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La “moda” degli allerta per combattere la violenza di genere in Messico

Violencia contra mujeres por Montecruz

Foto dell'utente di Flickr Montecruz Foto, utilizzata con licenza CC 2.0

In Messico, la violenza sulle donne è un problema che mostra la realtà di un paese in cui vigono pratiche obsolete e al quale il governo sembra offrire risposte insufficienti o, quanto meno, poco efficaci. L’aggressione a sfondo sessuale [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] ai danni di una giornalista − avvenuta in pieno giorno a Città del Messico e proprio nella Giornata Internazionale della Donna − e l'inazione che ne è seguita da parte degli organi di giustizia non sono che un esempio della situazione fumosa, in termini di sicurezza, che le donne si trovano ad affrontare in questo paese.

Questa tangibile atmosfera di violenza non è prerogativa delle strade della capitale messicana, ma si tratta di una situazione diffusa in diverse aree del territorio nazionale, in cui gli abusi di tipo sessuale non sono che la punta dell'iceberg, considerando che in molte località le donne perdono la vita ogni giorno, nella totale impunità dei loro assassini. Ciudad Juárez [it] – situata nella parte settentrionale del paese, lungo la frontiera con gli Stati Uniti – è stato il primo posto ad attirare l'attenzione su questo fenomeno, come scrive Imelda García sulla rivista Reporte Índigo:

El asesinato de cientos de mujeres en varias partes del país prendió los focos rojos sobre el peligro que representa ser mujer en ciertas zonas de México. Primero fue Ciudad Juárez, en Chihuahua, donde la desaparición y el asesinato de mujeres fueron un asunto con relevancia internacional, desde la década de los 90.

L'assassinio di centinaia di donne in diverse parti del paese ha acceso i riflettori sul pericolo che implica il semplice fatto di essere una donna in alcune zone del Messico. La prima fu Ciudad Juárez, nello stato di Chihuahua, in cui la scomparsa e l'omicidio di tantissime donne divennero una questione di portata internazionale, sin dagli anni '90.

La “soluzione” del governo

La Commissione Nazionale per la Prevenzione e l'Eliminazione della Violenza sulle Donne (CONAVIM, Comisión Nacional para Prevenir y Erradicar la Violencia Contra las Mujeres) è stata creata nel 2009 per promuovere, tra gli altri aspetti, l'adempimento alle norme internazionali in materia di diritti umani femminili; alcune di queste norme hanno tratto origine dal cosiddetto caso del “Campo Algodonero”, nel quale la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha dichiarato lo stato del Messico responsabile di una serie di violazioni di tali diritti.

Questa commissione si occupa del dispositivo di Allerta sulla Violenza di Genere contro le Donne (AVGM, Alerta de Violencia de Género contra las Mujeres):

Su objetivo consiste en garantizar la seguridad de mujeres y niñas, el cese de la violencia en su contra y/o eliminar las desigualdades producidas por una legislación o política pública que agravia sus derechos humanos.

Il suo obiettivo consiste nel garantire la sicurezza delle donne e delle bambine, la fine delle violenze perpetrate nei loro confronti e l'eliminazione delle disuguaglianze prodotte da una legislazione e da una politica pubblica che violano i loro diritti.

La richiesta di dichiarazione di Allerta sulla Violenza di Genere viene sollecitata da un organismo della società civile o da un'organizzazione per i diritti umani; successivamente, la CONAVIM forma un gruppo di lavoro e analizza la situazione per stabilire se sono presenti le condizioni per dichiarare o meno l'Allerta.

Una volta dichiarato l'Allerta AVGM, vengono stabilite le misure di sicurezza, prevenzione e giustizia che il governo locale dovrebbe adottare per dare una risposta alla violenza sulle donne. Di solito, le misure di sicurezza fanno riferimento a un “rinforzo dei presidi di polizia” e all'attuazione di operazioni di polizia nei punti strategici. Per quanto riguarda le misure relative alla giustizia, si tratta solitamente di un aumento del numero degli uffici preposti, ossia delle unità specializzate che si dedicano esclusivamente ad indagare sui delitti commessi nei confronti delle donne.

Un dato che consente di capire l'entità della situazione che il CONAVIM si trova ad affrontare è che ben 15 delle 32 entità federali (o stati) che compongono il paese devono rispondere a una richiesta di dichiarazione di  Allerta AVGM in alcuni dei loro municipi. Due stati della regione centrale hanno già un'allerta dichiarato in alcuni municipi. Puebla [it], nella regione centrale, e Sinaloa [it], nella zona settentrionale, sono gli stati in cui, di recente, è stata richiesta la dichiarazione di allerta.

Le richieste di Allerta sulla Violenza di Genere sembrano essere diventate una “moda” su tutto il territorio nazionale, e non si esclude che, a breve, ne vengano sollecitate delle nuove da parte di altri municipi o organizzazioni; ma questa “furia dichiarativa” è davvero la soluzione al problema?

La realtà

L'esistenza del CONAVIM e delle AVGM si somma a una serie di organi governativi ai quali sono state destinate risorse pubbliche volte ad affrontare la problematica e con il compito di coordinare l'applicazione delle politiche per la parità e l'eliminazione della violenza sulle donne (come l'Istituto Nazionale delle Donne, Instituto Nacional de las Mujeres), o di vigilare sul rispetto dei diritti umani e prevenire la discriminazione (rispettivamente, la Commissione Nazionale dei Diritti Umani, Comisión Nacional de los Derechos Humanos [it] e il Consiglio Nazionale per la Prevenzione della Discriminazione, Consejo Nacional para Prevenir la Discriminación). Questa pletora di organi pubblici sembrerebbe, però, non essere sufficiente a combattere la violenza in maniera efficace, come segnalato da alcuni utenti dei social network, ad esempio nel caso di Madame Déficit su Twitter:

#CONAVIM CONAPRED CNDH INMUJERES, ecc. Tanta burocrazia e poca protezione / giustizia vera per noi donne.

Inoltre, Imelda García ha riportato la scarsa trasparenza e la mancanza di indicatori che consentano di conoscere l'entità della situazione e di poter quindi valutare l'attività del governo:

En el Sistema Nacional de Seguridad Pública (SNSP) no existe información desagregada sobre feminicidios. La Secretaría de Gobernación solo cuantifica los homicidios sin distinguir si se trata de hombres o mujeres.

La evidencia de tal vacío de información quedó al descubierto en agosto del 2015, cuando un ciudadano solicitó al Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública la estadística de los feminicidios registrados desde el 2014 hasta esa fecha. El SNSP respondió que tal información no existe; sostuvo su afirmación incluso después de la presentación de un recurso de apelación [sic].

Nel Sistema Nazionale di Pubblica Sicurezza (SNSP, Sistema Nacional de Seguridad Pública) non esiste un dato disgiunto riguardo i femminicidi. La Segreteria del Governo fornisce un totale degli omicidi senza specificare se le vittime siano uomini o donne.

La prova di tale lacuna è venuta alla luce ad agosto 2015, quando un cittadino ha richiesto alla Segreteria Esecutiva del Sistema Nazionale di Pubblica Sicurezza la statistica dei femminicidi registrati dal 2014 fino al momento attuale. Il SNSP ha risposto che questo tipo di informazione non è presente, continuando a sostenere la propria affermazione anche in seguito alla presentazione del ricorso d'appello [sic.]

Gli abusi e le difficoltà per avere accesso agli organi di giustizia non sembrano diminuire e fanno parte della quotidianità (come si è visto nel caso di Andrea Noel, citato all'inizio di questo articolo). Proprio su questo tema, di recente Amnesty International ha promosso un'installazione nota come El Tendedero [es] (letteralmente, Lo Stendino) al quale sono stati appesi dei fogli in cui le donne raccontano le proprie esperienze come vittime di abuso o violenza di genere.

‘El Tendedero': Ellas quieren caminar libre por las calles y usar la ropa que quieran. pic.twitter.com/eDRS5dcea6

— Amnistía Int. México (@AIMexico) March 8, 2016

‘El Tendedero': Vogliono essere libere di camminare per strada andando in giro vestite come vogliono.

[Nell'immagine si legge: “Quando è stata la prima volta che ti hanno molestato? Avevo 16 anni, andavo a scuola in autobus e davanti a me c'era un uomo che iniziò a guardarmi, ma non capii cosa significava quello sguardo finché non mi toccò la vulva. Non potei fare altro che spintonarlo, nessun altro fece niente.”]

Inoltre, la stessa Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha sottolineato che in Messico si registrano costantemente casi di tortura sessuale e di genere:

Nos alarma que en #México se produzca tortura sexual y de género por parte de agentes del Estado https://t.co/BwrDacE3kp

— CIDH (@CIDH) March 13, 2016

Ci preoccupa che in Messico si verifichino casi di tortura sessuale da parte degli agenti dello Stato.

Di recente, il funzionario pubblico del CONAVIM ed esperto internazionalista David Ricardo Uribe, ha riconosciuto le difficoltà che le donne messicane vittime di delitti si trovano ad affrontare per ottenere e far procedere la giustizia, facendo riferimento a tali ostacoli in una relazione.

David Uribe nos habla acerca de los retos que enfrentan las mujeres para acceder a la justicia. pic.twitter.com/vdL0b6TMT5

— CONAVIM_MX (@CONAVIM_MX) March 8, 2016

David Uribe ci parla delle difficoltà che le donne si ritrovano ad affrontare per avere accesso alla giustizia.

Stando così le cose, nonostante l'apparato burocratico – e le varie strategie, più o meno azzeccate – che lo stato messicano ha messo in atto per far vedere il suo impegno riguardo lo stringente problema della violenza sulle donne, i fatti dimostrano che, in questo senso, c'è ancora tantissima strada da fare.

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