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Colombia: il riuscito sciopero della fame che ha cambiato l'università di Tolima

9 huelguistas de hambre UT Foto facebook

Le nove persone che hanno portato avanti lo sciopero della fame nell'Università di Tolima. Immagine dall'account Facebook di Kalitos Gamboa [es] pubblicata con la sua autorizzazione.

Dal 6 al 15 luglio, presso l'Università di Tolima [it] in Colombia, nove persone tra studenti, professori e impiegati, hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la grave crisi amministrativa, finanziaria, democratica e governativa che questo istituto sta attraversando e per la quale si ritiene responsabile il rettore, José Herman Muñoz Ñungo.

I protagonisti hanno dato inizio allo sciopero [es, come gli altri link eccetto dove diversamente segnalato] dopo aver esaurito tutti i possibili canali diplomatici. Nella loro lista di richieste, una chiedeva al rettore di rispondere a 21 domande e di consegnare la sua lettera di dimissioni. Quest'ultimo però, si è dimostrato refrattario sia alle dimissioni che al rispondere alle domande proposte, ed anche il Consiglio Superiore ha deciso di rimanere in silenzio. Questo ha fatto sì che lo sciopero della fame si protraesse per nove giorni, alla fine dei quali, e grazie alla mediazione di una commissione regionale e alla presenza del Ministero del Lavoro, è stato firmato l'accordo che sancisce la fine dello sciopero con la rinuncia del rettore, dal 31 luglio, al suo incarico e l'accettazione per iscritto di alcuni punti della lista di richieste.

José Javier Cepera, dal portale Rebelión, ha riassunto così il conflitto:

En últimas, la sed de justicia en la Universidad es una necesidad, y se trata de intentar abrir nuevos espacios, realizar acciones colectivas en defensa de lo público pero exigiendo transformación estructurales – no solo consiste en buscar la captación de recursos económicos sino en repensar la Universidad, sus bases, directivas, acuerdos, normatividad, razones, sentimientos y proyectos que no sigan encaminadas al servicio del mercado, los grupos políticos y el servilismo politiquero sino para la soberanía de los pueblos excluidos de estos tiempos.

Alla fine, la sete di giustizia nell'università è una necessità, e si tratta di provare ad aprire nuovi varchi, realizzare azioni collettive in difesa del settore pubblico, esigendo comunque una trasformazione strutturale che non consiste solo nel cercare di attrarre risorse finanziarie, ma nel riprogettare l'università, le sue basi, le direttive, gli accordi, le normative, le ragioni, i sentimenti e i progetti che non continuino ad essere a servizio del mercato, dei gruppi politici e dei politicanti, ma che siano a favore dei popoli esclusi al giorno d'oggi.

Il gruppo di scioperanti ha scritto sul portale El Salmón che questo gesto è stato fatto non solo a beneficio dell'Università di Tolima, ma anche “a difesa dell'università pubblica, oggi minacciata da politiche del Ministero dell'Educazione Nazionale volte alla privatizzazione”. Nello stesso modo, si è parlato dell'impegno che sperano di ottenere dalla comunità per seguire da vicino questo processo:

Debemos informar a la comunidad universitaria y a la comunidad en general, que este movimiento no se reduce únicamente a la renuncia de un rector, es un ejercicio de transformación radical de la Universidad del Tolima, en el marco de la AUTONOMÍA, la AUTORREGULACIÓN Y la CALIDAD ACADEMICA; por eso convocamos a toda la comunidad a construir un gran pacto social que permita, desde el debate, la configuración de una universidad moderna, al servicio de la región y no de los intereses politiqueros de turno. Rechazamos cualquier intento de violación de la AUTONOMÍA UNIVERSITARIA, como es el caso de la Ley 550, la Ley 1740 o las reestructuraciones amañadas y a dedo; tampoco aceptaremos la imposición de manera autoritaria de un rector por parte de ningún sector; es decir, el rector encargado y los demás asignados, deberán obedecer a un proceso de legitimación dentro de la comunidad académica.

Dobbiamo informare la comunità universitaria e la collettività in generale, che questo movimento non si limita unicamente alla rinuncia di un rettore, ma è un esercizio volto ad una trasformazione radicale dell'Università di Tolima, nel contesto dell'AUTONOMIA, dell'AUTOGESTIONE e della QUALITÀ ACCADEMICA; per questo facciamo un appello a tutte le comunità per costituire un patto sociale che permetta, partendo dal dibattito, la configurazione di una università moderna, al servizio della regione e non degli interessi dei politici di turno. Rifiutiamo qualunque intento di violazione dell'AUTONOMIA UNIVERSITARIA, come nel caso della Legge 550 e 1740 o delle ristrutturazioni organizzate in maniera illecita; non accetteremo neanche l'imposizione autoritaria di un rettore da parte di nessun settore; ovvero il rettore incaricato e il resto del personale, dovranno attenersi ad un processo di legittimizzazione interno alla comunità accademica.

Global Voices (GV) ha voluto addentrarsi di più nella questione ascoltando le argomentazioni degli scioperanti, così è stata proposta un'intervista ad uno di loro: Carlos Arturo Gamboa Bobadilla, blogger pioniere della rete colombiana, scrittore, attivista, docente e presidente dall'Associazione Sindacale dei Professori Universitari (ASPU). Nonostante fosse parecchio provato, ha continuato a dare aggiornamenti in merito allo sciopero dal suo blog e dal profilo Facebook perché, come egli stesso ha detto in uno dei suoi post: “Credo che non potrò mai scioperare dal parlare, non sono nato per essere un sommo sacerdote del silenzio”.

Carlos Arturo Gamboa Bobadilla durante la huelga de hambre. Foto de su cuenta de Facebook, utilizada con su autorización.

Carlos Arturo Gamboa Bobadilla durante lo sciopero della fame. Immagine dal suo profilo Facebook, pubblicata con la sua autorizzazione.

GV: Per cominciare, una cosa molto importante, come ti senti in questo momento a livello fisico e mentale?

Carlos Arturo Gamboa Bobadilla (CAGB): El cuerpo se resiente bastante en nueve días de huelga de hambre, pero afortunadamente, según la valoración médica, no tengo ninguna complicación. La cuestión ahora consiste en descansar unos días y ejercer los cuidados correspondientes. Mentalmente los huelguistas salimos muy fortalecidos, logramos algunos objetivos concretos, pero sobre todo visibilizamos el problema de la Universidad del Tolima nacionalmente. Para que los problemas se empiecen a solucionar hay que aceptarlos primero, y creo que ahora muy pocas personas podrán mantenerse al margen de la realidad que padecemos.

Carlos Arturo Gamboa Bobadilla (CAGB): Il corpo risente abbastanza di nove giorni di sciopero della fame ma, fortunatamente, secondo il parere medico non ho subito nessuna ripercussione. Adesso devo riposare qualche giorno e seguire le disposizioni del medico. Mentalmente noi scioperanti ne usciamo fortificati, siamo riusciti a raggiungere alcuni obiettivi concreti, ma sopratutto abbiamo dato visibilità al problema dell'Università di Tolima a livello nazionale. Per far sì che i problemi inizino ad essere risolti bisogna prima di tutto accettarli, e credo che in questo momento davvero poche persone potranno continuare a rimanere ai margini della realtà che stiamo subendo.

GV: Come definiresti la tua esperienza durante lo sciopero della fame? Credi che ne sia valsa la pena di sacrificarti e mettere a rischio la tua vita?

(CAGB): Aunque fue extrema, en el sentido de que arriesgas mucho de ti mismo en ello, como experiencia humana me permitió reflexionar sobre algunas cosas, entre ellas el tema de la solidaridad que siempre me ha inquietado. Nosotros nos indignamos por todo, pero no actuamos y cuando alguien actúa no nos solidarizamos. En la universidad encontré solidaridad de muchas personas, incluso de algunos muy distantes de nuestra forma de pensar. Padecer hambre es sentirse más humano, es acercarse a la condición animal que nos antecede, es también reflexionar sobre el sentido de la existencia porque si no te alimentas te descompones y eso te hace pensar en la vida en el sentido de estar “aquí”.

No creo que hubiese atentado contra mi vida, lo que hicimos los huelguistas fue un acto de desprendimiento por una institución que se hundía, es un símbolo de resistencia en donde la acción es igual de contundente a la idea.

(CAGB): Anche se estrema, nel senso che rischi molto la tua salute, questa esperienza mi ha permesso di riflettere su diverse cose, tra le quali il tema della solidarietà che mi ha coinvolto da sempre. Noi ci indignamo per tutto, ma non facciamo niente, e quando qualcuno decide di fare, non ci aggreghiamo. Nell'università ho trovato la solidarietà di molte persone, compresi alcuni che non la pensano come noi. Patire la fame vuol dire sentirsi umano, avvicinarsi alla condizione dell'animale che ci ha preceduti, ed anche riflettere sul senso della vita perché se non ti alimenti ti decomponi e questo ti fa pensare all'essere “qui”, al vivere.

Non credo che avrei messo a repentaglio la mia vita, quello che abbiamo fatto noi scioperanti è stato un distaccarsi da un'istituzione che stava affondando, è un segnale di resistenza nella quale l'azione è forte quanto l'idea.

GV: Come immagini il futuro dell'Università di Tolima e dell'educazione pubblica in Colombia?

(CAGB): Lo que sucede en la Universidad del Tolima es casi un laboratorio de la situación de la educación superior en Colombia, con un ingrediente más, el fracaso de un grupo de poder que estuvo durante los últimos cuatro años al frente de su dirección. Ahora nos toca recomponer muchas cosas, la UT apenas lleva 60 años funcionando, digamos que está en su etapa embrionaria como institución. Es el momento de modernizarla, de blindarla contra la politiquería regional, de reorientarla académicamente, de entroncarla con la región, de limitarle su misión porque no podemos seguir intentando parecernos a lo que no somos.

Para la educación pública nacional se debe venir un gran cambio, los tiempos de posconflicto lo requieren. Sin un sistema educativo nacional que le apueste a la reconstrucción del país, será más difícil enraizar el sentido de la paz. Creo que la educación, si se orienta bien, es fundamental para la redefinición de la democracia, la ciudadanía y la activación de un sujeto en derecho. Esto se debe presionar, el Estado no parece muy interesado en ello, entonces seremos nosotros, las comunidades educativas quienes empujen ese cambio.

(CAGB): Quello che accade nell'Università di Tolima è un esempio della situazione scolastica della Colombia, con un ingrediente in più, ovvero il fallimento di un gruppo che ha detenuto il potere direttivo durante gli ultimi quattro anni. Adesso ci tocca ricomporre i pezzi, l'Università di Tolima è aperta da circa 60 anni, diciamo che si trova all'inizio del suo cammino come istituzione. È arrivato il momento di modernizzarla, di crearle uno scudo contro la politica regionale, di riorientarla accademicamente, di connetterla alla regione, a definire la sua missione perché non possiamo continuare ad assomigliare a quelli che non siamo.

Bisogna apportare un grande cambiamento all'educazione pubblica nazionale, gli anni del post-conflitto lo richiedono. Senza un sistema educativo nazionale che scommetta sulla ricostruzione del paese, sarà più difficile radicare il sentimento di pace. Credo che l'educazione, se ben orientata, sia fondamentale per ridefinire la democrazia, la comunità e i cittadini impegnati politicamente. Bisogna spingere affinché questo accada, lo stato non sembra molto interessato, e allora saremo noi, i cittadini, a dare impulso a questo cambiamento.

GV: Quale pensi sia il ruolo dell'istruzione nell'ambito dell'attuale processo di pace in Colombia?

(CAGB): Esencial. La educación les permite a las personas adquirir otras dimensiones, otras lecturas del mundo, y sobre todo reconocer las posibilidades del saber. Para ello, los currículos deben ser transformados, deben estar en disposición de un proyecto de país, deben abandonar las falacias de la competitividad y el falso progreso como meta última y centrarse en esa primicia que Jacques Delors denomina «aprender a vivir juntos», es quizás lo que más nos falta como colombianos.

(CAGB): Essenziale. L'educazione permette alle persone di acquisire altre dimensioni, altre visioni del mondo, e sopratutto di riconoscere le possibilità del sapere. I curricula devono essere rivisti di conseguenza, essere messi a disposizione di un progetto nazionale, abbandonare i miti della competitività e del falso progresso come fine ultimo e concentrarsi su questa novità che Jacques Delors chiama “imparare a vivere insieme”, che forse è quello che ci manca come colombiani.

Carlos Gamboa ritratto durante il suo sciopero. Immagine dal suo profilo Facebook, pubblicata con la sua autorizzazione.

Carlos Gamboa ritratto durante il suo sciopero. Immagine del suo profilo de Facebook, pubblicata con la sua autorizzazione.

GV: Ti consideri attivista, scrittore, docente o qualcosa di più?

(CAGB): Creo que todo está imbricado en mí. No me imagino ser un docente sin capacidad de acción y pensamiento críticos, o un escritor encerrado frente a un ordenador intentando narrar o poetizar la vida sin vivirla de facto. Si observas con cuidado todas estas acciones están cruzadas por la palabra, creo que vengo siendo eso: un encantado por las palabras que generen acción transformadora. Si la palabra no busca transformar es mejor guardar silencio.

(CAGB): Credo che in me ci sia un po’ di tutto questo. Non riesco ad immaginarmi come un docente senza capacità di azione e di pensiero critico, o uno scrittore chiuso davanti a un computer che prova a raccontare o mettere in versi la vita senza viverla di persona. Se osservi attentamente, tutte queste azioni sono attraversate dalla parola, credo di essere questo: un uomo incantato dalle parole che generano un'azione trasformatrice. Se la parola non riesce a trasformare è meglio rimanere in silenzio.

GV: Citando una tua frase: “Il giorno in cui mi sveglierò senza la volontà di cambiare il mondo, sarà il giorno in cui il mondo avrà cambiato me”, credi che arriverà questo giorno?

(CAGB): La frase surgió tratando de elaborar un cuento en el cual el personaje central debía ser un idealista. El cuento fracasó y quedó la frase. La guardé para mí, en el fondo soy eso, un idealista y me agrada serlo. No me gusta el mundo en el que nací y el que habito, que es peor hoy que cuando nací; quisiera cambiarlo y cada día lo intento, desde las acciones más pequeñas, estamos en el tiempo de la revolución de las pequeñas cosas, por eso luchar por cambiar una institución formadora como la Universidad del Tolima, merece todo nuestro esfuerzo. Espero ser idealista hasta el final, porque me hastía ver tanto conformismo; también me desagrada ver antiguos luchadores refugiados en el confort que provee el egoísmo del bienestar individual.

(CAGB): La frase è nata mentre cercavo di scrivere un racconto nel quale il protagonista sarebbe dovuto essere un idealista. La storia alla fine non è riuscita, ma è rimasta la frase. L'ho conservata per me, nel profondo sono questo, un idealista, e mi piace esserlo. Non mi piace, invece, il mondo nel quale sono nato, nel quale vivo, che è peggiorato da quando sono venuto al mondo. Vorrei cambiarlo e ogni giorno provo con le piccole cose. Ci troviamo nel tempo della rivoluzione delle piccole cose, per questo lottare per cambiare un'istituzione formativa come l'Università di Tolima merita tutto il nostro sforzo. Spero di poter rimanere idealista fino alla fine, perché mi disgusta vedere così tanto conformismo; mi dispiace anche vedere quelli che un tempo erano rifugiati combattenti, che ora vivono nell'agiatezza che offre l'egoismo del benessere individuale.

GV: C'è qualcos'altro che vorresti condividere?

(CAGB): El deseo de cambio. Estamos supeditados a ello o feneceremos. Debemos frenar. El mundo va al desfiladero de su existencia. Cada día contribuimos con nuestro consumismo desaforado a depredar el planeta, es fácil de ver, pero difícil de cambiar. A veces quisiera tener el poder de resetear las mentes, eso es imposible, por eso soy profesor, porque considero que desde las aulas es posible cambiar el chip de la autodestrucción que hace tiempo nos implantó el capitalismo.

(CAGB): Il desiderio di cambiamento. Teniamolo sempre presente o moriremo. Dobbiamo smetterla. Il mondo sta andando a rotoli. Ogni giorno contribuiamo col nostro consumismo sfrenato a depredare il pianeta, è facile rimanere a guardare, il difficile è cambiare. A volte vorrei avere il potere di azzerare le menti, questo è impossibile, per questo sono professore, perché credo che dalle aulee sia possibile cambiare il chip dell'autodistruzione che ci è stato impiantato tempo fa dal capitalismo.

Dimostrazioni di solidarietà

Sono state così tante le dimostrazioni di solidarietà alla causa, sia online sia della comunità in generale, che il rettore Múñoz si è visto obbligato a richiedere, all'interno degli accordi, la “cessazione di ostilità e violenza psicologica”.

A favore degli scioperanti e dei loro diritti, ci sono state adesioni e fermenti anche da parte di alcuni sindacati e di organizzazioni professionali a livello nazionale. Dall'interno della stessa Università di Tolima, tre grandi eventi hanno supportato la causa: una raccolta di oltre 3.000 firme a favore delle dimissioni del rettore Múñoz; la decisione dell'università di bloccare le attività dal 12 luglio; e l'appello fatto dai membri dell'università all’Uffico del Procuratore Generale nazionale affinché indaghino sul rettore e gli altri funzionari per appropriazione indebita.

Anche su Twitter sono apparse molte frasi di solidarietà con l'hashtag #HuelgaDeHambreUT (#ScioperoDellaFameUT).

Chiamato alla resistenza e alla solidarietà con lo sciopero della fame in difesa dell'Università di Tolima

#HuelgadehambreUT non arrendetevi, vale la pena lottare per il futuro. Al governo non importa di noi.

#HuelgadehambreUT Domani andiamo tutti ad appoggiare la causa dei nostri compagni e docenti scioperanti.

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