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I messicani denunciano sui social media gli abusi e le irregolarità post terremoto

Fotografia dell'autrice. Pubblicazione autorizzata.

In seguito al terremoto di magnitudo 7.1 che ha colpito il Messico lo scorso 19 settembre, i cittadini hanno lavorato giorno e notte per formare squadre di medici, centri di raccolta, gruppi di salvataggio ed eseguire lavori di ricostruzione. Si tratta di una incredibile mobilitazione sociale, paragonabile alla ricostruzione messicana seguita al disastroso sisma di magnitudo 8 del 1985. In questi giorni, hashtag come #VerificadoS19 (#VerificatoS19) sono gli ultimi di una serie di strumenti online utili per dare soccorso alle zone bisognose di aiuto.

Tuttavia, nel bel mezzo di questa enorme dimostrazione di solidarietà per tutto il Messico, sono anche emersi denunce di razzie di beni per fini politici, violazioni nel protocollo per i salvataggi, attacchi ai civili, rifiuto di divulgare informazioni fondamentali, una generale mancanza di sensibilità e assenza di riscontri da parte di diversi comparti del governo messicano. 

Le denunce hanno avuto inizio il 21 settembre, con l'hashtag #RescatePrimero (#PrimailSoccorso), davanti all'intenzione di utilizzare macchinari per rimuovere i detriti da parte di esercito e marina prima delle 72 ore indicate dai protocolli internazionali di salvataggio. Ciò ha provocato l'intervento della Commissione Nazionale per i Diritti Umani e il deposito di procedimenti giudiziari [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] per fermare le demolizioni e continuare la ricerca dei dispersi. 

#PrimailSoccorso Se militari e marinai sono già stanchi, ci sono ancora molte ruspe, squadre e persone con forza e volontà di dare una mano.

Sosteniamo questo comunicato dal #CNDH (La Commissione nazionale per i diritti umani [en] messicana) | Via: @gomanego. #NoAiMacchinariPesanti

I giudici concedono la sospensione che impedirà la demolizione degli edifici danneggiati, se è ancora possibile trovare superstiti.

Nuove sfide, soliti problemi

Una fabbrica tessile nella Colonia Obrera [en] è un altro luogo in cui sono state registrate irregolarità: dal rifiuto di rivelare le identità delle impiegate di sesso femminile o i dettagli delle condizioni lavorative, ad aggressioni fisiche e verbali da parte delle truppe inviate dalla capitale. Tutto ciò ricorda tristemente i fatti successivi al sisma di 32 anni fa, quando salvare i macchinari industriali era stato prioritario rispetto al salvataggio di vite umane. Questo è uno dei molteplici casi che mette allo scoperto una situazione di negligenza e una connivenza tra l'industria immobiliare e il governo. Le tensioni nella Colonia Obrera hanno scatenato scontri tra militari e civili.

Ci sono stati morti nella fabbrica di Obrera? Cosa è successo laggiù? Hanno ripulito la sede, non i dubbi.

Donne operaie che muoiono nella fabbriche in cui lavorano, in condizioni di cui non sappiamo nulla. Non è la prima volta. #Chimalpopoca

RT #Urgente #Chimalpopoca 
—>Le operaie dicono che c'è un seminterrato.
Le truppe l'hanno rimosso.
Ci sono recinzioni di polizia e macchinari.

Dolore e rabbia sono esplosi nuovamente da quando si è scoperto che le informazioni sugli edifici crollati nei viali Álvaro Obregón e Gabriel Mancera a Città del Messico sono state insabbiate per più di sei giorni, persino dopo che il 25 settembre erano stati captati segnali di vita. Presumibilmente circa 40 persone potrebbero essere intrappolate sotto le macerie. Le richieste al governo da parte di familiari e delle squadre di soccorso aumentano mentre i momenti decisivi sono agli sgoccioli. 

Le famiglie ad #AlvaroObregon286 sono disperate, denunciano gravi irregolarità e mancanza di informazioni. #Sismo

La mancanza di informazioni da #alvaroobregon286 è disumana…

Qualche giorno fa hanno osato chiedere ai familiari di non avere contatti con i media e i social network.

Di fronte a fatti tremendi come questi, la comunità online ricorda di stare all'erta, non solo a Città del Messico, ma anche nelle altre zone del paese colpite dal sisma. Sollecitando a non dimenticare aree ugualmente importanti ma con minore impatto mediatico come Santa Rosa Xochiac, Iztapalapa, Tláhuac, Xochimilco e i campi delle famiglie indigene di Roma e Juarez.

Gli utenti dei social media stanno spingendo residenti, vicini e civili delle zone colpite a denunciare ogni irregolarità e ad insistere sul fatto che le istituzioni si devono attenere ai protocolli di sicurezza e trasparenza. Chiedono a gran voce di informare il pubblico in maniera opportuna e con onestà, che i protocolli riguardanti l'uso di macchinari pesanti siano rispettati, che non ci siano ostacoli o interruzioni nei soccorsi, che le imprese edili siano ritenute legalmente responsabili di danni agli edifici, che i regolamenti di protezione civile per la ricostruzione siano osservati e che venga accertato l'arrivo a destinazione degli aiuti:

Ripeto: c'è ancora tantissimo bisogno di aiuto, ma è necessario sapere il numero di donne che lavorava al #Chimalpopoca e in quali condizioni.

Sono di Morelos e nessuno mi ha detto che le cose sono così serie, l'ho visto da me, dobbiamo partire e aiutare, con la paura che ci fermino.

NESSUN edificio crollato dovrebbe essere demolito senza il verbale di un esperto che identifichi cause e responsabilità . 😡 No all'impunità 😡

Ora che si parla di ricostruzione, il pubblico vuole un attento monitoraggio nell'uso di ogni risorsa destinata alla riedificazione.

Gli uomini d'affari di Città del Messico esigono trasparenza pubblica nella gestione del denaro destinato alla ricostruzione.

Siamo alla prova del nove. Il tempo degli eroi fugaci è passato. Ciò che ci serve adesso è tenere alto il senso civico. #RicostruzioneSenzaCorruzione

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