella stampa. Si occupa anche di fotografie. Compone versi, fa l'opinionista nel suo tempo libero e scrive cronache e articoli di commento, la maggior parte dei quali condivisi nell'ambiente del web 2.0, partecipa a diverse attività culturali connesse con la poesia e collabora con organizzazioni sociali dedite alla promozione della libertà d'espressione e dell'accesso all'informazione. 

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