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India: è giusto condividere le foto delle ragazzine Dalit violentate ed impiccate?

'Mai più!' è la richiesta di una dimostrante fuori la India House, consolato dell'India a Londra. Chiedono giustizia per le vittime di stupri di gruppo a Delhi. Immagine di Rob Pinney. Copyright Demotix (7/1/2013)

‘Mai più!’ è l'appello di una dimostrante fuori la India House, il consolato indiano a Londra. Chiedono giustizia per le vittime dello stupro di gruppi a Delhi. Foto di Rob Pinney. Copyright Demotix (7/1/2013)

Il mese scorso, l'india si è svegliata con le immagini esplicite dei corpi senza vita di due ragazzine, impiccate a un albero di mango. Ma immagini così scioccanti e terribili, condivise in tutto il mondo, avrebbero dovuto essere divulgate?

Due ragazze di 14 e 15 anni della comunità Dalit sono state brutalmente violentate e impiccate ad un albero di mango  [en, come tutti i link seguenti] nello stato dell'Uttar Pradesh, nell'India settentrionale. Il fatto è avvenuto la notte del 27 maggio scorso, quando le ragazzine, che erano sorelle, sono andate in un campo vicino per poter espletare i propri bisogni, perché a casa non possedevano il bagno. La mancanza dei servizi nell'India rurale è una questione ignorata da molti. Presumibilmente le ragazzine sono state rapite da alcuni uomini appartenenti a una casta superiore del villaggio Katra Sadatgani, Badaun, dove sono state stuprate.

I politici e i media locali hanno subito approfittato della situazione.

Molti utenti hanno condiviso sui social media indiani le immagini delle ragazzine impiccate all'albero facendo diventare virale la storia dello stupro. Le immagini scioccanti dell'impiccagione hanno sconvolto tutto il paese e subito dopo non sono mancate proteste pubbliche, in rete e non, contro i frequenti reati di stupro in India.

La famiglia delle ragazze crede che le due siano state prima violentate e torturate e poi alla fine impiccate all'albero di mango di un frutteto lì vicino. Arrabbiati a causa della presunta inattività della polizia, le famiglie hanno lasciato i corpi sull'albero per alcune ore. Alla fine la polizia locale ha denunciato il caso di stupro, soltanto dopo che alcuni membri della comunità delle due ragazzine hanno protestato davanti la stazione di polizia.

Condividere immagini esplicite sui social media

Inizialmente, un giornale locale ha pubblicato un articolo sullo stupro di gruppo, sulle torture e sul linciaggio delle due minori inclusa una loro foto, cosa che è contro la legge. I social media hanno preso la foto, condividendola ampiamente, facendola diventare ben presto virale.

Molti indiani, ritenendo l'immagine scioccante, hanno deciso di non condividerla e hanno messo in guardia gli altri utenti dal farlo. Altri hanno fatto notare come la condivisione di tali immagini sia contro la legge.

“Seriamente, le immagini di Badaun sono veramente scioccanti. Per favore, fareste meglio a pensarci bene prima di condividerle. Conosciamo l'atrocità di questo crimine.

La diffusione di immagini delle vittime di violenze è un crimine secondo la sezione 228, 376A del Codice Penale Indiano.

Altri hanno visto nella condivisione, non solo una forma di voyeurismo e mancanza di rispetto, ma anche un oggettivazione e uno sfruttamento delle donne, la “pornografia dello stupro”, esteso anche dopo la morte.

Badaun. Spaventata dalle immagini delle ragazzine spiattelate dappertutto. Odioso voyeurismo.

Mi secca che queste immagini di internet non valgano un cavolo. Un altro modo per rendere le donne un oggetto, persino da morte.

Dopo le prime reazioni istinitive, sono arrivate le analisi del caso. La giornalista Noopur Tiwari, in un suo articolo sul News Laundry, si è chiesta a cosa sia servito condividere tali immagini – è puro sensazionalismo e incitamento alla violenza di massa? Ella chiede:

I mezzi di informazione usano queste immagini per “vendere” le storie e raccogliere il momento di pietà o di sdegno. Ma tutto questo diverrà poi un'azione concertata che porterà giustizia? Oppure c'è il rischio che serva soltanto ad incitare la folla al linciaggio verso gli accusati?

L'immagine rappresenta una crudele realtà nel pieno della sua forza. I responsabili di violenze sessuali spesso vogliono mostrare pubblicamente i corpi delle vittime per terrorizzare la comunità che stanno cercando di intimidire. Si tratta di umiliazione, vendetta o anche un segno di “vittoria”. Tutto ciò è degradante per coloro che hanno sofferto della perdita. Vedendo questo spettacolo, non stiamo anche noi, per certi versi, prendendo parte all'umiliazione?

I critici hanno condannato la diffusione delle foto, anche se molti ritengono che essa sia efficace. Nel post su News Laundry, Noopur Tiwari ha aggiunto:

Lo stupro e l'omicidio delle ragazzine non sarebbe stato considerato un fatto “vero” di pubblico dominio
se la polizia non fosse stata così ostile. La diffusione di certe immagini è l'unica via di scampo per coloro che si sentono abbandonati dallo stato e dalle autorità locali?”

Sandip Roy, in un suo articolo sul First Post, ha scritto che spesso gli argomenti scioccanti servono per scuotere gli animi delle persone dalla loro inedia:

Siamo così abituati, così assuefatti e impassibili alla storia senza fine degli stupri, che sembra dovremmo scavare ancor più a fondo per riuscire a scioccare; è come se i media, rapportandosi a una storia di violenza, si chiedessero: “Cosa c'è di nuovo?”

Comunque, nello stesso articolo si evidenzia come foto di questo genere non dovrebbero essere usate per bacchettare la coscienza nazionale. Egli ha scritto:

Lo stupro di gruppo sulle due ragazzine nel bus di Delhi ha toccato un'intera nazione e ha spronato il governo a fare una legge anti-violenza più severa. Per questo non ci serve vedere dei corpi brutalizzati. Se invece avessimo bisogno di vedere gli “strani frutti” sugli alberi di mango per esserne scioccati, è necessario chiedersi che persone siamo diventate.

Il commento del primo ministro dell'Uttar Pradesh, Akhilesh Yadav, su quanto accaduto ha scatenato ulteriori indignazioni sui Social Media:

In NirUttar Pradesh, sugli stupri Akhilesh Y: Tu sei al sicuro, vero?

[nota dell'editore: NirUttar è un gioco di parole che in lingua Hindi significa “silenzio”]

Su un post di Facebook, The Logical Indian ha sintetizzato le reazioni dei principali leader politici del paese:

Image courtesy The Logical Indian


Traduzione degli slogan: “Siete al sicuro. Perché vi preoccupate?”
“I ragazzi sbagliano, perché attaccarli? Cambieremo le leggi.”
“Le donne che vengono violentate andrebbero punite.”
“Le donne che hanno rapporti sessuali consensuali dovrebbero essere impiccate.”
“Le violenze finiranno quando i nostri politici cambieranno la propria mentalità. Oppure cambiamo i politici!”
Immagine gentilmente concessa da The Logical Indian

Alcuni netizen hanno evidenziato le timide reazioni della società civile e la mancanza di attenzione da parte dei media a queste notizie. Alcuni giornalisti hanno condiviso questo punto di vista.

Non andremo a fare veglie notturne con le candele o a manifestare in strada per #Badaun e #Bhagana,  Parlare, gridare, sbraitare. Una buona volta manca lo SDEGNO.

Quanto deve essere mostruosa una violenza al di fuori dei limiti cittadini di Delhi per avere i titoloni sui giornali?

Il 31 maggio a Nuova Delhi si è tenuta una veglia con fiaccolata per protestare contro lo stupro di gruppo delle due ragazzine.

Cosa succederà in seguito?

I cinque accusati e i due poliziotti che, secondo quanto si dice, non hanno denunciato il fatto nonostante le continue richieste della famiglia delle ragazze, sono stati arrestati. La neo eletta Ministro per le Donne e per l'Infanzia, Maneka Gandhi, ha affermato che verrà costituito un gruppo per le violenze per far sì che questi casi vengano trattati subito.

Ma questi passi in avanti ci potranno assicurare che in futuro non ci siano più atroci violenze contro le donne? Chi vivrà vedrà. Nel frattempo, abbonda lo scettismo.

Perchè non possiamo evitare che succeda? Per me, arrestare le persone dopo che hanno torturato e ucciso un innocente non significa nulla.

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