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Le autorità delle Maldive prendono di mira i giornalisti dopo lo scandalo di corruzione da 1,5 miliardi di dollari svelato da Al Jazeera

Malé , capital of Maldives. Photo by Shahee Ilyas via Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0)

Malé , capitale delle Maldive. Lo stato insulare nell'oceano Indiano, il più piccolo in Asia che comprende 26 atolli.  Il turismo rappresenta oltre 1/5 del PIL del Paese, cosicché la rivelazione di un contratto di locazione di terreni che coinvolge hotel e casinò ha serie conseguenze per il Paese. Foto di Shahee Ilyas tramite Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.0)

La polizia delle Maldive ha fatto irruzione [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] negli uffici del giornale online Maldive Indipendent solo poche ore dopo la messa in onda di “Stealing Paradise” il 7 settembre, un inchiesta investigativa di Al Jazeera che rivela casi di corruzione da parte del Presidente Abdulla Yameen e del suo governo.

Il documentario, il quale ha basato la sua segnalazione su documenti ottenuti in un “importante fuga di dati”, mostra come il Presidente Yameen e i suoi collaboratori abbiano sottratto milioni di dollari, corrotto giudici e altri ufficiali di alto livello, e usato la loro influenza per rimuovere lavoratori del governo che hanno ostacolato il loro cammino. I documenti includono filmati segreti di confessioni da collaboratori dell'ex vicepresidente dello Yameen ora incarcerato, Ahmed Adeeb.

Sono inoltre presenti interviste con Zaheena Rasheed, editore del Maldives Indipendent, con esponenti di spicco dell'opposizione ed ex membri dell'organizzazione di controllo coinvolte nell'investigazione, incluso Global Witness.

Perquisiti uffici di stampa, giornalisti minacciati

La polizia è andata negli uffici dell'Indipendent e ha presentato un mandato di perquisizione, accusando di cospirazione la testata giornalistica “per rovesciare il governo eletto, ottenendo aiuto esterno per rovesciare il governo eletto, provando a creare odio tra il pubblico e le istituzioni statali, e per aver programmato a creare discordia e disordine a Malé [capitale delle Maldive]”.

In un intervista con il The Guardian, Rasheed ha detto:

“Abbiamo fatto sparire uno dei nostri giornalisti, un attacco con il machete sulla nostra porta, e le nostre telecamere di sicurezza sono state vandalizzate, per questo abbiamo dovuto spostarci un'altra volta. Non è per niente un posto sicuro per i giornalisti”.

Screenshot from the video

Zaheena Rasheed. Screenshot dal video.

La pubblicazione è stata anche presa di mira dai media filo governativi ” per il suo coinvolgimento” nella creazione del documentario.

Temendo un contraccolpo, Rasheed, secondo quanto riferito, ha lasciato il Paese prima che il documentario andasse in onda. L'ex revisore generale delle Maldive Niyaz Ibrahim, è presentato nel documentario ed ha anche riportato di aver lasciato il Paese. Ibrahim è stato rimosso dalla sua posizione nel 2014 per la pubblicazione del documento esponendo irregolarità finanziarie sotto il regime di Yameen.

Il produttore del documentario, Will Jordan, era l'editore del Minivan News nel 2007, prima che fosse rinominato come Maldives Indipendent nel 2015. Nelle ultime settimane, Jordan ha ricevuto dei tweet intrisi di odio e almeno una minaccia di morte che rimane pubblica su Twitter, nonostante le politiche della compagnia siano contro minacce dirette di violenza:

@willjordan U morirà presto. Abbiamo ingaggiato alcuni uomini armati per spararti. e non abbiamo paura di fottere nessuno o nessun paese. Guarda il proiettile 🔫

Il documentario espone appropriazione indebita, corruzione, furto

Il documentario Al Jazeera fornisce una cronologia di corruzione negli alti ranghi del governo maldiviano. Esso descrive come il Presidente Yameen è salito al poter e ha archiviato i processi di corruzione contro se stesso, corrompendo i giudici. Il suo deputato, il videpresidente Ahmed Adeeb Abdul Ghafoor, il quale più tardi è stato arrestato, era al centro di molti illeciti, tra cui corruzione, furto e un complotto di riciclaggio di denaro di 1.5 miliardi di dollari.

Click on the image to play the documentary.

Clicca sull'immagine per riprodurre il documentario.

Secondo l'autista di Adeeb, che ha offerto la sua testimonianza nel documentario, il vicepresidente ha mandato una volta al presidente Yameen $1 milione di euro in una borsa “cosi tanti che era difficile anche trasportarli”.

Il documentario ha anche esposto 59 contratti di locazione terriera corrotti nei quali il vicepresidente gestiva gli accordi con i maggiori casinò e le compagnie alberghiere che affittavano intere isole per un totale che raggiungeva i milioni. La tesoria maldiviana ha visto solo una piccola parte di questi incassi, mentre il resto– circa $80 milioni di dollari– fu distribuito alle società di proprietà di parenti e amici del vicepresidente. In un Paese in cui l'economia è guidata maggiormente dal turismo (incassi hanno rappresentato il 28% del PIL nel 2015) una tale rivelazione è una notizia importante.

Al Jazeera ha attinto alle prove raccolte da tre telefoni che Adeeb ha dato all'amico prima di essere arrestato il 24 ottobre 2015 con l'accusa di aver tentato di assassinare il presidente. Adeeb, che ha precedentemente rivestito il ruolo di Ministro del Turismo, ha definito il processo contro di lui come un ” grande scherzo”.

Il documentario mostra anche che Adeeb ha abusato del suo potere di vicepresiente per avere il silenzio dei media e per aver accumulato accuse contro l'ex presidente Mohamed Nashed [it] corrompendo i giudici e altre figure influenti.

Il governo invoca la legge draconiana sulla diffamazione

Il governo maldiviano ha ritirato il documentario come diffamatorio e prevenuto, accusando l'emittente del Qatar di aver avanzato l'agenda dell'opposizione di cacciare il presidente Yameen.

Le minacce erano arrivate molto prima che il documentario andasse in onda. Un membro del partito dirigente del parlamento ha minacciato di citare in giudizio Al Jazeera se dovessero mandare in onda il documentario:

Se i rapporti di Al Jazeera vengono pubblicizzati con false accuse infondate contro il presidente Yameen, li faremo causa!

Al Jazeera ha riprogrammato la messa in onda del documentario dopo le minacce.

L'emittente statale delle Maldive Public Service Media ha accusato i giornalisti di Al Jazeera di aver cospirato per danneggiare l'economia maldiviana con il documentario. La loro dichiarazione recitava:

The ‘Stealing Paradise’ documentary was made in collaboration with the opposition by “a foreigner and non-Muslim called Will Jordan with the purpose of spreading falsehoods about the Maldives and causing loss of investor confidence”.

Il documentario “Stealing Paradise” è stato realizzato in collaborazione con l'opposizione da “uno straniero e non musulmano di nome Will Jordan con lo scopo di diffondere falsità sulle Maldive e causare la perdita di fiducia degli investitori”.

Ahmed Nihan Hussain Manik, leader del gruppo parlamentare per il Partito Progressista delle Maldive al governo, il 30 agosto 2016 ha giurato sui media statali che l'ampia legge sulla diffamazione delle Maldive sarebbe stata utilizzata contro chiunque fosse coinvolto nella produzione o nella trasmissione del documentario di Al-Jazeera.

La controversa legge sulla diffamazione, che criminalizza i discorsi, le osservazioni, gli scritti e le azioni diffamatori e autorizza l'autorità statale a chiudere i media, è stata approvata solo un mese fa. La legge ha introdotto multe fino a 2 milioni di MVR (130.000 dollari) o fino a sei mesi di reclusione per calunnia, osservazioni o contenuti che minacciano la sicurezza nazionale o violano le norme sociali. Può anche costringere singoli giornalisti a rivelare fonti di informazione. Se giudicati colpevoli ai sensi delle disposizioni di legge, i giornalisti possono incorrere in multe fino a 150.000 MVR (9.727 dollari) e una decisione può essere impugnata solo dopo che la multa è stata pagata.

I sostenitori del governo hanno sbattuto il documentario sui social media, utilizzando il gioco di parole #HealingParadise, e i media locali hanno lanciato un'offensiva. L'account Twitter ufficiale del capo di gabinetto del palazzo presidenziale ha twittato:

Quando sentono la nostra versione della storia, sanno che stiamo #HealingAparadise NON rubando… Quindi è perso dal programma…

Si dice anche che la messa in onda del documentario abbia istigato azioni contro i critici del governo:

Le #Maldive cancellano i passaporti del fmr Pres. Nasheed, fmr VP Jameel e altri, poche ore dopo la messa in onda del documentario @AlJazeera

Su Twitter, @ibramandhu si è chiesto perché i funzionari sembravano più tranquilli riguardo al documentario dopo la sua messa in onda, sottintendendo che non volevano attirare l'attenzione del pubblico sul film:

Tutti i ragazzi e le ragazze del governo erano molto espliciti sulla natura faziosa di #StealingParadise prima che fosse mandato in onda. Dopo la messa in onda, molto molto silenzioso. Come mai?

Il giornalista maldiviano Yameen Rasheed, che scrive per il sito di notizie locale The Daily Panic, ha visto nel documentario un'ulteriore prova che le autorità governative erano responsabili della scomparsa nel 2014 di Ahmed Rilwan Abdulla, blogger e giornalista del Maldives Independent (noto allora come Minivan News). . Rashid ha twittato:

Il documentario #StealingParadise ha rimosso le ultime tracce di dubbio che avevo sul coinvolgimento dello stato nel rapimento di Rilwan. Patrocinato dallo Stato.

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