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Il Primo Ministro di Trinidad e Tobago consiglia alle donne di scegliere saggiamente gli uomini per evitare violenze

Screenshot di un post Facebook che riassume il messaggio per Primo Ministro del Trinidad e Tobago, il quale ha sollevato il tema della violenza di genere nel paese.

Sulla scia dell’ultimo omicidio [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] avvenuto nel Trinidad e Tobago, il Primo Ministro Keith Rowley ha rilasciato una dichiarazione sulla situazione di criminalità nel paese. Questo evento ha attirato immediatamente l'ira dei social media; infatti la sua dichiarazione tende a colpevolizzare le vittime ed è apparsa subito fuori luogo.

Sebbene Rowley abbia notato che l'efficienza del Servizio di Polizia (TTPS) del Trinidad & Tobago sia bassa, il Primo Ministro si è mostrato reticente a dichiarare con forza la sua disapprovazione, spiegando che non voleva demoralizzare ulteriormente gli ufficiali: “Come Primo Ministro, non posso imporre alla polizia una modalità per trattare con i cittadini. Come voi, anch'io guardo con rabbia ad alcune delle cose che stanno succedendo in questo momento. Non ho aperto bocca”.

Affermando che “in assenza di attività investigativa, coloro che normalmente sarebbero rispettosi della legge hanno un incentivo a diventare trasgressori”, Rowley ha ritenuto la Polizia parzialmente responsabile per l'accaduto, ma ha continuato dicendo che anche le donne hanno la responsabilità di evitare la violenza domestica e di genere scegliendo saggiamente i propri partner:

You called on the Prime Minister to do something about crime. I am not in your bedroom, I am not in your choice of men.

Avete chiesto al Primo Ministro di fare qualcosa contro il crimine. Non sono nella vostra camera da letto e non prendo parte alla scelta dei vostri uomini.

I social media sono esplosi. Su Facebook, Keegan Fanovich ha detto:

As per our usual culture. Let's victim blame right?
She should've chose better?
How about he should've been brought up better?
I find it hard to believe this man is actually that stupid. […] I can't see another politician cept Trump maybe making a public statement like this.
And please eh Rowley… You might as well be in my bedroom. Cuz you done f@#king we all over.

Secondo la nostra cultura. Diamo la colpa alla vittima, giusto?
Lei avrebbe dovuto scegliere meglio?
E se invece lui fosse stato educato meglio?
Trovo difficile credere che quest'uomo sia davvero così stupido. […] Non riesco a ricordare un altro politico, ad eccezione di Trump, fare una dichiarazione pubblica come questa.
Per favore eh Rowley… Potresti anche essere nella mia camera da letto. Perché in realtà ci sei stato f@tt#ndo tutte noi.

L'intrattenitore Wendell Manwarren è rimasto deluso dal comportamento del Primo Ministro:

What a totally uninspired response from our PM. Nah man yuh could do better than that.

Che risposta totalmente priva di ispirazione da parte del nostro PM. No, amico, potresti fare di meglio.

Su Facebook, Roanne John si è chiesta sarcasticamente:

So apparently ALL the women of this country that have been BRUTALLY murdered, raped and whatnot KNEW their assailants?

Quindi apparentemente TUTTE le donne di questo paese che sono state BRUTALMENTE assassinate, violentate e quant'altro CONOSCEVANO i loro aggressori?

La giornalista Laura Dowrich-Phillips ha messo in dubbio se Rowley fosse qualificato per parlare del tema della violenza domestica, ribattendo:

If all these killings happening after the woman leaves the relationship clearly they made the right choices, so who really need talking to?

Se tutti questi omicidi accadono dopo che la donna ha troncato la relazione, chiaramente queste donne hanno fatto la scelta giusta, quindi con chi si ha davvero il bisogno di parlare?

Anche gli utenti di Twitter hanno risposto condividendo la storia (accompagnata da hashtag poco lusinghieri):

‘Scegli attentamente i tuoi uomini’ (dice il Primo Ministro del #Trinidad)

‘Difendi le donne’, #LeaveMeAlone e il Carnevale

Nell'apparente assenza di volontà nell'arrivare alla radice del problema, alcune celebrità stanno cercando di fare la loro parte. La star di Soca Bunji Garlin ha lanciato la sfida “Difendi le donne”, in cui invita gli uomini a farsi avanti e a prendere posizione contro gli atti di aggressione nei confronti delle donne, dicendo: “Ogni volta che questi individui scappano, si avvicinano di un passo alla tua famiglia. Non aspettiamo che arrivino dentro casa […] per reagire; poi sarà troppo tardi”.

Allo stesso modo, Joanne Gail Johnson ha condiviso un'infografica nel gruppo Facebook Womantra, suggerendo cosa gli uomini possono fare per fermare la violenza di genere:

Screenshot di un'infografica ampiamente condivisa su Facebook.

Allo stesso modo, l'attivista Attillah Springer ha chiesto pubblico sostegno leggendo la “conversazione circa il Carnevale tra molestie di strada e violenza perpetrata dai partner”, spiegando di essersi assicurata il permesso di Calypso Rose per utilizzare il suo famoso brano “Leave Me Alone” per attirare l'attenzione sulla violenza di genere durante la festività del Carnevale.

Da questo sono emersi due nuovi hashtag, #leavemealone e # leaveshealone, per condividere storie e, cosa altrettanto importante, “incoraggiare gli uomini a ritenere i loro amici, fratelli e colleghi più responsabili”. Nell'ambito di questa iniziativa, Springer incontrerà la polizia per indagare sulla loro risposta alle vittime di violenza di genere durante la prossima stagione del Carnevale.

Gli scorsi festeggiamenti, infatti, sono stati segnati dall'omicidio di una suonatrice giapponese di steel pan; l'allora sindaco di Port of Spain fu costretto a rassegnare le sue dimissioni a causa delle sue dichiarazioni che colpevolizzarono la vittima. Quasi un anno dopo, nessuno è stato arrestato per l'omicidio.

Una questione complessa

La sociologa Nazma Muller ha parlato a Global Voices della complessità di un problema che ha vissuto in prima persona, dal momento che sua madre, la quale ha divorziato dal padre quando la Muller aveva sei anni, è stata vittima di violenza domestica. Ha affermato che l'alcol, le pressioni del matrimonio interrazziale dei suoi genitori e la loro situazione economica avrebbero potuto mettere a dura prova chiunque. “Ma nel Trinidad”, dice, “lui è stato subito considerato un mostro.”
Ha osservato che la storia collettiva di abusi e traumi nella regione costituisce un fattore chiave:

No one wants to acknowledge the fact that the physical, psychological and structural abuse of Africans and Indians during slavery and indentureship has continued throughout the centuries by parents abusing their own children and passing on the learned self-hatred and self-destruction. After Emancipation, colonialism continued. The denigration of the African and Indian continued until independence. The belief that white was […] the most desirable colour to have was absorbed by our ancestors, our parents and now us.

Nessuno vuole riconoscere il fatto che l'abuso fisico, psicologico e strutturale di africani e indiani durante la schiavitù si è protratto nel corso dei secoli attraverso genitori che abusano dei propri figli e continuano a trasmettere un odio per se stessi e un'autodistruzione ormai intrinsechi. Dopo l'emancipazione, il colonialismo non è terminato. La denigrazione degli africani e degli indiani continuò fino all'indipendenza. La convinzione che il bianco fosse il […] colore più desiderabile è stata assorbita dai nostri antenati, dai nostri genitori e ora da noi.

Secondo la Muller, gli stereotipi razziali restano un fattore chiave:

The criminalization of our boys and men for ganja is just one example of how we as a society view African masculinity — as deviant and unproductive. These same men enter relationships — because again, the stereotype of the African man is one with a big penis who loves to have sex, and this concept is portrayed through the music (be it hip hop, soca or dancehall) — and if they are not working, how can they boost their egos? Not by screwing as many women as possible?

The relationship with their mothers are also fraught with tension and resentment since the African woman has her own identity and self-esteem issues to deal with in this colour-conscious society, plus the stresses of raising the children, holding down a job and trying to keep her man from straying.

The Indian woman has a different set of issues to deal with. The legacy of the barrack yard is a memory of a shortage of women, early marriage and sexual initiation, a controlling jealousy and possessiveness on the part of the man, and the conflict that creates when the Indian woman becomes financially independent.

La criminalizzazione dei nostri ragazzi e uomini per la ganja è solo un esempio di come la nostra società consideri la mascolinità africana deviata e improduttiva. Questi stessi uomini portano avanti delle relazioni; perché ancora una volta, lo stereotipo dell'uomo africano è quello di un grosso pene che ama fare sesso, un concetto questo rappresentato attraverso la musica (che sia hip hop, soca o dancehall). E se tutto ciò non funziona, come possono aumentare il loro ego? Forse scopando il maggior numero di donne possibile?

Il rapporto con le loro madri è anch'esso contraddistinto da tensione e risentimento. In una società attenta al colore della pelle, la donna africana deve fare i conti con la propria identità e i propri problemi di autostima, senza considerare lo stress di crescere i figli, mantenere un lavoro e cercare di impedire al suo uomo di allontanarsi.

La donna indiana ha una serie diversa di problemi da affrontare. Uno di questi è l'eredità del cortile della baracca. Si tratta di un ricordo della carenza di donne, di matrimoni precoci e dell'iniziazione sessuale, della gelosia e della possessività maschile e del conflitto che si crea quando la donna indiana diventa finanziariamente indipendente.

La Muller è convinta che “finché non inizieremo a discutere di sessualità e relazioni sentimentali nelle scuole, o creeremo degli spazi sicuri in cui i nostri ragazzi e i nostri uomini possano parlare della loro sessualità e del loro senso di inadeguatezza, continueremo ad assistere ad altri episodi di violenza domestica”.

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