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Roma protesta contro il violento sgombro dei rifugiati in Piazza Indipendenza

Le forze dell'ordine che sorvegliano sulla via dei Fori imperiali lo svolgimento della manifestazione a sostegno dei rifugiati

Le forze dell'ordine su via dei Fori imperiali sorvegliano lo svolgimento della manifestazione a sostegno dei rifugiati il 26 agosto 2017. Foto dell'autore.

Il 19 agosto 2017, un'operazione di sgombero di un palazzo occupato dal 2013 nei pressi di Piazza Indipendenza a Roma ha dato inizio a un intervento col pugno di ferro delle forze dell'ordine, che hanno evacuato gli occupanti,per la maggioranza eritrei ed etiopi rifugiati e richiedenti asilo con regolari documenti, usando idranti su persone indifese.

Il sito redattoresociale.it riporta [it, come tutti i link seguenti]:

“Non ci hanno avvisato, non siamo riusciti a prendere niente né a fare le valigie, dentro abbiamo ancora tutto, anche i nostri documenti”, racconta una donna etiope di circa 50 anni che, come tutte le mattine, si stava preparando per andare a lavorare in un albergo vicino quando ha dovuto lasciare la sua stanza. “Non ci dicono niente ma almeno ci devono ridare i nostri effetti personali”, afferma. All'interno dello stabile, anche molte famiglie con bambini e donne incinte. Una ragazza, Asmet, all'ottavo mese di gravidanza è rimasta per ore in strada sotto il sole finché non le è stato permesso di rientrare per essere visitata da una dottoressa che sta tuttora prestando servizio all'interno. Le persone da questa mattina sono state fatte salire su diversi pullman, anche appartenenti all'Atac per essere portate a via Patini per la identificazione. La zona è completamente militarizzata da stamattina e le zone adiacenti sono chiuse al traffico. L'occupazione di via Curtatone è nata nel 2013 dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre.

Human Rights Watch descrive come si è giunti al confronto tra le forze dell'ordine, i rifugiati e quanti li sostenevano:

Senza preavviso o disposizioni alternative, la polizia ha cominciato, il 19 agosto, a sgomberare dall’edificio centinaia di persone, perlopiù rifugiati e richiedenti asilo eritrei ed etiopi. La maggior parte se n’è andata quel giorno. Secondo l’agenzia Onu per i rifugiati, l’UNCHR, circa duecento persone, di cui 50 donne, erano rimaste di fronte all’edificio in segno di protesta, dormendo lì fuori. Un centinaio, tra cui famiglie con bambini, donne incinte, e persone con disabilità, erano rimaste all’interno. “Le autorità italiane devono porsi serie domande su questo sgombero sconcertante e, in particolare, se la forza usata dalla polizia fosse necessaria e proporzionata,” ha detto Judith Sunderland, direttore associato per Europa e Asia centrale a Human Rights Watch. “L’uso di forze di polizia, in assetto antisommossa, per cacciare persone vulnerabili dalle proprie abitazioni, con scarso preavviso e senza un posto dove andare, è praticamente il contrario di come si sarebbe dovuta gestire la situazione.”

In un pezzo sull'operato della polizia, pubblicato sul maggior quotidiano di Roma, La Repubblica, si legge:

La polizia in assetto antisommossa ha continuato l'inseguimento, usando anche le camionette fra lo stupore dei passeggeri che si trovavano nel piazzale dello scalo ferroviario. Durante l'inseguimento il funzionario che guidava la celere ha gridato: “Devono sparire, peggio per loro. Se tirano qualcosa spaccategli un braccio”[…] La Questura di Roma ha aperto una “formale inchiesta” dopo la “visione dei filmati pubblicati su alcuni siti che riportano una frase di un operatore che invita ad usare metodi violenti in caso di lancio di sassi”. Nelle successive contromanifestazioni, spiega la Questura, le “unità impiegate in quel contesto non sono state ulteriormente utilizzate nel servizio di ordine pubblico”.

Sulla sua pagina Facebook, Valigia Blu, un blog collettivo che conta 87.340 followers, riprende le parole dell'attrice di origine eritrea Tezeta Abraham, intervistata durante una conferenza a sostegno dei rifugiati a Roma:

Perché dobbiamo creare questa lotta tra i poveri, dove chi ci rimette è chi non ha i documenti, chi non ha una casa, chi non ha nessun diritto quando invece sarebbe lo Stato italiano che li avrebbe dovuti integrare, fargli fare dei corsi? Dov’è lo Stato? È vero, molti italiani si lamentano che lo Stato non c’è per gli italiani, figuriamoci per gli stranieri. Io invece voglio che ci sia per tutti e due, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Io voglio che lo Stato ci sia […] Questo è un paese e deve ragionare come un paese, non come un bar. Perché ultimamente anche i politici fanno chiacchiere da bar, non sono in grado di avere una visione un pochino più lungimirante sia per gli italiani che per gli stranieri.

Sul suo blog, il GUS – Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti” scrive:

Donne in ginocchio con le braccia alzate, bambini in lacrime trascinati via. Scene che non vorremmo mai vedere in un paese che si definisce civile, tantomeno nella Capitale che ospita meno richiedenti asilo di quanto previsto dall’accordo tra Stato e regioni…

Ma senza un piano di Accoglienza affidabile è inutile avanzare numeri. La storia recente di Roma parla di sgomberi, da Ponte Mammolo al Baobab di via Cupa, e di soluzioni ponte che si sommano all’emergenza abitativa vissuta dalle famiglie italiane e straniere come quelle che vivevano in via Curtatone. Urge da tempo un piano di accoglienza per i migranti ma la risposta è sempre quella delle soluzioni temporanee, degli sgomberi che sommano emergenza all’emergenza.

“Trattiamoli e trattiamoci da esseri umani sempre”, viene da dire vedendo queste scene, figlie di una ipocrisia di fondo che derubrica le migrazioni a numeri e percentuali definendole “emergenze”, come se fosse un fenomeno temporaneo in via di soluzione. Ma non è così, e vogliamo risposte rigorose e definitive, possibilmente da chi non confonde il rigore con il manganello.

Manifestazione a Roma in solidarietà con i rifugiati a il 26 agosto. Foto dell'autore

“La nostra colpa è la povertà!” dice lo striscione. Manifestazione a Roma in solidarietà con i rifugiati a il 26 agosto. Foto dell'autore

La giornalista di Internazionale , descrive:

I bambini dal balcone dello stabile gridavano: “Vogliamo giocare, vogliamo giocare”. I poliziotti hanno costretto le persone all’interno dell’edificio a seguirli in questura. “Ci siamo nascosti, ma quando ci hanno trovato ci hanno manganellato per costringerci a uscire, due donne sono state picchiate”, racconta Simon. Nella piazza sono rimaste le valigie e gli oggetti delle famiglie sgomberate, e la polizia ha detto ai pochi ancora sulla piazza di recuperare le loro cose. “Non sappiamo che succederà ora, in questura siamo una cinquantina di persone, non sappiamo dove ci vogliono portare”, afferma Simon, mentre aspetta di sapere che ne sarà della sua vita. Almeno tredici persone sono state medicate da Medici Senza Frontiere.

Lo scrittore e professore Christian Raimo, che ha lanciato la petizione dal titolo Per una Roma antirazzista, antifascista e solidale che in 4 giorni ha raccolto 35.413 firme, scrive:

Questa non è la mia città, indifferente contro i deboli, ostile contro gli stranieri. Che parla di legalità solo quando deve usare la violenza contro i poveri. Che riempie le strade di transenne, posti di blocco, camionette. Che umilia chi dorme per strada. Che disprezza chi non ha una casa. Che chiama sicurezza il peggior razzismo. La mia città è aperta, solidale, attenta, si vergogna del suo passato coloniale e fascista, ed è fiera della sua storia di resistenza. La mia città è fatta dalle persone che si danno da fare ogni giorno per la dignità degli ultimi: gente comune che fa politica offrendo condivisione, accoglienza, educazione.

Sabato 26 agosto, nonostante il caldo estivo e il periodo di vacanze migliaia di cittadini romani hanno partecipato ad una manifestazione ribattezzata sui social media come #RomaCittàAperta, che si è svolta pacificamente:

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