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Dopo gli attacchi di Parigi gli attivisti in Turchia mantengo vivo l'hashtag #SilvanUnderAttack

Berlino, Germania. 12 novembre 2015 - Una donna tiene un discorso dietro uno striscione ricordando Silvan. - Decine di Curdi e Yazidi si sono radunati a Porta di Brandeburgo per condannare gli attacchi Turchi nei confronti dei Curdi di Silvan in Turchia e dell'assedio di questi ultimi. Le persone ricordano anche il destino degli Yazidi in Iraq, che sono stati uccisi e schiavizzati dallo Stato Islamico (ISIS). Demotix foto di Thomas Strasas. ID: 9.039.057.

Berlino, Germania. 12 novembre 2015 – Una donna tiene un discorso dietro uno striscione ricordando Silvan. – Decine di curdi e yazidi si sono radunati presso la Porta di Brandeburgo per condannare gli attacchi turchi nei confronti dei curdi di Silvan in Turchia e dell'assedio di questi ultimi. Le persone ricordano anche il destino degli yazidi in Iraq, che sono stati uccisi e schiavizzati dallo Stato Islamico (ISIS). Demotix foto di Thomas Strasas. ID: 9.039.057.

I netizen turchi sostenitori dei curdi sono preoccupati che le devastanti esplosioni attribuite all'ISIS a Parigi possano minare la copertura mediatica internazionale di ciò che loro considerano una quotidiana campagna di terrore intrapresa nella Turchia orientale da parte dello Stato Turco.

Per più di dieci giorni prima gli attacchi a Parigi, che hanno portato alla morte di oltre 120 persone e allo choc della Francia [en, come i successivi link laddove non segnalato], la città di Silvan è stata sotto assedio dal momento in cui le forze governative si sono scontrate con i militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) che ricercano l'indipendenza.

L'hashtag viene usato come strumento per mobilitare le attenzioni dei principali media durante questo periodo.

Pur esprimendo solidarietà a Parigi, molti utenti di Twitter stanno ora utilizzando un hashtag combinato con il primo per garantire che il loro messaggio non venga soffocato nell'eterogeneo mondo dei social media [tweet seguenti in turco].

Il nostro maestoso hashtag, #ParisUnderAttack è sfortunatamente vero, però che dire di #SilvanUnderAttack?

Dopo l'attacco di Parigi, la Turchia è diventata completamente sola nella regione. Vediamo cosa succede.

Migliaia di residenti sono stati costretti a fuggire dalla città di Silvan nella regione di Diyarbakir, Turchia orientale, nel mezzo di un'estenuante operazione del governo che ha coinvolto aerei da guerra, elicotteri e cecchini. Secondo la Fondazione per i Diritti Umani della Turchia [turco], almeno sei civili sono stati uccisi insieme a una dozzina di militanti e tre soldati dell'esercito turco da quando l'operazione è iniziata il 3 novembre.

Questo si aggiunge agli oltre cento morti avuti a seguito alle esplosioni terroristiche e alle altre operazioni del governo, iniziate dalla prima delle due elezioni generali tenutesi in Turchia quest'anno nel mese di giugno.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu ha detto che l'operazione nella città, con un bacino di utenza di oltre 130.000, continuerà “fino a quando non ci saranno più terroristi.” Il suo governo ha inoltre negato che la città si trovi ad affrontare la scarsità di cibo, acqua ed elettricità in edifici come scuole e in altre importanti infrastrutture cittadine coinvolte nei combattimenti.

Le dichiarazioni del Partito Democratico Popolare (HDP) pro-curdo di sinistra sono in opposizione rispetto a quanto il Primo Ministro Ahmet Davutoglu ha detto.

Ertuğrul Kürkçü, uno dei membri dell'HDP presente in parlamento, e un membro di una delegazione che ha visitato Silvan il 12 novembre, hanno chiamato l'operazione “una guerra contro il popolo”:

C'è una guerra condotta contro le persone. Le persone vengono punite perché rifiutano [il presidente Recep Tayyip] il regime di Erdoğan, resistendo a esso.

Incapace di riottenere la maggioranza parlamentare in tempi di relativa pace nel mese di giugno, l'AKP (Giustizia e Sviluppo), partito guidato da Davutoğlu e dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha ottenuto con la forza il controllo della legislatura della Turchia durante la seconda votazione della controversa vittoria elettorale all'inizio di questo mese.

La campagna ha avuto luogo in un contesto di paura e di repressione dei media, come conseguenza al decennale conflitto di Ankara con il PKK riacceso in seguito ai bombardamenti su Suruc a luglio, costati 33 vite e rivendicati dall'ISIS.

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