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Brasile: social contro la vittima di uno stupro di gruppo filmato e condiviso su Twitter

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“Sembrava che fosse drogata”, “Beh… Con questi vestiti…”, “16 anni e ha già un figlio…”, “Se l'è meritato!” – Vignetta di Vitor Teixeira, condivisa sulla pagina Facebook dell'artista.

Un sabato sera, una ragazza di 16 anni esce da casa dei suoi genitori, in un quartiere periferico di Rio de Janeiro, e va a casa del fidanzato. Poi i due vanno a una festa. Lei ricorda di essere arrivata a casa di lui e di essersi addormentata. La domenica mattina si sveglia, con una sensazione di nausea, e si ritrova in un'altra casa, circondata da uomini armati. Si alza, si mette dei vestiti che qualcuno ha lasciato in giro e prende un taxi per tornare a casa.

Tre giorni dopo, su Twitter viene pubblicato un video di 40 secondi.

In questo video c'è lei, su un letto, nuda e priva di sensi, mentre vari uomini scherzano e se la ridono. Si sente qualcuno che dice “questa qui sarà incinta di più di 30 persone”.

Uno di loro si fa un selfie con lei sullo sfondo, e lo pubblica su Twitter. Altri rispondono al video con commenti di questo tipo.

La colpevolizzazione della vittima, le proteste

Mano a mano che i mezzi di comunicazione iniziavano a occuparsi del caso, sui social network è apparsa un'ondata di commenti nei quali si colpevolizzava la vittima.

Una pagina Facebook ha raccolto alcuni screenshot dei commenti: “Questo non sarebbe successo se fosse rimasta a casa”, dice uno. “Se invece fosse andata in chiesa”, si legge in un altro.

I dettagli che circondano il caso, come il fatto che il fidanzato della ragazza, e anche gli altri 32 uomini, fosse un trafficante di droga, che la festa e la violenza di gruppo abbiano avuto luogo in una favela [it], e che lei abbia ammesso davanti agli agenti di aver fatto uso di droghe hanno, in qualche modo, hanno contribuito a relativizzare l'empatia nei confronti della ragazza da parte di chi l'ha colpevolizzata per quanto accaduto.

Ma altrettanto velocemente è montata l'indignazione generale contro questo delitto.

Twitter ha immediatamente bloccato il profilo dell'uomo che ha caricato il video. Sui social si è diffusa subito la petizione, partita principalmente da alcune pagine femministe, in cui si chiedeva alle persone di non andare a cercare il video su Internet.

In meno di due giorni la Procura di Río de Janeiro ha ricevuto circa 800 segnalazioni relazionate con il caso [pt, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione]. Il venerdì, sono stati indentificati quattro sospettati, poi condotti al commissariato per essere interrogati. Fra di loro, il fidanzato della vittima, con la quale aveva una relazione da tre anni.

A questo ha fatto seguito una vera e propria mobilitazione sui social network contro la colpevolizzazione della vittima e il sessismo generalizzato di molti dei commenti.

Per il fine settimana del 28 e 29 maggio, sono state programmate marce di protesta in tutto il Brasile, e le donne stanno modificando la loro foto profilo con un'immagine in cui si legge: “Per mettere fine alla cultura della violenza”.

La giornalista Ana Freitas su Facebook ha scritto:

1. Nem uma a menos. A gente não deixa nenhuma pra trás. O nosso poder de mobilização e a nossa força está deixando todas as outras no chinelo.
2. Não foi culpa dela. Trinta homens e nenhum foi capaz de parar e dizer “gente, pera, isso é meio mancada”. Não foi culpa delas.
3. Tem alguém ai que duvida de cultura do estupro? Chega mais. Explica pra mim como 30 homens estupram uma mulher desacordada se não existir uma cultura velada dizendo que vagabunda merece ser estuprada (e que coloca na categoria “vagabunda” qualquer mulher que não seguir um código de conduta subjetivo).
4. Você está pronto (como homem) pra dizer ao seu amigo babaca que ele é babaca e machista pelo jeito que fala das mulheres, pelos vídeos que compartilha? Está pronto pra tentar mostrar pra pelo menos alguns deles que esse tipo de atitude prepara o terreno pra violência contra mulher? Por que essa é a parte difícil.

  1. Non una di meno. Nessuna donna sarà lasciata indietro. Il nostro potere di mobilitazione e la nostra forza sta facendo vergognare tutti gli altri.
  2. Non è stata colpa sua. 30 uomini e nessuno che sia stato capace di dire “Ehi, aspettate un attimo, questo non è giusto”.
  3. Qualcuno dubita dell'esistenza di una cultura dello stupro? Si faccia avanti. Mi spieghi come sia possibile che 30 uomini violentino una donna priva di sensi se non esiste una cultura strisciante secondo cui le “puttane” si meritano di essere stuprate (e in questa categoria vengono fatte rientrare tutte quelle donne che non seguono un certo – e del tutto soggettivo – codice di comportamento).
  4. Sei pronto, da uomo, a dire a quell'imbecille del tuo amico che è un idiota e un sessista per il modo in cui parla delle donne e per i video che condivide? Sei pronto, da uomo, a dare l'esempio per spianare il terreno contro la violenza sulle donne? Perché qui viene la parte difficile.

“Non sono stati 30 contro 1. Sono stati 30 contro tutte. La giustizia è poca cosa, quello che voglio è la fine del maschilismo. #MaiPiùStrupro #RabbiaMotivata

La certezza dell'impunità

Se non fosse per la mostra che gli stessi stupratori hanno fatto del loro crimine, il caso non avrebbe sollevato la benché minima attenzione.

Ma perchè un criminale fa orgogliosa mostra del reato compiuto?

Silvia Chakian, procuratore e coordinatrice di un gruppo contro la violenza sulle donne, ha analizzato questo caso durante un'intervista rilasciata alla BBC Brasil:

Mostra a certeza total da impunidade desses criminosos, que agem em grupo e que gravam e publicam a própria prova do crime que praticaram. Mostra o descaso pra eventuais responsabilizações, descaso com a Justiça (…) O (episódio) mostra que praticar crime dessa natureza é motivo de vaidade, de ser ostentado.

Mostra la certezza di una totale impunità da parte di questi delinquenti che agiscono in branco, che filmano e pubblicano le prove del loro stesso crimine. Mostra il totale disinteresse ad assumersi la responsabilità delle azioni commesse, il disprezzo nei confronti della giustizia […] [L'accaduto] dimostra che compiere un reato di questo genere è motivo di vanto, è qualcosa di cui andare fieri.

Mentre gli stupratori confidano nell'impunità, le vittime la considerano un dato di fatto.

La giornalista Mariana Varella ricorda un caso del 2014, in cui una ragazza venne trovata dai genitori seduta sul proprio letto mentre si puntava una pistola alla tempia, dopo essere stata violentata da suo nonno.

La settimana scorsa, un giudice ha decretato che non vi sono prove sufficienti per la condanna dell'uomo, sebbene quest'ultimo abbia ammesso di aver avuto rapporti sessuali con la ragazza. Ciononostante, il giudice ha creduto a una fantasiosa versione secondo la quale le tre donne della famiglia (la ragazza, sua madre e sua nonna) stessero, in realtà, tramando contro di lui.

L'indagine più recente sul tema della violenza sessuale in Brasile ha rivelato che in questo paese ogni 11 minuti una persona viene violentata. Secondo il Rapporto Annuale Brasiliano sulla Pubblica Sicurezza, nel 2014 sono stati 47.646 i casi di violenza registrati.

Nella stessa settimana in cui è avvenuta la violenza di gruppo sulla ragazza di 16 anni a Rio, un'altra adolescente è stata violentata da cinque uomini nella regione di Piauí, solo che questo caso ha ricevuto a malapena l'attenzione nazionale.

Ironia della sorte, lo stesso giorno in cui il caso è diventato pubblico, il Ministro dell'Istruzione dell'attuale governo ad interim ha incontrato l'attore brasiliano Alexandre Frota, noto per essersi vantato pubblicamente di aver soffocato una donna fino a farla svenire e di aver poi abusato di lei. Un crimine per il quale non è mai stato portato in giudizio.

Lo scorso anno, Frota ha partecipato attivamente al movimento a favore della destituzione [en] della Presidente Dilma Rousseff e ha assurto il ruolo di strenuo difensore delle misure che proibiscono “l'indottrinamento di sinistra” nella scuola pubblica.

Secondo i suoi oppositori, tale “indottrinamento” si occupa di temi come la politica o il genere, che non dovrebbero essere insegnati nelle scuole. Frota afferma persino che il ministro si sia trovato d'accordo con le sue proposte.

Ma il caso della minorenne di 16 anni violentata da oltre 30 uomini sta contribuendo a erodere il limite di tolleranza delle donne nei confronti di simili atti pubblici di violenza e sessismo.

Come afferma Chakian:

Não tem 30 monstros juntos. Não tem patologia nisso. É uma questão cultural. São 30 pessoas que participaram do crime e nenhuma delas agiu para evitar que aquele crime acontecesse. Isso revela uma sociedade criminosa e violenta contra a mulher. Que enxerga que o corpo da mulher é feito para o homem usufruir.

Questi non sono 30 mostri messi assieme. Non c'è alcuna patologia. Si tratta di una questione culturale. Si tratta di 30 persone che hanno preso parte a un delitto dove nessuno di loro ha fatto niente per evitare che venisse commesso. Questo fatto rivela l'esistenza di una società criminale e violenta nei confronti della donna, considerata come un corpo creato ad uso e consumo dell'uomo.

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