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Vietnam: attivista blogger condannata a 3 anni di prigione per aver ‘bloccato il traffico’

Policing traffic in Hanoi, 20 November 2013, by Cesar Torres. Demotix.

La vigilanza del traffico ad Hanoi, 20 novembre 2013, di Cesar Torres. Demotix.

Lunedì 25 agosto, Human Right Watch chiederà ad Hanoi il rilascio della dissidente vietnamita Bui Thi Minh Hang e delle sue colleghe.

Un tribunale ha condannato la blogger attivista vietnamita Bui Thi Minh Hang a tre anni [en, come tutti i link seguenti] di prigione per aver attuato una “grave ostruzione del traffico”. Due sue compagne, Nguyen Thi Thuy Quynh e Nguyen Van Minh, sono state condannate rispettivamente a due anni e due anni e mezzo di galera.

Le tre ragazze sono stati arrestati lo scorso febbraio, insieme ad altre 21 persone, mentre marciavano in motocicletta da Ho Chi Minh City verso la provincia di Dong Thap, dove avevano in programma di far visita ad un ex-prigioniero politico e avvocato. In mezzo al gruppo, tuttavia, la polizia ha accusato solamente le tre blogger per aver violato l'Articolo 245 del codice penale, ossia per aver causato disordine pubblico.

Bui Thi Minh Hang è una nota attivista anti-cinese, oltre che oppositrice delle politiche vietnamite sulla terra, la religione e i diritti umani. Anche Nguyen Thi Thuy Quynh è una blogger e attivista, mentre Nguyen Van Minh è un'attivista per la libertà religiosa e adepta della setta buddhista nota come Hao-Hao.

Dopo 6 mesi di detenzione preliminare, questa settimana è stato reso noto il verdetto di colpevolezza. Un gran numero di persone, tra cui amici e parenti, si sono riuniti nella provincia di Dong Thap per dare appoggio alle accusate il giorno del verdetto, tuttavia la polizia ha tenuto la folla a distanza e ha arrestato chiunque osasse avvicinarsi.

Sul suo blog e su Twitter, Ngoc Nhi Nguyen ha raccontato le misure estreme messe in atto dalla polizia per domare la protesta fuori dalla sede del tribunale:

Da questa mattina presto, la polizia ha alzato delle barricate agli ingressi di tutte le strade dell'isolato dove si trova il Tribunale. Chiunque tenti di passare viene fermato e perquisito, i documenti d'identità vengono controllati. A chiunque tenti di fare foto vengono confiscati telefoni e fotocamere. Molte persone sono state arrestate, fatte salire su autobus della polizia che erano in attesa e portate via, nessuno sa bene dove.

Questo è quello che il governo del Vietnam, uno stato membro del Concilio delle Nazioni Uniti sui Diritti Umani, chiama processo pubblico!!

Notizia delle 7:30 di mattina: circa 60 poliziotti circondano l'aula di tribunale, le fotocamere vengono confiscate, la gente viene portata via su degli autobus.

Secondo alcuni resoconti, la polizia avrebbe perfino intimidito alcuni familiari delle accusate la notte prima dell'udienza:

…tre gruppi di attivisti sono stati chiusi negli hotel dove alloggiavano a Dong Thap, molti di loro sono membri dei Movimenti Vietnam Path Movement, No-U Hanoi e No-U Saigon. Cinque membri dell'Associazione Vietnamita per i Diritti Umani e delle Donne sono stati confinati senza cibo né acqua. Una di loro, Nguyen Thi Anh Ngan (Nguyễn Thị Ánh Ngân), aveva con sé il figlio di sette mesi.

Seguite i colleghi attivisti in Vietnam si preparano a presenziare al processo di Bùi Thị Minh Hằng, NVMinh e NTQuỳnh. Immagine di Anthony Le.

I gruppi globali in favore dei diritti umani non hanno perso tempo a condannare le sentenze e la repressione all'esterno del tribunale.

Siamo sconvolti per aver sentito che Bui Thi Minh Hang, Nguyen Thi Thuy Quynh e Nguyen Van Minh sono state condannate, tutte e tre, ad un totale di 8 anni [di prigione].

Phil Robertson, vice direttore della sezione asiatica di Human Rights Watch, ha aspramente criticato le autorità vietnamite, che hanno usato la legislatura stradale per perseguire penalmente delle attiviste in favore della democrazia:

Il governo vietnamita ora ricorre perfino a delle fittizie violazioni stradali pur di perseguire gli attivisti. Le autorità dovrebbero rendersi conto che non vale la pena di ridicolizzarsi internazionalmente per questo caso e dovrebbero lasciar cadere le accuse immediatamente.

Rupert Abbott, vice direttore della sezione Asia-Pacifico di Amnesty International, ha fatto appello al Vietnam perché rilasci tutti coloro che sono stati detenuti dalla polizia:

Il verdetto di oggi appare come un ulteriore tentativo di punire l'attivismo pacifico in Vietnam.

Il Vietnam dovrebbe tenere sotto controllo le proprie forze di polizia e smettere di attaccare gli attivisti pacifici, le loro famiglie e i loro sostenitori.

Tutti colori che sono stati imprigionati, unicamente per aver esercitato pacificamente i propri diritti, dovrebbero essere immediatamente ed incondizionatamente rilasciati.

Perfino l'Ambiasciata degli USA in Vietnam ha pubblicato una dichiarazione in cui esprimeva la propria preoccupazione riguardo al verdetto di colpevolezza emesso verso le blogger e attiviste:

Il fatto che le autorità vietnamite abbiano utilizzato la legislazione sul disordine pubblico per imprigionare degli oppositori del governo, che stavano esprimendo pacificamente le proprie visioni politiche, è allarmante.

Il Vietnam non è estraneo alle critiche per quanto riguarda l'attuazione dei diritti umani. Il governo nazionale, in passato, ha dovuto affrontare forti critiche per il duro trattamento riservato ai blogger dissidenti. Infatti, il nuovo processo che ha messo dietro le sbarre una prominente blogger attivista e una sostenitrice della libertà religiosa, ha ulteriormente enfatizzato lo stato cupo in cui versano i diritti umani e la libertà di parola nel 13esimo Paese più popoloso del mondo.

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