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Un'intelligente campagna sui social media peruviani sensibilizza sulla tratta di esseri umani

“Cercasi donne, giovani e di bell'aspetto. Stipendio pari a 1.500-2.000 sol alla settimana. Buon trattamento. Immagine pubblicata sull'account Twitter del Ministero degli Affari Interni peruviano e ampiamente condivisa online.

Il Ministero degli Interni peruviano ha onorato la Giornata Nazionale contro la Tratta di Esseri Umani, che si celebra il 23 settembre, lanciando una campagna intitolata “Que no te encuentren” [es, come tutti i link seguenti] (cioè “Non farti trovare”), il cui scopo è quello di combattere il traffico di esseri umani in Perù.

Nell'ambito di questa iniziativa è stata creata una ‘falsa’ offerta di lavoro, simile alle esche usate dalle organizzazioni criminali per attirare e sedurre i più giovani. Questa strategia, indirizzata ai giovani, ha fatto ampio uso dei social network, come spiega lo stesso Ministro degli Interni nella sua dichiarazione:

La iniciativa […hizo uso de] avisos de trabajo en diversos diarios, así como afiches pegados en puntos públicos de [diversos] distritos de [Lima].

Durante cuatro días, 1.000 ciudadanos preguntaron sobre las ofertas laborales a través de mensajes de WhatsApp y llamadas telefónicas. Los avisos fueron publicados sin más información que “Se busca señorita” y “Se busca joven”, y con los montos de pago de entre S/1.500 y S/2.000.

Se convocó a 30 personas, [para ser entrevistadas] en un local que fungía de agencia de empleos […]. Policías mujeres vestidas de civil se hicieron pasar por entrevistadoras y les propusieron a los jóvenes viajar sin avisar a sus padres y dejando su DNI [documento nacional de identidad].

Veinticinco de ellos aceptaron la propuesta.

Per questa iniziativa, abbiamo pubblicato annunci su vari giornali e creato vari poster che abbiamo affisso in luoghi pubblici di [diversi] distretti di  [Lima].

Per quattro giorni, migliaia di persone hanno risposto all'annuncio tramite messaggi WhatsApp e telefonate. Gli annunci riportavano solo l'indicazione “Cercasi giovani donne” o “Cercasi giovani uomini”, senza specificare altre informazioni salvo il compenso pari a 1.500 e 2.000 sol.

Sono stati convocati trenta candidati, ai quali è stato detto che sarebbero stati intervistati in una struttura che fungeva da agenzia di collocamento. Alcune poliziotte donne in abiti civili hanno finto di essere intervistatrici e hanno proposto ai giovani candidati di trasferirsi in un'altra località senza preavviso ai genitori e di consegnare loro la propria carta d'identità.

Venti di loro hanno accettato la proposta.

In Perù, lo stipendio minimo si aggira intorno ai 850 sol, pari a circa 260 dollari, mentre nell'annuncio si offriva uno stipendio di 1.200-2.000 sol (370-610 dollari), L'offerta è sembrata decisamente allettante, sopratutto ai giovani che vivevano nelle aree densamente popolate dove sono stati affissi gli annunci. Molti hanno risposto credendo ingenuamente che fosse una vera offerta di lavoro.

Al termine del presunto colloquio di lavoro, i poliziotti hanno spiegato loro che faceva parte di una campagna, denominata “No dejes que te encuentren” (Non lasciatevi trovare), finalizzata a dimostrare i mezzi usati dai trafficanti per attirare le loro vittime.

I video dei falsi colloqui di lavoro sono stati condivisi dal Ministero sulla pagina Facebook della campagna, mentre una versione più breve è stata pubblicata su YouTube:

Attenzione! Vi stanno cercando. Non fatevi trovare.

L'hashtag #QueNoTeEncuentren [non lasciatevi che vi trovino] ha suscitato un'ampia gamma di reazioni a questa intelligente campagna su Twitter:

Se questo annuncio vi è piaciuto, guardate il video.

Non lasciatevi trovare
Cercate di usare il buon senso. Non lasciatevi ingannare da annunci falsi. Prevenire il traffico di esseri umani dipende anche da noi.

Non lasciatevi trovare. Sono felice che qualcuno si sia finalmente interessato al problema. Tutto questo è molto comune nelle aree in cui il reclutamento e il traffico di droga sono pratiche diffuse.

Giornata nazionale contro la tratta di esseri umani. Non lasciatevi trovare.

I dati relativi al traffico di esseri umani sono scoraggianti. Secondo un rapporto del 2015, meno di tre su cento delle persone imputate vengono di fatto condannate per traffico di esseri umani e il 60% delle vittime è rappresentato da minori. Un articolo scritto dalla giornalista Grecia Delta racconta le sconvolgenti storie delle vittime, rivelando il modo in cui queste vengono ingannate e poi ‘salvate’ dal sistema.

Il processo di recupero delle vittime oggetto di traffico è lungo e difficile e, come raccontano molti giovani testimoni, implica spesso maltrattamenti e discriminazione.

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