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Studentessa rompe il silenzio sui morti di Ayotzinapa in vista delle elezioni messicane

Joven Guerrero

“Dal 26 ottobre 2012 al 30 maggio 2015 si possono contare 50 giovani desaparecidos”. Una studentessa di Guerrero risponde alla chiamata al voto fatto da Rigoberta Menchú e dai partiti politici messicani. Screenshot dal un video condiviso in rete

Lo scorso venerdì 29 maggio, durante la conferenza “Democrazia e cultura della pace” svoltasi ad Acapulco, Guerrero [it], una giovane messicana ha posto domande al governatore dello stato, Rogelio Ortega, sull’ “osservatrice elettorale” eletta di recente dall’Istituto Nazionale Elettorale [INE] [es, come tutti i link seguenti salvo diversa indicazione], cioè Rigoberta Menchú [it], leader indigena guatemalteca, nota per essere stata premio Nobel per la Pace nel 1992 e per il suo lavoro in difesa dei Diritti Umani. Certamente, la sua chiamata che incoraggiava i messicani a votare nelle prossime elezioni ha destato numerose critiche che si sono estese anche in rete.

Questa chiamata al voto, promossa dall'INE per stimolare la partecipazione civile, avviene in un clima di scontentezza sociale in vista delle elezioni del 7 giugno, sia a livello federale che locale. In modo particolare nello stato di Guerrero sono avvenute delle mobilitazioni per avvertire i cittadini di non accorrere alle urne, a fronte alla violenza e all'insicurezza a cui sono soggetti. Tali mobilitazioni sono state capitanate, principalmente, dai padri dei 43 studenti scomparsi, della scuola normale rurale Raúl Isidro Burgos, di Ayotzinapa [it].

In rete sono state condivise e diffuse con speciale interesse le parole della giovane di Acatlán, che ha risposto alla chiamata al voto dicendo:

No sé cómo nos pueden pedir que hagamos un voto […] Tengo 27 años […] y desde el 26 de octubre de 2012 hasta el 30 de mayo de 2015 puedo contar 50 desaparecidos jóvenes […] ¿Cómo señor Gobernador me puede llamar a votar? ¿Cómo partidos políticos de Guerrero nos pueden pedir a los jóvenes que somos el más numeroso índice de población en México? ¿Cómo nos pueden llamar al voto?

Non so come ci possano chiedere di dare un voto […] Ho 27 anni […] e dal 26 ottobre 2012 fino al 30 maggio 2015 non ho potuto che contare 50 giovani scomparsi […] Come può il signor governatore chiamarmi a votare? Come possono i partiti politici di Guerrero chiedere ai giovani che costituiscono il più numeroso indice della popolazione in Messico di dare un voto? Come ci possono chiamare a votare?

E in particolare, rivolgendosi al premio Nobel della Pace, ha concluso:

La indignación y la rabia no se puede acabar y sé que usted lo entiende. No podemos seguir pidiendo un minuto de silencio por los desaparecidos porque pedir un minuto de silencio por cada desaparecido y por cada asesinado en nuestro país, en nuestro estado, es quedarnos callados eternamente.

L’ indignazione e la rabbia non possono finire e so che voi lo capite. Non possiamo continuare a chiedere un minuto di silenzio per i desaparecidos, poichè chiedere un minuto di silenzio per ogni scomparso e per ogni vittima assassinata nel nostro paese vuol dire rimanere per sempre in silenzio.

Di seguito il video completo con l'intervento della ragazza qui:

Un altro punto controverso proviene da certe dichiarazioni di Rigoberta Mechú che si riferiscono al caso Ayotzinapa e che hanno generato indignazione fra molti, proprio come riferisce Desinfórmemonos sulla sua pagina Facebook:

“Rigoberta Menchú está fuera de contexto, porque no conoce la realidad de nuestro estado ni lo que ocurrió en la normal de Ayotzinapa. Si quiere saber la verdad, que pregunte […quién] le está pagando por hacer esos comentarios”, manifestó Felipe de la Cruz, vocero de los padres de los normalistas de Ayotzinapa desaparecidos … [Menchú] está al servicio de quien le pagó”

“Rigoberta Menchú rimane fuori della questione, dal momento che non conosce né la realtà del nostro stato né ciò che è successo nella scuola normale di Ayotzinapa. Se vuoi conoscere la verità, chiediti […chi] la sta pagando per fare questi commenti”, scrive Felipe de la Cruz, portavoce dei padri dei normalisti desaparecidos di Ayotzinapa … [la Menchú] è al servizio di chi l'ha pagata”.

La nomina è stata anche fortemente discussa nei social network. Su Twitter, per esempio, l'utente Aldabi fa riferimento alla posizione di Rigoberta Menchú di fronte alla crisi politica del Guatemala:

 Rigoberta Menchú ha chiesto al presidente del Guatemala di fare un passo indietro; ma allo stesso tempo fornisce legittimià al regime quando invita i messicani ad andare a votare.

Allo stesso tempo, si è fatto anche riferimento ai commenti che sono trapelati da una conversazione registrata del presidente dell'INE, Lorenzo Córdova Vianello, nella quale si era preso gioco del modo di parlare dell'altra leader indigena:

Sembra che Rigoberta Menchú non si faccia problemi ad accettare denaro da qualcuno che discrimina le comunità indigene…

Dall'altra parte, dal sito di Pueblo in caminos (popoli in cammino) si da una forte lettura critica alla partecipazione di Rigoberta Menchú alle elezioni del Messico:

Rigoberta Menchú, indígena Guatemalteca, Premio Nobel de la Paz 1992, da declaraciones y responde preguntas en una rueda de prensa rodeada de funcionarios del Instituto Nacional Electoral de México. La escena parece más la presentación de una estrella del fútbol adquirida por un equipo europeo por una suma millonaria, que el anuncio de la participación directa de esta personalidad en apoyo al proceso electoral del próximo 7 de junio en México. El parecido no es coincidencia, en primer lugar, porque la intención es precisamente esa: mostrar que han comprado una estrella…

Rigoberta Menchú, indigena Guatemalteca, Premio Nobel per la Pace nel 1992, rilascia delle dichiarazioni e risponde alle domande della stampa circondata da funzionari dell'Istituto Nazionale Elettorale del Messico. La scena sembra più la presentazione di una stella del calcio acquistata da una squadra europea per una somma milionaria, che l'annuncio della partecipazione diretta di questa personalità all'appoggio al processo elettorale del prossimo 7 giugno in Messico. Il paragone non è una coincidenza, in primo luogo perché l'intenzione è precisamente questa: mostrare che hanno comprato una stella…

Ma la discussione sulla Menchú rappresenta solo uno degli aspetti di quello che è in gioco con queste elezioni. Il supporto dato alle questione di annullare globalmente il voto continua ad espandersi, e tutti i cittadini continuano quindi ad interrogarsi sul perchè siano chiamati a partecipare. Tra le opinioni che fluiscono in rete vi è quella che è stata pubblicata sul blog Sociedad y Poder (società e potere) del ricercatore Raúl Trejo Delarbre, che fa una riflessione su ciò che si nasconde in questa forma di protesta:

Anular el voto es una decisión dolorosa. Nadie invalida la boleta con alegría. Se trata de una acción que es resultado de la contrariedad y el desaliento. Pero quizá podría contribuir a enfatizar la necesidad de una política diferente.

Mi voto no está secuestrado. Mi albedrío ciudadano me permite otorgar o regatear el sufragio. Anular es una decisión anticlimática y pesimista, pero sincera y libre.

El mal menor no es elegir al partido que nos disguste menos, sino la decisión de no favorecer con nuestro sufragio a ninguno de ellos. El voto es mío, no de los partidos. No de esos partidos […]

Annullare il voto è una decisione dolorosa. Nessuno è felice di vedere annullato il suo voto. Si tratta di un'azione che è il risultato della contrarietà e dello scoraggiamento. Ma forse potrebbero contribuire ad enfatizzare la necessità di una politica diversa.

Il mio voto non è sequestrato. Il mio arbitrio cittadino mi permette di permettere o di evitare il suffragio. Annullare è una decisione insoddisfacente e pessimistica, ma sincera e libera.

Il male minore non è eleggere il partito che ci disgusti di meno, ma la decisione di non favorire con il nostro suffragio nessuno di essi. Il voto è mio, non dei partiti. Non di questi partiti […]

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