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I cinque casi più clamorosi di censura online avvenuti in Russia nel 2016

Image: Pixabay and Kremlin Press Service, edited by Kevin Rothrock.

Immagine: Pixabay e Kremlin Press Service, modificata da Kevin Rothrock.

La Roskomnadzor, l'agenzia federale per la censura del Cremlino, è responsabile della regolamentazione di internet in Russia, compreso il rispetto degli ordini della polizia e delle decisioni del tribunale riguardanti la censura di siti web e i servizi online giudicati “pericolosi” o “illegali” [ru].

Secondo le cifre pubblicate ad aprile 2016, la Roskomnadzor ha bloccato più di 25.000 siti web [en, come i seguenti link, salvo diversa indicazione], sebbene il numero reale dei siti colpiti da queste censure sia più di 600.000, dicono gli attivisti di RosKomSvoboda, perché condividono lo stesso indirizzo IP dei siti banditi ufficialmente.

Oggi, il numero dei siti bloccati in Russia cresce costantemente. Con il 2016 che volge al termine, RuNet Echo ha deciso di ricordare le cinque azioni più controverse, più note e anche più comiche dei censori federali russi avvenute quest'anno.

1) RuTracker.org

Il 25 gennaio, un tribunale di Mosca ha dato l'ordine di bloccare RuTracker.org, il più grande tracciatore di torrent (permetteva la condivisione di file tra peer). Le visite mensili di RuTracker.org arrivavano a 70 millioni di persone, non solo provenienti dalla Russia, ma anche dagli ex paesi dell'URSS e dall'estero. La causa originaria è stata depositata da una delle case editrici più grandi in Russia, la “Eksmo” e dalla “SBA Production”, una società sussidiaria della Warner Music Russia, appartenente al Warner Music Group, uno dei promotori più accaniti al mondo della protezione del copyright.

Il verdetto descrivera una spinta da parte delle autorità russe alla repressione severa della pirateria – a prescindere dall'ubicazione dei possessori del copyright. Quando RuTracker.org ha appreso dell'imminente censura, ha dato inizio a una “campagna d'istruzione” per insegnare ai propri utenti come bypassare le autorità di controllo russe utilizzando servizi VPN, server proxy, e la rete Tor.

2) Comodo

La campagna di censura della Roskomnadzor ha assunto una risvolto comico a luglio, quando l'agenzia ha bloccato momentaneamente “Comodo”, uno delle migliaia di siti web presenti nella lista della decisione del tribunale, che indicava un numero enorme di siti da censurare.

La compagnia è uno dei fornitori più grandi di certificati SSL, uno strumento tecnico che molti siti usano per garantire a se stessi e ai propri utenti una copertura extra di garanzia che il loro traffico sia in realtà mandato verso e dal sito con cui pensano di interagire. In realtà, Comodo è così grande da essere lo stesso fornitore di certificati SSL della Roskomnadzor.

Bloccando Comodo, il sito guardiano è stato reso inaccessibile, così come diversi siti web del governo russo. Comodo è stato prontamente rimosso dalla blacklist federale dopo che il governo si è reso conto della gaffe, sebbene le autorità di controllo russo abbiano rivelato che far rispettare le decisioni del tribunale a volte significa non essere in grado di revisionare i siti web che sono realmente condannati al blocco.

3) PornHub

Il 13 settembre, in Russia è stato bloccato PornHub. In riferimento alla legge federale che la Roskomnadzor ha utilizzato alla base di questa censura, un analista legale del sito di notizie Gazeta.ru [ru] ha dichiarato che “non esiste una proibizione legale della pornografia in generale”. Successivamente la Roskomnadzor ha ribattuto che qualsiasi distribuzione della pornografia su internet è illegale perchè “permette ai minori di avere accesso a questi materiali.”

In un'ulteriore giustificazione della mossa contro PornHub, la Roskomnadzor ha incoraggiato i fan del sito a “incontrarsi dal vivo”. In una svolta comica, PornHub ha poi twittato alla Roskomnadzor, offrendo all'agenzia un account premium gratuito. Sfortunatamente per il sito web e per i consumatori di pornografia in Russia, l'offerta è stata prontamente rifiutata.

4) LinkedIn

In una delle aggiunte più notevoli del 2016, il Tribunale Tagansky di Mosca ha approvato la richiesta della Roskomnadzor di aggiungere il sito professionale LinkedIn alla blacklist federale russa ad agosto. I tribunali hanno confermato questa decisione, bloccando effettivamente LinkedIn in Russia il 17 novembre.

Ci sono numerose teorie sul perché le autorità di controllo russo abbiano preso di mira LinkedIn. La Roskomnadzor ha parlato di problemi di sicurezza, riferendosi all'attacco informatico al servizio del 2012, in cui milioni di password e altre informazioni di account sono state rubate.

Tuttavia, i critici, affermano che l'accanimento su LinkedIn sia una sorta di ballon d'essai, e che il servizio sia stato selezionato per il suo “status di secondo livello” in Russia, dove la piattaforma non ha acquisito mai tanta popolarità. In altre parole, gli officiali di stato sanno che potrebbero censurare LinkedIn senza provocare una protesta come quella che avverebbe per esempio nel caso di WhatsApp.

Gli analisti affermano che la Roskomnadzor sperava di intimidire le reti social più vaste per spingerle a collaborare con il governo russo – in particolare una legge largamente trasgedita nel 2014 che esigeva che i servizi online immagazzinassero i dati degli utenti su server localizzati fisicamente in Russia.

5) Google News

Il 5 dicembre, il portavoce della Roskomnadzor, Vadim Ampelonsky ha annunciato [ru] che i siti aggregatori di notizie posseduti da compagnie straniere il cui traffico è più grande di 1 milione di visitatori al giorno avranno 3 mesi per registrare la propria identità legale in Russia, che verrà collocata in un registro speciale.

I siti – che includerebbero Bing.com e, il più famoso, Google News di google.com – dal 1 gennaio 2017 fino alla fine di marzo 2017 dovranno cambiare i dati di registrazione o aprire delle società sussidiarie in Russia. Se non osserveranno questi termini, rischieranno, come molti altri siti web prima di loro, di essere aggiunti alla nota blacklist del governo.

Una lista esaustiva di azioni della Roskomnadzor dal 2010 a oggi si può trovare qui

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