chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

In Paraguay una comunità lotta per il diritto di coltivare la terra

Nel solo Paraguay vengono coltivate tra le 700 e le 800 varietà di manioca (chiamata anche yuca o cassava) su una superficie di approssimativamente 180,000 ettari, producendo 6 milioni di tonnellate di raccolto. Foto di Juana Barreto. Usata con il permesso dell'autore.

Questo post è una versione ridotta dell'originale, prodotto da Kurtural [es, come tutti i seguenti salvo altrimenti specificato] e pubblicato su Global Voices con il permesso dell'autore. È parte integrante della serie “Los desterrados no van al supermercado” cioè “I senza-terra non vanno al supermercato”, che verrà rieditata e pubblicata da Global Voices.

Prima dell'alba, Severiano Ruiz Díaz fa esplodere un fuoco d'artificio vicino alla sua abitazione, ma i suoi bambini non si svegliano. Gli altri abitanti di Primero de Marzo restano in attesa, aspettando un secondo scoppio, segnale della presenza della polizia. Oggi, però, non c'è nessuna seconda detonazione, e un nuovo giorno comincia per le oltre trecento famiglie del villaggio, una comunità dove il cibo abbonda in una nazione affamata.

Primero de Marzo è uno degli almeno 200 insediamenti non ufficiali fondati dai contadini senza terra in Paraguay. Ci sono tre scuole, nessuna chiesa, e quasi mille ettari di fertile terreno rosso.

L'insediamento è circondato da campi di soia, in un paese che è il quarto più importante esportatore mondiale di questo prodotto. Ma per incoraggiare l'agricoltura familiare questa coltura è proibita nel territorio di pertinenza del villaggio. La comunità si autosostiene grazie alla diversificazione delle colture.

Le piccole comunità agricole in Paraguay devono affrontare numerosi ostacoli. Nel caso di Primero de Marzo tra questi vi sono la mancanza di strade e i prezzi competitivi dei prodotti di contrabbando reperibili nei mercati. Foto di Juana Barreto. Usata con il permesso dell'autore.

I loro piccoli campi sono gli ultimi terreni rimasti nella nazione dove si coltivano prodotti alimentari per la popolazione locale. Si raccolgono due varietà di banana, tre varietà di mais, quattro tipi di fagioli, canna da zucchero, yerba mate, arachidi, papaia, patate dolci, cocomeri e cassava.

Ad ogni membro dell'insediamento vengono assegnati un massimo di dieci ettari, per un totale di un po’ meno della metà degli oltre 4000 ettari di terra la cui proprietà è disputata tra i residenti, il governo ed un gruppo di potenti proprietari terrieri – la famiglia Bendlin.

Durante la lunga dittatura di Alfredo Stroessner [it], la famiglia Bendlin ha ottenuto illegalmente i terreni dove ora si trova Primero de Marzo in cambio di un aereo, quest'ultimo però risulta inesistente secondo i registri aereonautici ufficiali. La famiglia è la rappresentante per il Paraguay di una famosa casa automobilistica tedesca; è legata all'attuale Presidente della repubblica, Horacio Cartes; e possiede numerose proprietà immobiliari nella capitale Asunción.

I Bendlin sono stati accusati di aver assoldato i criminali che hanno perseguitato gli abitanti del villaggio per anni e che l'11 giugno 2014 hanno tentato di uccidere Severiano Ruiz Díaz.

Ma le pallottole non sono l'unico problema. In tre diverse occasioni la polizia ha sfrattato la comunità dalle loro terre, bruciando le abitazioni, distruggendo i raccolti ed uccidendo il bestiame. Gli ufficiali governativi hanno accusato gli abitanti del villaggio del reato di occupazione illecita della terra ed associazione criminale. D'altro canto il tentato omicidio di Severiano Ruiz Díaz e gli episodi di violenza da parte della polizia non sono stati indagati.

Il diritto alla terra

L'attività a Primero de Marzo comincia presto e coinvolge l'intera famiglia. Foto di Juana Barreto. Usata con il permesso dell'autore.

Severiano Ruiz Díaz racconta degli sfratti mentre finisce la prima colazione nel corridoio della sua casa di legno. È la seconda che ha costruito qui, a soli cinque metri dalla prima abitazione, che la polizia aveva ridotto in cenere. La nuova costruzione è piccola ma dispone dei comfort di base quali l'elettricità, grazie a 22 chilometri di cavi elettrici che la comunità ha installato di propria iniziativa per servire tutte le famiglie del villaggio.

Per la popolazione rurale il diritto all terra trascende la semplice dimensione economica di proprietà, rappresentando un diritto di possesso e il loro diritto di esistere. Ma purtroppo in Paraguay questo è il privilegio di una stretta minoranza. All'incirca il 94% del terreno coltivabile è lavorato utilizzando tecniche estensive largamente meccanizzate, per la coltura di prodotti per l'esportazione quali soia, mais e grano.

Questo sistema di agricoltura necessita di un lavoratore per ogni 200 ettari – 5 per ogni mille ettari, ovvero 40 volte meno manodopera rispetto a quella richiesta per la conduzione delle piccole aziende agricole caratteristiche di Primero de Marzo, il modello produttivo che ha portato all'attentato a Severiano Ruiz Díaz.

Secondo l’indice GINI [en], la diseguaglianza nella distribuzione delle proprietà terriere è quasi perfetta: 15 proprietari terrieri controllano da soli una superficie pari al doppio di quella di Porto Rico, mentre si calcola che attualmente oltre 300,000 famiglie siano senza terra.

I giorni della pace a metà

Ogni giugno i colori delle colture riempiono il villaggio. Lungo il sentiero dissestato e consumato da trattori e motociclette, si possono ammirare campi di mais, banane e manioche che oscillano alla brezza invernale. Questi sono i giorni della “pace a metà”, dicono gli abitanti del villaggio.

L'abbondanza di prodotti agricoli della comunità contrasta non solo con la violenza che ha dovuto sopportare, ma con la realtà nazionale: ogni giorno 700.000 persone in Paraguay soffrono la fame. Nessuno di questi vive a Primero de Marzo.

E tuttavia i contadini del villaggio fanno fatica a vendere i loro prodotti ad una nazione affamata. Il problema comincia con il trasporto: un sistema stradale inadeguato e intermediari avidi e sfruttatori. E poi, anche se i prodotti raggiungono il principale mercato nazionale, Mercado Abasto – si trovano a dover competere con i prezzi delle merci di contrabbando, provenienti per la maggior parte dall'Argentina.

Anche se in teoria il governo del Paraguay promuove le piccole aziende agricole, la quantità di frutta e verdura importata tra il 2013 e il 2016 è raddoppiata. Tra il 2003 e il 2013, il numero di ettari dedicati alla coltivazione del pomodoro, ingrediente base della cucina paraguaiana, è dimezzato. Questa perdita produttiva e la riduzione dell'indipendenza alimentare, ha portato più volte a periodi nei quali il prezzo dei pomodori al mercato di Asunción è stato cinque volte volte più alto del normale.

I contadini di Primero de Marzo coltivano tre diverse varietà di mais: bianco, tupí e chipá, ma si lamentano di non riuscire a vendere il raccolto. Foto di Juana Barreto. Usata con il permesso dell'autore.

Le famiglie del villaggio vivono ancora nell'incertezza. Ma mentre permane la disputa sul terreno, a Primero de Marzo sta crescendo una seconda generazione, vissuta qui fin dalla nascita. Una generazione di bambini e bambine che corrono, ridono e giocano nelle pozzanghere e vanno a scuola e che, come i figli di Ruiz Díaz, sperano di mangiare spezzatino di pollo per pranzo.

E mentre questi bambini crescono, la comunità di Primero de Marzo continua ad aspettare, ogni mattina, una seconda esplosione.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.