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Netizen Report: sarà mai fatta giustizia per gli attivisti egiziani detenuti?

Alaa e sua moglie, Manal Hassan. Foto di Lilian Wagdy via Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

Il Netizen Report di Global Voices Advocacy offre uno spaccato internazionale sulle sfide, vittorie e tendenze emergenti nei diritti di internet a livello mondiale.

Il 19 ottobre, la corte di appello egiziana, ha posticipato il processo del blogger e attivista Alaa Abd El Fattah [it] all’8 novembre. Il 36enne, marito e padre di famiglia, era una voce importante nelle proteste del 2011 che portarono al rovesciamento dell’ex presidente Hosni Mubarak.

Abd El Fattah sta attualmente scontando [en, come tutti i link seguenti salvo diverse indicazioni] una pena di 5 anni per aver violato le leggi sulle proteste che proibiscono manifestazioni pubbliche senza la previa autorizzazione della polizia. Ad ora ha già scontato tre anni e mezzo della sua pena. Durante la seduta di giovedì, il giudice ha rifiutato il caso di Alaa e lo ha dirottato a un altro distretto. Come causa ha citato “disagio” senza fornire ulteriori chiarimenti.

Abd El Fattah è perseguitato per aver preso parte a una protesta denunciando i processi militari a civili nel novembre 2013. Anche se molti sono stati arrestate per aver partecipato a quella manifestazione, tutti, tranne Abl El Fattah, sono stati rilasciati o assolti.

In un caso separatoAbd El Fattah sta affrontando un altro periodo di prigionia per “aver insultato” con un tweet il sistema giudiziario egiziano per la sua mancata indipendenza. Questa accusa viene fuori da commenti che ha fatto durante un processo controverso del 2013 durante il quale 43 operatori di ONG sono stati condannati alla detenzione accusati di diffamazione nei confronti della magistratura egiziana.

Nel 2016, il gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria ha concluso che la detenzione di Alaa è “arbitraria”, identificando molte irregolarità durante il suo processo. Il gruppo afferma che “Al signor Ab El Fattah non sono stati garantiti i diritti internazionali per una procedura equa che gli garantisca un giusto processo”

Dal golpe militare del 2013 che rovesciò il presidente eletto Mohamed Morsi e che portò al potere il generale Abdel Fattah al Sisi, centinaia di attivisti, giornalisti e manifestanti sono stati imprigionati. I gruppi di diritti umani affermano che 60mila prigionieri politici stanno marcendo nelle prigioni sotto il sistema giudiziario egiziano difettoso. Le violazioni includono maltrattamento, arresto senza mandato, detenzioni prolungate prima del processo, processi di massa, processi militari e una disturbante crescita delle condanne a morte.

Un altro prominente caso in Egitto, il processo al fotografo Mahmoud Abu Zeid (noto come Shawkan) è stato ancora una volta posticipato. Shawkan, che è in detenzione predibattimentale da cinque anni, apparirà davanti alla corte di nuovo il 24 ottobre. È stato arrestato nell'agosto del 2013, mentre fotografava ufficiali della sicurezza egiziana che usavano la forza contro dimostranti che manifestavano contro l’espulsione di Mohamed Morsi. 

Mentre il governo egiziano ha intrapreso un approccio rigido nei confronti delle manifestazioni pubbliche, la tattica per monitorare le gli attivisti per i diritti umani e per la democrazia si estendono nella realtà digitale. Dalle proteste del 2011, ci sono state prove evidenti che gli attori dello stato egiziano utilizzano la sorveglianza tecnologica per arrivare agli attivisti.

È stato inoltre riportato che il governo tedesco abbia cancellato [ar] un corso rivolto alla polizia egiziana che affrontava il monitoraggio di cyber-crimini e contenuti estremisti. Secondo l’Associated Pressil governo tedesco ha deciso di cancellare il corso per paura che la polizia utilizzi poi le abilità acquisite per monitorare i cittadini che non hanno a che fare con il crimine organizzato.

Nuove prove di censure sul web dipingono un quadro cupo in Malesia, India e Pakistan

Secondo il Software Freedom Law Centre, con base a New Delhi, più di 23mila URL sono attualmente censurati in India. Il gruppo di ricerca e difesa ha ottenuto questa informazione attraverso una richiesta da parte di Right to Information, che è stata poi esaudita dalle Cyber leggi e dal Gruppo per la Sicurezza Elettronica sotto il Ministero di Elettronica e il Gruppo di Informatica.

Intanto, la commissione di comunicazione e multimedia della Malesia ha riportato durante un incontro pubblico della scorsa settimana che gli operatori delle telecomunicazioni hanno bloccato 5,044 URLs dal 2015 per volontà della Commissione. La maggior parte di questi siti, secondo la Commissione erano pornografici, osceni o sediziosi.

E in Pakistan, un gruppo di ricercatori indipendenti della ONG di Islamabad Bytes for All e l'Open Observatory for Network Interference ha documentato più di 200 URL censurati usando il loro software collaudato. Commentando il risultato delle ricerche, Nighat Dad, direttore esecutivo della Digital Rights Foundation e membro di Global Voices ha affermato:

The filtration technology has been there for a while in Pakistan and I think back in 2011 or 2012 there was a report on Pakistan’s internet exchange gateway and they learnt about the filtration method and how to block websites — it has always been there. It doesn’t come as a surprise that 210 URLs were blocked….I’m sure if you test all of those available in the country there must be several hundred URLs blocked.

“L’infiltrazione tecnologica è presente in Pakistan da un po’ e penso che nel 2011 o 2012 ci sia stato un report sugli exchange gateway di internet e si sono resi conto del metodo di infiltrazione e di come bloccare i siti web, è sempre stato lì. Non è una sorpresa che 210 URL erano bloccati. Sono sicuro che se testi tutti quelli disponibili nel paese ci sono centinaia di URL bloccati.

Niente più Skype in Qatar

L’app statunitense di chiamate video e vocali Skype ha confermato che è stata bloccata in Qatar. In una dichiarazione, il servizio di proprietà di Microsoft ha affermato che “Skype può fare ben poco per risolvere la situazione”. Doha News ha riportato che gli utenti del Qatar hanno iniziato a rendersene conto provando a usare i servizi voce tramite il protocollo internet (VoIP) come WhatsApp, Skype, Viber e Facetime lo scorso agosto. Né gli enti di controllo, né i due operatori di telecomunicazioni del paese, Ooredoo e Vodafone, hanno spiegato le ragioni della sospensione dei servizi.

In altri paesi, gli enti di controllo hanno bloccato i servizi VoIP per obbligare i clienti a pagare le chiamate a lunga distanza agli operatori di telecomunicazione, al posto di usare servizi come Skype o WhatsApp che funzionano invece su infrastrutture internet e senza nessun costo aggiuntivo al cliente.

Il database giapponese per il ‘miglior discorso di odio delle elezioni’

Un gruppo giapponese noto come Centro per l’Informazione Anti-Razzista ha recentemente fondato un sito web [jp] chiamato “Database sull’elezione 2017 del discorso inneggiante all’odio della Casa dei Rappresentanti”. Il sito contiene dozzine di dichiarazioni razziste e discriminatorie enunciate da vari politici attivi e in lizza per la rielezione.

L’importanza di essere verificati

Giornalisti e difensori dei diritti umani iraniani hanno affrontato delle difficoltà [it] per ottenere aiuto dalle società dei social media quando hanno subito molestie e hackeraggio su piattaforme come Facebook e Twitter. Ottenere degli status verificati può fornire gli utenti ulteriori protezioni contro reportage falsi e contenuti politicamente deviati, ma gli utenti iraniani hanno detto al ricercatore di Global Voices Simin Kargar che hanno affrontato delle difficoltà nell’ottenere degli stati verificati, anche dopo aver inviato tutta la documentazione richiesta. Inoltre, non ci sono informazioni disponibili in lingua farsi su come ottenere la verifica o per guidare gli utenti nel riportare e documentare le molestie su Twitter, Facebook e Instagram

Nuove ricerche sui temi trattati (in inglese):

 

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Afef Abrougui, Ellery Roberts Biddle, Mong Palatino e Sarah Myers West hanno contribuito a questo articolo.

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