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Messico: le Figlie della Violenza combattono le molestie di strada col punk e l'ironia

Nel manifesto: i molestatori: “Baby, come vorrei rimetterti incinta. Questi sono i figli sani del patriarcato”. Manifesto usato durante la Settimana Internazionale Contro le Molestie di Strada del 2014. Foto su Flickr di OCAC Chile (CC BY-NC 2.0).

Le molestie sessuali di strada sono una realtà con cui tante donne di molti paesi fanno i conti tutti i giorni ed è una piaga di cui Global Voices ha scritto [en/es] più volte in passato [fr/es/en]. In Messico, il gruppo di femministe Las hijas de Violencia [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] (Le Figlie della Violenza) hanno deciso di combattere l’assalto verbale che molte donne subiscono tutti i giorni, attraverso l'arte:

Las hijas de Violencia […] Buscamos, a través del arte performático, el punk y el video, abordar la violencia machista legitimada socialmente.
[…]
Así nació la idea de realizar un proyecto artístico que además de buscar una propuesta estética, sea un grito público que invite a la reflexión de los temas que abordamos.
[…].
Nosotras somos las hijas de Violencia, cargamos años de transitar en un espacio público hostil que no da cabida al cuerpo femenino como un cuerpo transitante sino un cuerpo para el goce y disfrute externo.

Le Figlie della Violenza […] Volevamo combattere la violenza maschilista socialmente legittimata attraverso l'arte performativa, il punk e i video.”
[…]
Da qui è nata l’idea di realizzare un progetto artistico che oltre ad avere un impatto visivo potesse essere anche un grido di protesta, che inviti la gente a riflettere sui temi per cui combattiamo.
[…]
Noi siamo le figlie della violenza, da anni camminiamo in spazi pubblici ostili, in cui il corpo della donna non viene concepito come un corpo che cammina, ma solo come fonte di divertimento e piacere visivo.

Loro sono “Le Figlie della Violenza”: ragazze messicane che combattono le molestie di strada.

Le ragazze che ne fanno parte sono Ana Karen, Ana Beatriz, Elisa Gutiérrez, Verónica Bravo, Betzabeth Torres e Patricia Rodríguez, e insieme [es]:

[…] han decidido responder al acoso callejero disparando simbólicamente a sus agresores con pistolas de confeti y cantándoles su tema Sexista Punk, en el que denuncian el acoso callejero como acto de agresión machista.

[…] hanno deciso di rispondere alle molestie di strada sparando simbolicamente ai loro aggressori con pistole di coriandoli e cantando la loro canzone Sexista Punk (Sessista Punk), in cui denunciano le molestie di strada come un atto maschilista aggressivo.

Parte della loro canzone Sexist punk [es], recita:

Eso que tú hiciste
hacia a mí se llama acoso.
Si tú me haces eso
de esta forma yo respondo.
No tienes derecho y lo que haces es de un cerdo
[…]
Imagino el día en que pueda ir a caminar
Sin cuidarme, sin tener mi cuerpo que ocultar
Sexista, machista ¿Qué es lo que quieres?
¿Mostrar tu hombría? ¡A la mierda de mi vista!

Quello che mi hai fatto
per me si chiama molestia.
Se tu mi fai questo
In questo modo io ti rispondo.
Non ne hai diritto e quello che hai fatto è da maiali
[…]
Mi immagino il giorno in cui potrò camminare
Senza dovermi guardare le spalle, senza dover coprire il mio corpo
Sessista, maschilista. Che cosa vuoi?
Mostrare la tua virilità? Ma va a farti fottere!”

Le Figlie della Violenza hanno una strategia di reazione ben precisa:

Salen a la calle y esperan a que un tipo les grita ‘mamacita’ o lo que sea. Lo persiguen, le disparan con una pistola de confeti y le gritan una rola que dice, en resumen, ‘eso que tú hiciste hacia mí se llama acoso’. La idea no es mala […] sugieren que la víctima se defienda de manera lúdica.

Camminano per la strada aspettando che un ragazzo le chiami “hey piccola” e qualcosa di simile. Lo seguono, gli sparano con una pistola a coriandoli e gli gridano una canzone che, riassumendo, dice ‘quello che mi hai fatto per me si chiama molestia’. L’idea non è male […] suggeriscono alle vittime di difendersi in modo giocoso.”

Tramite la loro idea vogliono diffondere la loro modalità pacifico e divertente per rispondere alle molestie di strada, Le Figlie della Violenza invitano tutte le donne a fare lo stesso:

[…] recomiendan que la respuesta ante estas situaciones tiene que ser divertida ‘para que no te quedes con la sensación de la violencia que acabas de sentir, para que tu te vayas tranquila y sepas que puedes seguir teniendo un día increíble’.

[…] la raccomandazione è che la risposta in queste situazioni sia divertente ‘così da non continuare a pensare che hai appena subito una violenza, così da andare avanti con calma, sapendo che puoi ancora avere una giornata magnifica’.”

Nel suo blog Pornucopia, Estefanìa Vela Barba ci fa riflettere e ci dimostra che le donne non sono sole nè deboli:

¿Por qué al discutir la violencia sexual, siempre nos imaginamos a un hombre que es más fuerte que una mujer —a quien siempre nos imaginamos desarmada, inútil, frágil—, en un callejón oscuro, vacío y sin salida? Sí. Este escenario es posible. Pero no es el único. No lo es. El performance de Las hijas de Violencia es extraordinario precisamente porque nos demuestra otra posibilidad: no nos presenta a una mujer, indefensa, aislada, presa del pánico que no puede más que sucumbir a la fuerza desmedida de un hombre.

Perchè quando parliamo di violenze sessuali pensiamo sempre a un uomo più forte di una donna – che immaginiamo sempre indifesa, debole, fragile – in fondo a un vicolo buio senza via di scampo? Si, questo è uno scenario possibile. Ma non è l’unico. La performance de Le Figlie della Violenza è straordinaria perchè mostra una possibilità diversa dalla donna indifesa, isolata, presa dal panico che non può fare altro che soccombere alla forza bruta dell’uomo.”

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