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Un film-documentario mostra le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale nonostante la censura

Una folla di Sahrawi a Laayune nel Sahara Occidentale mentre viene caricata dalla polizia anti-sommossa in borghese. Non è inusuale che i poliziotti siano di gran lunga più numerosi dei dimostranti. Screenshot di 3 Stolen Cameras.

È raro che i cittadini del Sahara Occidentale, un territorio conteso controllato dal governo marocchino, raccontino la storia delle loro vite.

In un ambiente militarizzato dove media e netizen sono altamente controllati, poche storie sul Sahara Occidentale riescono a superare i confini e a raggiungere il pubblico internazionale. Un nuovo film-documentario, che narra la lotta per documentare le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale da parte di un gruppo di media indipendenti, potrebbe cambiare le cose.

Il film, 3 Stolen Cameras (3 telecamere rubate), è stato presentato in anteprima mondiale [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] al Festival Internazionale del Film-documentario (DOK) di Lipsia, in Germania, lo scorso novembre nonostante le minacce di censura e i problemi di finanziamento.

Il cortometraggio della durata di 17 minuti prodotto da Equipe Media [ar], un gruppo di media del Sahara Occidentale, e dal collettivo di produzione cinematografica svedese RåFilm, è la produzione di Equipe Media ma racconta anche la sua storia. Contiene riprese girate da Equipe Media nel Sahara Occidentale a partire dal 2009, ma l'editing e la post-produzione sono stati effettuati in Svezia.

Il film offre al pubblico la possibilità di capire meglio ciò che accade nel Sahara Occidentale sotto l'occupazione marocchina, attraverso gli obiettivi di Equipe Media usati per filmare proteste e testimonianze degli abusi dei diritti umani fornite da giornalisti spesso nascosti o che fuggono dalla polizia.

Il conflitto nel Sahara Occidentale risale al 1975 quando la Spagna, ex potenza coloniale, si ritirò da questo territorio scarsamente popolato lasciando il campo libero alla vicina Mauritania e al vicino Marocco. La Mauritania finì per ritirarsi, ma le forze del Marocco invece controllano tuttora questo territorio che viene spesso definito ‘’l'ultima colonia africana’’. Per 16 anni, il gruppo di ribelli conosciuto con il nome di Fronte Polisario [it] ha combattuto una guerrilla contro il Marocco per ottenere l'indipendenza, prima che l'ONU negoziasse un cessate il fuoco, avvenuto nel 1991. L'ONU riconosce il Fronte Polisario come un legittimo rappresentante del popolo Sahrawi, un gruppo etnico misto che vive principalmente nel Sahara Occidentale e in Mauritania.

3 Stolen Cameras – TRAILER di RåFILM su Vimeo.

L'idea del film

3 Stolen Cameras è arrivato al Festival del cinema di Lipsia dopo anni di duro lavoro in numerosi paesi, che ha comportato anche la necessità di gestire lingue diverse e superare una serie di ostacoli giuridici.

RåFilm ed Equipe Media si erano incontrati qualche anno fa tramite una rete di solidarietà locale del Sahara Occidentale. L'idea di produrre 3 Stolen Cameras è arrivata sbito dopo la presentazione del documentario palestinese 5 Broken Cameras (5 telecamere rotte), che fu nominato all'Oscar nel 2013.

Mentre la storia di 5 Broken Cameras è incentrata sulla distruzione delle telecamere di un agricoltore e attivista palestinese che tenta di documentare il movimento di protesta nel suo villaggio contro la confisca della terra da parte di Israele,  il film sul popolo Sahrawi è strutturato intorno a 3 telecamere confiscate agli attivisti di Equipe Media dalle autorità marocchine mentre stavano filmando alcune proteste nel Sahara Occidentale. Entrambi i film tentano di documentare e far luce sulle violazioni commesse sotto l'occupazione.

Problemi di finanziamento

Essendo una produzione di un gruppo di attivisti che contesta la narrativa del governo marocchino sul Sahara Occidentale, il team di 3 Stolen Cameras si è talvolta trovato in una trappola propagandistica, in cui il giornalismo alternativo di Equipe Media e le altre contro-narrative venivano considerati come troppo rappresentativi di interessi personali. Sebbene il rigetto di una contro-narrativa fondamentale rinforzi sostanzialmente il tentativo da parte del Marocco di bloccare la diffusione di informazioni in nome della neutralità, i produttori del film hanno faticato a reperire i fondi necessari.

Anna-Klara Åhrén, la co-regista svedese di 3 Stolen Cameras, ha descritto l'esperienza di RåFilm quando la casa produttrice ha richiesto un finanziamento per il cortometraggio:

Sometimes it was like those funders requested that RåFilm would take it over completely, like they hoped that we would make something more artsy and less political from it. To me that would be such a weird thing to do with a powerful material like this.

Sembrava talvolta che i finanziatori chiedessero a RåFilm di farsi carico di tutto, come se sperassero che gli avremmo dato un taglio più artistico e meno politico. Per me era una cosa assurda da fare con un materiale forte come questo.

Ha poi aggiunto:

We participated with Equipe Media in a panel together with some Arab Spring journalists and it is striking how they are all really activists at the same time. But here in Sweden it’s like you can’t, it’s something frowned upon being an activist when you work with media. That’s actually really absurd when considering that we are supposed to be the democracy here!

Insieme ad Equipe Media abbiamo partecipato a un panel con alcuni giornalisti della Primavera Araba, ed è stato sorprendente scoprire che tutti erano veramente anche degli attivisti. Qui in Svezia, non sarebbe possibile. Lavorare per i media ed essere un attivista non è visto di buon occhio. È veramente assurdo se si pensa che questo paese dovrebbe essere democratico.

Censurato al Festival Internazionale del Cinema di Beirut

Nell'ottobre 2017, il Festival Internazionale del Cinema di Beirut (BIFF) aveva annunciato che avrebbe proiettato in anteprima mondiale 3 Stolen Cameras. Per i produttori era una grande vittoria, anche perché 3 Stolen Cameras era stato realizzato per un pubblico arabo con una voce narrante che parla in arabo standard.

Poco tempo dopo, il personale responsabile del festival ha iniziato ad esprimere preoccupazioni sulla possibilità che il film venisse censurato. Secondo i produttori del film, il personale di BIFF ha dissuaso i rappresentati di Equipe Media dal partecipare al festival, per paura che la loro presenza attirasse l'attenzione indesiderata delle autorità.

Una protesta a favore dell'indipendenza a Laayune, la capitale del Sahara Occidentale. Di solito, i cameramen di Equipe Media si posizionano sui tetti per poter filmare e documentare in condizioni di sicurezza le scene che avvengono per la strada.

Infine, due giorni prima della proiezione, il festival ha annunciato che 3 Stolen Cameras non era stato approvato dai censori libanesi e che non sarebbe quindi stato proiettato. I produttori non sono stati informati direttamente dal personale del festival, ma si sono imbattuti nella notizia leggendo la seguente dichiarazione sul sito web di BIFF:

We are saddened to announce that “3 Stolen Cameras” from the Rejection Front – Public Square selection has been censored and hence will not be shown.

Siamo spiacenti di comunicare che “3 Stolen Cameras”, che fa parte della selezione Rejection Front – Public Square, è stato censurato e non verrà quindi proiettato.

Il festival non ha fornito ulteriori dettagli sulle motivazioni o su chi fosse dietro alla decisione di censurare il film.

I produttori del film affermano che sia stato il governo del Marocco a fare pressioni sulle autorità libanesi perché censurassero il film. I media marocchini locali hanno riferito che l'ambasciatore del Marocco in Libano avrebbe fatto pressioni su sei diversi dipartimenti del governo libanese per vietare la proiezione. Tutti e sei i dipartimenti si sono conformati chiedendo agli organizzatori del festival di annullare la presentazione in anteprima.

Il sito di notizie locali le360.com ha descritto [fr] il film come “tentativo di pregiudicare le rivendicazioni del Marocco sul Sahara Occidentale”, insinuando che il film fosse stato ambientato e filmato in Algeria (paese che sostiene il Fronte Polisario). Nell'articolo non si fa alcun riferimento a Equipe Media e RåFilm.

Commentando sulla copertura sul film e sulla censura in Libano da parte dei media marocchini, Anna-Klara ha affermato:

In my mind censorship has a very negative connotation so if imagining myself in the role of the censoring power I assumed it’d be something you want to keep quiet. Interestingly, to Morocco that wasn’t the case at all, it was more like they were bragging and detailing how they went about it.

Per me la parola censura ha una connotazione molto negativa. Se fossi un censore, penso che non vorrei farmi molta pubblicità. Nel caso del Marocco invece è accaduto il contrario. Anzi, non ha fatto altro che vantarsi e fornire dettagli su come sia riuscito a censurare il film.

Durante la conversazione che abbiamo avuto con Anna-Klara, ha suggerito che la reazione del governo a 3 Stolen Cameras deve essere considerata una prova della qualità del progetto.

La censura del film in Libano non ha fatto altro che aumentare l'interesse del pubblico. Subito dopo l'incidente con il BIFF, 20 festival del cinema internazionali hanno firmato una petizione per protestare contro la censura di 3 Stolen Cameras.

Poco dopo, il Festival del Film-documentario (DOK) di Lipsia si è offerto di proiettare in anteprima mondiale 3 Stolen Cameras. Anche se il pubblico non era purtroppo arabo, il DOK di Lipsia è stata comunque una prestigiosa alternativa. 3 Stolen Cameras è stato accolto con favore dal pubblico e ha ottenuto una nomination come migliore cortometraggio. Al momento opportuno, dopo che i festival avranno avuto l'opportunità di proiettarlo in anteprima, il film verrà reso disponibile per lo streaming online e potrà essere finalmente visionato dal pubblico locale del Sahara Occidentale.

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