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I 10 difensori dei diritti umani di Istanbul sono dietro alle sbarre da 100 giorni

Gli otto membri del gruppo del gruppo dei '10 di Istanbul’ ancora in carcere in Turchia.

Il 12 ottobre sono passati già 100 giorni dall'arresto dei 10 difensori dei diritti umani che partecipavano a un workshop di formazione in Turchia. Questa settimana le autorità hanno reso noto che i membri del gruppo potrebbero dover scontare fino a 10 anni di carcere per il loro lavoro di difesa dei diritti umani.

ll 5 luglio scorso, il gruppo si trovata a Buyukada, una delle isole davanti a Istanbul, per un workshop di formazione sulla sicurezza informatica quando la polizia ha fatto irruzione nella sede dove si teneva il workshop, arrestando i partecipanti e confiscando tutte le apparecchiature elettroniche, tra cui computer e cellulari. Tra gli arrestati figura anche Idil Eser, la direttrice di Amnesty International Turchia.

Il Presidente di Amnesty International Turchia, Taner Kilic, era stato arrestato un mese prima del raid con l'accusa di aver partecipato alla cosiddetta “cospirazione” insieme agli altri 10 attivisti. Attualmente tutti gli arrestati sono stati accusati di aver favorito “un'organizzazione terrorista armata” e sono stati incriminati [en, come i link seguenti] questa settimana dal pubblico ministero che —secondo quanto riporta l'agenzia di stampa statale Andalou — ha chiesto che vengano condannati a diversi anni di carcere.

Tutti gli incriminati sono di nazionalità turca, fatta eccezione per i formatori: lo svedese Ali Gharavi e il tedesco Peter Steudtner.

Le autorità non hanno presentato prove conclusive a supporto delle loro accuse e quelle presentate includono una diapositiva acquisita dal computer di Gharavi con una mappa dei gruppi linguistici di Turchia, Iraq e Iran, e uno schizzo con alcuni omini stilizzati e icone disegnati durante il workshop da Ozlem Dalkiran, un altro membro del gruppo. Tutti gli arrestati si dedicano da anni a proteggere, in modo pacifico e costruttivo, i diritti umani universali in Turchia sanciti dalle leggi locali e dalle norme internazionali sui diritti umani.

Dopo l’udienza del 17 luglio, gli arrestati hanno potuto godere di un breve periodo di libertà dopo il quale sono stati nuovamente rimessi in custodia. Nejat Tastan e Seyhmuz Ozbekli sono stati attualmente rilasciati su cauzione, ma è stato loro vietato di lasciare la Turchia ed imposto di presentarsi ai poliziotti addetti alla sorveglianza due volte alla settimana.

Amnesty International, il cui direttore e presidente dalla sezione turca figura tra gli imputati, ha descritto la situazione come “scandalosa”.

Human Rights Watch ha definito le accuse “prive di fondamento”, sostenendo che la situazione è un chiaro tentativo di reprimere il lavoro dei difensori di diritti umani:

The truth is that these human rights defenders are being prosecuted not for an elaborate conspiracy, but to silence them and make their work impossible.

La verità è che questi difensori dei diritti umani sono stati perseguiti non perché hanno cospirato contro il governo, ma per zittirli e impedire loro di continuare a lavorare.

Il 19 settembre, un gruppo formato da oltre 60 associazioni tra cui Association for Progressive Communications, IFEX e Article 19, ha rilasciato una dichiarazione verbale durante la 36a sessione del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU, in cui ha richiamato l'attenzione sul lavoro del consulente IT Ali Gharavi e del formatore esperto in strategia e sicurezza digitale Peter Steudtner:

Gharavi and Steudtner were arrested doing their jobs, imparting knowledge and skills that are essential to the exercise of human rights in the digital age, as they have done for many years with civil society groups around the world.

Gharavi e Steudtner sono stati arrestati perché svolgevano il loro lavoro, ossia insegnare le conoscenze e competenze necessarie per esercitare i diritti umani nell'era digitale, come hanno fatto per molti anni con gruppo di organizzazioni civili in tutto il mondo.

Il 1° agosto Steudtner è stato trasferito nella prigione di massima sicurezza di Silivri, fuori Instanbul. Ha descritto la sua vita in carcere in una lettera scritta dalla sua cella:

Everyday life in prison takes place between the opening of the courtyard at 8am and the locking of the cells at 8pm: inspection of attendance, searching the cells, doing our laundry, cleaning the cell, playing chess and backgammon (both self-made boards).

Tutti i giorni la vita in carcere si svolge tra l'apertura del cortile alle 8 di mattina e la chiusura delle celle alle 8 di sera: appelli, perquisizioni delle celle, fare il bucato, pulire la cella, giocare a scacchi e backgammon (con scacchiere costruite manualmente).

Il 22 settembre, il giorno della Maratona di Berlino, Steudtner ha voluto partecipare alla maratona in segno di solidarietà, correndo nel cortile antistante la sua cella. I colleghi di Steudtner di Kurve Wostrow, il Centro di formazione e networking per le azioni non violente, hanno riferito che è riuscito a completare 1.500 giri del piccolo cortile, percorrendo in totale 22,5 chilometri.

Il 12 settembre, Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, ha scritto dall'interno del carcere iSilivri:

I always believed in the working methods and principles of the organisation and the importance of human rights; and I will keep believing in them. I am proud to be the Director of Amnesty International Turkey.

Ho sempre creduto nei metodi e nei principi di lavoro dell'organizzazione e nell'importanza dei diritti umani e continuerò a crederci. Sono orgogliosa di essere la direttrice di Amnesty International Turchia.

Il 14 ottobre è il compleanno di Eser, che i gruppi a lei legati in tutto il mondo celebreranno con lei in segno di solidarietà.

Buon compleanno Idil!

Oltre a essere un consulente IT, il cittadino svedese Ali Gharavi è anche uno scrittore e un poeta. A metà settembre, la rivista politica e culturale The New Statesman ha pubblicato uno dei racconti di Gharavi. Da dieci anni sta lavorando a un romanzo/libro di memorie da cui è tratto il racconto.

Il 9 ottobre, i funzionari svedesi hanno convocato l'ambasciatore turco per la terza volta per parlare del caso e in particolare della situazione di Gharavi. Su Twitter, gli amici, familiari e sostenitori di Ali stanno condividendo post utilizzando gli hashtag #ForFutureAli e #HaikusForAli.

Sia Ali che Peter hanno ricevuto il riconoscimento di “eroi” dal gruppo dei diritti digitali Access Now” per le loro attività mirate ad aiutare i difensori dei diritti umani a usare la tecnologia.

Ci uniamo ai loro sostenitori nel richiedere l'immediato rilascio degli imputati. Condividete messaggi di sostegno su Twitter utilizzando gli hashtag #Istanbul10 e #100DaysTooMany, e fate clic qui per ulteriori informazioni sulla vita e il lavoro dei 10 di Istanbul. 

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