chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

La prima medaglia d'oro brasiliana alle olimpiadi di Rio stava per lasciare il judo per razzismo

Rafaela Silva, Brazil's first gold medal at the Rio Olympics. Photo: David Ramos/Getty Images, used with permission from Rio2016.

Rafaela Silva, prima medaglia d'oro del Brasile alle olimpiadi di Rio. Immagine: David Ramos/Getty Images, pubblicata con l'autorizzazione di Rio2016.

Il Brasile è ancora sbalordito per la vittoria nel judo di Rafaela Silva, che ha portato al paese che ospita i giochi olimpici del 2016 la prima medaglia d'oro. Molti non brasiliani potrebbero aver dimenticato le offese razziste che la campionessa ha subito nel 2012, dopo essere stata squalificata dalle Olimpiadi di Londra.

Rafaela proviene da una famiglia povera, ed è cresciuta in una favela di Rio de Janeiro chiamata Cidade de Deus, resa famosa dal film City of God [it] uscito nel 2002. Insieme a sua sorella maggiore, Raquel Silva, ha iniziato a prendere lezioni di judo all'età di 8 anni presso l'Istituto Reação, un progetto sociale fondato dall'ex judoka brasiliano Flávio Canto, che vinse la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004.

Rafaela ha partecipato per la prima volta alle Olimpiadi quando aveva 19 anni, e quell'anno si tennero a Londra. Alle eliminatorie fu squalificata durante un combattimento con la judoka ungherese Hedvig Karakas, per aver fatto una manovra considerata illegale a causa di una recente modifica delle regole. Lei lasciò il ring in lacrime: “Sono andata nella mia stanza e ho preso il cellulare in cerca di un qualche conforto, qualche messaggio”, ha detto in un'intervista [pt, come tutti i link seguenti] rilasciata a gennaio a Globo Espetacular, un canale televisivo locale; solo dopo aver aperto il suo profilo Twitter si è resa conto degli insulti razzisti e delle offese che gli utenti avevano scritto contro di lei.

Il sito web brasiliano Sensacionalista ha raccolto qualcuno di questi tweet (alcuni sono poi stati rimossi).

tweet4

“Questa @rafaelasilvaa è una vergogna per il judo brasiliano, dovrebbe essere bandita dallo sport.”

tweet3

“Vedi di non fare qualcosa di stupido nelle olimpiadi 2016 in Brasile, sempre se riesci ad andarci alle prossime olimpiadi ahahahahah

tweet2

“Le Olimpiadi sono una cosa seria, mica una sparatoria della polizia.”

tweet1

“Che paura! Dovrebbe stare calmina, altrimenti le dovrò fare un ippon con la mia frusta questa volta!”

Rafaela ha anche mostrato il suo Twitter ai giornalisti quella volta in cui una delle frasi razziste diceva “il posto di una scimmia è nella gabbia, non alle Olimpiadi”.

Dopo gli insulti ricevuti nel 2012, Rafaela era determinata a lasciare il judo. Il suo coach storico, Geraldo Bernardes, ha detto che ha passato un periodo in cui raramente si allontanava da casa, aveva paura di essere riconosciuta per le strade di Rio de Janeiro e attaccata verbalmente. Solo dopo diversi mesi di terapia con uno psicologo ha deciso di tornare sui suoi passi, ovvero nel 2013, quando ha deciso di gareggiare nel campionato mondiale di judo — vincendo nella sua categoria.

Dopo la sua recente vittoria, quattro anni dopo, Rafaela ha rilasciato un'intervista molto emozionantenella quale dice: “Dopo la mia sconfitta sono stata criticata da tutti. Hanno detto che il judo non era per me, e questo è stato molto imbarazzante per la mia famiglia. Adesso sono una campionessa olimpica in casa mia.”

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.