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Phạm Minh Hoàng, il blogger vietnamita arrestato, privato della cittadinanza ed esiliato in Francia

Phạm Minh Hoàng con un cartello su cui si legge “Sono vietnamita”. Fonte: Facebook

Questo articolo [en, come i link seguenti], scritto da Lilly Nguyễn, è stato pubblicato su Loa, un sito web di notizie e un progetto radiofonico online di Viet Tan che trasmette storie sul Vietnam. Viene ripubblicato da Global Voices grazie ad un accordo per la condivisione dei contenuti.

Qualche giorno fa, il Professor Phạm Minh Hoàng è stato informato della decisione del Presidente del Vietnam di revocargli la nazionalità. Questo uomo di 61 anni, di nazionalità vietnamita e francese, è un famoso blogger che si occupa di diritti umani, giustizia sociale e corruzione. È un membro di Việt Tân, il partito che si batte per la democrazia. Hoàng è stato intervistato da Lilly Nguyễn, la corrispondente di Loa a Saigon, prima che venisse arrestato ed esiliato in Francia.

Lilly Nguyễn: Professor Phạm Minh Hoàng, che impatto avrà la deportazione sulla sua situazione familiare?

Phạm Minh Hoàng: Deportation from this country would mean that my family will be forced to be split up. Since I have French citizenship, my daughter is also a French citizen. If I am deported, she can go to France with me or at a later time. However, my wife, Lê Thị Kiều Oanh, is a Vietnamese citizen. She has to stay back to take care of her older brother, who is a disabled South Vietnamese war veteran. He was wounded during the Tống Lê Chân battle in 1973. My brother's situation is critical, he is almost blind, almost deaf and paralyzed on one side of the body. He needs constant home care assistance. In addition, my wife also has to stay back to take care of her elderly mother who is 80 years old. These are the challenges that sum up the difficult situation I face.

Phạm Minh Hoàng: la deportazione da questo paese comporterà lo smembramento della mia famiglia. Dal momento che ho anche la cittadinanza francese, anche mia figlia è una cittadina francese. Se sarò deportato, lei potrà venire in Francia con me o raggiungermi in un secondo momento. Mia moglie, Lê Thị Kiều Oanh, è però una cittadina vietnamita. Lei rimarrà qui perché deve occuparsi del fratello maggiore che è un veterano di guerra disabile del Vietnam del Sud. È stato ferito durante la battaglia di Tống Lê Chân nel 1973. La situazione di mio fratello è critica: è quasi cieco e sordo, e paralizzato per metà. Ha bisogno di continua assistenza domiciliare. Mia moglie dovrà anche rimanere in Vietnam per occuparsi della madre anziana che è ottantenne. Queste sono le sfide che riassumono la difficile situazione in cui mi trovo.

Lilly Nguyễn: perché il governo la considera una minaccia per la sicurezza?

Phạm Minh Hoàng: According to Việtnam’s constitution, they charged me with violating national security, but they haven’t actually convicted me of anything at all, and yet, Foreign Ministry spokesperson Lê Thị Thu Hằng still declared that I have violated national security.

Secondly, what exactly is violating national security? What action is that? If you or any of the listeners followed my case in the past, I previously served 17 months imprisonment and three years of house arrest. After that period of time, I'd say my activism fell under the category of “light”. I wrote blogs and articles, I continued to express my views on issues like democracy, corruption, environment, territorial sovereignty. This is something that anybody could do, and to be honest, everybody should do — it’s our responsibility to express those views.

Especially as an educator, even though I am no longer able to teach, I still have these rights, as well as the right to express my perspectives on the state's education system. My actions have been peaceful, and I never use vulgar or inflammatory speech.

So I've shared this information with my friends and family, as well as with current and former activists, and they all agree that the government is targeting Việt Tân, as I was previously convicted as a Việt Tân member. And after I was released, I still continued to write, so they just claim that all of those actions are for Việt Tân. We can call this type of intimidation attempts to deter and punish — that is their language — anybody that has any association with Việt Tân, and of course punishment of the organization itself.

Phạm Minh Hoàng: mi hanno accusato di aver violato la sicurezza nazionale in base alla costituzione del Vietnam, ma non mi hanno ancora ufficialmente condannato. Tuttavia, il portavoce del Ministero degli Esteri, Lê Thị Thu Hằng, ha comunque dichiarato che ho violato la sicurezza nazionale.

Comunque, cosa significa esattamente violare la sicurezza nazionale? Quale tipo di azione comporta? Se lei o qualsiasi altro ascoltatore ha seguito il mio caso in passato, sa che ho scontato 17 mesi di carcere e sono stato agli arresti domiciliari per tre anni. Dopodiché, direi che il mio attivismo è stato classificato come “blando”, anche se continuavo a scrivere blog e articoli, e ad esprimere la mia opinione su temi come la democrazia, la corruzione, l'ambiente e la sovranità territoriale. Questa è qualcosa che potrebbe fare chiunque e che, a dire il vero, dovrebbero fare tutti. È nostra responsabilità esprimere i nostri punti di vista.

Soprattutto come educatore – anche se non sono più in grado di insegnare – ho ancora questi diritti oltre a quello di esprimere la mia opinione sul sistema educativo statale. Le mie iniziative sono state pacifiche e non ho mai usato parole volgari o provocatorie.

Ho condiviso queste informazioni con amici e familiari, nonché con altri attuali ed ex-attivisti, e tutti sono concordi nel ritenere che il governo stia attaccando Việt Tân perché in passato mi hanno arrestato in qualità di membro di questo partito. Dopo il mio rilascio, ho continuato a scrivere e pensano semplicemente che i miei interventi siano a favore di Việt Tân. Definirei questo tipo di intimidazione un tentativo di dissuadere e punire – queste sono le parole che usano – chiunque sia associato con Việt Tân, chiaramente con l'intento finale di punire l'organizzazione.

Lilly Nguyễn: lei ha lasciato il Vietnam nel 1973 per poi farvi ritorno nel 2000. Perché ha deciso di rimanere in Vietnam?

Phạm Minh Hoàng: My decision, I think, is very normal. Every Vietnamese has the wish to live on the land that he was borned and raised. Like everyone, I also wish to live, to work and even to die here, that’s normal. My wish is very strong, and I think it will overcome all obstacles.

Why are there people who want to leave Việtnam? I think they leave reluctantly, because they too, like everyone else, love their homeland. I know many people who want to go live abroad. I also know many people abroad who want to go back to our homeland, but circumstances do not allow them. All are very sad images of our country. My choice is also a painful one.

Phạm Minh Hoàng: penso che la mia decisione sia comprensibile. Ogni vietnamita vuole vivere nel paese in cui è nato e cresciuto. Come chiunque altro, anch'io vorrei vivere, lavorare e anche morire qui. Mi sembra normale. Il mio desiderio è molto forte e credo che abbatterà ogni ostacolo.

Perché le persone lasciano il Vietnam? Credo che lascino il paese con riluttanza perché anche loro, come tutti gli altri, amano la loro madre patria. Conosco molte persone che vorrebbero vivere all'estero, ma ne conosco anche molte che vivono all'estero e che vorrebbero tornare in patria se le circostanze lo permettessero. Anche la mia scelta è dolorosa.

Lilly Nguyễn: negli ultimi 17 anni, da quando è tornato in Vietnam, è riuscito a realizzare il suo sogno di creare almeno in qualche modo una sua madrepatria?

Phạm Minh Hoàng: My dream has definitely not been fulfilled because our country is still facing many problems, from politics to the environment, health, etc. I am under no illusion to solve all of them. My country is in disarray, so I haven’t achieved my dreams. For now, I am proud and at peace with myself. During my ten years teaching at Bách Khoa University, I tried my best to be a professor- sharing with my students the knowledge that I gained abroad and during my own studies.

I am proud of the fact that compared to my colleagues during that time, I tried hard to teach with conscience. I put the students above everything else, and the student’s rights above everything else. I put in a 100 percent effort to impart my knowledge to my students. That is my greatest accomplishment. Even though my career went unfinished, I was arrested and wasn’t allowed to teach, I am still proud. I still thought, as a Vietnamese proverb goes, “Man proposes, God disposes.” I did my best and Heaven decides the rest.

Phạm Minh Hoàng: il mio sogno è stato tutt'altro che realizzato perché nel nostro paese ci sono ancora tanti problemi…politica, ambiente, salute, ecc. Non mi illudo di poterli risolverli tutti. Il mio paese è allo sbando, quindi direi che non ho realizzato il mio sogno. Per il momento, sono orgoglioso e in pace con me stesso. Nei dieci anni che ho insegnato alla Bách Khoa University, ho fatto del mio meglio per essere un buon professore e per condividere con i miei studenti le conoscenze che ho acquisito all'estero e nel corso dei miei studi.

Sono orgoglioso del fatto che, rispetto ai miei colleghi, mi sono impegnato a insegnare con coscienza. Ho messo gli studenti e i loro diritti al primo posto. Mi sono sforzato al massimo di trasmettere le mie conoscenze a loro. Questo è stato il mio più grande successo. Anche se la mia carriera è stata ostacolata perché sono stato arrestato e mi è stato impedito di continuare a insegnare, sono orgoglioso lo stesso. Come un dice un proverbio vietnamita: “L'uomo propone, Dio dispone”. Io ho fatto del mio meglio, sarà Dio a decidere il resto.

Lilly Nguyễn: la ringrazio ancora per averci dedicato il suo tempo e aver concesso questa intervista a Loa. Vuole fare qualche altro commento prima di chiudere?

Phạm Minh Hoàng: The last thing I want to say is thank you to everyone around the world who has supported me. More than that, some have made efforts to contact diplomats to help me out. Their efforts make me feel like I am not alone in this battle. I won’t feel lonely in following days and I wish everyone good health and we will struggle shoulder to shoulder for democracy in our Việtnam.

Phạm Minh Hoàng: l'ultima cosa che vorrei dire è che ringrazio tutti i membri della comunità mondiale che mi hanno sostenuto. Alcune persone hanno fatto molto di più, mettendosi in contatto con le rappresentanze diplomatiche per aiutarmi. I loro sforzi mi fanno sentire meno solo in questa battaglia. Non mi sentirò così solo nei prossimi giorni. Auguro a tutti di stare bene. Continueremo a lottare fianco a fianco per riportare la democrazia nel nostro Vietnam.

È possibile ascoltare l'intervista tramite questo podcast:

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