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Brasile: tragedia per una donna, ‘trascinata’ in strada e uccisa dalla polizia militare

Image by Collective ñ, free use.

Immagine di Coletivo ñ, libero utilizzo.

[Tutti i seguenti link seguenti indirizzano a pagine in Portoghese, salvo dove diversamente specificato.]

Claudia Sivia Ferreira è stata raggiunta da una pallottola alla nuca ed alla schiena durante un'operazione della polizia miltare, la mattina del 16 Marzo 2014, nella favela di Morro da Congonha (Collina di Cogonha), nel nord di Rio de Janeiro. Incosciente, la donna, una madre di 38 anni, è stata post nel bagagliaio di una macchina della polizia, apparentemente per essere portata in ospedale. 

Vicini ed amici hanno cercato di impedire alla polizia di prenderla, ma i poliziotti hanno risposto sparando in aria per disperdere la folla e portandola via con il portabagagli aperto. Dopodiche, nel viale Intendente Magalhãesà il suo corpo, apparentemente senza vita, è rotolato giù dal portabagagli ed attaccato ad un pezzo di stoffa è stato trascinato sull'asfalto per almeno 250 metri, senza che i poliziotti nella macchina prestassero attenzione ai richiami degli altri autisti e dei pedoni. 

La scena agghiacciante è stata filmata da un autista anonimo:

Attention: this video contains extremely strong images. Click to open in a new page.

Il video di Claudia Silvia Ferreira trascinata da una macchina, rilasciato da newspaper Extra; ATTENZIONE: immagini molto cruente.

Gli agenti della Polizia militare responsabili del trascinamento di Claudia, cioè: il sottotenente Adir Serrando Machado, il sottotenente Rodney Miguel Archanjo ed il sergente Alex Sandro de Silva Alves, sono stati arrestati il giorno seguente, ma sono pero’ stati rilasciati il 20 Marzo, su richiesta del Pubblico Ministero Paulo Roberto Cunha, che ha dichiarato: “Se lei [Claudia] avesse presentato segni di vita, sussisterebbe il crimine di lesioni corporali. Ma se era morta [una volta collocata in macchina], non avrebbero commesso alcun crimine”. Gli agenti, in attesa di giudizio, sono stati posti in libertà su cauzione.

Act in homage to Claudia and against police violence on March 17 in Madureira, north zone of Rio de Janeiro. Photo by Organização Anarquista Terra e Liberdade OATL (Anarchist Organization for Land and Liberty), free use.

Protesta in omaggio a Claudia Silva Ferreira e contro la violenza della Polizia, il 17 Marzo a Madureira, nella zona Nord di Rio de Janeiro. Foto della Organização Anarquista Terra e Liberdade OATL (Organizzazione Anarchista per la Terra e la Libertà), libero utilizzo.

La giornalista Monica Waldvogels ha scritto su Twitter che il sottotenente Adir Serrano risulta implicato in almeno 63 uccisioni.

Secondo Thais Lima, figlia di Silvia Ferreira, gli agenti di polizia stavano ridendo mentre portavano il suo corpo in macchina.

Il Professor Eduardo Sterzi ha pubblicato sul Facebook la testimonianaza anonima di un residente che era presente all'uccisione di Silvia Ferreira e di un altro residente morto nella stessa occasione: 

(…) foi executado após já ter sido alvejado e estar caído. Ele tinha uma mochila com drogas, mas três pistolas foram plantadas pra ser dito que houve confronto, além de outras três mochilas que também foram plantadas.

Eles chegaram atirando em tudo e todos, por isso a morte da mulher.

(…) è stato ucciso dopo esser stato già colpito ed era caduto a terra. Aveva uno zainetto con droghe, ma gli furono messe dentro tre pistole, per sostenere che fece resistenza, oltre che altri tre zainetti che furono aggiunti. 

Arrivarono sparando da tutte le parti, per questo la donna fu uccisa.

Secondo il marito di Silvia Ferreira, Alexandre da Silva e suo fratello, Julio Ferreira, Silvia sarebbe stata colpita dallo stesso agente che ha posto 4 armi sulla scena del crimine, mentre lei, secondo la loro versione, aveva soltanto un pacco di caffè e 6 Reali Brasiliani (2.56 Dollari) per comprare cibo per i propri figli.

L'attivista Camila Pavanelli ha cosi‘ commentato questo fatto su Facebook :

A mentira é o pressuposto do qual devemos partir ao ouvir qualquer declaração da PM. Mas nem sempre esse pressuposto se confirma. No caso de Claudia e suas quatro armas, não se estava tentando mentir para acobertar o crime (afinal, quem seria capaz de acreditar nesta versão?).

Afirmar que Claudia tinha quatro armas é nada menos que estender a tortura aos seus familiares.

Il presupposto da cui partire, ogniqualvolta si sentono le dichiarazioni della Polizia Militare, è che sia una menzogna. Non sempre il presupposto è confermato, ma nel caso di Claudia e delle 4 pistole, non si stava forse cercando di coprire un crimine (chi puo’ essere capace di credere a questa versione)?

Sostenere che Claudia portasse con se 4 armi, vuol dire soltanto prolungare l'agonia della sua famiglia.

Photo posted by the profile Anonymous Rio, on Facebook. Free use.

Foto pubblicata da Anonumous Rio su Facebook. Libero utilizzo.

Persone sui media sociali ha paragonato il caso di Silvia Ferreiro a quello di João Hélio. Il rappresentante federale del PSOL (il Parito per il Socialismo e Liberta’) Chico Alencar ha scritto su Facebook: 

Fevereiro de 2007. Três jovens abordam um carro no bairro de Oswaldo Cruz, subúrbio do Rio. Na mão de um deles, uma arma de fogo. Do lado de dentro, o menino João Hélio, sua irmã de treze anos e sua mãe.

Foi um dos crimes mais terríveis e chocantes que o Brasil já testemunhou. [Ao tentar escapar da viatura] O pequeno João Hélio ficou preso ao cinto de segurança, do lado de fora do carro, e foi ARRASTADO pelos assaltantes por cerca de sete quilômetros. Seu corpo ficou completamente desfigurado. Até hoje, para muitos, lembrar e escrever sobre isso é tarefa que arrepia e arranca lágrimas.

Febbraio 2007. Tre giovani assaltano una macchina nel sobborgo di Osvaldo Cruz, a Rio. Uno di loro brandiva un'arma. Dentro la macchina, un bambino, João Hélio, sua sorella di 13 anni e la loro madre. 

Fu uno dei piu’ terribili ed agghiaccianti crimini a cui il Brasile abbia mai assistito. [Cercando di scappare dall'auto] João Hélio rimase impigliato alla sua cintura di sicurezza, fuori dell'auto, e fu trascinato dai rapinatori per circa 7 kilometri. Il suo corpo fu completamente sfigurato. Il dover ricordare quel fatto porta ancora oggi brividi e lacrime sul viso di molti. 

Il caso e’ stato paragonato anche a quello di Amarildo, un operaio, che fu torturato, ucciso ed il suo corpo fu fatto “scomparire” [en] dalla polizia militare nella favela Rocinha, sempre a Rio del Janeiro, nel Luglio 2013. 

Il ricordo di João Hélio ha generato ancor più rammario, considerato che i maggiori media invece che nominare espressamente Silvia, ne hanno parlato semplicemente come “la donna che è stata trascinata”, fra le altre varianti. 

L'attivista Niara Oliveira ha discusso di questo su Twitter: ” Per qual motivo noi ricordiamo ancor oggi il nome del ragazzo trascinato dalla macchina rapinata dai criminali? POICHE’ LA STAMPA NE HA RIPETUTO INCESSANTEMENTE IL NOME, FIN ALL’ ESAURIMENTO” , e ha commentato:

Perchè quando una vita è importante, allora ha un nome, un'identità ed una storia. RIPETEREMO SEMPRE: Claudia Da Silva Ferreira, lavoratrice, madre di quattro figli.

Collection of news headlines propagated by online media about the death of Claudia Ferreira collected by activist Ana Silva that wrote:

Raccolta di titoli di giornali con le notizie sulla morte di Claudia Silvia Ferreira, fatta dall'attivista Ana Silvia. La stessa scrive: POLIZIA ASSASSINA, MEDIA CINICI E PERVERSI. Donna, donna, donna, residente, residente, residente, morta, morta, morta, trascinata, trascinata, trascinata, trascinata.  Figlia della trascinata, sepoltura della trascinata, vedovo della donna, la donna che è stata trascinata. Sempre senza un nome, senza identità, SENZA UMANITA’. SOLTANTO UN ALTRO CADAVERE. SOLO UN'ALTRA STATISTICA”.

L'attivista Thiago Paiva ha aggiunto, in una serie di tweet:

Por qual razão a vítima quando é de classe média/alta tem nome e sobrenome? Pensando no que eu disse de manhã. Guri arrastado de carro. Estereótipo completo de ~classe média~ – nome, sobrenome, série de reportagens. Uma moça arrastada de carro, pobre, não tem “potencial” pra ser uma musa que gere uma causa… é só “mulher arrastada”

Per qual motivo, se la vittima appartiene alla classe medio-alta ha un nome ed un cognome? Pensavo a quello che avevo detto stamattina: un ragazzino trascinato da una macchina. Stereotipo completo della ~classe media~- nome, cognome, una serie di articoli. Una donna trascinata da una macchina, povera, non possiede il “potenziale” per essere la musa ispiratrice di una causa.. ed allora, rimane soltanto “la donna che è stata trascinata”. 

Il tono visto fra gli attivisti e gli utenti su Facebook e Twitter era di sconforto: L'attivista Rodrigo Cardia ha scritto che il caso “sarà probabilmente presto dimenticato, poiche’ la vittima era nera e povera – così come molte altre persone che sono giornalmente uccise in tutto il Brasile”.  

Il professor Idelber Avelar si è chiesto cosa accadra ai “criminali in uniforme”: 

Nada. Não vai acontecer nada. Não serão julgados e, na remotíssima possibilidade de que o sejam, serão absolvidos. E o sistema político brasileiro continua incapaz de apresentar soluções minimamente decentes para a existência de organizações criminosas desse tipo, aparatos de tortura e morte, fardados, que atuam com o beneplácito do Estado e ao arrepio da lei.

Niente. Non succederà niente. Non saranno giudicati, e nella remotissima possibilità che succeda, saranno assolti. E il sistema politico brasiliano continua ad essere incapace di presentare anche solo una minima soluzione decente all'esistenza di organizzazioni criminali di questo tipo, apparati di morte e di tortura in uniforme, che agiscono con la benedizione dello Stato e contro la legge.

Il giornalista Bruno Torturra ha scritto su Twitter:

L'impunità della Polizia ha trasformato le loro prerogative. Dal monopolio legale sulla violenza, sono passati al monopolio legale sull'illegalità.

Il caso ha riportato in superficie il dibattito sulla fine della Polizia Miltare e della sua demilitarizzazione, come richiesto dal collettivo Rio na Rua:

A vítima de hoje foi uma mulher negra e pobre, moradora de uma favela situada em um bairro de classe média baixa do Rio de Janeiro. Cláudia, 38 anos, trabalhadora, mãe de quatro filhos, criava quatro sobrinhos. Mais uma vítima da ação bárbara da PMERJ. A voz das ruas diz que “a polícia mata pobre todo dia”. Quantos outros casos como o dela não ganharam voz na grande mídia? E qual voz o caso Cláudia ganhará? Sua morte é mais um exemplo de que a desmilitarização da polícia é uma questão urgente. Não queremos mais exemplos. Queremos o fim da Polícia Militar.

La vittima di oggi era una donna, nera e povera, residente di una favela situata in un quartiere di classe medio-bassa di Rio de Janeiro. Claudia, 38 anni, madre di 4 figli, che si prendeva cura anche di 4 nipoti. L'ennesima vittima delle azioni barbariche del PMERJ (Polizia Militare dello Stato di Rio de Janeiro). Voci dalla strada riferiscono che “la polizia uccide poveri ogni giorno”. Quanti altri casi come il suo non troveranno voce nei media? E quale voce acquisterà il caso di Claudia? La sua morte è un ulteriore esempio del fatto che la demilitarizzazione della polizia militare è un argomento di urgenza. Non vogliamo altri esempi. Vogliamo la fine della polzia militare. 

"Este ônibus foi queimado pelo povo após o assassinato de mais uma moradora de favela e negra na cidade do Rio. Isso não é vandalismo. Isso é revolta. Isso não é crime. É direito de indignar-se. Esta vida que foi tirada não apaga a dor desta família e de todas que são vítimas do genocídio promovido pelo Estado. PELO FIM DA PM!" Texto e foto do Organização Anarquista Terra e Liberdade OATL, uso livre

“Quest'autobus è stato dato alle fiamme dalla folla a seguito dell'assassinio di un altro residente nero di un basso fondo, una donna di Rio de Janeiro. Questo non è vandalismo. Questa è una rivolta. Questo non è un crimine. Questo rappresenta il diritto di essere indignati. Questo però non attenua il dolore della famiglia per la vita che è stata recisa e di tutte le altre vittime del genocidio perpetuato dallo Stato. PER LA FINE DELLA POLIZIA MILITARE!” Testo e foto dell'Organizzazione Anarchista Terra e Liberta’ OATL, libero utilizzo.

Molti pezzi sono stati pubblicati sulla morte di Silvia Ferreira, fra i quale spicca “Claudia Silva Ferreira, 38 anni, donna delle pulizie, uccisa per essere stata trascinata da una macchina della polizia militare”, pubblicato da Camila de Magalhães Gomes sul blog “Blogueira Feministas” (Blogger femministe):

Image posted by the collective "Se não tiver direitos não vai ter copa" (If there are no rights, there will not be a World Cup) on Facebook. Free use.

Immagine pubblicata dal collettivo”Se não tiver direitos não vai ter copa”(Se non ci saranno diritti, non si farà la Coppa del Mondo) su Facebook. Libero utilizzo.

Quem vai gritar por Claudia? Quem vai saber seu nome além dos familiares e das pessoas de sua comunidade? Quem vai se insurgir contra os criminosos fardados, agentes do estado? Quem pedirá a responsabilização desses agentes? Por que o barulho diante dessa brutalidade perpetrada por agentes públicos é tão menor?

Chi protesterà per Claudia? Chi conoscerà il suo nome, a parte la sua famiglia e le persone della sua comunità? Chi si rivolterà contro i criminali in uniforme, agenti dello stato? Chi chiederà che questi agenti siano ritenuti responsabili? Perchè il pianto e la protesta di fronte alla brutalità perpetrata dagli agenti pubblici sono così tenui?

Amanda Vieira ha scritto in un articolo intitolato “Claudia Silvia Ferreira: sparata, trascinata ed uccisa dalla Polizia Militare. Fino a quando?” sul blog “FemMaterna”. 

Para a grande maioria dos jornais, uma mulher faleceu. Para nós, faleceu Claudia Silva Ferreira, uma pessoa que tinha uma identidade, uma história, um nome digno de ser mencionado nas manchetes de jornais. Ela tinha uma vida digna de ser preservada, tanto quanto qualquer outra neste país que, pelo menos oficialmente, não aceita pena de morte.

Per la maggior parte delle persone, una donna è morta. Per noi, Claudia Silvia Ferreira è morta, una persona che aveva un'identità, una storia, un nome degno di essere menzionato nei titoli dei giornali. Lei possedeva una vita che valeva la pena di essere conservata, così come quella di ogni altro qui in questo paese che, almeno ufficialmente, non permette la pena di morte. 

L'attivista Fabiano Camilo ha fatto una riflessione nell'articolo  “La donna che fu trascinata – corpi violati e la naturalizzazione della violenza della Polizia.”:

A violência policial, que na sociedade brasileira adquiriu a dimensão de um hábito, passando a ser naturalizada e tacitamente justificada, motivo pelo qual não nos surpreende e não nos indigna, dirige-se, antes de tudo, contra os corpos que nossa cultura significa como passíveis de ser violentados: corpos índios, corpos negros, corpos pobres ou miseráveis, corpos femininos cisgêneros, corpos transgêneros, corpos não-heterossexuais. Não obstante, não são esses os únicos corpos que podem ser violentados pela polícia militar.

La violenza della polizia, a cui la società brasiliana si è abituata, comincia ad essere naturalizzata e tacitamente giustificata; per questo non ci sorprendiamo e non proviamo rigetto, dal momemto che è diretta contro i corpi che la nostra cultura identifica come idonei ad essere violati: i corpi degli indigeni, dei neri, dei poveri o dei miserabili, femminili, transessuali, non eterosessuali. Tuttavia però, tali corpi non sono gli unici che potrebbero essere violati dalla polizia militare.

L'ufficiale della polizia civile Lucas Ed ha riassunto su Facebook i sentimenti di molti:

A Cláudia não merecia, o marido dela não merecia, os filhos, os sobrinhos que ela criava. Os cariocas não mereciam ver aquilo, os brasileiros, os seres humanos.
Que coisa triste.

Claudia non meritava questo, né suo marito, e nemmeno i suoi figli né i nipoti che accudiva. La popolazione di Rio non meritava di assistere a questo e nemmeno la popolazione del Brasile, né alcun altro essere umano. Che cosa triste è accaduta.

Quest'articolo è stato aggiornato il 31 Marzo 2104. A causa di un equivoco, in una precedente versione dello stesso veniva riportato che Claudia Silvia Ferreira era rimasta attaccata al veicolo della polizia militare ad una fune. Invece è rimase legata col suo vestito, impigliato al portabagagli. 

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