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Netizen Report: le ONG messicane spingono per un'indagine indipendente sugli attacchi di malware

Vignetta di Doaa Eladl su Flickr, Web We Want (CC BY-SA 2.0)

Il Netizen Report di Global Voices Advocacy offre uno spaccato internazionale sulle sfide, vittorie e tendenze emergenti nei diritti di internet a livello mondiale.

Il governo messicano non è riuscito a indagare [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] sulle accuse secondo le quali le agenzie governative utilizzavano software di sorveglianza per infettare gli smartphone dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani nel paese, secondo una dichiarazione ufficiale [es] dei gruppi interessati dal software.

Nel mese di giugno 2017, un gruppo di esperti ha rivelato 76 episodi di giornalisti e difensori dei diritti umani presi di mira con un software di sorveglianza chiamato Pegasus, prodotto da NSO Group, un'azienda israeliana. Pegasus consente all'aggressore di accedere e monitorare le comunicazioni e le attività del telefono della vittima. Questi incidenti sono stati documentati da Article 19, dal Citizen Lab dell'Università di Toronto e dalle ONG di Città del Messico R3D e SocialTIC.

Dopo che il New York Times ha riportato i risultati, il presidente Enrique Peña Nieto ha chiesto all'ufficio del procuratore generale di rispondere alle accuse. Le associazioni rivelano [es] che da giugno 2017 le autorità non hanno cercato la documentazione relativa all'uso del software, né hanno indagato sui dispositivi tecnici o intervistato alcun dipendente governativo che fosse stato addestrato al suo uso.

Ora chiedono un'indagine indipendente sui risultati, sostenendo che l'Ufficio del Procuratore Generale non è in grado di farlo, poiché è stata proprio questa agenzia ad aver acquistato il malware inizialmente. E mentre il governo messicano non ha ancora condotto un'indagine approfondita, ha chiesto al governo degli Stati Uniti di assisterlo nel processo – una richiesta che i funzionari statunitensi hanno respinto.

Questo è l'ultimo aggiornamento di una serie di rivelazioni e indagini sull'uso di software di sorveglianza in Messico risalenti al 2013. I politici che sostengono politiche di sanità pubblica [es] più forti e gli esperti che indagano sulle sparizioni di 43 studenti ad Ayotzinapa sono stati tra quelli presi di mira.

Leader per i diritti umani del Bahrein condannato a cinque anni di prigione per i suoi tweet

Nabeel Rajab, noto leader del Centro per i Diritti Umani del Bahrain, è stato condannato a cinque anni di prigione [it] il 21 febbraio, per una serie di tweet che i pubblici ministeri hanno ritenuto “offensivi per le istituzioni nazionali” e un “insulto ai paesi vicini”. Nei tweet, Rajab critica la posizione dell'Arabia Saudita nella guerra civile dello Yemen e ha indicato anche prove di torture e maltrattamenti nella prigione Jaw del Bahrain, pubblicate da Human Rights Watch.

Fumettista malese rischia il carcere per aver raffigurato il Primo Ministro come un clown

Il vignettista malese Fahmi Reza è stato processato e dichiarato colpevole di “aver caricato notizie false” dopo aver postato su Facebook una vignetta dipinta a mano del Primo Ministro della Malaysia, Datuk Seri Najib Razak, che indossava un vestito da clown. In un post successivo sul caso, ha scritto:

“Dipingere il ritratto del Premier vestito da clown dal volto malvagio è stato un atto di protesta contro questo governo corrotto che usa il Sedition Act e altre leggi draconiane per mettere a tacere le voci di dissenso”.

È stato condannato a un mese di carcere e ad una multa di 30.000 Ringgit malesi, come previsto dall'articolo 233 della Legge sulla Multimedia e le Comunicazioni del 1998. Il suo avvocato intende ricorrere in appello.

150esimo giorno di detenzione per un fotoreporter del Kashmir

Il fotoreporter del Kashmir Kamran Yousuf è dietro le sbarre da 150 giorni, dopo essere stato arrestato nel settembre 2017. Alla fine è stato accusato il 18 gennaio di essere associato a “finanziamento di attività terroristiche e antistatali nella valle del Kashmir”. Il suo foglio di accusa afferma anche che non ha rispettato il “dovere morale di un giornalista”, per aver trascurato di coprire qualsiasi “attività sociale/di sviluppo da parte del governo statale o del governo indiano”.

Yousuf è diventato famoso lo scorso anno, dopo che le sue foto e video delle processioni funebri e delle battaglie di pietra sono diventati virali sui social media, ricevendo regolarmente decine di migliaia di visualizzazioni e condivisioni. Il Comitato per la Stampa dell'India ha espresso preoccupazione per la sua detenzione. Il sindacato degli editori del Kashmir e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti hanno chiesto la sua liberazione.

Cittadino macedone processato per aver pubblicato foto di agenti di polizia in servizio

In Macedonia, la polizia ha sporto denuncia contro una persona che ha scattato delle foto di agenti di polizia in servizio durante le elezioni locali e le ha poi pubblicati su Facebook. Il fotografo ha pubblicato 30 foto, nel tentativo di dimostrare le prove di possibili irregolarità nel processo elettorale. Il tribunale di base di Gevgelija ha ritenuto colpevole la persona di “abuso di dati personali” e ha emesso una condanna di tre mesi di reclusione. La persona, il cui nome non è stato rivelato, sta facendo appello contro la decisione.

Giornalisti turchi messi dietro le sbarre, a vita

Sei giornalisti turchi sono stati condannati all'ergastolo per il loro “tentativo di rovesciare l'ordine costituzionale” nello stesso giorno in cui il giornalista turco-tedesco Deniz Yucel è stato rilasciato, dopo aver trascorso un anno dietro le sbarre senza accuse. Yucel fu arrestato con l'accusa di “incitare il popolo all'odio razziale e alle ostilità” e di “diffondere la propaganda di un'organizzazione terroristica”. La sua liberazione è avvenuta poco dopo la visita del Primo Ministro turco in Germania. Attualmente, ci sono 155 giornalisti in prigione in Turchia.

Uno spagnolo affronta la prigione per i suoi tweets misogini

Il 16 febbraio, un uomo di 22 anni in Spagna [es] è stato condannato a due anni e mezzo [es] di carcere dalla Corte Suprema per aver pubblicato tweet nel 2015 e nel 2016 che “incitavano all'odio contro le donne”. In uno dei tweet che le autorità hanno individuato si legge: “E il 2015 si concluderà con 56 donne assassinate, non è un buon primato ma è tutto ciò che si può fare, vediamo se nel 2016 possiamo raddoppiare quella cifra, grazie.” L'uomo era stato precedentemente condannato a due anni di reclusione per quei tweet e per altri che le autorità hanno giudicato come “celebrativi del terrorismo”. In seguito, la Corte Suprema ha assolto dalla condanna relativa al terrorismo, dicendo che i tweet erano “generici”, ma ha aumentato la pena per i messaggi contro le donne.

Il Venezuela sta raccogliendo più dati dei cittadini e li conserva più a lungo che mai

La Commissione Nazionale delle Telecomunicazioni del Venezuela ha ampliato la (già lunga) lista di dati personali [es] necessari per accedere ai servizi telefonici nel Paese. Ha anche allungato il periodo di tempo in cui gli operatori dovrebbero conservare i dati, da tre mesi dopo la scadenza del contratto a cinque anni.

La nuova regola rende il Venezuela uno dei paesi con i periodi di conservazione dei dati più lunghi in America Latina, insieme alla Colombia. Oltre ad un documento di identità, la firma, l'impronta digitale e il nome completo e l'indirizzo, ora gli utenti devono anche rivelare il loro indirizzo e-mail, essere fotografati e farsi prendere le impronte digitali con un dispositivo biometrico. La Commissione ha detto che gli operatori telefonici dovrebbero digitalizzare i dati raccolti, ma non ha specificato come dovrebbe essere protetti, specifica solo che gli operatori e l'apparato di sicurezza dello stato dovrebbero definire le condizioni per una corretta conservazione e trattamento degli stessi.

Nuove ricerche sui temi trattati (in inglese e spagnolo)

 

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Afef Abrougui, Ellery Roberts Biddle, Marianne Diaz, L. Finch, Rohith Jyothish, Rezwan Islam, Inji Pennu, Karolle Rabarison, Elizabeth Rivera, Juke Carolina Rumuat e Sarah Myers West hanno contribuito a questo articolo.

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