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Netizen Report: un nuovo disegno di legge in Egitto potrebbe bloccare i social media

Mahmoud Abu Zaid, aka Shawkan, è imprigionato da circa 900 giorni mentre copriva l'evento della pulizia del campo di Raba'a el Adaweya al Cairo, a supporto del presidente uscente Mohamed Morsi. Foto condivisa su Twitter da @Ciluna27.

Il Netizen Report di Global Voices Advocacy offre uno spaccato internazionale sulle sfide, vittorie e tendenze emergenti nei diritti di internet a livello mondiale.

Il parlamento egiziano sta revisionando una legge [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] che potrebbe prevedere la registrazione degli utenti dei social media presso un’autorità governativa, per permettere l’utilizzo di social network come Facebook e Twitter.

Entro sei mesi dall’adozione della legge, gli utenti avranno l’obbligo di registrarsi presso il sito dell’autorità con i loro veri nomi e i riferimenti della carta d’identità per poter usare i social network. La mancata registrazione comporterebbe una pena fino a sei mesi di carcere e una multa. La legge, che è stata sostenuta da 60 membri del parlamento, è in attesa di discussione dalla commissione legislativa e costituzionale prima che venga introdotta per il dibattito plenario.

L'8 maggio un altro membro del parlamento ha presentato una bozza di legge che introdurrebbe pene più pesanti per chi insulta il presidente e gli ufficiali di alto rango. La legge egiziana già criminalizza le offese al presidente e alle istituzioni statali, tuttavia secondo gli esperti legali del Tahrir Institute for Middle East Policy, questa proposta di legge imporrebbe il carcere e multe più alte. L’approvazione della legge significherebbe che gli accusati di offesa al presidente, possano essere condannati ad almeno 3 anni di reclusione.

Se approvate, queste leggi evidenzierebbero ancora di più un clima politico in cui la libertà di espressione e di raduno sono già sotto una minaccia persistente da molti anni.

Un esempio evidente è quello del fotografo Mahmoud Abu Zeid (noto come Shawkan) arrestato nell’agosto del 2013 mentre stava fotografando la violenza di alcuni ufficiali di sicurezza verso i manifestanti, scesi in piazza contro il golpe militare che ha rimosso il presidente eletto Mohamed Morsy.

Shawkan è in detenzione preprocessuale da circa quattro anni insieme a 700 manifestanti che sono stati arrestati quella stessa giornata. Il processo è stato recentemente posticipato al 20 maggio secondo quanto riportato [ar] dai gruppi in difesa dei diritti umani, a causa del fallimento nel portare l’accusato dalla prigione al tribunale. Shawkan rischia la pena di morte per ciò che gli attivisti sono sicuri che siano delle accuse inventate, come possesso di armi, raduni illegali, omicidio, e tentato omicidio.

In un altro caso, una corte criminale della città di Giza ha assolto i giornalisti Hany Salah-el-Deen e Mosad Al-Barbary, che erano stati arrestati per la loro copertura mediatica del sit in pro Morsi nella piazza di Raba’a Al Adawiya al Cairo. La corte ha anche diminuito da 25 a 5 anni le condanne di Abdullah al-Fakharany, Samhi Mustafa e Mohamed al-Adly, tutti arrestati durante la stessa occasione.

Attivista tunisino interrogato su documenti trafugati

Il 3 maggio, le autorità tunisine hanno interrogato per sei ore Sami Ben Gharbia, co-fondatore della piattaforma indipendente Nawaat del progetto Global Voices Advocacy. Ben Gharbia è stato principalmente interrogato sulla trafuga di un piano di azione [ar] del Presidente della Repubblica, che mostra il forte sostegno del presidente a una bozza di legge controversa che garantisce l’amnistia a persone e autorità accusate di corruzione durante il regime del precedente dittatore Zine el Abidine Ben Ali, a patto che restituiscano i fondi ottenuti in maniera illegale.

Il 21 aprile, la piattaforma Nawaat ha pubblicato il documento che porta alla luce le strategie [ar] usate dalla presidenza per far pressione al sostegno della proposta di legge. Ben Gharbia ha rifiutato di rivelare le sue fonti in accordo all’articolo 11 del codice civile di libertà di stampa del paese, che garantisce la protezione alle fonti giornalistiche. Tuttavia, il 9 maggio è apparso di fronte a un’aula di tribunale a Tunisi, come testimone del caso.

La Cina obbligherà gli utenti dei social a mostare la carta d’identità?

La Cina obbligherà gli utenti dei social a mostare un’ autorizzazione prima di scrivere o distribuire notizie sui social media, secondo le nuove regole emesse dall'Ufficio di Informazione del Consiglio di Stato. Le regole includono anche la registrazione dell’utente con il vero nome e secondo molti analisti questo è per evitare commenti anonimi sui social. Non è ancora chiaro come le autorità vogliano applicare la regola, dato che sembra sembra quasi impossibile farlo. L’idea che circola sui social media è che le regole verranno rafforzate solamente a livello selettivo per ridurre il giornalismo indipendente dei cittadini.

Ci vediamo su WeChat? Non in Russia

Il 4 Maggio, il censore federale russo ha bloccato WeChatl’app di messaggistica cinese più diffusa. Secondo il Roskomnadzor, WeChat non si è registrata presso il governo come “organizzatore di diffusione di informazione”. Questa titolo fa parte di una legge del 2014 sotto la quale il governo russo gestisce una lista di servizi online che “organizzano la diffusione di informazione” e che può rimuoverne i contenuti o svelare i dati degli utenti su richiesta delle autorità. Oggi questa lista include siti come Vkontakte e Odnoklassniki (i due social network russi più diffusi), il sito di immagini 2ch.hk, l’email Mail.ru e dozzine di altri servizi.

Il tribunale turco ordina l’offline di Wikipedia

Un tribunale turco ha ordinato il blocco di Wikipedia dopo che gli amministratori del sito hanno rifiutato di rimuovere due pagine in inglese in cui si dichiara che la Turchia ha supportato i jihadisti in Siria. Secondo il ministero dei trasporti, affari marittimi e comunicazione, il sito è stato bloccato per “essere divenuto una fonte insieme ad altri gruppi che stanno conducendo una campagna di diffamazione contro la Turchia in uno scenario politico”. Questa è la prima volta che il paese blocca interamente il sitoandandosi così ad aggiungere alla Cina come una delle poche nazioni al mondo a bloccare l’intero sito di Wikipedia.

Il Regno Unito non riesce a smettere di ficcare il naso

Secondo dei documenti rivelati questa settimana, il governo del Regno Unito è nel mezzo di una ‘consultazione mirata’ sulla crescita dei poteri di sorveglianza che rafforzerebbero gli ISP nel monitorare le comunicazioni in tempo reale e installare delle vie di fuga per rompere il criptaggio. Il governo si è consultato con le società di telecomunicazioni e agenzie di intelligence ma non con aziende tecnologiche e la società civile. Nonostante questo, la consultazione rimane aperta fino al 19 maggio, e le risposte dei membri statali verranno forse inviate all'Home Office. 

 

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Afef Abrougui, Ellery Roberts Biddle e Sarah Myers West hanno contribuito a questo reportage.

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