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La regione del MENA si riscalda, all'ONU il dibattito sul cambiamento climatico è sotto pressione

Siccità ed elevate temperature minacciano la regione del MENA. Fonte dell'immagine: Wikimedia / Creative Commons.

Mentre le nazioni del mondo si riuniscono a Bonn, in Germania, per la 23° conferenza annuale degli stati membri (COP23 [en, come i link seguenti salvo diversa indicazione]) secondo i termini della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il 2017 viene considerato uno degli anni più caldi mai registrati.

COP 23 Logo. Source: COP 23 Website.

I ricercatori del Max Planck Institute for Chemistry e dell'Istituto di Cipro a Nicosia hanno previsto un arduo futuro per la regione del Medio Oriente e Nord Africa (MENA). La Giordania attualmente sta affrontando uno dei peggiori periodi di siccità registrati. Senza un'azione politica a livello internazionale sul clima, il paese potrebbe ricevere il 30% in meno delle piogge entro il 2100 e le temperature annuali potrebbero aumentare di 4.5 °C.

Il decisivo accordo di Parigi della ventunesima conferenza sul clima (COP 21) nel 2015 ha fornito il primo vero patto per contrastare il cambiamento climatico. La riunione di Bonn 2017 sarà di fondamentale importanza per stabilire il piano di attuazione dell'accordo di Parigi e irrobustire gli interventi nazionali con l'obiettivo di mantenere la crescita della temperatura del pianeta sotto i 2 gradi Celsius.

La regione MENA affronta grandi ondate di calore

Nell'ottobre 2015, il giornale Nature Climate Change ha previsto che le ondate di calore in alcune zone del Golfo Persico potrebbero minacciare la sopravvivenza dell'uomo a fine secolo. La durata dell'ondata di calore nella zona che si estende dal Medio Oriente al Nord Africa si prolungherà terribilmente, durando fino a 80 giorni entro metà secolo e 118 giorni per la fine del secolo, rispetto alla media attuale di 16 giorni, sebbene le emissioni di gas serra si ridurranno nuovamente nel 2040.

Screenshot di Google Earth del Golfo Persico e dei paesi circostanti.

La richiesta incontrollata di acqua per l'agricoltura nella regione ha portato all'eccessiva estrazione delle acque sotterranee, alla riduzione della qualità dell'acqua e alla degradazione e salinizzazione del terreno (aumento della quantità di sale contenuta nel suolo).
Si pensa che il cambiamento climatico peggiorerà tali dinamiche soprattutto a discapito del settore agricolo. Ondate di calore più frequenti e intense, e scarse piogge accorceranno le stagioni colturali. Il calo delle precipitazioni contribuirà alla riduzione dell'umidità del suolo, del ruscellamento e deflusso urbano — il cosiddetto runoff — e della ricarica degli acquiferi. Una maggiore incertezza influenzerà la produttività, e renderà la pianificazione agricola più difficile.

Come Safa’ Al-Jayoussi del ‘Climate Action Network – International‘ ha comunicato al giornale Al-Ayam [ar]:

«المنطقة العربية تعاني من الجفاف حاليا الذي ما هو الا بداية تبِعات التغير المناخي ولذلك يجب على المناقشات أن تراعي المجتمعات المحلية الاكثر تأثرا بالأضرار من جهة والتعويض عن الخسائر الناتجة عن تلك الظاهرة من جهة أخرى.”

La regione araba è attualmente colpita da siccità, che rappresenta solo il primo degli effetti del cambiamento climatico e di conseguenza i futuri dibattiti dovranno prendere in considerazione da un lato le comunità più colpite e dall'altro i rimedi per le perdite derivate da tale fenomeno.

La Giordania, per esempio, estrae il 160% di acqua in più dal terreno rispetto a quella rifornita in natura, eppure vengono offerti pochi incentivi per preservare questa preziosa risorsa.

L'utilizzo dell'acqua per l'irrigazione continua a essere largamente finanziato dal governo in maniera insostenibile e lo spreco è una questione prioritaria. Più della metà dell'acqua della Giordania viene impiegata per l'agricoltura che produce solo una piccola parte dell'approvvigionamento alimentare locale. Si stima che il 50% del consumo di acqua venga perso a causa di furto o scorretto utilizzo.

L'Egitto è alle prese con problemi analoghi:

Il cambiamento climatico porta alla fame — colpisce soprattutto le persone più vulnerabili. Dato che gli agricoltori egiziani hanno difficoltà a adattarsi, il @WFP è pronto ad aiutare.

Sfruttare l'energia solare ed eolica

La corsa ai combustibili fossili sta costando caro ai paesi del Medio Oriente in termini di inquinamento atmosferico e contaminazione delle falde acquifere. L'aumento della desertificazione [it] ha penalizzato l'agricoltura, e l'industria ittica paga le conseguenze del deterioramento della qualità delle acque costiere e degli effetti negativi che l'incremento della temperatura del mare ha sulla pesca.

Ciò nonostante, i combustibili fossili continuano a godere di ampi sussidi e sono talmente deprezzati che è difficile che le energie rinnovabili riescano a prendere il loro posto. Inoltre, queste ultime non vengono considerate competitive sotto il profilo dei costi a causa dei finanziamenti, a volte segreti, destinati ai combustibili fossili.

Parte della capacità energetica da fonti rinnovabili nel mondo arabico, Turchia e Iran (2016).

Solo alcuni paesi della regione si sono arricchiti sfruttando i combustibili fossili; la maggior parte ha ottenuto meno dell'1% dell'energia elettrica da fonti rinnovabili. Anche se tutti i paesi del MENA beneficiano del sole, e la regione ha un grande potenziale per produrre grandi quantità di energia solare ed eolica, gli investimenti per l'energia da fonti rinnovabili sono tra i più bassi al mondo. Da questo punto di vista, il MENA si colloca dietro a nazioni con reddito simile ma anche dietro a molti paesi più poveri.

I paesi del mondo arabo si sono imposti volontariamente l'obiettivo di generare una percentuale di energia rinnovabile dalla propria capacità complessiva di produzione di energia elettrica.

La regione MENA si prepara a un futuro di eventi climatici estremi

Secondo il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), il mutamento del clima per mano dell'uomo aumenterà significativamente la probabilità di eventi climatici estremi come ondate di calore, alluvioni, e incendi. L'impatto di questi disastri naturali potrebbe essere irreversibile, molto grave ed interessare miliardi di persone a meno che non si intraprendano azioni per ridurre drasticamente le emissioni di carbonio a livello globale.

Negli ultimi dieci anni, diverse nazioni hanno annunciato piani di sviluppo a breve e lungo termine di fonti energetiche alternative a quelle fossili.

Per esempio, il Marocco e la Giordania hanno dovuto diversificare le proprie fonti di energia per soddisfare una più grande dipendenza e domanda di importazione di combustibile il cui prezzo continua ad aumentare. Il governo marocchino è sul punto di raggiungere l'obiettivo della produzione di 2 Gigawatt (GW) di energia solare e 2 GW di energia eolica entro il 2020, mentre la sua attuale capacità eolica supera i 750 Megavolt (MV). Il governo giordano sta pianificando di aumentare il suo obiettivo iniziale di 600 Megawatt (MW) di energia solare a 1 GW entro il 2020.

Gli attuali compromessi relativi ai tagli sulle emissioni di carbonio da parte delle nazioni del mondo si tradurrebbero in almeno 3 gradi Celsius di riscaldamento globale e gravi danni, avvertono gli esperti. Senza una seria preparazione per costruire fiducia e intesa, gli accordi probabilmente verranno procrastinati, come dimostra il fallimento del COP a Copenaghen nel 2009.

Sebbene l'Accordo di Parigi abbia introdotto un meccanismo di revisione e incremento di tali compromessi, le normative non sono state stabilite, aumentando la pressione sulla conferenza di Bonn affinché possa portare a termine questo lavoro di fondamentale importanza entro il 2018.

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