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Ecco com'è la propaganda del Cremlino al di fuori del web

The "Material Evidence" exhibition website was just one of the many websites in the pro-Kremlin network discovered by Alexander.

Il sito web della mostra fotografica “Material Evidence” è solo uno delle decine che formano il network pro-Cremlino scoperto da Alexander.

Nelle inchieste precedenti pubblicate su RuNet Echo, Lawrence Alexander ha presentato una vasta rete [it] di siti pro-Cremlino e (insieme a Aric Toler [en, come i link successivi salvo diversa indicazione]) ha offerto un'indagine approfondita su alcune di queste fonti. In questo nuovo articolo, Alexander segue una traccia offline riconducibile all'intricata rete di siti sostenitori dell'agenda del Cremlino. 

“Material Evidence” è uno dei pochi progetti web a favore di Putin, connessi alle “fabbriche di troll” russe, e con delle tracce offline significative. Per questo, possiamo tracciare le sue operazioni meglio di quanto avvenga con altri schemi simili. Seguendo i collegamenti di “Material Evidence” si scopre che il sito ha sfruttato e ingannato diversi individui nei suoi sforzi di autopromozione.

L'immaginario figurativo di Material Evidence, una mostra itinerante di fotografie e pezzi d'arte focalizzata sui recenti avvenimenti in Ucraina e in Siria, poneva una forte enfasi sui violenti scontri avvenuti durante le proteste di Euromaidan, in particolare sui presunti elementi di estrema-destra del movimento. La mostra ha fatto il suo debutto a Mosca con il nome “ВеЩдоки” [1 2 [ru], una parola russa composta abbreviata che significa Material Evidence], e dichiarava di avere il sostegno del Dipartimento di Cultura di Mosca [ru] e dell’ Ambasciata Siriana in Russia [ru]. La mostra si è poi spostata in Europa e negli Stati Uniti, dove ha attirato accuse di propaganda pro-Cremlino e di “astroturfing,” sia da parte di giornalisti sia da scettici visitatori. Almeno un osservatore ha messo in dubbio la validità statistica delle infografiche mostrate.

Il curatore del tour di Material Evidence in Occidente era Benjamin Hiller—un fotogiornalista tedesco-americano con oltre sette anni di esperienza, soprattutto in paesi del Medio Oriente e dell'Africa del Nord [it]. RuNet Echo ha contattato Hiller per capire come è finito a dirigere questa mostra.

Era maggio 2014, e Hiller disse a RuNet Echo di essere stato contattato inizialmente da Alexander Zhitenev, che allora era manager del progetto di Material Evidence a Mosca. Zhitenev era alla ricerca di un “bravo curatore per promuovere la mostra” — qualcuno che avesse esperienza giornalistica riconosciuta. Un mese dopo, in giugno (e nonostante alcune riserve sulla posizione della mostra su Siria e Ucraina), Hiller accettò il lavoro. I dati di WHOIS mostrano che il sito web in lingua inglese di Material Evidence fu registrato proprio in questo periodo.

In una precedente intervista con Adrien Chen per il New York Times Magazine, Hiller sosteneva che i costi del tour della mostra d'arte fossero coperti dal crowfunding. Non avendo trovato alcuna traccia di Material Evidence in alcun sito di crowfunding, RuNet Echo chiese a Hiller chiarimenti.

“Quando sono stato tirato dentro a questo progetto, ho chiesto da dove venivano i finanziamenti, e mi è stato risposto via crowfunding, insieme a qualche donazione da “imprenditori di ceto medio”. All'inizio ho dato tutto questo (in maniera un po’ naive, lo ammetto) per scontato”, disse Hiller. “Dopo la Mostra di New York mi sono venuti dei dubbi—e per quanto ne so, non vi è stato nessun crowfunding. Mi era stata detta una bugia su questo (come anche su tante altre cose).”

Era Zhitenev, ha spiegato Hiller, che faceva da intermediario tra lui e gli “imprenditori”, ed era anche suo compito occuparsi dell'amministrazione e pagare lo staff della galleria. Non è chiaro, tuttavia, come Zhitenev sia stato coinvolto nel progetto. Secondo Hiller, non ha alle spalle esperienze giornalistiche o artistiche, dato che le sue entrate provengono da un'impresa di pulizie di Mosca (i dati statali russi [ru] sembrano confermarlo, mostrando che tale compagnia, la А-Сервис (A-Service), è registrata [ru] sotto il nome di Alexander Zhitenev [ru]). Ma come è finito a gestire una mostra fotografica?

Zhitenev ha detto a Hiller che era sua moglie ad averlo tirato dentro questo ruolo, per il quale i suoi colleghi di una “agenzia di pubblicità” stavano cercando qualcuno. RuNet Echo non è stata in grado di trovare informazioni che confermassero questo dato, e Zhitenev non ha risposto alle nostre richieste di commenti.

Quando Material Evidence ha cominciato a pubblicizzarsi a New York nell'autunno del 2014—usando un'estesa campagna pubblicitaria—sono cominciate a emergere accuse di parzialità politica. Un articolo del cantante e attivista ucraino Ruslana fece notare lo strano uso del nome di Svetlana Zakharova, una ballerina russa molto patriottica, come amministratore registrato del sito web di Material Evidence. Accanto appariva l'indirizzo email di un certo Nikita Podgorny—il dettaglio cruciale che aveva fornito un collegamento tra l'Agenzia di Ricerca su Internet di San Pietroburgo e la rete web pro-Cremlino in una precedente inchiesta di RuNet Echo.

In un articolo di BuzzFeed risalente al 12 ottobre 2014, Hiller ha pubblicato una risposta piccata, definendo le accuse “bugie”. Quando gli è stato chiesto dei finanziamenti, ha mantenuto la versione precedentemente fornita del crowfunding. Material Evidence, ha detto, non aveva nessuna connessione con Zakharova: il loro designer aveva usato quel nome senza che loro ne fossero a conoscenza e per motivi sconosciuti. Hiller si è spinto a suggerire che Material Evidence potesse ricorrere ad azioni legali contro il designer.

Il designer era Nikita Podgorny? Hiller afferma di non aver mai avuto alcun contatto con Podgorny. Inoltre, dice di “non aver avuto contatti con il progetto di Material Evidence in generale”. Infatti, tutto si era svolto per il tramite di Zhitenev, che ha promesso di risolvere la questione del sito web. Ma Hiller afferma di non averne più saputo nulla.

Questo strano episodio ha spinto Hiller a porsi ulteriori interrogativi sulla legittimità del progetto di Material Evidence. Nel novembre 2014, Hiller ha chiesto un incontro faccia a faccia con gli sfuggenti “imprenditori” finanziatori della mostra. Ma dopo aver inizialmente acconsentito, i finanziatori non si sono fatti mai vedere. “Ero a Mosca (la prima volta in Russia per me), frustrato, provando sempre più la sensazione di essere usato come una pedina in una propaganda pro-Mosca”, dice Hiller.

Hiller infine ha abbandonato il progetto nel febbraio 2015.

Le tempistiche della comparsa di Material Evidence in Europa e negli Stati Uniti corrispondono ai periodi di massima attività nella larga rete di siti sostenitori del Cremlino. Le date relative alla registrazione del dominio dimostrano che appena più di metà degli 84 siti identificati al momento erano stati creati tra maggio e agosto 2014 (come visto nella grafica interattiva sottostante, riguardante la distribuzione delle date di registrazione).

Il centro geopolitico di Material Evidence—sulle ribellioni e proteste in Ucraina e in Siria—è riproposto in molti dei siti web appartenenti al network, soprattutto Syria Inform, Syria Union, e Emaidan.

Nei primi tempi, ВеЩдоки (la mostra russa di Material Evidence) sembra aver fatto un uso significativo [ru] di spam per autopromuoversi [ru]. Nell'inverno del 2013, quando la mostra aprì i battenti a Mosca, messaggi identici vennero pubblicati in decine di forum russi (si guardino gli esempi 1, 2, 34, e 5) nel tentativo di attrarre visitatori. I profili coinvolti erano per lo più account falsi creati appositamente per lo scopo, con alcuni di essi che diffondevano idee politiche [ru] pro-Cremlino su altre questioni. Similmente, la Comunità VK di BЩдоки [ru] era amministrata da un account [ru] dedicato alla promozione di imprese e ad attività di marketing.

L'ormai defunto sito web ВеЩдоки tra i ringraziamenti per l'assistenza al progetto, includeva [ru] l'ambasciata siriana in Russia e il ministero dell'informazione siriano. Gli obiettivi di ВеЩдоки erano spiegati come segue:

Все россияне должны понимать, что происходит в Сирии и что заставляет российский МИД и лично Президента РФ прилагать огромные усилия на международной политической арене.

Tutti i russi devono sapere cosa sta accadendo in Siria e che cosa spinge il ministero degli esteri russo e il presidente russo a impegnarsi con enormi sforzi nell'arena politica internazionale.

Il giornale ЖУРНАЛИСТСКАЯ ПРАВДА (Verità Giornalistica) è stato in origine presentato [ru] come l'organizzatore dietro Material Evidence, e alcune fonti affermano che sia finanziato dalle “fabbriche di troll” dell'Agenzia di Ricerca su Internet di cui ci eravamo occupati precedentemente su RuNet Echo. Il sito web del giornale, http://jpgazeta.ru/ [ru], era parte dello stesso network che guidò la nostra prima inchiesta, ma il suo codice di Google Analytics è stato poi cambiato. Sia il suo profilo VK sia il suo account twitter sono stati in seguito sospesi apparentemente per aver usato tecniche di spam.

Il sito web della mostra russa, ora inattivo, вещдоки.рф (veschdoki.rf) fu creato nel dicembre 2013, presumibilmente per promuovere ulteriormente il progetto, ma sembra che non vi siano mai stati aggiunti contenuti. I dati registrati dimostrano che quattro altri siti sono stati ospitati sul suo server (1 2 3). Uno tra questi, nation-news.ru [ru], è presente nel più vasto network pro-Cremlino. Un altro è Material Auction, lo scheletro di un sito incompleto che presenta il logo di Material Evidence. Fu registrato sotto il nome di Hiller poco prima che abbandonasse il progetto nel febbraio 2015. Un indirizzo email, benjhil@yandex.com, appare inoltre nei dati del suo dominio. Tuttavia Hiller ha negato di conoscere quel sito o l'indirizzo su Yandex, proponendo questo fatto come un altro esempio di come sia stato ingannato.

“Mi son pentito di aver fatto parte di uno show di propaganda pro-Putin,” ha detto Hiller a RuNet Echo. “[Material Evidence] ha tentato di usare me e gli altri fotografi che avevo organizzato come pedine per la loro guerra di propaganda, e fino a un certo punto ci sono riusciti”.

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