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#IAmNotAfraidToSayIt: gli utenti ucraini dei social rompono il silenzio sulle violenze sessuali

Image from The Noun Project. Edited by Tetyana Lokot.

Immagine dal The Noun Project. Modificata da Tetyana Lokot.

Un nuovo hashtag sta diventando popolare nella sezione ucraina di Facebook: ‪#‎ЯНеБоюсьСказати‬ [ru, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione](#IAmNotAfraidToSayIt cioè “Non ho paura di dirlo”). Con questo hashtag, gli utenti di internet stanno condividendo le loro storie e le esperienze di molestie, di violenze sessuali e domestiche.

L’ hashtag — e il conseguente flashmob — è stato avviato dall'attivista e giornalista Nastya Melnychenko, che ha pubblicato un post spiegando il suo desiderio di parlare su Facebook il 5 luglio.

Nel suo post, la Melnychenko dice che ha sentito il bisogno di parlare delle sue personali esperienze di violenza sessuale perché è importante per le donne che hanno subito tale violenza, parlarne e rendere il fatto “visibile”.

Я хочу, аби сьогодні говорили ми, жінки. Аби ми говорили про насильство, яке пережила більшість з нас. Я хочу, аби ми не оправдувалися “я йшла у спортивках серед дня, а мене все одно схопили”. Бо нам не треба оправдуватися. Ми не винні, винен ЗАВЖДИ насильник.
Я не боюсь говорити. І я не почуваюся винною.

Io voglio parlare a noi, donne, oggi. Parlare della violenza a cui molte di noi hanno dovuto sopravvivere. Voglio che noi la smettiamo di creare delle scuse e diciamo “Stavo indossando abbigliamento da ginnastica durante la giornata, e venivo palpeggiata”. Non abbiamo bisogno di inventare scuse. Non dobbiamo incolpare noi, chi ci viola è SEMPRE da incolpare.
Non ho paura di parlare. E non mi sento in colpa.

La Melnychenko racconta di diversi casi di molestia sessuale e violenza accaduti durante la sua vita, andando dalla prima volta, a 6 anni subì una molestia da parte di un lontano parente di sesso maschile, ad un episodio in cui lei era già adulta e un ex ha minacciato di postare un loro video intimo, fatto precedentemente, come vendetta per averlo lasciato.

Il post della Melnychenko e la sua chiamata a condividere le loro storie, ha spinto altri utenti di Facebook in Ucraina ad usare l'hashtag per pubblicare post a proposito delle loro esperienze di violenza sessuale.

Alcuni hanno risposto commentando il suo post, mentre altri hanno creato post separati. Il post iniziale è stato condiviso circa 60 volte e ha ottenuto cento commenti: alcuni di questi elogiavano il coraggio della Melnychenko, altri criticavano il suo esporsi, e altri ancora erano offensivi.

Le donne hanno condiviso storie di violenze subite da estranei o amici; e di rivelazioni indecenti di insegnanti, vicini o parenti; di compagni di classe che le hanno molestate; di colleghi e capi che le hanno fatto pressioni per rapporti sessuali; e dozzine di altri casi.

Un utente ha commentato su quanto sia scioccante vedere l'ampiezza del fenomeno, dopo che i post su Facebook e i commenti hanno cominciato a saltar fuori.

Від цих історій волосся стає дибки і думаєш, яке щастя, що нічого такого не сталося з тобою. А потім починаєш пригадувати того сусідського хлопчика, який намагався переконати тебе зняти трусики, і того голого незнайомця в парку, і того іншого голого в сквері, і всі оті обмацування в метро, і ту смішну поїздку в потязі, коли п'яний сусід по купе серед ночі пробував на тебе залізти…
‪#‎яНеБоюсьСказати‬, але мені моторошно від того, наскільки повсякденним є такий досвід і скільки ще є таких нерозказаних історій.

Queste storie fanno venire la pelle d'oca e drizzare i capelli, e pensi, quanto sia grandioso che niente di tutto ciò sia mai capitato a te. E poi ti ricordi del tuo vicino che da ragazzi ha cercato di toglierti i pantaloni, e l'estraneo nudo nel parco, e un altro tizio nudo in un altro parco, e tutti quelli che ti palpano nella metropolitana, e la strana corsa in treno in cui l'ubriaco vicino nello stesso scompartimento ha provato a montarti nel bel mezzo della notte…
#IAmNotAfraidToSayIt, ma mi da la nausea quanto siano comuni e di routine questo tipo di esperienze e come queste storie restino non dette.

Nastya Melnychenko ha modificato in seguito il suo post aggiungendo che anche gli uomini erano i benvenuti a condividere le loro storie. L'artista ucraino Eliash Strongowski ha risposto alla chiamata raccontando la sua personale esperienza d'infanzia.

Коли у старших класах я волонтерив на телефоні довіри, таки х історій були десятки щодня. З крутішим ґрадусом – реґулярне зґвалтування батьком чи вітчимом, чи навіть студентом на практиці в школі, дехто і про аборти від такого розповідав; історії про “по кругу” в дитячих таборах, з або без вихователем; публічне приниження за відмову – з публічним же безкарним рукоприкладством. І все це з вимогою мовчати під страхом смерти. У мене кров стигла, а для них то була буденність.

Quando da liceale, lavoravo alla linea telefonica in un centro d'aiuto, c'erano dozzine di storie del genere ogni giono. Le peggiori rigurdavano l'essere sturprata da un padre o dal patrigno, o da uno studente stagista ad una scuola, alcune addirittura dichiaravano di aver subito aborti dopo questi casi; storie che raccontavano di essere state “fatte girare” nei campi estivi, con o senza il coinvolgimento del reponsabile del campo; umiliazioni pubbliche per essersi rifiutate di sottomettersi—con violenze pubbliche senza conseguenze. E tutte queste con la promessa di non parlare sotto minaccia di morte. Mi fa gelare il sangue nelle vene, e per queste persone questa era la vita di tutti i giorni.

Strongowski ha anche notato che la pressione e l'educazione sociale vanno presi in considerazione, in quanto lui stesso ha commesso una molestia da adolescente, nonostante avesse provato una proposta sessuale non desiderata in precedenza.

Що значить що нас так виховують. Дівчат – із комплексом жертви, хлопців – із комплексом насильника. Збоченців і хворих вистачає, але першопричина – у нас суспільство під це заточене.
Тому я фемініст. Тому мені не байдуже і тому про це треба говорити – голосно і без страху.

Significa che siamo stati cresciuti in questo modo. Le ragazze per avere il complesso della vittima e i ragazzi per avere il complesso dello stupratore. Ci sono un sacco di pervertiti e persone malate, ma la ragione primaria è che la nostra società è stata progetta per fare questo.
Questo è il motivo per cui sono femminista. Questo è il motivo per cui mi importa e dovremmo parlarne—ad alta voce e senza paura.

Gli utenti ucraini di Facebook hanno già pubblicato dozzine di post con quel hashtag, supportando la campagna e condividendo le loro storie o reagendo a quelle degli altri. Gli attivisti civili attraverso la Campagna contro la discriminazione hanno detto in un post su Facebook che parlare di queste vicende molto personali (normalmente viste come un tabù dalla società ucraina) è un primo passo importante verso il cambiamento dello status quo.

Говорити про дискримінацію, несправедливість, насильство – це перший крок до змін. Коли ми говоримо про такі речі, інші розуміють, що вони не самі, що треба захищати свої права і що жодна людина не має зазнавати утисків. Підритмуємо ‪#‎яНеБоюсьСказати‬

Il fatto di parlare di discriminazione, ingiustizia, violenza è il primo passo verso il cambiamento. Quando parliamo di queste cose, gli altri capiscono che non sono soli, che devono proteggere i loro diritti, e che nessuna persona dovrebbe vivere tali discriminazioni. Noi sosteniamo #IAmNotAfraifToSayIt

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