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Attivisti cercano di eliminare lo stigma dell'aborto alimentato dalle politiche del governo macedone

"My body, my rights!" - protest against anti-abortion law in Skopje, Macedonia, May 29, 2013. Photo by Vanco Dzambaski (CC BY-NC-SA).

“Il mio corpo, i miei diritti!” Protesta contro la legge anti-aborto in Skopje, Macedonia, 29 maggio 2013. Foto di Vanco Dzambaski (CC BY-NC-SA).

Giovani attivisti dell'organizzazione non governativa sull'educazione sanitaria H.E.R.A. ha usato il 10 dicembre 10, giornata dei diritti umani, per avviare una campagna che sfida le restrizioni del diritto di scelta delle donne in Macedonia. Chiamata “Si tratta di te!”, consiste in diversi video, sottotitolati in inglese [mk, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione], che offrono una visione completa degli sforzi contro l'aborto verificatisi recentemente in Macedonia.

Il diritto di scelta delle donne è stato stabilito durante il periodo del socialismo e non è stato una problematica importante per circa mezzo secolo, fino a quando l'attuale governo di destra non è salito al potere nel 2006. Nel 2013 ha varato una nuova legge sull'interruzione della gravidanza. Secondo la pubblicazione attivista “Choice”, la legge precedente del 1972:

…was providing significantly broader protection of women’s reproductive rights. This Law did not include a mandatory written request, a mandatory and biased consultation, a mandatory 3-day waiting period, or any other administrative and procedural barriers that would have violated women’s reproductive rights or would have jeopardized women’s health and life.

… forniva in modo significativo una maggiore protezione dei diritti di riproduzione delle donne. Tale legge non include una richiesta scritta obbligatoria, una consultazione obbligatoria e parziale, un periodo di attesa obbligatorio della durata di tre giorni o qualunque altra barriera amministrativa e procedurale che violi i diritti riproduttivi delle donne o comprometta la loro salute e la loro vita.

Intorno al 2008, una organizzazione non governativa sconosciuta ha lanciato la campagna “No all'aborto” (“Абортус не”) con poster che raffiguravano immagini di feti morti. Poco dopo, il governo ha avviato delle campagne ufficiali contro l'aborto, che includevano cartelloni, poster e costosi annunci televisivi [en] di anni passati che, sostanzialmente, usavano molti dei cliché usati da molti antiabortisti negli Stati Uniti. Ad esempio, hanno paragonato l'aborto all'omicidio e hanno seminato paura circa dei rischi medici che in realtà non esistono.

Un annuncio raffigurava una coppia che aspettava un bambino. Il giovane futuro padre è riluttante, finché la futura madre non gli comunica che aspettano un maschietto, sesso che sembra convincerlo del fatto che lei non dovrebbe abortire.

Un altro era centrato sul compositore tedesco Beethoven. Secondo l'annuncio, sua madre voleva abortire, ma poiché non l'ha fatto, l'umanità ha avuto la possibilità di godere del suo talento.

Nella prima clip della campagna contro lo stigma lanciata il 10 dicembre, gli attivisti commentano gli effetti negativi delle campagne antiaborto del governo sulla base di come il pubblico percepisce l'aborto. Come sottolinea l'esperta di genere Marina Trajkova: “L'elemento sintomatico è che una parte della popolazione maschile aveva in realtà plasmato il proprio punto di vista sulla base dei messaggi presenti in questi video.”

La seconda clip racconta le proteste del 2013 [en] contro i cambiamenti nella legge che ha reso più difficile la legalizzazione dell'aborto, così come i rigiri dei media che li hanno accompagnati. Il Parlamento ha adottato quei cambiamenti durante il periodo delle vacanze. Come evidenzia l'attivista Ana Vasileva points out: “Presumo che sia giunto il momento di approvare queste modifiche in un'epoca in cui manca un grande numero di attivisti che esprimano la loro insoddisfazione. In questo modo, nessuno protesterebbe o alzerebbe la propria voce.”

La terza clip riguarda gli effetti della legge modificata. In breve, la volontaria Maja Mrmova ha detto: “Dopo aver adottato la legge, a molte donne macedoni è stato negato il diritto all'aborto.”

Poche donne che hanno patito gli effetti della nuova legge antiaborto osano parlarne in pubblico. In ogni caso, una donna incinta la cui vita era in pericolo a causa di una malformazione del feto ha dovuto implorare per nove giorni alle istituzioni sanitarie statali per ottenere un permesso per abortire. H.E.R.A. e un'altra organizzazione, Reactor, hanno documentato i casi di donne obbligate a trattenere feti morti nel loro grembo per diversi giorni mentre aspettavano il permesso.

Gli attivisti usano l'hashtag #АбортусСтигма (Aborto stigmatizzato) per accendere un dibattito pubblico sui social media. Un utente su Twitter ricordava la propria reazione ad un annuncio televisivo del governo [mk]:

Ho voglia di urlare quando l'infermiera, nell'annuncio del governo, dice “Congratulazioni, hai appena ucciso un bambino”.

Durante la proiezione dello spot di cui sopra, l'organismo di regolamentazione dei mezzi del Paese è intervenuto e ha censurato la frase “hai appena ucciso”. Il testo dello spot, quindi, è diventato: “Congratulazioni, l'aborto è andato a buon fine. –BEEP– un bebè in salute che sarebbe potuto diventare un bellissimo bambino o una bellissima bambina…” [mk]:

Perché si tratta di me, decidere se abortire o meno rimane un diritto mio e di nessun altro.

Limitare il diritto all'aborto accresce la violenza sulle donne.

Al posto delle campagne antiaborto, introducete dei corsi di educazione sessuale nelle scuole.

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