“Hanno provato a restituirci un giorno”: Trinidad e Tobago e la sua Giornata dei Popoli Originari

Foto della Camminata Cerimoniale attorno alla Casa Rossa, 12 ottobre 2017. Diritti riservati della foto di Maria Nunes, utilizzata dietro autorizzazione.

Per la prima volta, il governo di Trinidad e Tobago ha riconosciuto la propria comunità indigena [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] ed ha concesso una “festività straordinaria”. La giornata che celebra le Nazioni Originarie è un tentativo di dare riconoscimento alla sua storia, usanze e contributi. Sui social, molti utenti pensano che qualunque giorno festivo che venga concesso ai discendenti amerindi del paese debba essere celebrato ogni anno.

In una lettera all'editor del popolare sito webWired868, Alana Abdool ha scritto:

I have often wondered where Trinbagonians stand on the idea of a national heritage. It seems to me that the average Trinbagonian, more so the first half of that word than the second, are less interested in why a national holiday exists than in that it exists. […]

Is it really proper that, [on] the list of 14 public holidays […] there should be no annual national celebration of the autochthonous group?

Surely these people, these peoples, do not deserve to be treated as if they are somehow children of a lesser god? How dare we argue that there are not enough of them to merit annual recognition when they are certainly not to blame for the smallness of their number?

I think today is a good time to reflect on what is the real message of the choice we have made, of the selective narratives we have perpetuated.

Mi sono più volte chiesta quale sia il pensiero dei trinidadiani nei confronti della loro eredità culturale nazionale. Ritengo che al trinidadiano medio, ma in realtà questo discorso vale più per gli appartenenti a Trinidad che non per gli appartenenti a Tobago, sia meno interessato al perché dell'esistenza di una festività nazionale piuttosto che al semplice fatto che esista […]

È realmente appropriato che in una lista di 14 giorni festivi nazionali […] non vi sia una celebrazione annuale del gruppo autoctono?

Sicuramente non è giusto che queste persone vengano trattate come se in qualche modo fossero figli di un dio meno importante, no? Come osiamo dire che non siano abbastanza per meritare un riconoscimento annuale, quando la colpa del fatto che siano pochi non è certamente la loro?

Credo che questo sia un buon momento per riflettere su quale sia il vero messaggio delle scelte che abbiamo fatto, delle narrative selettive che abbiamo perpetrato.

Un membro della comunità dei Popoli Originari tiene in mano le fotografie dei suoi antenati. Foto di Maria Nunes, diritti riservati, utilizzata dietro autorizzazione.

Nonostante ciò, nei preparativi per la celebrazione del 13 ottobre, i membri della comunità indigena di Trinidad e Tobago (i loro antenati avevano chiamato quest'isola “Iere”hanno sfilato per le strade della capitale, Puerto España. Simbolicamente, la camminata ha avuto inizio presso La Casa Rossa [it] (Casa Roja), vecchia sede del Parlamento, ora un edificio molto fatiscente. Nel 2013, nel corso di grandi lavori di ristrutturazione, sotto alle fondamenta dell'edificio sono stati scoperti resti ossei di chi si pensa fosse un antenato indigeno. Come spiegato su Facebook dalla fotografa María Nubes, che ha dato informazioni riguardo al ritrovamento, prima che la Spagna scegliesse Puerto España come porto durante la colonizzazione, quella zona era stata un “luogo fisso di insediamenti di popoli indigeni per quasi 1.500 anni”.

Cerimonia nella Casa Rossa in onore degli antenati indigeni, i quali resti ossei furono ritrovati sotto le fondamenta dell'edificio nel 2013. Foto di Maria Nunes, diritti riservati 2017, utilizzata dietro autorizzazione.

La comunità di Santa Rosa ha esposto la propria visione in un video sulla sua pagina di Facebook, che è stata molto attiva pubblicando post relativi alla celebrazione della Settimana del Retaggio dei Popoli Originari.

Sui social, persone e organizzazioni hanno reso tributo alla comunità. Su Facebook, il Fondo Nazionale di Trinidad e Tobago, responsabile per la salvaguardia del patrimonio naturale, costruito e culturale del paese, ha pubblicato un video relativo al sito archeologico Banwari Trace (il sito archeologico precolombiano più antico dei Caraibi), dichiarandolo patrimonio dell'UNESCO, e ha espresso le proprie speranze nei confronti del fatto che questa data porti a un “maggior riconoscimento del contributo delle comunità indigene non solo di Trinidad e Tobago, ma anche del resto dei Caraibi e del mondo!”.

Membri delle comunità indigene di Trinidad e Tobago. Foto di Maria Nunes, diritti riservati 2017, utilizzata dietro autorizzazione.

La Biblioteca Nazionale, situata di fronte alla Casa Rossa a Puerto España, ha realizzato nel suo atrio un'esibizione educativa sui Popoli Originari. Ha attratto molti passanti durante la settimana, includendo visite di studenti della scuola primaria e secondaria.

Cartello di benvenuto all'esibizione amerindia nella Biblioteca Nazionale a Puerto España, Trinidad. Foto dell'autrice.

Nel blog della comunità di Santa Rosa, si è parlato della sua storia e del suo retaggio:

We, descendants of our First Peoples still live in Trinidad. We continue to fight for and defend our way of life. Our ancestors owned and named our world. Many of these names have survived to date. […]
Plants and animals such as carat and timite palms, tobacco, cacao, ceiba (silk cotton tree), maize, manicou, agouti, lappe and many more
Many of our present towns and villages are built on ancient Amerindian settlement sites
Some of our roads are built on old Amerindian trails. […]
Parang, utilizing both Spanish and Amerindian instruments emanated from the evangelization of the Amerindians. Arima and Siparia, two large Amerindian mission towns have given us our two oldest festivals: The Santa Rosa festival and La Divina Pastora. We continue to enjoy the foods that our ancestors enjoyed such as wild meat, cocoa, cassava, roucou, corn, maize and warap. Similar to our Amerindian forbears we barbecue our meats and season them with chardon beni (cilantro). We too relax after eating in a hammock.

Noi, discendenti del Primo Popolo, ancora viviamo a Trinidad. Continuiamo a lottare per difendere il nostro modo di vivere. I nostri antenati possedevano e diedero un nome al nostro mondo. E molti di questi nomi sopravvivono ancora oggi. […] Piante e animali come tabacco, cacao, ceiba (albero di seta vegetale), mais, opossum, aguti, paca e molti altri. Molti popoli e villaggi attuali sono stati costruiti sugli antichi insediamenti amerindi. Alcune strade sono state costruite sulle antiche rotte amerindie. […] Il parang, suonato con strumenti spagnoli e amerindi è nato dall'evangelizzazione degli amerindi. Arima e Siparia sono i luoghi dove grandi missioni di amerindi hanno dato alla luce le nostre festività più antiche: Santa Rosa e la Divina Pastora. Continuiamo a godere delle pietanze che amavano anche i nostri antenati, come la carne proveniente dalla caccia di selvaggina, il cocco, la manioca, la bixa orellana, il mais e il warap. Come i nostri antenati amerindi, arrostiamo le nostre carni sulla griglia e le insaporiamo con il chardon beni (coriandolo). E dopo aver mangiato, anche noi ci rilassiamo sulle amache.

Parte del rituale cerimoniale in onore degli antenati del Popolo Originario. Sono stati scoperti resti indigeni nelle fondamenta della Casa Rossa nel 2013. Foto di Maria Nunes, diritti riservati 2017, utilizzata dietro autorizzazione.

In suo onore, il Festival del Cinema Trinidad + Tobago ha creato Indigenous Voices per celebrare film che esplorino una “vasta gamma di racconti indigeni e di racconti potenti sulle culture indigene che stanno scomparendo, sia di Trinidad e Tobago che delle Americhe”. Tracy Assing, che fa parte della comunità dei Popoli Originari, esibirà il suo film The Amerindians durante il festival, che è aperto al pubblico. In occasione dell'unica data celebrativa dei Popoli Originari nel 2017, sulla sua pagina di Facebook ha scritto:

One day they came.
We were expecting them
with their swords and crosses, shields and scripture glinting in the hot sun. […]
Wild we must have seemed as we greeted them with gifts of proper clothing and food, healed their wounds with herbs. They spoke another language. They made notes.
We showed them how to hunt and how to plant. We gave thanks for all things.
They gave us clothes that made us sick and told us we were ungrateful. They said grace was something we had to learn. We could only be saved by suffering. […]
One day they took more than we offered. More of them came. […]
We were expecting them. They did not know our numbers. We watched from the forest. We knew this day would come. The wind whispered a warning.
One day they used their weapons against us.
Skin split, blood spilt as the children watched. The bones buried now. […]
I lost count of those that fell, to the East and the West, to the North and South. Once we lived on all the islands. Once the forest was home.
They do not know our numbers. We never left the islands.
We walked among them. Invisible. Present. Walk. […]
The Empire is still hunting for our blood. The Empire wants to know the secrets we whisper to the plants.
I remember the blood nehneh.
[…] Ma Tom crossed the mountains and the valleys with stories, every day, each step knitting us closer, making sure we would not forget.
We go to the forest for incense. We go to the forest. […]
At school they told me we were dead. How do you know you are indigenous?
I knew their words now. Absent from the census. It does not matter what we are called, we know who we are. It is you who do not recognise me. […]
Our children are restless and angry, waiting for that day.
Through a pact, they tried to give us one day back.
After many cycles around the sun, only one.

Un giorno vennero.

Li stavamo aspettando con le loro spade e le loro croci, gli scudi e la scrittura scintillante sotto il sole bollente. […]

Saremo sembrati dei selvaggi quando li salutammo, portando in regalo vestiti e cibo e curando le loro ferite con le erbe. Parlavano un'altra lingua. Prendevano nota.

Insegnammo loro a cacciare e a coltivare le piante. Li ringraziammo per tutto.

Ci diedero vestiti che ci fecero ammalare e ci dissero che eravamo degli ingrati. Ci dissero che dovevamo imparare a ringraziare. Potevamo essere salvati soltanto tramite la sofferenza. […]

Un giorno si presero più di quello che avevamo offerto. E altri ancora giunsero.

Li stavamo aspettando. Non sapevano quanti eravamo. Li guardavamo da dentro la foresta. Sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato. Il vento aveva sussurrato un avvertimento.

Un giorno usarono le loro armi contro di noi.

La pelle tagliata e il sangue versato davanti agli occhi dei bambini. Le ossa seppellite. […] Ho perso il conto di quanti sono caduti, da est a ovest, da nord a sud. Una volta vivevamo su tutte le isole. Una volta la foresta era la nostra casa.

Non sanno quanti siamo. Noi non abbiamo mai lasciato le isole.

Camminavamo tra di loro. Invisibili. Presenti. Camminavamo. […]

L'Impero è ancora a caccia del nostro sangue. L'Impero vuole sapere i segreti che sussurriamo alle piante.

Ricordo il sangue, oh sì.

[…] Ma Tom attraversò le montagne e le valli con delle storie, ogni giorno, ogni passo ci univa, per essere sicuri di non dimenticarci.

Andiamo nella foresta a cercare l'incenso. Andiamo nella foresta. […]

A scuola mi dissero che eravamo morti. Come sai di essere indigena?

Adesso conosco le loro parole. Non presente nel censimento. Non importa come ci chiamino, sappiamo chi siamo. Siete voi che non mi riconoscete. […]

I nostri figli sono stanchi e infuriati, nell'attesa di questo giorno.

Attraverso un patto, hanno cercato di restituirci un giorno.

Dopo così tanti giri intorno al sole, solo uno.

Membri della comunità dei Popoli Originari. Foto di Maria Nunes, diritti riservati 2017, utilizzata dietro autorizzazione.

Vi è stato un grande dibattito sulla questione della rimozione o meno della statua di Cristoforo Colombo. Alcuni hanno l’impressione che glorifichi il passato coloniale del paese e altri – incluso uno scultore discendente dei Popoli Originari – la vedono come parte legittima della storia. Su Facebook, l’utente Flloyd Hernandez ha cercato di colmare le distanze:

In defense of the continued presence of Columbus’ statue in this country, some people are saying that good bad or indifferent, Columbus is part of our history and shouldn't be erased.
Erasing history is not the issue. Columbus can never be erased from our history, but there is no reason to celebrate or honour him. […]
If Columbus must be actively and accurately portrayed, it has to be as a monument to murder, rape and genocide. None of that horror is reflected in this statue that they so cherish.

In difesa della presenza continua della statua di Colombo in questo paese, c'è chi si esprime in maniera favorevole, sfavorevole o indifferente, Colombo è parte della nostra storia e non dovrebbe essere eliminato. Il problema non è cancellare la storia. Colombo non potrà mai essere cancellato dalla nostra storia, ma non c’è motivo di celebrarlo o onorarlo. […] Se Colombo deve essere attivamente e accuratamente ritratto, ciò deve esser fatto come se fosse un monumento all’omicidio, allo stupro e al genocidio. Nulla di questi orrori si riflette in questa statua che tanto amano.

In qualsiasi modo, molti utenti di Facebook hanno espresso la loro speranza nel fatto che sia “più di un altro giorno di ferie” e che aiuti a dare importanza alla comunità indigena nel calendario nazionale. Elspeth Duncan, che fa parte dei Carib, ha detto:

Rather than just being a one-off holiday for people to lime and sleep late, how about an annual one to kick off or end a week where there are workshops, educational opportunities and experiences for the public to learn more about the first people. If we returned to their way of living, we could learn a lot about being more in harmony with Nature and ourselves.

Being into Native American Indians and their ceremonies, wisdom, music, jewelry, etc is very trendy all over the world—including here. What about our own indigenous people's ceremonies, dress, culture, music, customs, wisdom? Do we know much, if anything about it? I like to think that at least I have some of it in my DNA (as do others of us born in Trinidad)—ancient wisdom encoded in who we are, accessible at the tap of our third eye/intuition—like an inbuilt Google of age-old consciousness.

Piuttosto che essere semplicemente un giorno di festa una tantum per oziare e dormire fino a tardi, non sarebbe meglio se fosse una festività annuale per iniziare o finire una settimana in cui vi sono workshop, opportunità ed esperienze educative aperte al pubblico, per scoprire qualcosa sul primo popolo? Se tornassimo al loro modo di vivere, potremmo imparare molto sul vivere in armonia con la Natura e con noi stessi. Essere appassionati degli Indiani d’America e delle loro cerimonie, della loro saggezza, della musica, dei gioielli, ecc. è di tendenza in tutto il mondo – e lo è anche qui. E le cerimonie, i vestiti, la cultura, la musica, i costumi e la saggezza dei nostri popoli indigeni? Sappiamo almeno qualcosa a riguardo? Mi piace pensare che quantomeno qualcosa sia nel mio DNA (come tanti di noi nati a Trinidad) – la saggezza antica codificata all’interno di chi siamo, accessibile grazie all’intuizione del nostro terzo occhio – come un Google incorporato, che contiene una conoscenza secolare.

Parte della parata e della cerimonia dei Popoli Originari fuori dalla Casa Rossa il 12 ottobre 2017. Foto di Maria Nunes, tutti i diritti riservati, utilizzata dietro autorizzazione.

Anche gli utenti di internet hanno analizzato il significato di questa data su Twitter:

Il valore dei popoli indigeni non dovrebbero mai essere sottovalutato né trascurato.

Anche il Ministero dell'Amministrazione Pubblica e delle Comunicazioni ha commentato:

Un viaggio di scoperta, una storia da ricordare… Oggi celebriamo e riconosciamo i Popoli Originari di Trinidad e Tobago.

Molti aspetteranno per vedere se questo riconoscimento persisterà una volta passata questa data.

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