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Le avversità e le umiliazioni affrontate da rifugiati yemeniti

Photos posted on FB by Fahd Aqlan of his trip from Yemen to Egypt via Djibouti

Foto pubblicate su Facebook da Fahd Aqlan del suo viaggio dallo Yemen all'Egitto passando per Djibouti

A due mesi dal lancio della campagna militare contro lo Yemen, intrapresa dalla coalizione degli Stati Arabi, la popolazione sta ancora fronteggiando gli orrori della guerra nel proprio paese, mentre altri stanno lottando contro le avversità e l’umiliazione nella ricerca di rifugio all’estero. Queste sono solo alcune delle storie condivise sui social media, strumenti per farle circolare, altrimenti non si conoscerebbero nemmeno.

Migliaia di yemeniti sono rimasti bloccati all’estero, impossibilitati a tornare a casa, da quando le forze di coalizione guidate dai sauditi hanno iniziato a bombardare il paese il 26 marzo. Altre 300.000 persone sono state spostate all’interno del paese, nella quasi totale assenza di aiuti. Quando è scoppiato il conflitto, gli yemeniti che si trovavano all’estero per cure mediche e altre ragioni sono stati costretti a rimanere fuori dal loro paese per un mese, come disposto dalla coalizione di guerra, che ha anche imposto l’embargo aereo, territoriale e navale. Anche i paesi che li avevano accolti precedentemente hanno posto nuovi requisiti per ottenere il visto, senza prevedere nessun tipo di risorsa per assisterli.

Dal 26 marzo, gli attacchi aerei della coalizione araba hanno martellato lo Yemen. L’assalto non si è fermato ai siti militari e al target principale della campagna, gli Houthi [it], che a gennaio avevano preso il controllo della capitale Sana.

Il conflitto ha devastato anche il bellissimo porto della città di Aden, dove gli Houthi hanno lanciato la loro controffensiva insieme all’ex presidente dello Yemen, Ali Abdulla Salhe, che è stato obbligato a dimettersi dopo trent’anni al governo, in seguito alle sommosse popolari nel 2011.

Fahd Aqlan, uno yemenita che vive in Egitto da otto anni e che considera questo paese come la sua seconda casa, era in Yemen per il matrimonio del fratello quando è esploso il conflitto. Fahd scrive sulla sua pagina di Facebook [ar, come anche tutte le citazioni seguenti] la storia del suo viaggio agonizzante e umiliante, dallo Yemen di ritorno verso l’Egitto e passando per Djibouti, e divide il racconto in quattro parti:

La prima parte descrive le difficoltà che Fahd ha incontrato per arrivare sano e salvo via terra a Taiz, dopo essere atterrato a Aden, durante l’avanzata degli Houthi, pochi giorni prima l’inizio degli attacchi aerei.

La seconda parte racconta di come Fahd ha organizzato il suo viaggio per lasciare lo Yemen e tornare al Cairo attraverso gli unici mezzi che ha avuto a disposizione, cioè via mare dalla città portuale di Mokha, su una barca che trasporta greggi, fino a Djibouti e da lì verso il Cairo.

Nella terza parte racconta di come ha dovuto lottare per essere giustamente riconosciuto e riprendersi il passaporto dalle autorità portuali di Djibouti. Sebbene stesse solamente transitando dall’Egitto con il nulla osta di sicurezza e un biglietto aereo per il Cairo, è stato ugualmente trattato come un rifugiato perché non c’era nessuno della sua ambasciata ad aiutarlo, ed è stato quasi deportato in un campo prima di riuscire a scappare. Scrive:

كان مندوبوا السفارات البريطانية والأمريكية والمصرية والاردنية يعملون كخلية نحل لإستكمال إجراءات الدخول لمواطنيهم وكنت
اشعر بالأسى لحالي كيمني حيث لا احد من السفارة اليمنية

I delegati delle ambasciate britannica, americana, egiziana e giordana erano tutti presi a completare le procedure di ingresso per i loro concittadini e io mi sentivo angosciato in quanto yemenita, poiché non c’era nessuno dell’ambasciata del mio paese.

Nella quarta e ultima parte, Fahd parla di come finalmente è riuscito a prendere il volo per partire da Djibouti verso il Cairo, comprare un altro biglietto per la Giordania, e con ancora la paura di avere negato l’accesso all’aeroporto del Cairo poiché era ancora senza visto. Infine, Fahd è stato ammesso e ha ottenuto un visto provvisorio, valido solo per sei mesi. Conclude:

وصلت بيتي وانا غير مصدق ان كل شيء انتهى اخيرا ، ونمت كما لم أنم من قبل .
بعدها بأيام ذهبت الى مجمع التحرير لتسوية وضع اقامتي انا وأسرتي ، وضعوا على جوازاتهم اقامة غير محددة المدة وانا اقامة مؤقتة لمدة ستة أشهر فقط لأنني لم اكن داخل مصر عند تغيير القوانين !

Sono arrivato a casa ancora incredulo che tutto fosse finito e ho dormito come non avevo mai fatto prima. Pochi giorni dopo, sono andato al Mogamma (la sede dell’amministrazione statale in Egitto) a Tahrir per legalizzare la situazione del mio soggiorno e della mia famiglia. Sul passaporto dei miei familiari hanno approvato un periodo di residenza a tempo indeterminato, invece sul mio una residenza provvisoria di soli sei mesi, perché non ero in Egitto quando la legge è cambiata!

Una storia simile è stata condivisa su Facebook da Nina A. Aglan [en], che racconta l’umiliazione che ha subito durante il viaggio per uscire dallo Yemen. Nina racconta con le sue parole del transito ad un posto di blocco in una base militare saudita:

Non riuscivo a credere ai miei occhi, oltre al deserto che ci circondava, c'erano gli uomini dell’esercito e il calore rovente del sole. Stavamo in piedi, fuori dall’aereo aspettando nell’area dell’aeroporto … Eravamo in un aeroporto militare. I nostri bagagli erano stati tirati fuori e lasciati a terra. La portiera posteriore di un SUV nero parcheggiato vicino a noi si è aperta, e uno degli uomini dell’esercito militare saudita ha tirato il collare di un pastore tedesco, accompagnandolo verso i nostri bagagli per poterli fiutare. La maggior parte di noi, donne e bambini, è rimasta in piedi a guardare. Tra i pianti dei bambini per il caldo, l’incertezza e l’inquietudine.

Aggiunge:

Gli yemeniti vengono bloccati, spostati, lasciati morire di fame, uccisi, sabotati e terrorizzati psicologicamente. Costretti a sopportare condizioni disumane, in assenza di carburante e acqua, con un’assistenza medica scarsa o inesistente, con gli allarmi ufficiali di annuncio che le telecomunicazioni potrebbero essere presto sospese per mancanza di carburante. Sono impossibilitati a lasciare il paese e adesso anche i maggiori aeroporti sono stati distrutti. Sono stati privati perfino dei trasferimenti monetari dall’estero, nessuna valuta straniera viene accettata ad eccezione dei riyāl sauditi. Gli yemeniti trattenuti all’estero non vengono ammessi nemmeno in nessun paese arabo senza avere un visto.

Queste storie sono solo due esempi di gente fortunata, che ha trovato i mezzi per riuscire a fuggire senza pericolo. Altri stanno affrontando esperienze più dure e terrificanti. Gli yemeniti sono costretti a far fronte alle avversità e all’umiliazione al pari dei rifugiati.

Su Twitter è stata pubblicata la foto straziante di un uomo yemenita che dorme su un marciapiede del Cairo. Molto probabilmente arrivato in Egitto per una cura medica e lasciato miseramente per strada, dopo essere rimasto senza soldi.

Cittadini Yemeniti bloccati in Egitto dall'embargo aereo imposto dai sauditi e costretti a dormire in strada

Aggiornamenti Yemen su Twitter su yemeniti che erano malati e ai quali è stato negato l'ingresso alla vicina Arabia Saudita, che sta dirigendo le operazioni militari e imponendo sanzioni in Yemen:

 L'Arabia Saudita umilia gli yemeniti attraverso sazioni e al confine. Sappiamo di famiglie che aspettano per giorni alla frontiera di Tiwal per ottenere l'accesso

 

I malati che ha urgente bisogno di assistenza medica alla frontiera saudita sono stati respinti

Quando arriverà il momento in cui la popolazione yemenita verrà trattata con dignità e non come rifugiati dai vicini paesi arabi?

Leggi anche [in inglese]: War Has Left Yemenis Stranded Abroad and Displaced at Home

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