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Il giornalista camerunese Ahmed Abba è in prigione per motivi di sicurezza—o si tratta di un attacco alla stampa?

Correzione: nella versione precedente di questo articolo, è stata erroneamente usata la foto di Simon Ateba, un altro giornalista a suo tempo arrestato [fr] dalle autorità camerunesi. Simon Ateba è stato rilasciato, Ahmed Abba è ancora in carcere.

Ahmed Abba, un corrispondente di lingua Hausa di Radio France International (RFI) di Maroua, nel nord del Camerun, è stato arrestato [en, come i link seguenti salvo diversa indicazione] dalle forze di sicurezza il 30 luglio 2015 in collegamento con sue indagini sulle attività del gruppo militante di Boko Haram.

A due anni di distanza, è stato incarcerato per “non aver rivelato fonti sui terroristi” e per “riciclaggio dei proventi di atti terroristici” ed è stato condannato da una corte militare a 10 anni di prigione.

I suoi sostenitori affermano che le accuse non sono fondate. Il caso di Abba ha indotto molti a credere che sia una scusa del governo camerunese per attaccare la libertà di stampa. Abba era stato incaricato dall'RFI di fare un servizio approfondito sulla regione e in particolare sulle attività di Boko Haram al confine tra il Camerun e la Nigeria.

Il presidente camerunese Paul Biya ha ripetutamente affermato che il paese è “in guerra con Boko Haram” e, con questo pretesto, il suo governo ha represso le libertà civili e preso di mira giornalisti che si occupano di questo argomento. Anche altri tre giornalisti—Baba Warne, Rodrigue Tongue e Félix Cyriaque Ebolé Bola—sono stati giudicati da un tribunale militare per non aver rivelato fonti e informazioni al governo.

Makaïla Nguebla, un blogger del Ciad, esperto negli abusi dei governi autoritari africani contro gli attivisti di diritti umani – esiliato prima dal Ciad poi espulso dal Senegal e dalla Guinea – ha riassunto i fatti dopo l'arresto di Abba nell'aprile del 2017:

Ahmed Abba avait été arrêté le 30 juillet 2015 en lien avec sa couverture des attaques du groupe terroriste Boko Haram. Il avait passé sept mois détenu au secret durant lesquels il avait subi des sévices, avant d’être finalement présenté à un juge le 29 février 2016. Depuis, les demandes de libération sous caution de ses avocats ont été systématiquement ignorées lors des 17 audiences de son procès. Le journaliste devra donc purger une peine de 10 ans de prison. Ce dernier a déjà passé 20 mois en détention dans l’attente de ce verdict inique. Les avocats du journaliste ont immédiatement annoncé leur intention de faire appel.

Ahmed Abba è stato arrestato il 30 luglio del 2015 in relazione ai suoi servizi sugli attacchi del gruppo terroristico di Boko Haram. È stato detenuto in una località segreta per sei mesi, durante i quali ha subito abusi fisici, prima di essere portato davanti a un giudice, il 29 febbraio 2016. Nel corso delle 17 udienze del processo, tutte le richieste di cauzione sono state sistematicamente ignorate. Pertanto, il giornalista dovrà scontare la pena di 10 anni di carcere. Ha già trascorso 20 mesi in custodia in attesa di questo verdetto iniquo. Gli avvocati del giornalista hanno immediatamente annunciato che faranno appello.

La stampa nazionale camerunese e quella internazionale hanno fermamente condannato l'insussistenza delle prove a carico di Abba. Per il giornalista Masbé Ndengar:

L’issue de ce procès indigne autant les défenseurs des droits humains que les défenseurs de la liberté d’expression de la presse. Il ressort qu’il n’existe pas de preuve irréfutable pouvant condamner le journaliste. L’accusation s’est basée sur un supposé téléphone qui aurait appartenu à un terroriste ou une de ses victimes et dont les données numériques seraient sauvegardées dans un cybercafé détenu par Ahmed Abba. On voit là une volonté manifeste de nuire. Mais pourquoi s’en prendre vertement à celui qui n’a que son micro pour accomplir sa tâche ? visiblement les autorités camerounaises se trompent de véritables cibles. Pendant qu’elles engagent une lutte acharnée contre la liberté d’expression et de la presse, les vrais collabos courent en toutes libertés dans les rues de Yaoundé, de Douala, de Gamdéré, de Maroua, etc.

Si condamner Ahmed Abba doit être vu comme un acte dissuasif alors c’est raté parce que cela n’a pas empêché les terroristes, en occurrence Boko Haram de continuer à sévir sévèrement ni aux petits esprits de leur apporter leur soutien.

L'esito di questo processo ha messo sul piede di guerra sia i difensori dei diritti umani che quelli della libertà di stampa. Sembra che non esistano prove inconfutabili per condannare il giornalista. L'accusa è basata su un presunto telefono che apparentemente apparteneva a un terrorista o a una delle sue vittime, e i cui dati digitali sarebbero stati tenuti al sicuro in cybercafe gestito da Ahmed Abba. In tutto questo c'è un chiaro intento di fare del male. Cosa ha fatto un uomo che usa solo un microfono per svolgere il suo lavoro per meritare tutto questo? Le autorità camerunesi hanno chiaramente colpito il bersaglio sbagliato. E mentre sono impegnate in questa guerra implacabile contro la libertà di stampa, i veri collaboratori [dei terroristi] girano indisturbati per le strade di Yaoundé, Douala, Gamdéré, Maroua e così via.

Se la condanna di Ahmed Abba voleva essere un atto di difesa, è fallito perché non ha fermato i terroristi—in questo caso Boko Haram—impedendo loro di continuare la loro devastazione né alle menti deboli di offrire loro sostegno.

Anche Olivier Tchouaffe ha denunciato i metodi del Presidente Paul Biya, che governa il Camerun da 42 anni – dal 1975 al 1982 come Primo ministro e poi come Presidente, e che ha battuto tutti i record per la tenacia con cui si aggrappa al potere:

Par ailleurs, ces prisonniers, pour la plupart, sont aussi embastillés, non pas dans des prisons conventionnelles mais dans des institutions militarisées ou de sécurité dite maximale, ce que le président du CL2P, Joël Didier Engo, a appelé des “mouroirs concentrationnaires”.

Le cas d'Ahmed Abba montre, encore une fois, un gouvernement qui abuse de la notion de raison d'État afin d'inféoder la justice et de la placer sous ses ordres.

Inconstestablement, les methodes de destrution rapide et lâche du régime de Paul Biya ne méritent rien de moins qu'une vigilance implacable…Les enjeux en présence dans la crise actuelle nous permettent donc d'apercevoir l'étendue de la machine à déformation des faits, puis celle de l'orchestration des mensonges, eux-mêmes déclinés en véritables catégories de savoirs-pouvoirs intégrés à la lutte de pérennisation d'une dictature, pour laquelle uniquement certaines vérités – ses vérités – sont autorisées, pendant que toutes les autres doivent systématiquement être réprimées. Ces vérités voulues officielles sont naturellement enrôlées pour le maintien de l'ordre établi et dominant de Paul Biya depuis bientôt quarante ans, et n'ont en réalité jamais été une affaire de Justice

Ad ogni modo, nella maggior parte dei casi, questi prigionieri non vengono incarcerati in prigioni convenzionali, ma in strutture militari o per così dire di massima sicurezza, ossia in istituzioni che Joël Didier Engo, il Presidente del Comitato per la liberazione dei prigionieri politici (CL2P) in Camerun ha definito “campi di morte”.

Il caso di Ahmed Abba dimostra ancora una volta che il governo sta usando in modo improprio la “ragione di stato” per comprare il sistema giudiziario e assoggettarlo ai propri voleri.

Nessuno può negare che i metodi rapidi e codardi di obliterazione del regime di Paul Biya richiedono un'implacabile vigilanza. Le poste in gioco connesse all’attuale crisi ci danno un’idea della portata della macchina usata per travisare i fatti, o meglio per orchestrare falsità, che sprofondano al livello della loro vera categoria, ossia di suggerimenti “pratici” su come sostenere l’attuale dittatura che ritiene che solo alcune verità – le sue – possano circolare e che le altre debbano essere sistematicamente represse. È ovvio che le cosiddette verità ufficiali vengono messe insieme per sostenere Paul Biya, salito al potere 40 anni fa, e non hanno mai a che fare con la giustizia.

In un’intervista trasmessa da RFI, Dennis Nkwebo, Presidente dell’Unione Nazionale dei Giornalisti Camerunesi, affiliata alla Federazione Internazionale dei Giornalisti, ha affermato:

C'est une punition contre la presse, c'est une volonté de criminaliser le métier de journaliste au Cameroun. Tout ce qu'on reproche à Ahmed Abba, c'est d'avoir été en situation professionnelle. A aucun moment dans ce procès, on ne nous a donné la preuve qu'il a été impliqué dans quelque chose de grave. La presse était jusqu'ici sous le coup d'une oppression silencieuse, et la condamnation d'Ahmed Abba est un message fort à l'endroit des journalistes qui osent encore exercer ce métier dans un pays où l'on nous affirme tous les jours que l'on est en démocratie.

Questo è un attacco alla stampa. È come se in Camerun volessero criminalizzare la professione di giornalista. L’unica accusa a carico di Ahmed Abba è che un professionista. In nessuna fase del processo, le prove hanno dimostrato che fosse implicato in qualcosa di grave. Fino a ora, la stampa è stata oppressa nel silenzio e la condanna di Ahmed Abba è un chiaro messaggio ai giornalisti che si azzardano a svolgere questa professione in paese che si professa quotidianamente democratico.

In un’intervista del 2016 con Reporter Senza Frontiere, prima dell'arresto e della condanna di Abba, il suo avvocato Charles Tchoungang affermò che i giudici dovevano ancora esaminare il caso del suo cliente:

It must be said that his case is special. Firstly, for the first three months after his arrest, no one knew where he was or no one wanted to say. The authorities eventually admitted they were holding him secretly. And even then, the matter had to be raised with the president’s office. He had been transferred to the intelligence services in Yaoundé, he had been questioned without a lawyer being present, and he had been transferred directly to a military court without a proper judicial investigation. During this period, he was also clearly subjected to physical and psychological mistreatment. At the next hearing, we will ask for a special session to be scheduled so that the substance of the case can finally be considered.

C’è da dire che questo caso è speciale. In primo luogo perché nei primi tre mesi dopo il suo arresto, nessuno sapeva dove fosse o almeno nessuno voleva dirlo. Alla fine le autorità hanno ammesso che lo tenevano prigioniero in una località segreta. Comunque, anche allora il suo caso non era ancora stato presentato all’ufficio del presidente. Era stato trasferito presso i servizi di intelligence di Yaoundé, era stato interrogato senza la presenza di un avvocato, e poi il suo caso era stato trasferito a un tribunale militare senza una vera e propria indagine giudiziaria. In questo periodo, è stato innegabilmente maltrattato fisicamente e psicologicamente. Alla prossima udienza chiederemo che venga fissata una sessione speciale in modo che possano essere esaminati finalmente i fatti sostanziali.

Nella stessa intervista, Tchoungang ha raccontato di essere stato rapito e drogato da persone sconosciute il giorno dell’udienza. L’avvocato ha poi continuato dicendosi fermamente convinto [fr] che al suo cliente era stato riservato un trattamento diverso rispetto ad altri giornalisti incriminati per accuse simili, come Baba Wame, Rodrigue Ndeutchoua Tongue e Félix Cyriaque Ebolé Bola:

I think he was in the wrong place at the wrong time. He was initially arrested in the course of a routine check, but when the police learned that he was RFI’s correspondent, he was handed over to the political police in Yaoundé and was accused of passing information to the country’s enemies. I have checked all of his reporting and it is beyond reproach. In my view, the only aggravating circumstance is the fact that he works for a leading French radio station. As you know, there is a big anti-French current of opinion in Cameroon and some officials may have wanted to pull off a stunt.

What we now want is for Ahmed Abba to be freed, to be reunited with his family and, very importantly, to be able to return to work. I am convinced that I am defending an innocent man.

Penso che sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Inizialmente era stato arrestato durante un controllo di routine, ma appena la polizia ha scoperto che era un corrispondente di RFI, lo ha consegnato alla polizia politica di Yaoundé ed accusato di aver passato informazioni ai nemici del paese. Ho controllato tutti i suoi scritti e sono irreprensibili. Secondo me, l’unica circostanza aggravante è che lavora per un’importante stazione radiofonica francese. Come sapete, c’è una forte corrente anti-francese in Camerun ed è possibile che alcuni ufficiali abbiano voluto mettere su una sceneggiata.

Quello che vogliamo adesso è che Ahmed Abba venga liberato, possa riabbracciare la sua famiglia e che possa soprattutto tornare a lavorare. Sono convinto che sto difendendo un uomo innocente.

Presumibilmente, la collaborazione di Abba con la stazione radiofonica francese ha pesato molto su questa pesante condanna. Il sentimento anti-francese non è una novità in Camerun e ha origine dagli accordi commerciali bilaterali iniqui che favoriscono la Francia nell’industria mineraria. Questo sentimento si è poi rafforzato dopo la scoperta che le armi sequestrate al gruppo militante di Boko Haram erano di origine francese.

L’udienza di ricorso in appello era stata fissata il 17 agosto 2017 ma è stata cancellata dal calendario del tribunale senza spiegazioni.

Il Comitato per la liberazione dei prigionieri politici camerunesi ha protestato vigorosamente [fr] sulla sua pagina Facebook:

Cameroun: Non à la prise en otage d'un journaliste dans un sordide chantage diplomatique exercé à la France sous couvert de la nécessaire lutte contre le terrorisme…

Il n’y a en effet que l’imagination fertile d’un tyran pour faire germer une telle manœuvre en détournant et instrumentalisant de la sorte la nécessaire et légitime lutte contre le terrorisme, dans le but non avoué d’exercer indirectement un ignoble chantage diplomatique sur sa puissance protectrice, La France.

Nous n’exigeons rien d’autre que la libération pure et simple du correspondant camerounais en langue haoussa de Radio France Internationale (RFI), Ahmed Abba.

Camerun: ci opponiamo alla presa in ostaggio di un giornalista per un sordido ricatto nei confronti della Francia, giustificato con la necessità di combattere il terrorismo.

Solo la fervida immaginazione di un tiranno può elaborare una manovra di questo tipo per deviare e sfruttare la necessaria e legittima lotta contro il terrorismo allo scopo non apertamente dichiarato di ricattare diplomaticamente, con mezzi indiretti e indegni, la Francia, ossia la potenza che lo protegge.

Chiediamo semplicemente la liberazione di Ahmed Abba, il corrispondente di lingua camurense di Radio France international (RFI).

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È stato creato un comitato di supporto di Ahmed Abba che comprende molte personalità del mondo dei media e della musica, oltre a ONG come Reporter Senza Frontiere, Africtivistes (un collettivo di cyber-attivisti africani per la democrazia), il Comitato per la protezione dei giornalisti, Journaliste en danger (Giornalisti in pericolo) e la Federazione Internazionale di Giornalisti.

Nell’Indice per la libertà di stampa del 2016 il Camerun è al 126° posto tra i 180 paesi esaminati.

Per firmare la petizione, fare clic qui.

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