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I giovani lavoratori sud coreani ‘guadagnano con passione’ cioè poco o niente

Image entitled 'How to calculate Passion Wage'. All three conditions (which says from the left 'One has passion', 'One has talents' and 'One has the skills') lead to one conclusion of 'It is okay to pay less'.  Image shared by net users and shared in Enha Wiki Mirror site, (CC BY SA 2.0)

Immagine intitolata “Come calcolare la paga a passione”. Le tre condizioni (da sinistra a destra: “Si ha la passione”, “Si ha il talento”, “Si hanno le abilità”) portano alla conclusione che “va bene pagare di meno”. Immagine condivisa dal sito web Enha Wiki Mirror, (CC BY NC SA 2.0)

La “paga a passione” (letteralmente “passion wage” in inglese, dal coreano ‘열정페이’) è un termine emerso recentemente in Corea del Sud, in riferimento alla paga estremamente bassa retribuita ai giovani lavoratori, spesso meno del salario di base. I datori di lavori sperano che la “passione” dei loro impiegati possa in qualche modo compensare la mancanza di uno stipendio minimo. 

Il termine è stato originariamente ispirato dal salario estremamente basso percepito dai giovani stagisti del rinomato fashion designer Lie Sang-bong [en], che ha ricevuto pesanti critiche da parte dei gruppi per i diritti dei giovani. Da allora, si sono susseguite molte altre testimonianze di “paghe a passione”. Quando questo popolare neologismo [ko, come tutti i link seguenti] ha iniziato ad essere sempre più comune nelle conversazioni e nelle storie di cronaca, il governo sudcoreano ha ordinato un monitoraggio dei presunti abusi dei giovani nella forza lavoro nazionale.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Corea del Sud ha avuto il picco record del 9% a dicembre del 2014. Uno dei casi più scandalosi di “paga a passione” ha riguardato un'azienda produttrice di videogiochi online, che ha pubblicato un annuncio di lavoro che offriva ai doppiatori una ricompensa di “diverse centinaia di diamanti” per il loro lavoro, riferendosi però alla valuta di scambio utilizzata all'interno del gioco stesso, non ad un salario reale.

Gli utenti della rete hanno condiviso molti esempi simili di piccoli negozi di abbigliamento che pagano i propri modelli o fotografi con capi di abbigliamento, invece che con un vero stipendio.

Indignati, i giovani si sono rivolti ai social media per raccontare le loro esperienze di lavoro poco o per nulla retribuito, fatte solo per ottenere esperienza professionale. Molti hanno notato che i tirocini non pagati favoriscono i giovani provenienti da famiglie benestanti, che possono permettersi in ogni caso di pagare le spese primarie pur lavorando gratis.

Lavoro in prova, apprendistato, tirocinio, impiego part-time e adesso “paga a passione”… la parola “sfruttamento” si è evoluta col tempo, trasformandosi in modi sempre più sofisticati. 

Quando qualcuno vuole solo approfittare del lavoro, delle risorse e dei talenti altrui, ma non vuole pagare per essi, spesso trasforma quello stesso impiego in qualcosa di ‘sacro’. Lavori domestici, educazione dei figli, chiamata alle armi e, adesso, anche “paga a passione” e condivisione di talenti ne sono degli esempi.

Sono completamente d'accordo. Tutte quelle ore passate a costruire dei contenuti creativi, non sono mica tempo libero. Odio davvero questa paga a passione. È come dire “visto che è una buona opportunità e sembra che ti piaccia, perché non ti sacrifichi per noi?”. Non seguo la loro logica.

Le “paghe a passione” sono particolarmente diffuse in campi che richiedono una guida da parte di supervisori, specialmente le industrie cosmetiche, culinarie e della moda, oltre a quelle in cui è necessario qualche tipo di connessione per trovare un lavoro, come le industrie creative di arte e fumetti.

Per le pubblicazioni settimanali o per alcuni generi di fumetti, è praticamente impossibile rispettare le scadenze senza l'aiuto di qualche assistente, ma non esistono molti creatori di fumetti che possano permettersi di pagare un salario minimo ai propri assistenti. A dire il vero, sarebbe proprio il mondo dei fumetti quello in cui la situazione della paga a passione sembrerebbe più grave.

Si dice che i produttori televisivi stiano cercando delle vittime del sistema della paga a passione [per le loro coperture di cronaca]. Perché non date un'occhiata più da vicino? Fate queste domande ai vostri assistenti alla regia o ai direttori di studio [di basso livello e sottopagati].

A dire il vero, non ci si limita solamente al caso Lie Sang-bong. Le paghe a passione ormai si trovano quasi ovunque nel mondo dell'arte e della cultura. Una volta lavoravo in quel campo ed ho sentito dire da uno scrittore “i ragazzi di oggi vogliono soldi facili. Un giorno, lui o lei mi ha perfino chiesto di offrirgli/le 1 milione di dollari coreani come paga mensile!” [Equivalenti a 909 dollari americani, circa 100 dollari in più della paga minima di base]. Dopo aver sentito queste parole, sono scappato da quell'ambiente.

Quando alcune persone hanno indicato che il sistema dei tirocini non pagati è usato in molti altri Paesi del mondo, un utente di Twitter ha sottolineato: 

Se si parla di approfittarsi del sistema dei tirocini non pagati, il campo artistico in Italia risulta uno dei casi peggiori. I tirocini non pagati possono andare avanti anche per due o tre anni. In Giappone, perfino gli architetti famosi usano apprendisti non pagati. Ma tutto questo non cambia il fatto che sia sbagliato. Pensate che sia giusto avere un sistema simile a Seoul, solo perché i tirocini non pagati sono comuni nel mondo dell'arte degli Stati Uniti?

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