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La Cina ha bloccato Telegram perché aiuta i difensori di diritti umani

Telegram is seemingly joining other Internet services blocked by China. Images mixed by Tetyana Lokot.

Sembra che Telegram debba affrontare la stessa sorte toccata in Cina ad altri servizi Internet che sono stati bloccati. Immagini modificate da Tetyana Lokot.

Il programma di messaggistica istantanea Telegram è stato bloccato in Cina, tra accuse di aver aiutato gli avvocati cinesi difensori dei diritti umani nelle loro attività di ogni giorno. Questo blocco segue di poco un altro attacco che aveva colpito i server del servizio nella regione dell'Asia pacifico all'inizio di questo mese.

L'organizzazione “Hong Kong Free Press” è stata la prima a riferire del blocco il 13 luglio. Secondo blockedinchina.net, l'accesso alla versione web di Telegram è stata bloccata nei server situati nelle province cinesi di Pechino, Shenzhen, Mongolia Interna, Heilongjiang e Yunnan.

Screenshot from blockedinchina.net from July 20, showing the Telegram web interface block in China.

Uno screenshot dal sito blockedinchina.net del 20 luglio, mostra che l'interfaccia web di Telegram è stata bloccata in Cina.

Il 12 luglio, il Giornale del Popolo, controllato dallo stato, ha pubblicato un articolo che accusa Telegram di offrire aiuto agli attivisti impegnati per i diritti umani in Cina, i quali userebbero la app e la modalità di “Chat Segreta” (che permette ai messaggi di autodistruggersi dopo un intervallo di tempo) per organizzare “attacchi contro il partito comunista e lo stato”. Queste accuse sono le ultime di una lunga serie di attacchi contro gli attivisti per i diritti umani in Cina, con 2 persone arrestate e oltre 100 soggette a pressioni da parte del governo. Alcuni avvocati, come Pu Zhiqiang, sono stati perseguiti per i loro messaggi pubblicati sulla piattaforma di microblogging Weibo.

Telegram, gestita da un organizzazione no-profit con sede a Berlino, è stata fondata dall'imprenditore russo Pavel Durov, che è anche il fondatore del più grande social network russo, VK (spesso soprannominato il “facebook russo”). Dopo aver ricevuto pressioni da parte del Cremlino per condividere dati personali inseriti su VK e relativi agli organizzatori delle proteste di Euromaidan, e per chiudere un gruppo russo anti-corruzione, Durov ha venduto la sua quota di VK, è stato escluso da ruoli di dirigenza all'interno dell'azienda e ha lasciato la Russia alla ricerca di nuove opportunità.

Il 10 luglio, Telegram ha riportato un esteso attacco “DDoS” (un blocco esteso del servizio) nei suoi server dell'area dell'Asia Pacifico. Il fondatore Pavel Durov ha riferito dell'attacco su Twitter.

Un attacco esteso al servizio è stato lanciato a tutti i centri di dati. Qualcuno non è contento.

In un post sul suo sito ufficiale, Telegram ha ipotizzato che l'attacco potrebbe aver avuto origine dai suoi concorrenti sudcoreani Kakao Talk e Line, i cui utenti si sono spostati in massa verso Telegram nel 2014 per via della censura.

By now we know that the attack is being coordinated from East Asia.

We've noticed a three-fold increase in signups from South Korea in the last two weeks. The last time we were hit by a massive DDoS was in late September, 2014, in the wake of the South Korean privacy scandal when signups from that country spiked as well.

We've also heard that some companies are unhappy with our new platform that allows artists to create free custom stickers for the users. Two weeks after its launch we were hit by a lesser DDoS, also aimed specifically at the Asia Pacific cluster.

Per il momento sappiamo che l'attacco è coordinato dall'Asia orientale. Abbiamo notato che le registrazioni dalla Corea del Sud sono triplicate nelle ultime due settimane. L'ultima volta che siamo stati colpiti da un DDoS è stato a fine settembre 2014, sull'onda dello scandalo sulla privacy in Corea del Sud, quando le registrazioni da quel paese si impennarono. Abbiamo anche appreso che alcune aziende non sono felici della nostra nuova piattaforma, che permette agli artisti di creare adesivi gratuiti per gli utenti. Due settimane dopo il suo lancio siamo stati attaccati da un più debole attacco DDoS, sempre indirizzato al server della zona dell'Asia orientale

Anche se ci sono state speculazioni relative al fatto che il governo cinese potrebbe essere il vero responsabile del DDoS, Telegram non ha offerto versioni ufficiali su quale sia la fonte dell'attacco, ma ha riferito che proveniva dal Sud Est Asiatico.

Ce ne stiamo occupando 24 ore su 24. Siamo riusciti a rimanere online per il 95% degli utenti. L'attacco proviene ed è coordinato dal Sud est asiatico.

Relativamente ai report sul blocco del servizio in Cina, Durov ha dichiarato a TechCrunch di non pensare che Telegram sia stato “completamente bloccato in Cina”, ma che il traffico dalla regione è diminuito. “[Ma] se veniamo bloccati completamente in Cina, non giocheremo al gatto e al topo con il governo a questo livello. Ci blocchino pure” ha dichiarato Durov.

Anche la Russia, da cui proviene Durov, ha preso in esame un giro di vite sulle applicazioni di messaggistica istantanea come Telegram. Nel mese di luglio, Ivan Tavrin, il presidente di MegaFon, il terzo più grande operatore telefonico in Russia, ha chiesto al governo russo di considerare l'introduzione di nuove leggi per i servizi di messaggistica come WhatsApp, Viber e Skype. Al di là del fatto che tali servizi fanno concorrenza ai tradizionali servizi di sms offerti dalle compagnie di telefonia, Tavrin ha messo in dubbio la sicurezza delle app di messaggistica, affermando che concedono un potere pericoloso nelle mani di terroristi e spammers.

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