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Bahrain: Ebtisam Al-Saegh, l'attivista dei diritti umani, incriminata per terrorismo

I gruppi di difesa dei diritti umani internazionali e regionali, compresi GCFHR (Gulf Center for Human Rights) e Amnesty International, stanno facendo pressioni sulle autorità bahreinite perché liberino Ebtisam al-Saegh. Foto: Amnesty International

L'attivista per i diritti umani bahrenita, Ebtisam Al-Saegh, è stata incriminata in base alle leggi sul terrorismo del Bahrein. È sotto custodia della polizia da tre settimane, ossia dal momento in cui è stata arrestata per la sua collaborazione con la Fondazione Karama, un gruppo di difesa dei diritti umani con sede a Ginevra.

ll 18 luglio, il Pubblico ministero del Bahrein l'ha condannata a sei mesi di carcere in attesa della conclusione delle indagini, con l’accusa [en, come i link seguenti salva diversa indicazione] di “aver usato il suo lavoro di attivista come copertura per comunicare e collaborare con la Fondazione Al Karama”.

Al-Saegh lavora come funzionario di networking per Salam for Democracy and Human Rights [fr] e ha il compito di documentare e redigere rapporti sulle violazioni dei diritti. È anche membro di BRHO (Bahrain Human Rights Observatory), un'organizzazione ombrello per i diritti umani. Lo scorso marzo, aveva partecipato alla 34esima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra. Gli agenti di sicurezza l'hanno arrestata per la seconda volta in meno di due mesi, perquisendo la sua casa il 3 luglio.

Poco prima di mezzanotte, si sono presentati a casa sua cinque auto e un minivan, insieme a un gruppo di agenti di sicurezza armati, apparentemente appartenenti all'Agenzia Nazionale di Sicurezza del Bahrein (NSA), che hanno perquisito la casa senza un mandato allontanandola infine dal marito e dai figli.

Secondo i rapporti inviati da un gruppo di esperti in diritti umani delle Nazioni Unite, Al-Saegh è sottoposta a maltrattamenti, interrogatori lunghissimi ed è in isolamento presso il Centro di detenzione femminile di Isa Town.

Già poche settimane prima del suo arresto, Al-Saegh era stata vittima di torture e abusi per mano dell'NSA. Il 27 maggio era stata convocata alla stazione di polizia di Muharraq per essere interrogata sulle sue attività nell'ambito dei diritti umani. È stata immediatamente arrestata e ha segnalato successivamente al Gulf Center for Human Rights di essere stata torturata e molestata sessualmente da membri dell'NSA, dichiarando anche che gli agenti di sicurezza avevano minacciato di ucciderla insieme ai suoi figli. In quell'occasione è stata rilasciata dopo sette ore e si è dovuta recare in ospedale a causa dei traumi subiti.

Dopo il suo rilascio, Al-Saegh ha espresso una dura condanna su queste pratiche illegali, descrivendole su Twitter come un “crimine contro l'umanità”.

Il 26 giugno, in occasione della Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura, ha scritto su Twitter:

Nella Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime della Tortura, chiedo che siano puniti coloro che mi hanno torturato e molestato sessualmente.

Sono stata torturata perché difendo i diritti umani.
Chiedo che coloro che mi hanno torturato vengano puniti.

Al-Saegh è stata molestata sessualmente e incarcerata dalle autorità del Bahrein che le hanno anche vietato di allontanarsi dal paese, a causa delle sue passate attività pacifiche e legittime in difesa dei diritti umani. Quando è tornata in Bahrein dopo aver parlato delle violazioni locali dei diritti umani, durante la 34esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite tenutasi a Ginevra lo scorso marzo, è stata interrogata per cinque ore all'aeroporto dove le è stato confiscato anche il passaporto.

Le autorità l'avevano ripetutamente invitata a non oltrepassare i limiti, ossia a porre fine alle sue attività a difesa dei diritti umani.

Nonostante le minacce e gli abusi che ha subito dall'apparato di sicurezza del Bahrein, si è rifiutata di tacere e ha continuato a usare la sua voce per chiedere che in futuro tutti gli abitanti del Bahrein possano essere godere della massima libertà e prosperità.

The Gulf Center for Human Rights is asking supporters to tweet in English or Arabic calling on authorities in Bahrain to:

  1. Immediately and unconditionally free Ebtisam Al-Saegh;
  2. While she remains in detention, allow Ebtisam Al-Saegh unhindered access to medical care, as well as proper meetings with her family and lawyer; and
  3. Guarantee in all circumstances that human rights defenders in Bahrain are able to carry out their legitimate activities without fear of reprisals and free of all restrictions including judicial harassment.

Supporters can tweet at Bahrain's Minister of Interior (@moi_Bahrain) and at Minister of Justice and Islamic Affairs (@Khaled_Bin_Ali).

Il Gulf Center for Human Rights sta chiedendo ai sostenitori di inviare un tweet, in inglese o arabo, per sollecitare le autorità del Bahrein a:

    1. Liberare immediatamente e senza condizioni Ebtisam Al-Saegh.
    2. Permettere a Ebtisam Al-Saegh l'accesso senza restrizioni alle cure mediche e di incontrare la propria famiglia e il proprio avvocato mentre è in carcere.
    3. Permettere in ogni caso ai difensori dei diritti umani in Bahrein di svolgere le loro attività legittime senza timore di rappresaglie e senza alcuna limitazione, compresa la persecuzione giudiziaria.

I sostenitori possono inviare un tweet al Ministro degli Interni del Bahrein (@moi_Bahrain) e al Ministro della Giustizia e degli Affari Islamici (@Khaled_Bin_Ali).

Gulf Center for Human Rights (GCFHR) è un'organizzazione indipendente, non governativa e senza scopo di lucro che fornisce supporto e protezione ai difensori dei diritti umani (compresi i giornalisti indipendenti, blogger, avvocati, ecc.). nella regione del Golfo e nei paesi limitrofi, promuovendo la libertà di espressione, associazione e riunione pacifica. Questo articolo è stato scritto dal Direttore esecutivo del centro Khalid Ibrahim.

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