chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Emily May di Hollaback! spiega il ruolo del framing nei casi di molestie sessuali

Fonte: HeartMob (CC BY-NC-4.0)

Sulla scia delle accuse di aggressione sessuale rivolte al produttore di Hollywood Harvey Weinstein [en, come gli altri link, salvo diversa indicazione], e il trending della campagna #MeToo sui social media, il tema delle molestie e violenze sessuali è balzato in primo piano nelle notizie britanniche e americane.

Ma questi argomenti sono sempre nei pensieri di persone come Emily May. Emily è co-fondatrice e direttrice esecutiva di Hollaback! [it], un “movimento internazionale di persone che si battono per porre fine al fenomeno delle molestie sessuali” in cui è anche possibile leggere e condividere storie personali. Le abbiamo chiesto di parlarci del framing [it] che inquadra questo fenomeno.

Global Voices: Siamo rimasti molto colpiti da un articolo del 2013 che parla di Hollaback!. Nell'articolo, una dei vostri sostenitori, Mariame Kaba, dice:

I think our frame is wrong. The point is to make harassment culturally unacceptable, and not treat other people this way. That's a lot of hard work that may involve community accountability circles, or restorative justice, but it should be any number of things before a law enforcement approach.

Penso che il modo in cui inquadriamo la questione sia sbagliato. Il punto non è trattare le altre persone in questa maniera, ma rendere culturalmente inaccettabili le molestie sessuali. È un lavoro arduo, che può anche coinvolgere la responsabilità delle comunità e forme di giustizia riparativa [it], ma prima di un approccio poliziesco, dovrebbe esserci altro.

Qual è la tua definizione di “inquadrare” o di “framing”?

Emily: Il framing è come un paio di occhiali che si indossano per osservare qualcosa. Alcune cose saranno più nitide ma, se sbagli le lenti, tutto apparirà sfocato.

Global Voices: Puoi farci un esempio?

Emily: Hai presente quando, al telegiornale della sera, parlano dell'ultimo caso di stupro? Il framing è sempre lo stesso: “Lei ha colpa, oppure no? Decidi tu!” Nessuno pone lo stesso genere di domande quando qualcuno viene ucciso, rapito o aggredito. Succede solo quando si tratta del corpo delle donne.

Global Voices: Immaginiamo che per te sia molto importante capire il framing, dato che lavori in questo campo. Ma perché è importante, e/o quali sono le sfide nell'immediato?

Emily: Il modo in cui i fatti vengono inquadrati influenza il nostro modo di percepirli. Si può inquadrare qualcosa in modo da perpetuare stereotipi razzisti e sessisti, oppure in modo da eliminarli. Il framing è uno strumento potente, che deve essere maneggiato con cautela.

Global Voices: Secondo te, c'è qualcosa che chi legge le notizie, e chi le scrive, potrebbe fare a questo proposito?

Emily: Quando leggete un articolo, al di là dei fatti presentati, osservatene il framing: qual è il punto che l'autore sta cercando di dimostrare? Quali fatti vengono evidenziati e quali sembrano lasciati nell'ombra? Consultate diverse fonti di notizie per avere più punti di vista, prima di decidere cosa è vero e rilevante ai fini della storia.

È importante anche per il lavoro che stiamo portando avanti. Ecco perché abbiamo realizzato un fumetto su come riconoscere le fake news.

Emily May, foto usata con permesso. Credit: Carly Romero

Global Voices: Puoi dirci qualcosa di più su Hollaback!?
Lavoriamo per porre fine alle molestie sessuali in tutte le loro manifestazioni, dalla strada a internet. Abbiamo anche un progetto chiamato HeartMob per aiutare chi viene molestato in rete.

Global Voices: A proposito, dove vivi e quali lingue parli? Siamo una comunità internazionale e ci teniamo a conoscere il contesto dal quale le persone si esprimono.

Emily:
 Vivo a Brooklyn e parlo inglese.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.