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Barconi carichi di rifugiati Rohingya respinti da Thailandia, Malesia e Indonesia

Non-recognition of Rohingya by Myanmar government / Artwork by AK Rockefeller

Non-recognition of Rohingya community from Myanmar government. Artwork by AK Rockefeller

Migliaia di rifugiati Rohingya [it], a bordo di barconi provenienti dal Myanmar, hanno cercato asilo nei paesi vicini del sud est asiatico, che però li hanno respinti dicendo loro di cercare riparo altrove.

Il governo del Myanmar si rifiuta di riconoscere i Rohingya [en, come tutti i link seguenti] come un gruppo etnico e li tratta come immigrati illegali. La maggior parte di questa minoranza è composta da musulmani che vivono vicino al confine tra Myanmar e Bangladesh.

In fuga dalle persecuzioni del governo del Myanmar, dove l'influenza dell'esercito è forte, molti Rohingya hanno varcato i confini per cercare asilo e lavoro in Thailandia, Indonesia e Malesia. Alcuni sono caduti vittime di gruppi di trafficanti.

Prima di questa “crisi dei barconi”, era stata trovata in Thailandia una fossa comune ritenuta un “campo di morte” per i rifugiati illegali Rohingya nel paese. I primi di maggio, più di 30 cadaveri sono stati estratti dalla fossa nella giungla, che l'Agenzia per i Rifugiati dell'ONU (UNHCR) ha attribuito a spietati trafficanti.

La scorsa settimana, alcune fonti hanno riferito che i barconi con a bordo i rifugiati Rohingya erano stati fermati durante i pattugliamenti delle acque ad opera di Thailandia, Indonesia, e Malesia. Ma invece di soccorrere i rifugiati, le autorità costiere hanno ordinato ai barconi di tornare in mare aperto.

In Thailandia, un elicottero ha fatto cadere gli aiuti in mare invece di consegnarli direttamente ai rifugiati. Successivamente, un barcone con a bordo circa 300 Rohingya è stato respinto. Il Generale Maggiore Sansern Kaewkamnerd, portavoce del governo thailandese, anch'esso sostenuto dai militari, ha detto che la barca è stata respinta in mare dopo che il suo motore è stato aggiustato e dopo che acqua e cibo sono stati forniti ai rifugiati.

(Il Generale) ha difeso la decisione del governo di respingere i rifugiati:

Under Thai law, all illegal migrants must be repatriated or sent to a third country. They cannot settle here. We've done our best based on humanitarian principles. If we are to be criticised for this, we'd like to ask our critics to ask themselves what they would do if this happened in their own countries.

In base alla legge thailandese, tutti gli immigrati illegali devono essere rimpatriati o mandati in un terzo paese. Non possono stabilirsi qui. Abbiamo fatto del nostro meglio sulla base di principi umanitari. Se veniamo criticati su questo punto, vorremmo chiedere ai nostri critici cosa avrebbero fatto se fosse successa la stessa cosa nei loro paesi.

Nel frattempo, il governo della Malesia ha negato di non aver offerto aiuto umanitario ai Rohingya, nonostante i suoi risultati scadenti in termini di aiuti ai rifugiati.

Wan Junaidi Tuanku Jaafar, il Ministro degli Interni malese, ha affermato che le autorità hanno trattato i Rohingya con umanità, nonostante il loro ingresso illegale in Malesia. Ha poi aggiunto:

We have to send the right message, that they are not welcome here.

Dobbiamo dare il giusto messaggio, ovvero che qui (i rifugiati, ndt) non sono i benvenuti.

Secondo Human Rights Watch, la vicina Indonesia ha ammesso di aver respinto un barcone pieno di rifugiati agli inizi del mese e di averlo indirizzato verso la Malesia.

Phil Robertson, direttore di Human Rights Watch Asia, ha criticato il Myanmar per la persecuzione degli emarginati Rohingya e ha rimproverato i governi di Thailandia, Indonesia e Malesia per essersi rifiutati di dare assistenza ai rifugiati dei barconi:

Thailand, Malaysia, and Indonesia have made things much worse with cold-hearted policies to push back this new wave of ‘boat people’ that puts thousands of lives at risk.

Thailandia, Malesia, e Indonesia hanno peggiorato di molto la situazione con le loro ciniche politiche volte a respingere questa nuova ondata di “disperati sui barconi” che mette migliaia di vite a rischio.

L’UNHCR ha espresso preoccupazioni simili. Volker Türk, l'assistente dell'Alto Commissariato per la Protezione di questa organizzazione, spiega che gli attraversamenti marittimi sono un sintomo di disperazione, in quanto dimostrano che le persone non hanno altra scelta se non quella di rischiare le proprie vite:

The first priority is to save lives. Instead of competing to avoid responsibility, it is key for States to share the responsibility to disembark these people immediately.

La priorità è salvare vite. Invece di competere per evitare ogni responsabilità, per gli stati è fondamentale condividere la responsabilità di far sbarcare queste persone immediatamente.

Charles Santiago, membro del parlamento malese, in un post su Facebookha condannato l'Associazione dei Paesi del Sud Est Asiatico (ASEAN) per la sua incapacità di intraprendere un'azione collettiva per gestire la crisi:

ASEAN is already lagging behind- the heads of states should have ironed out the thorny issue of the mass exodus of the Rohingya, which escalated further in June 2012 following state-sponsored violence, at the recently-concluded ASEAN summit. They failed to discuss about this crucial issue as it would entail looking at Burma's gross human rights violations against the Rohingya.

L'ASEAN è già rimasto indietro- i capi di stato avrebbero dovuto risolvere la difficile questione dell'esodo di massa dei Rohingya, ulteriormente peggiorata dopo le violenze di stato del giugno 2012, durante il summit dell'ASEAN che si è concluso recentemente. (I capi di stato) hanno invece evitato di discutere questo argomento, in quanto ciò avrebbe richiesto di guardare alle enormi violazioni dei diritti umani in Birmania.

Su Facebook, un gruppo pro-Rohingya ha attaccato il “pregiudizio razziale” delle autorità malesi:

Racial prejudice plays a part in Malaysia's decision to not allow marginalized Rohingya refugees into the country for protection, food, water and sanctuary. Maybe some aspects of our society prefer that Rohingya return to Bangladesh and Myanmar to face the genocide, persecution.

I pregiudizi razziali hanno un ruolo importante nella decisione della Malesia di non permettere l'entrata nel paese ai rifugiati dell'etnia discriminata dei Rohingya, per (ricevere, ndt) protezione, cibo, acqua e rifugio. Forse alcune parti della nostra società preferirebbero che i Rohingya tornassero in Bangladesh e Myanmar per affrontare il genocidio e la persecuzione.

Molti utenti di Twitter da tutto il mondo hanno condiviso lo stesso sentimento riguardo all'ingiusta vittimizzazione dei Rohingya:

Quello dei Rohingya è un problema globale. Il mondo deve risolvere questo problema coinvolgendo tutti, in modo che questi possano sbarcare in ogni paese.

A quelli che dicono che non si tratta di rifugiati e che (queste persone, ndt) vogliono solo andare in Malesia, guardate questi bambini che chiedono cibo.

Alcuni provano rabbia perchè i paesi della regione non hanno ancora affrontato il governo del Myanmar:

Tutti i governi dicono: i Rohingya non sono un nostro problema, non possiamo farli entrare, ce ne sono altre migliaia nel luogo da cui provengono. Ma nessuno affronta il governo birmano.

Salvate i Rohingya by Weadee Patani

I provvedimenti verso i Rohingya costituiscono un vero banco di prova per l'ASEAN. Siamo nazioni compassionevoli o senza cuore?

Mentre si diffonde lo sdegno dell'opinione pubblica per le violazioni dei diritti della minoranza Rohingya, si spera che la comunità internazionale faccia pressione sui leader regionali affinché affrontino il governo del Myanmar e pongano fine agli abusi sofferti dal popolo “dimenticato” del sud est asiatico.

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