chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Cosa fare se mamma e papà rischiano la deportazione dagli USA?

“Ora capisco quanto sia duro occuparsi dei bambini piccoli”, afferma il diciannovenne Luis Duarte, il secondo da destra, che si sta prendendo cura dei suoi tre fratelli più piccoli dopo che i suoi genitori, originari del Messico, sono stati arrestati dagli agenti dell’immigrazione lo scorso maggio. Crediti: Deepa Ferndandes

Questa storia, scritta da Deepa Fernandes [en, come tutti i link seguenti], è stata originariamente pubblicata su PRI.org l'11 giugno 2017. Viene ripubblicata qui grazie a una partnership tra PRI e Global Voices.

L’unica cosa che ha potuto fare nell'immediato il diciannovenne Luis Duarte mentre i funzionari dell’immigrazione portavano via i suoi genitori davanti a casa loro, a San Diego in California, è stato consolare le sue due sorelle dodicenni molto agitate.

Poi, si è subito dato da fare per aiutare i suoi genitori. Sapeva che avrebbero avuto bisogno di un avvocato esperto in immigrazione e che avrebbe dovuto mettere insieme tutta la loro documentazione.

Il fratello più giovane, Luis di 17 anni, si è invece occupato delle sorelline, facendo trovare loro delle uova al prosciutto al loro ritorno da scuola.

I ragazzi si erano già organizzati per fare tutte le faccende domestiche e assicurarsi che le sorelline fossero seguite.

Improvvisamente hanno però hanno realizzato che in meno di una settimana scadeva l’affitto e che da quel momento in poi avrebbero dovuto pagare loro tutte le bollette. Duarte e il fratello hanno quindi racimolato tutti gli averi dei loro genitori che ammontavano a 2.500 dollari in tutto.

In qualche modo dovevano trovare un modo per integrare lo stipendio del padre che di fatto manteneva la famiglia con la sua gelateria a conduzione familiare. “Mio padre e mia madre si sono conosciuti mentre facevano i gelatai ambulanti 20 anni fa, quando sono immigrati in questo paese”, ci racconta Duarte.

Duarte ha poi riflettuto che anche sostituendosi ai genitori come gelatai ambulanti, non sarebbero mai riusciti a guadagnare tanto quanto loro padre.

Francisco Duarte, il padre e sua moglie, Rosenda Perez, sono stati arrestati dagli agenti dell’immigrazione il 23 maggio. Al momento del blitz Duarte era uscito dalla sua casa a National City in California per comprare un giornale dall’altro lato della strada. Anche sua moglie, che era uscita di casa per vedere cosa stava succedendo, è stata arrestata. Gli agenti affermano che entrambi sono colpevoli di “aver violato le leggi sull’immigrazione” degli Stati Uniti. Non sono accusati di reati penali e nessuno dei due ha precedenti.

La coppia di San Diego non che è parte del crescente numero di persone sprovviste di cittadinanza arrestate per violazione delle leggi sull’immigrazione durante i primi mesi dell’amministrazione Trump. Dal 22 gennaio al 29 aprile, oltre 41.000 persone sospettate di vivere illegalmente negli Stati Uniti sono state arrestate dagli agenti federali; quasi il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i funzionari americani.

Un quarto delle persone arrestate sono state accusate di essere immigranti illegali ma non hanno precedenti penali. Questo gruppo di persone non era stato preso di mira con tanto accanimento dall’amministrazione Obama. Le ultime cifre indicano che Trump sta mantenendo fede alla promessa fatta durante la campagna elettorale di cambiare la situazione, come ha recentemente riferito in dettaglio la giornalista Maria Sacchetti del Washington Post.

Prima del suo arresto, Duarte è riuscito a trasferire la custodia degli altri tre figli più piccoli a Luis, il figlio maggiore.

Per i bambini è stato un momento turbolento. Un giorno, Francisco ha deciso di chiedere aiuto ai membri della comunità per scrivere lettere di sostegno ai propri genitori.

È tornato a casa stanco e affamato. “Sono stato fuori tutta la mattina”, ci ha raccontato Luis. “È tutto così frenetico, sto cercando di fare il possibile per aiutare i miei genitori e sto facendo colazione solo ora, alle 14.37”.

Mark Lane, l’assistente di uno studio legale di Los Angeles specializzato in immigrazione, ha parlato con Francisco e gli ha elencato tutta la documentazione necessaria per difendere i suoi genitori. Lane è stata una delle persone a cui Francisco ha chiesto aiuto il giorno in cui sono stati arrestati i suoi genitori.

“Prima dell’amministrazione Trump, ricevevo due o tre chiamate alla settimana, ora ne ricevo 10-15 al giorno”, ha dichiarato Lane. “Le persone sono molto spaventate e le famiglie vengono divise”.

Lane, il cui studio legale ha accettato di difendere i genitori di Francisco, ha però dovuto informare i ragazzi anche delle spese legali che avrebbero dovuto sostenere. Tutti e quattro i ragazzi vanno ancora a scuola ed hanno quindi poco tempo per lavorare e guadagnare dei soldi. Hanno perciò deciso di muoversi sul terreno che conoscono meglio: i social media.

Hanno creato un breve video in cui raccontano la loro storia, lo hanno pubblicato su YouTube e collegato alla pagina di raccolta fondi GoFundMe. Avevano indicato 70.000 dollari come la cifra da raggiungere ma dopo appena pochi giorni l'avevano già superata. Ad oggi, le donazioni ammontano a 72.000 dollari.

I ragazzi sono sbalorditi e grati a chi li ha aiutati.

Oltre ai soldi sono arrivate anche molte attestazioni di solidarietà.

“È incoraggiante ricevere ogni giorno messaggi da persone che mi vogliono solo fare sapere che ci sono e che posso chiamarli o inviare loro un SMS se ho bisogno di qualcosa”, ci dice Francisco.

Suo padre, ci racconta Francisco, ha qualche difficoltà a capire come funziona la campagna che hanno lanciato i suoi figli sui social media. Durante una telefonata recente, Francisco figlio ha spiegato come stavano arrivando soldi e sostegno.

Suo padre gli ha chiesto chi erano i donatori. “Molte persone”, gli ha risposto il figlio. “Insegnanti, vicini di casa, amici, abitanti di San Diego”, gli ha raccontato durante la telefonata.

Dopo la diffusione della notizia sui social media, molti amici si sono presentati a casa di Francisco per dargli una mano. Un gruppo di amici di scuola di Luis lo stanno aiutando. Luz Maria Castañon ci dice che non vogliono che Luis rimanga indietro a scuola.

“Sarà nominato primo della classe, per davvero. Nessuno ha una media eccellente come la sua”.

In cucina, un'altra amica, Maria de Jesus, sta cucinando dei tacos. Ci dice che preparerà da mangiare ai ragazzi fino al ritorno dei loro genitori.

Le due gemelle, Aracely e Yarely, erano presenti quando i loro genitori sono stati ammanettati e portati via dai funzionari dell'immigrazione. Sono rimaste confuse. Aracely ci dice che le mancano molto, soprattutto al ritorno da scuola.

“Di solito, mamma è qui e qualche volta mi prepara la merenda”, dice Yarely.

Le bambine non sono gemelle identiche, ma hanno lo stesso sorriso dolce e triste. Si tengono occupate rimettendo in ordine la loro stanza.

“Qualche volta mi sento oppressa, ma …”, dice Yarely a bassa voce.

Luis controlla le sorelle per verificare che stiano bene e le informa che deve uscire di nuovo. “Devo andare in lavanderia a lavare le nostre lenzuola perché sono veramente sporche”.

“Di solito, se ne occupa lui?”

“Non proprio”.

Dopo essere stato il lavanderia, deve tornare a casa dalle sorelle. Il fratello invece è impegnato a raccogliere lettere di sostegno per i loro genitori.

“Ora capisco quanto sia difficile stare dietro ai bambini piccoli”.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.