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Brunei: implementata la legge coranica, preoccupazione per i diritti umani

Omar Ali Saifuddin Mosque in the capital of Brunei. Photo by Santi Palacios, Copyright @Demotix (8/12/2010)

Moschea Omar Ali Saifuddin Mosque nella capitale del Brunei. Fotografia di Santi Palacios, Copyright @Demotix (8/12/2010)

Il 1 maggio 2014 la Sharia è entrata in vigore [en, come tutti i link successivi] in Brunei, il quale è diventato così il primo Paese dell'est asiatico dove la legge islamica è applicata a livello nazionale.

L'applicazione della legge si articolerà in tre gradi. Il primo grado, al momento operativo, riguarda le trasgressioni generiche quali il mancato rispetto del digiuno nel mese di Ramadan, la non esecuzione delle le preghiere il venerdì e le gravidanze al di fuori del vincolo matrimoniale. Il secondo grado prevede l'amputazione degli arti per furto, e la fustigazione per violazioni quali aborto, consumo di alcol e omosessualità. La pena di morte è invece contemplata nell'attuazione della legge in terzo grado, e prevede la lapidazione a morte per reati di adulterio e la pena capitale per stupro e sodomia.

Il Brunei è un Paese a maggioranza islamica. Si tratta di una monarchia in cui il Sultano ricopre anche la carica di Primo Ministro, e detiene il potere assoluto all'interno del governo e della società bruneiana. Prima del 1 maggio la Sharia veniva applicata solo nelle questioni personali e famigliari.

Negli ultimi sei mesi il governo ha lanciato una campagna informativa ed educativa sul fondamento logico e il contenuto della legge sharaitica. Uno degli argomenti più controversi e maggiormente dibattuti è stato quello riguardante le disposizioni sull’“abbigliamento indecente”:

La sezione intitolata “Comportamenti Indecenti” afferma che chiunque tenga comportamenti indecenti in un luogo pubblico è colpevole di reato, e pertanto sarà ritenuto possibile di multa, non superiore a $2.000, o detenzione, per un massimo di sei mesi, o entrambe.

Un comportamento è ritenuto indecente qualora danneggi l'immagine dell'Islam, corrompa gli standard morali, sia fonte di cattiva influenza, o offenda la sensibilità di chi ne è testimone.

Alla domanda se indossare un bikini in piscina costituisca una violazione della Sharia, un funzionario religioso ha ammesso che “la questione non è chiara”.

Alcuni sostenitori fanatici della legge hanno iniziato a scagliarsi contro altre persone, accusandole di reato perchè non portavano un tudong (velo) o per aver indossato capi di abbigliamento “indecenti”, come pantaloncini corti.

Un'altra questione sollevata dalla popolazione riguarda le disposizioni che verranno applicate qualora una persona venga ferita durante un'attività sportiva. Il funzionario religioso Saadatul Nazaha Hj Saiful Ashur, dell'Unità Legale Islamica, ha spiegato:

Coloro che subiscono danni agli occhi mentre si pratica sport estremo possono chiedere un risarcimento all'imputato. La richiesta di risarcimento sarà valutata e calcolata dalla Corte della Sharia, sulla base della gravità delle ferite inferte.

L'imam di Jame’ ‘Asr Hassanal Bolkiah, Haris Hj Suboh, ha sollecitato la popolazione a comprendere l’importanza di abbracciare la Sharia:

Se comprenderanno a pieno la legge, non incorrereranno in alcun problema.

La legge stessa è una guida per i musulmani affinchè temano l'ira divina. Le punizioni inflitte nel mondo adesso sono diverse da quelle che verranno applicate d'ora in avanti.

Non bisogna focalizzarsi sulle pene prescritte dalla legge ha affermato il procuratore generale Datin Hjh Hayati:

Il punto cruciale è che, tanto noi, quanto la comunità esterna, comprendiamo le nuove distinzioni e smettiamo di focalizzare l'attenzione sulle pene, spostandola sul processo rigoroso e complesso previsto dal codice.

Ha inoltre difeso la Sharia, definendola meno dura per quanto riguarda l'inflizione della pena delle bacchettate:

È sufficiente che la mano venga alzata lentamente e che il colpo di bacchetta sia inferto uniformemente sul dorso, anzichè su di un punto soltanto.

Sua Maestà il Sultano Haji Hassanal Bolkiah Mu'izzaddin Waddaulah ha invitato il la popolazione a fare fronte comune e ignorare le critiche mosse dagli altri Paesi:

Non prestate attenzione a ciò che dicono di noi qui in Brunei perchè non sanno cos'è che deve essere bruneiano e come deve esserlo.

Ciò che importa è che noi, in quanto bruneiani, dobbiamo essere bruneiani fino in fondo, uniti, indipendentemente dall'etnia, dalla razza o dalla religione.

Essere una nazione come il Brunei la desidera, un governo che governi come i bruneiani vogliono, una monarchia che guidi il Paese come solo un bruneiano sa fare, con assoluta lealtà e devozione totale.

Precedentemente, egli aveva messo in guardia dalle critiche online che minacciavano che sarebbero stati puniti per la violazione della Sharia:

Non avranno più la libertà di continuare con le loro prese in giro, e se esistono i presupposti per portarli in tribunale, allora, il primo grado della Sharia (penale), il prossimo aprile, farà la differenza per loro.

Molti bruneiani hanno accolto con favore l'entrata in vigore della legge islamica:

La Sharia viene applicata SOLO ai criminali. Non c'è motivo di sentirsi minacciati. A meno che non si è dei criminali…

Sono davvero lieto che da oggi la sharia venga applicata. spero che renderà la società bruneiana un pò più pacifica e senza violenza.

I gruppi dovrebbero scavare più a fondo e comprendere cosa sia realmente la Sharia prima di fare commenti denigratori.

Noruzanna Sabeli, un'impiegata statale del Ministero dell'Istruzione, ritiene che le pesanti pene previste dalla legge agiranno da deterrente, impedendo così alle persone di commetere reati terribili:

La punizione per chi ruba è l'amputazione della mano. Sapendo ciò le persone saranno scoraggiate a rubare.

Se l'unica condanna fosse la detenzione, le persone andrebbero solo in prigione, perciò ruberebbero, e dopo aver scontato il carcere tornerebbero a rubare di nuovo.

Ma un impiegato statale si dice preoccupato per le ripercussioni che la legge può avere sui non-musulmani:

Siamo un Paese orgoglioso della propria religione di Stato e sono convinto che questa sia un'idea condivisa, ma dobbiamo continuare a garantire che ciò non abbia delle riperussioni sui nostri interessi nazionali. Spero che le altre religioni e le altre razze continueranno a essere rispettate.

Un sacerdote cattolico filippino ha avvisato che potrebbero essere imposte delle restrizioni al rito del battesimo:

Non ci saranno più battesimi. Non possiamo farci molto. Possiamo solo aspettare a stare a vedere cosa accade.

Secondo la Sharia, l'insegnamento delle altre religioni è proibito. Alcune scuole cristiane hanno già manifestato la loro preoccupazione per questa disposizione.

Le reazioni globali non sono a favore del Brunei. Molti hanno messo in discussione la decisione del Paese di applicare i dispositivi più cruenti della legge in quanto costituiscono una violazione dei diritti umani.

Alcune personalità come la conduttrice televisiva Ellen DeGeneres e l'amministratore delgato della Virgin Richard Branson hanno dato il loro sostegno ad una campagna di boicottaggio degli hotel di proprietà del Sultano del Brunei.

Amnesty International ha detto che “il nuovo e sconcertante codice Penale riporterà il Paese indietro, agli anni più scuri, quando non vigeva il rispetto dei diritti umani”. Rupert Abbott, Vice Direttore dell'area Asia-Pacifico di Amnesty International, ha aggiunto:

Il nuovo Codice Penale di Brunei Darussalam legalizza le pene più spietate e disumane. Rappresenta una presa in giro degli impegni del Paese per la tutela dei diritti umani, e deve essere revocato immediatamente.

Il nuovo Codice consente addirittura la lapidazione a morte per delle azioni che non dovrebbero essere considerate dei “reati”, come le relazioni sessuali al di fuori del matrimonio e i rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso genere.

Anche Phil Robertson, Vice Direttore del Dipartimento Asia di Human Rights Watch, ha criticato la legge:

La decisione del Brunei di applicare la legge penale sharaitica rappresenta un lungo passo indietro per i diritti umani nel Paese. Ciò costituisce una mossa dispotica verso le brutali punizioni messe in atto nel Medioevo, e non certo nel mondo moderno del Ventunesimo secolo.

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