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Giamaica: Pollice verso per una scultura smagrita di Marcus Garvey

“Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura è come un albero senza radici.”

Queste famose parole furono pronunciate da Marcus Mosiah Garvey,  [en, come tutti i link seguenti] il primo, e probabilmente il più rispettato, eroe nazionale della Giamaica. Le parole del panafricanista che influenzò il movimento nazionalista di colore vengono spesso citate, e la sua faccia è familiare alla maggior parte dei Giamaicani, per i quali è simbolo di forza, del rispetto di sé stessi e dell'orgoglio razziale.

Tuttavia, un busto di Garvey inaugurato di recente ha provocato un'enorme ondata di proteste, sia sui social media che per le strade. Per gli oppositori, il busto semplicemente non è all'altezza delle aspettative.

In generale i Giamaicani sono poco convinti, e spesso addirittura sprezzanti, nei confronti delle sculture pubbliche, specie quando si tratta di raffigurazioni di icone della Giamaica. Nel 1981, in seguito alla morte di Bob Marley, una statua di nove piedi del musicista, in stile impressionistico, creata dall'ora defunto Christopher Gonzalez, venne fermamente rifiutata dal governo giamaicano che l'aveva commissionata, così come dalla famiglia Marley. Non venne mai inaugurata ufficialmente, e rimase alla National Gallery per 20 anni, prima di essere spostata nell'ottobre del 2002 nel museo a tema di Island Village a Ocho Rios. Una statua sostitutiva creata da Alvin Marriott venne eretta vicino al National Stadium nel 1985.

Neanche gli abitanti della parrocchia orientale di St. Thomas erano rimasti entusiasti dalla statua di un altro eroe nazionale Paul Bogle, della stimata artista Edna Manley, che si trovava fuori dal tribunale di Morant Bay. Venne eretta nell'ottobre del 1965 e dichiarata monumento nazionale dal Jamaica National Heritage Trust il 3 aprile 2003. Parte del problema con Bogle, a differenza di Garvey, è che esiste solo una sua immagine, contestata da alcuni. Comunque anche questa statua è stata rimossa (non è chiaro dove si trovi).

Quindi, perché l'ultimo busto di Garvey, inaugurato il 19 maggio 2017 al campus dell'Università delle Indie Occidentali di Mona, è stato così sonoramente rifiutato? I Giamaicani hanno dichiarato che, tanto per cominciare, non gli assomiglia per niente. Garvey è sempre apparso nelle fotografie come piuttosto rotondo, con la faccia paffuta, mentre il ritratto dello scultore Raymond Watson è di un uomo magro in volto con gli zigomi in evidenza.

Il noto pastore Sean Major-Campbell ha pubblicato: “Siate onesti! Se qualcuno vi avesse chiesto “Indovina chi?” Avreste indovinato che si trattava di Marcus Garvey?”:

Ha cofrontato la scultura con una foto di Garvey:

Round head. Short face. Broad nose. Strong chin. No puckered mouth. Am I right or am I right?

Testa tonda, faccia corta, naso ampio, mento pronunciato. Niente rughe intorno la bocca. Ho ragione oppure ho ragione?

Un giamaicano ha osservato in una trasmissione televisiva “vox pop”:

“Ci vuole più identità per dimostrare che si tratta di Marcus Garvey,” dice questo uomo. Penso che molti sarebbero d'accordo. @djmillerJA #TVJAllAngles pic.twitter.com/ORBdKzBPQF

Sì, sembra addirittura affamato – guardate com'è sottile la linea del mento #TVJAllAngles

Il noto psicologo Leachim Semaj ha aggiunto:

Le persone stanno esprimendo quello che il busto di Garvey “sta dicendo loro”. Ascoltateli. Quest'opera non sta dando il messaggio giusto.

La blogger universitaria Annie Paul ha lasciato intendere che si trattava di una versione “leggera” di Garvey. E perché un semplice busto?

For me, the problem wasn't so much that the bust didn't look anything like the Garvey we feel we've come to know and love. It's the scale and unambitious scope of the representation that bother me. The only other lifelike sculptures on campus are of Mahatma Gandhi (Indian) and Philip Sherlock (white), both full-body representations. Then for the champion of black identity, you have a modest bust. It's a problem, to say the least.

In the weeks since the unveiling, calls have been mounting for the removal of the ‘fake’ statue of Garvey. The Gandhi and Sherlock sculptures were gifts to the university, and it may be that those who feel strongly about this might have to undertake to commission a better representation of Garvey that can be situated at the UWI or some other location.

In future, any public commissions of art should be informed by the well-documented history of responses to public monuments in Jamaica. Edna Manley lecturer and first Stuart Hall Fellow Petrina Dacres has written an entire thesis on the subject. There is no excuse to be caught by surprise like this. Contrary to what many seem to think, commissions of public statuary are not occasions for artists to wield artistic licence and express themselves as they would with work meant for a gallery or private setting.

Per me, il problema non era tanto che il busto non sembrasse per niente il Garvey che ci sentiamo di aver conosciuto ed amato. È la proporzione e la modesta portata della rappresentazione che mi dà fastidio. Le uniche altre sculture realistiche nel campus sono quelle di Mahatma Gandhi (indiano) e di Philip Sherlock (bianco), entrambi rappresentati a figura intera. E poi, per il simbolo dell'identità di colore, c'è un modesto busto. È un problema, per usare un eufemismo.

Nelle settimane successive all'inaugurazione della scultura sono aumentate le chiamate per la rimozione della “falsa” statua di Garvey. Le sculture di Gandhi e di Sherlock erano doni all'Università, e forse quelli che si sentono fortemente contrariati dovrebbero impegnarsi a commissionare una migliore rappresentazione di Garvey che possa essere situata presso l'Università delle Indie Orientali o in qualche altra posizione.

In futuro, ogni commissione pubblica d'arte dovrebbe essere informata dalla ben documentata storia della risposta ai monumenti pubblici in Giamaica. La docente Edna Manley e la collega di Stuart Hall Petrina Dacres hanno scritto un'intera tesi sul tema. Non c'è scusa per l'essere di sorpresa in questo modo. Contrariamente a quanto molti sembrano pensare, le commissioni di sculture pubbliche non sono occasioni per gli artisti di prendersi una licenza artistica e di esprimersi come avrebbero fatto con un lavoro destinato ad una galleria o ad un ambiente privato.

I messaggi dal pubblico sono arrivati a frotte. Alcuni sono stati davvero divertenti ed espressi nella tipica maniera giamaicana:

#tvjallangles Il mio vicino ha appena detto:  “Forse è di quando Garvey è morto di fame in prigione” lol

La conduttrice radio di talk show e panafricanista Ka'Bu Ma'at Kheru ha dato il via ad una petizione online ed ha lottato vigorosamente contro il busto nel suo programma “Running African” sulla stazione Irie FM.

Ora in onda: Yasus Afari e il bisogno di un pensiero critico per la rimozione del busto #FintoUWiGarvey e di porre un rimedio.

Non tutti sono d'accordo nel dire che è stato un totale disastro. Il creatore della scultura, l'insegnante d'arte Raymond Watson è rimasto ovviamente male per la risposta del pubblico, e ha affermato che non intendeva mancare di rispetto a Garvey. La giornalista Erica Virtue ha suggerito durante il suo videocommento settimanale che i Giamaicani non hanno immaginazione e perciò non possono apprezzare un'interpretazione diversa di Garvey.

Un gruppo di Rastafariani, per i quali Garvey ha particolare importanza, hanno protestato con foga a Papine Square, vicino al campus dell'Università:

Un grande gruppo di Rastafariani (alcuni davvero arrabbiati) si sono trovati a Papine Square, St. Andrew, per protestare contro quello che dicono sia “il finto busto di Garvey” presso l'Università delle Indie Occidentali – Mona.

L'università ha chiamato la sicurezza per proteggere la statua:

Aggiornamento:
Un aumento della vigilanza è ora in atto attorno il busto di Marcus Garvey presso l'Università delle Indie Orientali.

Polizia di Mona e militari ora sul posto.

La professoressa universitaria Carolyn Cooper  si è unita ai Rastafariani a Papine Square. Ha scritto nella sua rubrica:

Our images of Garvey have been mostly defined by photographs. We trust that they are accurate. But long before Instagram filtering, photos have been touched up, often to remove melanin. At the unveiling, Professor Rupert Lewis, eminent Garvey scholar, declared in a conciliatory tone, ‘There are many images of Garvey that you can get from his 52 years.’

True! Unfortunately, Raymond Watson's image of Garvey reveals nothing of the authority, passion and power of more full-bodied representations of our national hero. But Garvey seems poorly. His posture conveys passivity. He looks like a weakling. Who approved this diminished portrayal?

The bust should be replaced with an image that inspires unequivocal admiration of Garvey's accomplishments as an illustrious pan-Africanist rallying the black world to affirm pride in race.

L'immagine che abbiamo di Garvey è stata definita per lo più dalle fotografie. Crediamo siano accurate. Ma molto prima dei filtri di Instagram le foto sono state ritoccate, spesso per rimuovere la melanina. All'inaugurazione del busto il professor Ruper Lewis, eminente studioso di Garvey ha dichiarato in tono conciliante: “Ci sono molte immagini che si possono ottenere di Garvey a 52 anni.”

Vero! Sfortunatamente, l'immagine di Raymond Watson non rivela nulla dell'autorità, della passione e del potere di rappresentazioni più corpose del nostro eroe nazionale. Garvey sembra malato. La sua posa esprime passività. Sembra un debole. Chi ha approvato questo ritratto ridotto?

Il busto dovrebbe essere sostituito con un'immagine che ispiri l'inequivocabile ammirazione dei risultati di Garvey in qualità di illustre panafricanista che mobilita il mondo di colore per affermare l'orgoglio della razza.

La protesta dei Rastafariani può essere stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo una notevole pressione pubblica, l'Università delle Indie Occidentali ha deciso di rimuovere di rimuovere il busto incriminato di Garvey, promettendo di sostituirlo prima dell'inizio del nuovo anno accademico.

In un toccante poscritto sulla controversia, un giamaicano ha scritto al giornale che i Giamaicani ancora non riconoscono in modo appropriato il loro eroe nazionale:

Today, with the 130th anniversary of his birth fast approaching, it seems that all there is to remind us of Garvey is his image on our currency and statues which may not ‘fully represent him’. Garveyism is yet to be taught in schools on a full-time basis; books by Garvey are not necessarily national bestsellers; and worst yet, how we treat each other, as children of Africa, is approaching utter disdain.

Black pride, as well as self-pride, is seemingly on the decline. With all of this staring us in the face, there are more worrying things to be alarmed about than a statue.

Oggi, con il 130° anniversario della sua nascita in rapido avvicinamento, sembra che tutto sia qui per ricordarci che Garvey è la sua immagine sulle nostre monete e sulle statue, le quali potrebbero non “rappresentarlo pienamente”. Il garveysmo deve ancora essere insegnato a tempo pieno nelle scuole;  i libri di Garvey non sono per forza dei best seller nazionali; e peggio ancora, il modo in cui ci trattiamo l'uno con l'altro in quanto figli dell'Africa si avvicina al profondo disprezzo.

L'orgoglio nero, così come l'orgoglio per sé stessi è apparentemente in declino.È fin troppo evidente che ci sono altre cose più preoccupanti dell'essere in allarme per una statua.

Attualmente c'è più di un accenno di ansia anche rispetto a una scultura più moderna di un eroe non ufficiale: lo sprinter Usain Bolt e forse altri atleti di campionato. Si sta forse preparando un'altra “polemica sulla statua”? Il ministro della Cultura Olivia Grange ha cercato di rassicurare i Giamaicani in un tweet:

Non allarmatevi per le false dichiarazioni. Restate in linea per la vera statua della Leggenda @usainbolt #Jamaica55 @Jamaica55th @CGESJA pic.twitter.com/DJ2OFecrer

La commentatrice culturale Barbara Gloudon l'anno scorso ha osservato nella sua rubrica settimanale:

Sculpting is not an easy task. The technical dynamics are not unknown to us. Over the years, some Jamaican master artists have shown that they know their stuff.

One challenge which has dogged nearly every sculptor, however, is differing public tastes. An artist’s representation might be, to him or her, a task well done, an accomplishment achieved, but at the same time, onlookers can ‘dismiss’ the finished product. ‘Beauty is in the eye of the beholder,’ the purists said in literature. What Person ‘A’ sees and showers with praise, Person ‘B’ reats with scorn and outrage.

How often do you see a statue that looks exactly like the subject? What will be the reaction this time around?

Scolpire non è un'attività facile. Le dinamiche tecniche non sono sconosciute. Nel corso degli anni alcuni artisti giamaicani hanno dimostrato di conoscere la loro materia.

Una sfida che ha costretto quasi ogni scultore, tuttavia, è il gusto contrastante del pubblico. Una rappresentazione dell'artista potrebbe essere, per lui o lei, un compito ben fatto, un risultato raggiunto, ma allo stesso tempo gli spettatori possono “respingere” il prodotto finito. “La bellezza è nell'occhio dello spettatore”, hanno detto i puristi nella letteratura. Quello che la persona A vede e riempie di complimenti la persona B tratta con disprezzo e indignazione.

Quante volte vedete una statua che sembra esattamente come il soggetto? Quale sarà la reazione questa volta?

Quindi dove verrà relegato il busto di Garvey? Languirà in un angolo tranquillo da qualche parte, e probabilmente verrà dimenticato.

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